tradimenti
E' un mondo difficile ( capitolo 88 )
24.07.2026 |
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"Nei suoi occhi compare quella determinazione tipica, di chi sente di stare perdendo il controllo della situazione..."
Mi avvicino alla televisione, apro YouTube e poi mi giro verso di lui.Gli porgo il telecomando.
“ Scegli tu, la canzone.”
Lui resta immobile.
Il locale sembra rallentare all'improvviso, come se qualcuno avesse abbassato il volume del mondo. Le conversazioni continuano, i bicchieri tintinnano, la partita scorre ancora sul televisore, ma tutto diventa un rumore distante. Rimangono soltanto due persone, al centro della sala.
Fiore è ancora immobile, con il telecomando in mano.
Non si aspettava davvero, che quella proposta diventasse realtà.
Per qualche istante, rimane indeciso. Il suo sguardo cerca il mio, quasi per capire se, dietro quella richiesta; ci sia una provocazione, uno scherzo, o qualcosa di sincero.
Io continuo semplicemente a guardarlo.Non sorrido in modo ironico. Non abbasso lo sguardo. Aspetto soltanto.
È proprio questa calma, a convincerlo.
Dopo aver scelto la canzone,posa lentamente il telecomando sul bancone, inspira profondamente e si avvicina.
Ogni suo movimento è elegante, naturale, quasi studiato, senza esserlo davvero. Cammina con una sicurezza silenziosa; quella di chi è abituato agli sguardi della gente, e ha imparato, nel tempo, a conviverci.
Quando arriva davanti a me, rimane fermo per qualche secondo.
Nessuno dei due parla.
Le prime note della musica, iniziano a riempire il locale.
Fiore sorride appena.Io ricambio quel sorriso, con la stessa discrezione.
È lui ad alzare, lentamente, una mano.
Io la osservo, per un istante.Poi gliela porgo.
Le nostre dita si sfiorano appena, senza fretta.Non c'è alcuna teatralità, in quel gesto.Soltanto un contatto leggero.
L'altra mano di Fiore si appoggia, con delicatezza, sulla mia spalla.
Io porto la mia sulla sua schiena, mantenendo comunque una certa distanza, quasi a voler rispettare uno spazio reciproco.
La musica continua.
Cominciamo a muoverci lentamente.
Un passo.Poi un altro.
Il ritmo è semplice, quasi elementare.Non serve altro.
Per qualche istante dimentico perfino, dove mi trovo.Dimentico Massimo.Dimentico Gaia. Dimentico Serena.
Esiste soltanto quella musica.
Fiore, invece, sembra sorprendentemente rilassato.
All'inizio avverto una lieve tensione nel suo corpo, come se avesse paura di sbagliare qualcosa.Poi, passo dopo passo, quella rigidità scompare.
Comincia perfino a lasciarsi trasportare dalla melodia.
Ogni tanto abbassa gli occhi.Poi torna a guardarmi.Non con imbarazzo.Con curiosità.Come se stesse cercando di capire, chi abbia davvero davanti.
Anch'io lo osservo meglio.
È un ragazzo estremamente curato.I capelli sono sistemati con precisione.Il volto è armonioso.Gli occhi hanno una dolcezza, che contrasta con la sicurezza mostrata pochi minuti prima, dietro al bancone.Sul suo viso c'è soltanto una serenità che, dopo tutta la serata appena trascorsa, appare quasi disarmante.
Continuiamo a ballare.I movimenti diventano sempre più fluidi.
Non c'è competizione.Non c'è desiderio di impressionare nessuno.
Sembra quasi un dialogo, senza parole.
Intorno a noi, il locale osserva.
Qualcuno sorride.Qualcuno smette perfino di bere.Alcuni clienti si scambiano occhiate sorprese.Altri sembrano semplicemente incuriositi.
È una scena, che nessuno si aspettava.Nemmeno io.
Ogni tanto Fiore accenna un sorriso.Non ride.Sorride soltanto.È un sorriso tranquillo.Rassicurante.Di quelli che sembrano voler dire che, almeno per quei pochi minuti, non serve dimostrare nulla.
Io continuo a seguirne i movimenti.La musica ci accompagna lentamente.
Non ho la sensazione di dovermi difendere da lui.Non devo interpretare frasi.Non devo cercare significati nascosti.Non devo prepararmi alla battuta successiva.
