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Vacanze in Puglia


di Membro VIP di Annunci69.it randagiodimare
23.07.2026    |    8.045    |    12 9.8
"Alla fine Roberto è uscito da me, si è tolto il preservativo e mi ha schizzato sul ventre e sulle tette con getti abbondanti e caldi..."
Mi chiamo Elena, ho 26 anni, sono sarda, un metro e sessantadue di altezza e un corpo che tengo allenato con la corsa e la palestra. A casa tutti mi vedono come la brava ragazza: tranquilla, un po’ timida, quella che arrossisce facilmente e che ha sempre fatto la cosa giusta. Anche Marco, il mio fidanzato da tre anni, mi vede così. Lui è sportivo come me, corre le mezze maratone, lavora in banca. Nessuno immaginerebbe mai cosa gli passa per la testa.
Questa vacanza in Puglia doveva essere solo relax: mare, cibo buono, sesso tranquillo tra noi. Invece è diventata tutt’altro.
Eravamo al terzo giorno. Avevamo affittato un trullo isolato vicino al mare. Quella sera avevamo bevuto un po’ di vermentino fresco in paese e Marco era stranamente silenzioso. Mentre tornavamo a piedi mi ha preso la mano.
«Elena… ti ricordi quella cosa di cui abbiamo parlato qualche volta?»
Ho sentito un brivido. Sapevo benissimo a cosa si riferiva. Il suo feticcio. Il cuckold. Ne avevamo parlato solo a letto, a luci spente, e io avevo sempre liquidato la cosa come fantasia. Non sembrava reale.
«Non qui, Marco. Siamo in vacanza. Siamo normali.»
Ma lui ha insistito, la voce bassa: «Proprio perché siamo lontani da tutto. Nessuno lo saprebbe mai. C’è quel tipo al bar ieri… quello grosso, sui quarantacinque. Ti guardava.»
Si chiamava Roberto. Alto, spalle larghe, mani grandi, barba corta brizzolata. Un muratore o qualcosa del genere, in vacanza anche lui. Fisico da lavoro manuale, non da palestra. Mi aveva guardata davvero, ma io avevo abbassato gli occhi come sempre.
Quella notte non ho dormito bene.
Il giorno dopo l’abbiamo incontrato di nuovo in spiaggia. Marco ha fatto in modo di attaccare discorso. Io stavo zitta, con il mio costume intero sportivo, le guance che bruciavano. Roberto parlava poco ma sorrideva sicuro. Quando Marco è andato a prendere le birre, lui mi ha guardata dritta.
«Sei troppo bella per essere così timida, piccola sarda.»
Ho balbettato qualcosa. Dentro di me sentivo un calore strano, una vergogna mista a eccitazione che non volevo ammettere.
La sera Marco mi ha convinta. «Solo guardare. Se non ti piace ci fermiamo.»
Roberto è venuto al trullo dopo cena. Entrando ha riempito la stanza. Mi ha squadrata come se fossi già sua.
«Allora, Elena. Il tuo ragazzo mi ha detto che vuoi provare qualcosa di diverso.»
Ho guardato Marco. Era seduto in poltrona, già con gli occhi lucidi. La voce mi è uscita flebile: «Io… non lo so. Non ho mai fatto queste cose. Sono fidanzata, non sono quel tipo di ragazza…»
Roberto ha riso piano, si è avvicinato e mi ha preso il mento con due dita. «Le ragazze moralette come te sono le migliori quando si lasciano andare. Togliti il vestito.»
Le mani mi tremavano. Mi sono tolta il vestitino leggero. Sotto avevo solo le mutandine. Roberto mi ha guardata con calma, poi ha guardato Marco.
«Cazzo, amico. Hai una fidanzatina perfetta. Piccola, soda, tette belle sode. E tu vuoi guardarmi mentre me la scopo?»
Marco ha annuito, la voce rauca: «Sì. Voglio vedere.»
Roberto si è spogliato. Quando ha tirato fuori il cazzo sono rimasta senza fiato. Grosso, spesso, venoso. Molto più grande di quello di Marco. Roberto ha notato la mia espressione.
«Mai visto uno così, vero?»
Ho scosso la testa, arrossendo violentemente. Marco dalla poltrona ha detto piano: «Diglielo, Elena. Dimmi cosa pensi.»
Ho deglutito. «È… è grande. Fa quasi paura.»
Roberto ha riso e mi ha spinta sul letto. Ha preso un preservativo dal portafoglio, se l’è infilato con calma sotto i miei occhi. Poi mi ha aperto le gambe e ha strofinato la cappella grossa sulla mia fica già bagnata.
«Dimmi che lo vuoi.»
«Io… non dovrei…» La mia mente correva: Sono la brava Elena, quella che non fa queste cose, quella che a Cagliari va a messa con i genitori. Ma la fica pulsava.
Roberto mi ha dato uno schiaffetto leggero sulla coscia. «Dimmi che vuoi il cazzo di un uomo vero mentre il tuo ragazzo guarda.»
Ho chiuso gli occhi. «Lo voglio… ti prego.»
Mi ha penetrata lentamente. Ho sentito ogni centimetro. Mi sono morsa il labbro per non urlare. Era pieno, invadente, mi allargava in un modo che non conoscevo.
«Cazzo quanto sei stretta… Il tuo ragazzo ti ha tenuta proprio bene.»
Ha iniziato a muoversi. Colpi profondi, decisi. Io ansimavo, le mani strette sulle lenzuola.
Marco respirava forte dalla poltrona: «Elena… sei bellissima così.»
Roberto mi ha girata a pecorina, mi ha preso per i fianchi e ha accelerato. Ogni spinta mi faceva gemere più forte. La timidezza stava crollando.
«Diglielo» ha ordinato Roberto. «Digli come ti senti.»
Ho guardato Marco, gli occhi lucidi di piacere e vergogna: «È… è molto più grosso. Mi riempie tutta. Mi scopa come tu non riesci a fare…»
Marco ha gemuto, toccandosi.
Roberto mi ha tirato i capelli. «Brava troietta moraletta. Dimmi che ti piace essere presa così.»
«Sì… mi piace» ho ammesso tra un gemito e l’altro. «È troppo bello.»
Ha continuato a martellarmi per minuti che sembravano ore. Io venivo una volta dopo l’altra, scossa da orgasmi intensi che non avevo mai provato con Marco. Alla fine Roberto è uscito da me, si è tolto il preservativo e mi ha schizzato sul ventre e sulle tette con getti abbondanti e caldi.
Sono rimasta lì, ansimante, sporca del suo sperma, mentre lui si rivestiva.
«Bella scopata, piccola» ha detto Roberto prima di andare. «Se volete ripetere domani sera sapete dove trovarmi.»
Quando la porta si è chiusa, Marco si è alzato. Aveva gli occhi che brillavano. Si è avvicinato e mi ha baciata con passione.
«Ti amo» mi ha sussurrato. «Grazie.»
Io gli ho accarezzato il viso, ancora con il cuore a mille e il corpo che tremava. «È stato… intenso. Non pensavo mi sarebbe piaciuto così tanto.»
Ci siamo fatti una doccia insieme, abbiamo fatto l’amore noi due dopo, ma era diverso. Più dolce, ma meno potente. Nella mia testa continuavo a sentire le spinte di Roberto.
Tornando a casa, in macchina, sembravamo la solita coppia perfetta. Io con i miei occhiali da sole, Marco che guidava. Nessuno avrebbe mai immaginato cosa era successo in quel trullo.
Ma io lo sapevo. E una parte di me, quella timida ragazza sarda moraletta, già si chiedeva quando sarebbe capitato di nuovo.
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