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tradimenti

La collega parte nona


di Cantastorie
24.07.2026    |    1.928    |    6 9.6
"​«Bene, ora che hai dimostrato la tua obbedienza, » disse Paolo con un sorriso malizioso, «serviti pure..."

Luca usò l'arma più efficace contro un ego ipertrofico come quello di Paolo: il sarcasmo.
​«Dai, Paolo, piantala,» disse Luca scuotendo la testa con un sorriso di scherno. «Inventati storie più credibili.
Amico mio, Loredana è un'insaziabile,» incalzò Paolo con una risata grassa, pulendosi la schiuma dai baffi. «Ha delle abitudini tutte sue. E come ti ho detto tra queste rientra il servizio mattutino.
Loredana che viene alle sette e mezza di mattina a svuotarti prima di iniziare il turno? Non ci credo manco se lo vedo.»
​Paolo cambiò espressione, stuzzicato nell'orgoglio. «Non ci credi? Pensi che mi inventi le cose?»
​«Esatto. Sei il solito sbruffone.»
​«Va bene, Luca. Vuoi la prova?» Paolo si sporse verso di lui, gli occhi lucidi per l'alcol e la sfida. «Domani mattina vieni in ufficio alle sette e un quarto. Ti nascondi nello stanzino dei faldoni dentro la mia stanza. La porta ha le feritoie, vedrai tutto senza che lei si accorga di niente. E ti ricrederai.»
​Quella stessa notte, Paolo decise di esagerare. Voleva dare uno spettacolo indimenticabile, sapendo di avere un pubblico. Mandò un messaggio a Loredana con istruzioni precise per il mattino seguente: “Domani voglio che vieni col vestito più corto che hai, le mutandine più trasparenti e sexy... e voglio che ti metti il plug anale d'acciaio prima di uscire di casa. Voglio trovarti cotta a puntino e zuppa.” Sapere di avere quel gioiello di metallo piantato nel sedere la rendeva sempre una fontana di brama, trasformandola in una cagna vogliosa al limite dell'isteria.
​Il mattino seguente, l'ufficio era immerso in un silenzio spettrale.
​Luca si infilò nello stanzino alle sette e venti. Il cuore gli martellava nel petto come un tamburo. L'aria all'interno sapeva di carta vecchia e polvere. Attraverso le feritoie della porta in metallo aveva una visuale perfetta sulla scrivania di Paolo.
​Nel suo intimo, Luca nutriva ancora la disperata speranza che fosse tutta una colossale balla, che Loredana non si sarebbe mai presentata, che Paolo fosse solo un bugiardo patologico.
​Paolo entrò in stanza alle sette e venticinque. Si tolse la giacca, si sbottonò i primi bottoni della camicia e si sedette sulla sedia in pelle, allargando le gambe con un'aria da re del mondo. Lanciò un'occhiata d'intesa verso lo stanzino e si accarezzò la patta dei pantaloni.
​Il tempo sembrava essersi fermato. Luca trattenne il respiro, gli occhi fissi sull'ingresso.
​Puntuale come un orologio svizzero, esattamente alle 7:30, tre colpi leggeri e ritmati risuonarono sulla porta d'ingresso.
​Tock, tock, tock.
​«Avanti,» disse Paolo con voce profonda e dominante.
​La maniglia si abbassò lento. La porta si aprì e sulla soglia comparve Loredana.
​Luca, al buio dello stanzino, sentì il mondo crollargli addosso. Era bellissima e oscena. Indossava una minigonna nera talmente corta da coprirle appena le natiche ad ogni passo, e dei tacchi a spillo che facevano echeggiare il suo arrivo. Il viso era truccato, le labbra dipinte di un rosso acceso e carnoso.