Posso semplicemente ballare.
Ogni gesto è lineare.Trasparente.Quasi disarmante.
Mi accorgo perfino, che il respiro si è fatto più regolare.Le spalle, fino a pochi minuti prima rigide, iniziano lentamente a rilassarsi.
La musica si avvicina alla fine.
Fiore se ne accorge.Anche io.
Rallentiamo ancora.Gli ultimi passi vengono quasi da soli.
Poi le note terminano.
Per qualche secondo, nessuno dei due si muove.
Ci guardiamo semplicemente negli occhi.Non c'è bisogno di dire nulla.Basta un piccolo sorriso reciproco.
Poi lasciamo lentamente, la presa.Le dita si separano.Le mani tornano lungo i fianchi.
Nel locale cala un brevissimo silenzio.
La ragazza, dai lunghi capelli neri, è la prima, a reagire.
Si alza velocemente dalla sedia, senza distogliere lo sguardo da me.
Sul suo volto compare un sorriso sincero, privo di ironia o di compassione. È il sorriso, di chi ha appena assistito a un gesto, che non si aspettava e che, proprio per questo, decide di premiare.
Inizia ad applaudire.Il suono delle sue mani, rompe il silenzio del locale.
Subito dopo, si alzano anche le sue amiche.Anche loro applaudono.
Per un istante sembra quasi che, tutto il resto del bar, rimanga sospeso.
Poi succede qualcosa, che nessuno aveva previsto.
Un altro tavolo si unisce al applauso.Poi un altro ancora.
Nel giro di pochi secondi, il locale esplode.L'applauso diventa generale.
Qualcuno sorride.Qualcuno batte le mani, sopra la testa.Qualcuno fischia, in segno di approvazione.
L'atmosfera cambia completamente.
Fino a pochi minuti prima, questo locale era stato, per me, il luogo dell'umiliazione.
Adesso, almeno per qualche istante, sembra trasformarsi in qualcosa, di completamente diverso.
Non è soltanto un applauso, per un ballo.
È come se quelle persone avessero deciso, inconsapevolmente, di interrompere il gioco psicologico, che aveva dominato tutta la serata.
Il mio sguardo, quasi inevitabilmente, si sposta verso Gaia.
Lei è ancora seduta sullo sgabello.
Non applaude.Non sorride.Non ride.
Rimane completamente immobile.La schiena è dritta.Le braccia rilassate.Il volto è serio.
Perfino troppo serio.
È difficile capire, cosa stia pensando.
Per tutta la serata, ho imparato che, con Gaia; ogni sorriso, ogni risata e ogni battuta, rappresentano un messaggio preciso.
Adesso, invece, non c'è nessun messaggio evidente.C'è soltanto il silenzio.
Ed è forse il suo comportamento, più difficile da interpretare.
Anche Massimo sembra accorgersene.
La guarda per qualche secondo.Non dice nulla.Nemmeno lui ride più.
Probabilmente comprende che, qualunque battuta, in questo momento, rischierebbe soltanto di peggiorare la situazione.
Forse perfino lui capisce che esistono momenti, in cui il silenzio vale molto più di qualsiasi parola.
Io continuo a osservare questa scena.
Da una parte, il locale che applaude. Dall'altra, Gaia immobile.
Sembrano due mondi completamente diversi.
Uno trascinato dall'entusiasmo.
L'altro chiuso dentro una riflessione, che rimane invisibile a tutti.
Poi torno a guardare la ragazza, dai lunghi capelli neri.
Lei continua ad applaudire.
Quando i battiti delle mani iniziano lentamente a diminuire, mi rivolge un piccolo cenno del capo.Un gesto semplice,quasi impercettibile, ma estremamente significativo.
Non è il cenno, di chi vuole attirare la mia attenzione.È il gesto, di chi riconosce qualcosa. Di chi, in questo momento, ha deciso di concedermi la propria stima.
Ricambio quel cenno, con un sorriso appena accennato.
Dentro di me, nasce una consapevolezza .Sono quasi certo, di avere guadagnato il suo rispetto.
Non perché abbia ballato bene.Non perché abbia cercato di impressionarla.Ma perché, dopo tutto quello che aveva visto accadere nei bagni, dopo le umiliazioni, le prese in giro e i continui attacchi psicologici; mi ha visto fare qualcosa, che richiedeva coraggio.
