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tradimenti

Loano


di Membro VIP di Annunci69.it Poldo04
11.03.2026    |    826    |    0 9.3
"Laura ruota appena gli occhi verso di lui, stringe i denti: «No, dai, no — mi dice secca — l’altro giorno mi hai fatto malissimo»..."
In macchina supero Loano col finestrino abbassato, la radio gracchia e l’asfalto sa di salsedine. So che qui vivono loro, la coppia con cui ogni tanto giochiamo. Mi prudono le mani sul volante. Senza pensarci svolto verso il loro palazzo, parcheggio sotto il portone e spengo il motore. È solo un saluto, mi dico, è che manca un po’ che non ci si vede né ci si sente. Suono al citofono e aspetto, con il cuore che batte più forte del dovuto.
Mi apre; salgo al terzo piano, la porta è socchiusa, odore di caffè e pelle calda. Lui è in cucina, nudo, il cazzo ancora semi-duro che oscilla quando ride nel vedermi: «Ma guarda tu». Mi abbraccia in fretta, mano larga sulla mia schiena, e mi strattona: «Vieni con me».
In salotto, Laura è buttata sul divano, nuda, la testa appoggiata al bracciolo, una mano che scivola tra le cosce. Non mi ha sentito. Quando gira il volto e mi vede, spalanca gli occhi: sorpresa pura, poi un mezzo sorriso. Balbetto una scusa — «Scusate, interrompo» — ma loro si lanciano un’occhiata, un cenno rapido, complicità vecchia.
Lui mi prende per il polso: «Non è quello che credi. Un amico come te è passato, avevamo iniziato a giocare, ma ci siamo accorti di non avere preservativi. È sceso a comprarli. Quando hai suonato pensavamo fosse lui». Mentre parla, Laura si sistema sul divano, gambe ancora aperte, le dita lucide appoggiate sulla fodera. Lui non mi molla il braccio, il pollice che preme sul mio polso. Nell’appartamento c’è silenzio elettrico, il ronzio del frigo e il mio respiro che si fa corto.
Lui sparisce in cucina. Io mi sgancio jeans e mutande con una mano sola, il cazzo già duro che mi pulsa contro la pancia. Mi avvicino a Laura, le metto la cappella a un dito dalla bocca. Lei mi guarda un attimo, poi, a voce alta perché lui senta, chiama: «Marioooo, me l’ha messo in bocca». Dall’angolo della cucina arriva la risposta secca: «E tu succhiaglielo».
Laura apre le labbra senza fretta, mi prende piano con la punta della lingua, poi spalanca e scende. Ho ancora i vestiti addosso a metà, la camicia aperta, e sento i suoi denti sfiorarmi l’asta. Dall’altra stanza lui ride piano, e io appoggio la mano sulla testa di Laura spingendo appena, più per sentire il suo respiro contro la pelle che per comando.
Il citofono squilla; scoppiano a ridere tutti e due. La porta si apre ed entra Luigi — lo conosco, ci siamo già incrociati qui — si ferma un attimo sulla soglia e ci inquadra: io coi pantaloni a terra, Laura in ginocchio col mio cazzo in mano, Mario in cucina a torso nudo. Sorride, scuote la testa: «Questa mi mancava». Fa due passi, mi allunga un preservativo ancora incartato, me lo batte sul petto: «Dai che ci divertiamo». Laura si lecca le labbra, io sento il sangue che mi martella nelle tempie, e Mario compare dietro Luigi asciugandosi le mani su un canovaccio, gli occhi che passano dalle mie costole al pacchetto che Luigi mi ha appena dato.
Ora si fa sul serio. Laura si solleva, scavalca Mario e lo prende dentro di un colpo, schiena arcata, capelli che le ricadono sulle spalle. Io mi sistemo sullo schienale del divano proprio dietro la testa di Mario: Laura ruota appena il collo, apre la bocca e mi prende, gola calda mentre continua a cavalcare il marito col bacino che batte contro il suo.
Luigi si sdraia sul tappeto. Laura si stacca da me, striscia giù e gli monta sopra, di nuovo a cavalcioni, le mani piantate sul petto di lui. Mario mi guarda e fa cenno al buco che luccica sotto: «Vai, mettiglielo nel culo».
Laura ruota appena gli occhi verso di lui, stringe i denti: «No, dai, no — mi dice secca — l’altro giorno mi hai fatto malissimo».
Lui, calmo: «Piano. Se senti male, smette».
Laura non aggiunge altro. Io appoggio la cappella sul suo buchetto aperto; entra senza spinta. Mi muovo piano, e Mario chiede a lei, non a me: «Ce l’hai nel culo?». Lei annuisce, occhi chiusi, e io resto dentro a misurare quanto quel «piano» durerà prima che il respiro le si spezzi.
Mario, eccitatissimo, si sega davanti a noi appoggiato al bracciolo: occhi fissi su Laura impalata da Luigi, mano veloce, respiro spezzato, finché gli esce un orgasmo copioso che gli cola sulle dita e sul tappeto. «Ok, era il nostro momento», dice con voce roca.
Laura si sfila, si inginocchia sul tappeto. Io e Luigi in piedi, uno alla sua destra e uno a sinistra, cominciamo a segarci sui suoi seni: pelle che diventa lucida, capezzoli duri che sfiorano il glande ogni volta che lei inclina il torace. Veniamo quasi insieme — io prima, un fiotto denso che le attraversa lo sterno e sale al collo; Luigi subito dopo, più liquido, che le imbratta il mento e l’angolo della bocca. Qualche schizzo arriva sugli zigomi, un po’ sul labbro, nient’affatto sui capelli: è l’unica regola che lei ripete sempre, e noi stiamo attenti a girarle la testa se serve. Laura resta ferma, occhi socchiusi, un filo di sperma che le scivola verso la clavicola mentre Mario, dietro di noi, si passa il dorso della mano sulla bocca e sorride.
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