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tradimenti

Il caffè con Lara


di Membro VIP di Annunci69.it Angel1965
23.07.2026    |    3.350    |    2 9.8
"Andrea le passò una mano sulla schiena nuda, sentendo il cuore di lei battere furiosamente contro la sua cassa toracica..."
Durante una riunione in ufficio, Andrea,
sessantunenne abituato a un contegno
impeccabile, riceve un messaggio
inaspettato da Lara, collega con cui
condivide sguardi carichi di desiderio
inespresso. L’invito a incontrarsi nel
parcheggio abbandonato dell’edificio
vecchio lo costringe a scegliere tra…
Il telefono vibrò sul tavolo di vetro della riunione, un ronzio sordo che Andrea sentì risuonare fino alle ossa del
polso. Aveva sessantun anni e l'abitudine di mantenere un contegno impeccabile era scolpita nella sua postura,
dritta e rigida come un ferro da stiro, ma quando vide il nome sullo schermo, le sue dita, solitamente così ferme,
tremarono leggermente. Era Lara. Quarantaquattro anni, una collega con cui divideva non solo il caffè mattutino
ma anche sguardi che duravano un secondo più del necessario. Lara era una bionda con occhi verdi che
potevano tagliare il vetro, magra, con un fisico scolpito che non tradiva l'età, anzi, la esaltava in una silhouette di
curve precise e pericolose.
Andrea attese che il direttore si voltasse verso la lavagna bianca prima di scorrere il dito sul display. Il messaggio
apparve in una bolla bianca, nero su bianco, crudele e inequivocabile: "Ciao gnoccolona, oggi mio marito lavora
fino a tardi e io porto la bambina al maneggio dei cavalli, sono libera per un paio d’ore, ci vediamo per un caffè?"
Un calore improvviso gli salì dal collo alle orecchie. "Gnoccolona". La parola gli rimbalzò nella mente, pesante e
volgare, un sasso gettato in uno stagno calmo. Non era un saluto da colleghi. Era un invito a spogliarsi delle
convenzioni, a scendere in quell'abisso di desiderio che avevano solo sfiorato nelle pause sigaretta. Andrea
guardò Lara, seduta tre posti più in là. Lei non lo guardava. I suoi occhi verdi erano fissi sul quaderno aperto, ma
la penna non scriveva. Il suo piede, però, scarabocchiava un ritmo nervoso nell'aria. Indossava una gonna di
tessuto leggero, grigio perla, che si stringeva sulle cosce sottili e sul culo sodo che Andrea aveva immaginato
innumerevoli volte nudo sotto le sue mani.
Con un respiro profondo che cercò di rendere impercettibile, Andrea digitò la risposta, le nocche bianche per la
pressione delle dita sulla tastiera. "Accetto. Dove?" La risposta fu istantanea. "Al solito parcheggio, dietro
l'edificio vecchio. Venti minuti."
La riunione proseguì per un'eternità di minuti ticchettanti. Ogni parola del direttore sembrava provenire da un
altro pianeta. Andrea sentiva il sangue pulsare nelle tempie, un ritmo sincopato che batteva "Lara, Lara, Lara"
.