Un coraggio, forse imperfetto.Forse confuso.Ma autentico.
E questo, probabilmente, è bastato.
La cosa curiosa è che, il suo giudizio, in fondo, mi interessa relativamente.
Non sto cercando di conquistarla.Non desidero la sua approvazione personale.
Eppure quel rispetto ha un valore enorme.Perché, in questo momento, non rappresenta soltanto il giudizio di una ragazza.Rappresenta qualcosa di molto più profondo.
Per tutta la serata ho iniziato lentamente a convincermi, di essere davvero lo "sfigato", che Gaia continuava a descrivere.
Ogni battuta.Ogni risata.Ogni provocazione.
Avevano scavato dentro di me, fino a farmi dubitare perfino della mia identità.
L'approvazione di quella ragazza incrina improvvisamente quella convinzione.Mi ricorda una cosa fondamentale.
L'umiliazione subita, non definisce automaticamente il valore di una persona.
Si può essere messi in difficoltà.Si può essere derisi.Si può perfino perdere il controllo di una situazione.Ma tutto questo non stabilisce, chi si è davvero.
Per la prima volta, dopo molte ore, sento riaffiorare qualcosa, che credevo completamente perduto.
La stima verso me stesso.
È ancora fragile.Molto fragile.
Non basta certamente un applauso, per cancellare tutto ciò, che è successo.Le ferite rimangono.Il dolore rimane.
Gaia continua a occupare gran parte dei miei pensieri.Ma quel piccolo frammento di fiducia, precipitato durante la serata fino quasi a scomparire, adesso torna lentamente a galla.
Non è una vittoria.È semplicemente il primo passo, per rialzarmi.
Fiore abbassa lentamente lo sguardo.
Il suo sorriso cambia. Non è più il sorriso professionale del barista gentile, né quello ironico, con cui aveva cercato di mettermi a mio agio. Adesso è un sorriso molto più fragile. Più autentico.
Le sue guance si colorano appena.Sembra quasi in imbarazzo.
Per qualche secondo, non riesce nemmeno a guardare le persone, che stanno applaudendo.
È evidente che, tutta quell'attenzione, lo mette in difficoltà.
Ripenso a ciò, che mi aveva confidato poco prima.Mi aveva raccontato, quasi di sfuggita, di quanto la gente potesse essere cattiva, con gli omosessuali.
Aveva parlato con naturalezza, ma, nei suoi occhi; avevo intravisto qualcosa, di molto più profondo. L'abitudine ad essere giudicato. Ad essere osservato, con diffidenza. A doversi continuamente difendere da pregiudizi, che non aveva scelto.
Per questo motivo immagino che, un applauso del genere, rappresenti qualcosa di raro.
Forse, nella sua vita, ha ricevuto molti più sguardi di disapprovazione, che manifestazioni di affetto.
Vederlo così emozionato, mi colpisce.
Mi fa capire quanto, a volte, basti un piccolo gesto di normalità, per assumere un valore enorme.
Ma quell'equilibrio dura pochissimo.
Massimo non sembra disposto a lasciare che, il centro dell'attenzione, rimanga lontano da lui.
Lo vedo irrigidirsi.
Osserva il locale.Osserva Fiore.Osserva me.
Nei suoi occhi compare quella determinazione tipica, di chi sente di stare perdendo il controllo della situazione.
Ed è proprio allora, che decide di intervenire.
Con un movimento improvviso, sale sopra il bancone.
Il gesto è plateale.Volutamente teatrale.Vuole che tutti lo guardino.Vuole riportare su di sé, gli sguardi che, fino a pochi secondi prima, erano rivolti altrove.
Alzando la voce, esclama:" Ora balliamo noi."
Mentre parla, guarda esclusivamente Gaia.
È un invito, ma anche una dimostrazione di forza.
Come se volesse ricordare a tutti che, la vera coppia della serata, è la loro.Che il protagonista dovrebbe essere lui.
Per un attimo, il locale sembra trattenere il respiro.
Tutti aspettano la risposta di Gaia.
Anch'io.
La mia compagna di università, però, non si alza.
Rimane seduta sul suo sgabello.
La prima cosa che fa, non è guardare Massimo.È guardarsi intorno.Osserva il locale.Osserva le persone.Quasi a voler capire, come stiano reagendo.
