tradimenti
La moglie sul tavolo
Poldo04
09.03.2026 |
2.417 |
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"Quando venne, buttò fuori l’aria e si incollò a noi; io restai dietro, lui le baciava la fronte..."
Avevo lasciato tre foto in un annuncio — niente nudo, solo frammenti: la mia mano intorno a un bicchiere, un’ombra sul collo, la caviglia col laccio slacciato. Una sera arriva il messaggio suo: “mia moglie ha visto le tue foto, le è piaciuto come guardi. Vuole conoscerti”. Poi, poco dopo, un altro da lei: “mi piace come tocchi senza toccare”. Ci siamo scritti il minimo, solo l’essenziale. Appuntamento alle 21 dietro il supermercato, parcheggio sul retro, lampioni unti. Lui con la Golf, finestrino giù: “sali”. Mani larghe, camicia fuori dai pantaloni, voce piana. Salii. Primo piano, odore di scala, minestra e infanzia altrui.
Lei aprì in maglione largo, scalza, un sorriso che non chiedeva approvazione: “facciamo un caffè?”. Chiacchiere piccole in cucina — da dove vengo, com’erano capitate quelle foto, il caldo strano di marzo — e io sentivo che mi guardava come si guarda una stoffa controluce: per capirne la trama. Le piacevano le mie mani ferme nelle foto, disse; le piaceva che non sorridevo. Poi lui, semplice: “ti va di vederci come siamo?”. Lei annuì, sparì in camera, tornò nuda senza cerimonia e si sedette sul tavolo di cucina, un piede giù e un ginocchio piegato. Nell’angolo, la stufetta a cherosene arancione, odore minerale, asciugamano piegato accanto al materassino.
Mi avvicinai: prima gli occhi, poi la bocca dove il collo incontra la spalla, solo calore. Lei girò il viso, labbra all’orecchio mio per un soffio, poi andò da lui e si presero con calma. Io appoggiai la mano al fianco, lei spinse il bacino verso il mio palmo e poi via: piano. Tutto chiaro.
Sul materassino ci sistemmo piano. Lei supina, lui chino a baciarla, io a lato. Diedi attenzione ai seni con la bocca, peso buono sul palmo, capezzoli che rispondono, lei che alza le costole quando è giusto. Cambiai lato, lei mi tenne la testa con la mano: voleva restare lì. Poi si girò su un fianco, la schiena faceva una linea morbida sotto la luce; scesi con la bocca piano piano, lei spinse il fondo schiena contro di me: ancora, così. Lui la baciava, io restavo dietro ad ascoltare il respiro.
La fantasia la propose col corpo: prese le mie dita, le portò davanti a sé, prese anche la mano di lui, intrecciò appena, e guidò entrambi verso di sé con calma. Lui capì, le mise il palmo sotto il capo; io le tenni il fianco. Lei volle sentirci insieme ma col suo ritmo, governando col bacino: oscillazioni minime, pause, poi decisioni. Io guardavo le caviglie che spingevano sul materassino e la gola che si tendeva. Cherosene, pelle calda, il vinile che scricchiola. Quando venne, buttò fuori l’aria e si incollò a noi; io restai dietro, lui le baciava la fronte. Lei rise roca: “era questo”.
Dopo, mutande e reggiseno con gesti pratici, finestra aperta un dito, ci rivestimmo. In macchina lui domandò “siamo a posto?”. Lei mi guardò dallo specchietto: “grazie per avermi ascoltata”. Arrivai a casa che la pozzanghera nel parcheggio era ancora lì.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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