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Una mattina ad imperia


di Membro VIP di Annunci69.it Poldo04
10.03.2026    |    833    |    0 9.0
"Il primo orgasmo arrivò veloce, quasi sorprese anche lei: trattenne il respiro all’improvviso, il bacino ebbe un ultimo guizzo in avanti, poi vibrò fermo..."
Prefazione

Scrivo perché mi avete regalato tanto. Dentro corpi segnati dal tempo ho incontrato donne con le loro fragilità — a volte ingenue, spesso tenere — e ho imparato ad ascoltarle prima ancora di toccarle.
I racconti che pubblico nascono da esperienze realmente vissute. Nomi, luoghi e dettagli possono essere sfumati per discrezione, ma ciò che racconto è accaduto. Maricla (nome di fantasia) è una di queste donne: un mattino a Imperia, una vestaglia a fiorellini, il caffè, e poi un’ora in cui ogni formalità è scivolata via.


Mi scrisse su Annunci69 una mattina in cui mi proponevo di portare la colazione a letto. Si presentava come una singola della provincia di Imperia, cercava un incontro discreto. Appuntamento a casa sua, verso le dieci . Quando aprii la porta dissi, con tono leggero: «Buon giorno, sono il garzone del bar: lei che ha ordinato la colazione?» Lei mi fece cenno col capo, trattenendo un sorriso, e rispose solo: «Entra». La seguii nel corridoio e aggiunsi: «Non mi capita tutti i giorni di essere accolto in questo modo». Lei si voltò un attimo, arrossì appena e si scusò: nella fretta non si era ricordata di non indossare nulla sotto la vestaglia a fiorellini. Il tessuto leggero aderiva ai fianchi, e alla luce del mattino si indovinava tutto — seni pieni, curva del ventre, ombra scura fra le cosce.
Mi fece strada in cucina e mise su il caffè. Restai sulla soglia, appoggiato allo stipite, a guardarla versare l’acqua: alta poco più di un metro e sessanta, capelli castani lunghi e mossi, piedi nudi sul cotto. «Ti sei fatto un’idea sbagliata, adesso?», chiese senza guardarmi. «Mi sto facendo un’idea precisa», risposi. Rise piano, e il ghiaccio era rotto.
Bevemmo il caffè in piedi, vicino al lavello, con domande buttate lì — cosa faccio, da dove vengo — finché posò la tazzina, mi cercò gli occhi e disse semplicemente: «Ci spostiamo di là?»…

Ci stendemmo sul letto senza accordi preventivi, solo seguendo il peso del corpo e il richiamo delle mani. La luce che entrava dalle imposte le accarezzava i fianchi, disegnando strisce chiare sulla pelle già lucida di sudore. Lei si mise sopra di me all’inizio, guidando lei stessa il ritmo: si appoggiava sulle mani, i seni sospesi a pochi centimetri dal mio petto, ondeggiando a ogni spinta. Sentivo l’umidità fra le sue cosce, calda e abbondante, e il suono lieve del nostro respiro mescolato al letto che scricchiolava piano.
Il primo orgasmo arrivò veloce, quasi sorprese anche lei: trattenne il respiro all’improvviso, il bacino ebbe un ultimo guizzo in avanti, poi vibrò fermo. Le dita mi affondarono nella spalla e, per pochi secondi, non si mosse più. La bocca restò aperta, gli occhi socchiusi, la fronte imperlata. Rimase così, accasciata sopra di me, i seni che premevano contro il mio petto mentre cercava di prendere aria.
Non ci fermammo. Continuai a baciarle la gola e le spalle, scendendo lungo le braccio fino a trovare di nuovo il suo sesso, ormai bagnato come non credevo possibile. Quando la feci girare e mi misi io sopra, lei aprì le gambe senza imbarazzo, le ginocchia piegate e le piante dei piedi sul materasso. Il ritmo cambiò: più profondo, più regolare. Lei accompagnava ogni spinta sollevando il bacino, inarcando la schiena, lasciando che le mie mani stringessero i suoi fianchi formosi.
secondo orgasmo fu diverso. Non più un’onda improvvisa, ma una lenta salita: la sentivo contrarsi piano intorno a me, i gemiti farsi più bassi e continui, il respiro rotto. A un certo punto afferrò il cuscino e vi affondò il viso, come per trattenere un grido che invece uscì ugualmente, soffocato nella stoffa. Le gambe tremarono e mi serrarono i fianchi, poi si allentarono, restando aperte. Continuammo quasi senza interruzione, lei sempre più abbandonata, gli occhi vitrei e le labbra rosse morse da sé stessa.
Dopo, quando ci girammo uno accanto all’altra, restammo appiccicati nel sudore, con i corpi che ancora si cercavano a ogni respiro. Lei rise sottovoce, quasi scusandosi: «Non mi succedeva da tempo». E mi baciò il collo, prima di trascinarmi sotto la doccia.

To be continued

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