Ed è proprio in questo momento, che diventa evidente, un particolare.
Nessuno segue Massimo.Nessuno applaude.Nessuno sale su una sedia o su un tavolo.Nessuno sembra voler partecipare alla sua iniziativa.
Il locale rimane praticamente immobile.
La provocazione cade nel vuoto.
Per qualche secondo, Massimo rimane letteralmente da solo, sopra il bancone.
L'immagine è quasi paradossale.Poco prima bastava un semplice gesto, perché riuscisse a trascinare l'attenzione di tutti.
Adesso, invece, sembra invisibile.
Gaia si gira finalmente, verso di lui.Il suo volto rimane serio.
Con voce tranquilla, dice:"Non sto molto bene, preferisco non ballare. Scusami,deve essere uno strascico del malore precedente."
Le sue parole suonano educate.Persino premurose.Ma, sotto quella gentilezza, percepisco una presa di distanza.
Non cerca di umiliarlo.Non lo contraddice.Semplicemente non lo segue.
Massimo rimane immobile.Guarda Gaia.Poi guarda il resto del locale.
Gli bastano pochi secondi, per capire.Ha perso il momento.
Scende lentamente dal bancone,senza aggiungere altro.
Lo vedo davvero in difficoltà.
Ed è proprio in quel silenzio, che sento nascere, dentro di me, un impulso improvviso.
Non è preparato.Non è studiato.Non nasce, per provocare qualcuno.
Nasce da una sensazione, completamente diversa.Per la prima volta, da molte ore, sento di avere nuovamente il controllo delle mie decisioni.
Guardo Fiore.Gli sorrido.Gli faccio un piccolo occhiolino.
Poi gli dico:" Scusami, adesso voglio fare un'altro ballo."
Lui mi guarda, sorpreso.Sorride.Annuisce appena.
Sembra aver capito, che non si tratta di un rifiuto.
È semplicemente il naturale proseguimento, di quel momento.
Poi raccolgo tutto il coraggio, che riesco a trovare.
So perfettamente, che sto per fare qualcosa, che non avrei mai immaginato nemmeno, poche ore prima.
Mi avvicino al tavolo delle ragazze.
Con un movimento deciso, ci salgo sopra.
Per un attimo, il locale torna completamente in silenzio.
Poi esplode una risata.Non è una risata cattiva.È spontanea.Contagiosa.
E proviene dalla ragazza, dai lunghi capelli neri.
Le altre ragazze la seguono subito, ed iniziano anche ad applaudire.
L'atmosfera diventa improvvisamente leggera.
Mi giro verso la ragazza dai lunghi capelli neri.La guardo negli occhi.Sorrido.
E le chiedo:" Voi state bene?"
Per una frazione di secondo, si guardano tra loro.
Poi, quasi coordinate da un accordo invisibile, scoppiano tutte a ridere.
E, all'unisono, mi rispondono:" Si."
Lo urlano con entusiasmo.Con una spontaneità, che riempie il locale.
È una risposta semplice.Ma, dentro quelle due lettere, percepisco una complicità completamente diversa, da quella vissuta, fino a quel momento con Gaia.
Non ci sono doppi significati.Non ci sono trappole.Non ci sono giochi psicologici.
C'è soltanto la voglia di divertirsi.
Nel giro di pochi secondi, succede qualcosa di completamente inaspettato.
Una dopo l'altra, salgono tutte, sul tavolo.Ridono.Si aiutano a vicenda.Continuano ad applaudire.
L'energia del locale cresce ancora.
Io rimango al centro di questa scena, quasi incredulo.
Mai avrei immaginato, che la serata potesse prendere una piega simile.
Prima ancora di far partire la musica, però, sento il bisogno di voltarmi.
Cerco, istintivamente, lo sguardo di Gaia.
La trovo esattamente, dov'era pochi istanti prima.Seduta sul suo sgabello.Immobile.
Mi sta osservando.Non sorride.Non ride.Non appare infastidita.Non sembra nemmeno divertita.
Il suo volto è completamente indecifrabile.È come una maschera, perfettamente immobile.
Gli occhi rimangono fissi su di me.Profondi.Silenziosi.
Ed è proprio questo silenzio, molto più di qualunque battuta o provocazione, a rendere il suo sguardo, così difficile da sostenere.
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