Quando finalmente l'orologio segnò la fine, si alzò con una lentezza calcolata, raccogliendo i suoi appunti con
meccanica precisione. Vide Lara alzarsi quasi contemporaneamente. Lei si voltò appena, giusto il tempo per un
battito di ciglia che durò troppo a lungo, un lampo verde che lo trafisse prima di dirigersi verso l'uscita.
Andrea la seguì a distanza di sicurezza, uscendo dall'aria condizionata dell'ufficio nel caldo opprimente del
pomeriggio di luglio. Il parcheggio dell'edificio vecchio era deserto, una distesa di asfalto crepato dal sole e
abbandonato dai dipendenti della sede nuova. C'erano solo alcuni pini secchi e ombre lunghe e taglienti. La
macchina di Lara, una piccola utilitaria rossa, era già parcheggiata all'estremità più isolata, proprio dietro un muro
di mattoni che la nascondeva alla vista della strada principale.
Andrea si avvicinò a passo svelto, il cuore che gli martellava contro le costole come un uccello in gabbia. Si fermò
accanto alla portiera del passeggero. Il finestrino scese lentamente con un sibilo elettrico. L'aria che usciva
dall'abitacolo era un mix di profumo vanigliato e quel calore umano, inebriante e denso.
"Sali," disse lei. La sua voce non era un sussurro, ma un comando basso e roco, strascicato come seta sulla pelle.
Andrea aprì la porta e si lasciò cadere sul sedile del passeggero. L'abitacolo era piccolo, e la presenza di Lara
riempiva ogni spazio, ogni respiro. Lei non gli diede il tempo di chiudere la porta o di parlare. Appena lui si girò
verso di lei, lei fu su di lui. Non ci fu un preambolo, non ci furono parole dolci. Lara prese il viso di Andrea tra le
mani fredde e lo tirò a sé, schiacciando le sue labbra contro le sue con una violenza che fece scattare un click nei
denti.
Il bacio era fame pura. La lingua di Lara invase la bocca di Andrea, cercando, esplorando, dominando. Andrea
sentì il sapore del rossetto, ciliegia e cera, e sentì le mani di Lara scivolare giù dal suo collo, aprirsi la camicia con
urgenza, strappando i bottoni inferiori. Le sue dita affondarono nella pelliccia del petto di Andrea, tirando i peli
bianchi con forza, facendolo gemere nella bocca di lei.
"Lo vedi quanto ho aspettato?" mormorò Lara contro le sue labbra, il fiato corto e affannato. "Mio marito non
tocca questo corpo da settimane. È tutto tuo, vecchio mio. Tutto tuo."
Le parole colpirono Andrea come una frustata. Vecchio. Sì, aveva sessantun anni, il corpo segnato dal tempo, ma
sotto quella camicia il cazzo si stava indurendo con una potenza che non sentiva da anni, una vergogna eccitante
che lo faceva sentire vivo e pericoloso. Lara non perse tempo. Si spostò indietro un attimo, solo il tempo di
afferrare l'orlo della sua gonna e di tirarlo su sulle cosce, scoprendo la pelle bianca e liscia. Non indossava nulla
sotto. Niente mutandine. Solo la figa, depilata, umida e aperta, che brillava nella penombra dell'auto.
Andrea sentì la gola seccarsi. "Dio, Lara," sibilò, la voce che gli si spezzò.
Lei rise, un suono breve e crudele, e prese la mano di Andrea, guidandola tra le sue gambe. "Toccala," ordinò.
"Sentila come ti aspetta."
Le dita di Andrea scivolarono sulla pelle calda e umida. Era bagnatissima, un caldo viscido che avvolse le sue dita
immediatamente. Lara chiuse gli occhi, la testa rovesciata indietro contro il poggiatesta, i capelli biondi che
incorniciavano il viso contratto in una maschera di puro piacere. "Sì," gemette, spingendo il bacino in avanti per
incontrare la mano di lui. "Mettili dentro. Voglio sentire le tue dita vecchie dentro la mia figa."

Andrea non si fece pregare. Inserì due dita, sentendo le pareti della sua figa contrarsi attorno a lui, succhiandole
dentro. Era calda, stretta, incredibilmente viva. Muoveva le dita, cercando quel punto che la faceva tremare, e
Lara rispose con un gemito alto, strappato alla gola. Le sue mani corsero alla cintura di Andrea, aprirono la fibbia
con un clangore metallico, e abbassarono la zip dei pantaloni con un movimento secco.
Il cazzo di Andrea saltò fuori, duro, rosso, pulsante, la cappella già lucida di pre-cum. Lara lo guardò con avidità,
un sorriso lupino che le increspò le labbra. "Oh, c'è ancora vita lì," disse, afferrandolo con una mano ferma. Lo
strinse, facendo scendere un filo di liquido trasparente dall'uretra. "Vuoi questa figa, Andrea? Vuoi scopare la tua
collega puttana mentre tua moglie pensa che sei al lavoro?"
L'umiliazione mescolata all'eccitazione fu quasi insopportabile. Andrea annuì, incapace di parlare, la bocca secca,
il corpo che urlava per il contatto. "Sì," riuscì a dire, la voce roca. "Scopami."
Lara non attese altro. Si alzò leggermente, spingendo il sedile indietro quanto possibile nello spazio ristretto, e si
posizionò sopra di lui, una gamba per parte, le ginocchia affondate nella polsiera del sedile. Afferrò il cazzo di
Andrea e lo guidò verso l'ingresso bagnato. Lentamente, con una tortura lenta, si abbassò.
La sensazione fu esplosiva. Andrea sentì la testa del suo cazzo spingere oltre le labbra della figa di Lara,
scivolando dentro quel canale caldo e avvolgente. Era una stretta perfetta, un abbraccio viscido che lo catturò
tutto. Lara emise un sibilo di piacere tra i denti, chiudendo gli occhi e lasciando cadere il peso del corpo
completamente su di lui, ingoiandolo fino all'osso.
"È così grosso," sussurrò lei, muovendo i fianchi in un cerchio lento che macinava le loro ossa del bacino insieme.
"Riempimi tutto, Andrea. Riempi questa fica vuota."
Iniziò a muoversi. Non c'era dolcezza, solo un ritmo animalesco, un suono di pelle contro pelle umido che
riempiva l'auto, mescolato ai gemiti di lei e al respiro affannoso di lui. Andrea affondò le mani nei suoi fianchi,
sentendo la pelle scivolare sotto i suoi palmi sudati, spingendo verso l'alto per incontrare ogni sua discesa. Le
tette di Lara, libere sotto la camicia leggera che si era aperta, oscillavano davanti ai suoi occhi, i capezzoli duri e
scuri che sfioravano il suo viso. Le afferrò una tetta con la mano libera, schiacciando la carne morbida, pizzicando
il capezzolo con forza.
"Ah! Sì! Fammi male!" gridò Lara, il corpo che si arcò come un arco teso. "Scopami più forte! Usami come una
cagna!"
Le parole sporche, volgari, incendiarono ulteriormente l'atmosfera. Andrea sentì l'orgasmo avvicinarsi come un
treno in corsa, una pressione alle basi della spina dorsale che cresceva incontrollabile. "Sto per venire," avvertì, i
denti serrati.
"Non fermarti," ansimò lei, accelerando il ritmo, i suoi muscoli vaginali che si contraevano intorno al cazzo di lui
in una serie di spasmi ritmici. "Sborra dentro di me. Voglio sentire il tuo sperma caldo riempirmi. Voglio portarlo
a casa con me."
Quello fu il colpo di grazia. Andrea sbarrò gli occhi, il corpo che si tese in una morsa di piacere assoluto, e venne.
Esplose dentro di lei in getti caldi e lunghi, riempiendo la figa di Lara mentre lei continuava a cavalcarlo,
mungendo ogni goccia di piacere dal suo corpo esausto. Lara lo seguì poco dopo, urlando un nome che forse era

il suo, forse un'imprecazione, il corpo che scosse convulsivamente mentre l'orgasmo la travolgeva.
Rimasero così, intrecciati, sudati e pesanti, nell'aria appiccicosa dell'auto, il respiro che rallentava gradualmente.
L'unico suono era il ticchettio del motore che si raffreddava e il lontano rumore del traffico cittadino. Lara si
accasciò sul petto di Andrea, i capelli bagnati di sudore appiccicati alla fronte. Andrea le passò una mano sulla
schiena nuda, sentendo il cuore di lei battere furiosamente contro la sua cassa toracica.
"Due ore," mormorò Lara contro il suo collo, le labbra che sfiorarono la pelle bruna. "Abbiamo ancora un'ora e
mezza."
Andrea sorrise, un movimento impercettibile delle labbra, sentendo il cazzo iniziare a indurirsi di nuovo dentro di
lei. "Allora non perdiamo tempo," rispose, e la sua mano scivolò giù, verso il culo ancora aperto e vibrante di lei,
pronto per ricominciare.
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