​Loredana chiuse la porta alle sue spalle con un gesto lento, fece scattare la serratura e si voltò verso Paolo. I suoi occhi brillavano di una luce scandalosa, liquida per il desiderio. Si inclinò leggermente in avanti, lasciando intravedere una scollatura generosa, e con una voce civettuola, profonda e intrisa di malizia, sussurrò:
​«È pronta la colazione?»
A quelle parole, un sorriso sfacciato illuminò il volto di Paolo, mentre nello stanzino Luca sentiva il cuore salirgli in gola. Il tradimento era servito, crudo e senza filtri, pronto a consumarsi sotto i suoi occhi increduli.
​Senza esitare, Paolo fece un cenno imperioso con la testa. Loredana, come mossa da un istinto primordiale, si portò al centro della stanza e, con un movimento fluido e provocante, si inginocchiò sul tappeto logoro. I suoi occhi cercarono quelli di Paolo, carichi di una sottomissione lussuriosa. Con mani tremanti per l'eccitazione, iniziò a sbottonargli i pantaloni, abbassando la cerniera con un suono metallico che risuonò come una condanna per Luca.
​Quando il sesso di Paolo fu libero, Loredana non perse tempo. Lo avvolse con le labbra dipinte di rosso, chiudendo gli occhi e iniziando a pompare ritmicamente. Nello stanzino, Luca fissava la scena attraverso le feritoie, paralizzato tra l'orrore e una perversa, incontrollabile eccitazione. Poteva sentire il suono umido e ritmico della bocca di Loredana che lavorava, un rumore che gli lacerava l'anima ma che, allo stesso tempo, accendeva un fuoco nelle sue viscere.
​Paolo, con un'espressione di puro trionfo stampata in volto, afferrò Loredana per la nuca con la mano destra, affondando le dita nei suoi capelli biondi. La sua presa era salda, autoritaria, dettava i ritmi e la intensità del piacere. Con la sinistra, sollevò la minigonna di Loredana, rivelando il perizoma sexy e il luccicante plug anale d'acciaio inserito nel suo posteriore.
​«Guarda un po' che spettacolo» esclamò Paolo a bassa voce, rivolgendo un'occhiata d'intesa verso lo stanzino, ben sapendo che il suo collega stava assistendo a ogni dettaglio.
​Loredana, ignara della presenza di Luca, continuava il suo lavoro con ardore, i suoi gemiti smorzati dalla bocca piena. Paolo, esaltato dal potere e dal voyeurismo della situazione, intensificò la sua presa sulla nuca di Loredana, spingendole la testa più a fondo.
​«Più forte, Loredana! Voglio che mi succhi l'anima!» esclamò Paolo con voce roca. «Dimmi che sono il tuo unico padrone! Dillo!»
​Loredana, tra un gemito e l'altro, riuscì a balbettare: «Sì... sì, Paolo... sei tu il mio padrone...»
​Improvvisamente, Paolo estrasse il suo sesso dalla bocca di Loredana con un suono umido e schioccante, provocando un grido di disappunto da parte della donna.
​«Shhh, Loredana! Fai piano, altrimenti ci sentiranno tutti!» la sgridò Paolo con un sorriso sadico. «Ma a me piace questo rumore, sai? Mi ricorda quanto sei vogliosa... quanto sei mia.»
​Paolo era in estasi. Sapeva che Luca stava assistendo a tutta quella scena.
​Per rendere la cosa ancora più perversa, Paolo afferrò una pallina antistress rossa dalla sua scrivania e la lanciò in direzione dello stanzino dove si trovava Luca. La pallina colpì la porta con un rumore sordo, facendo sussultare Luca nel suo nascondiglio.
​«Ops! Mi è scivolata,» disse Paolo con finta sorpresa, rivolgendo un'occhiata maliziosa verso lo stanzino. «Loredana, cara, potresti per favore andare a prendermela? Ma c'è una condizione...»
​Loredana, ancora in ginocchio, guardò Paolo con aria interrogativa. «Quale condizione?»
​«Se vuoi la tua colazione calda e saporita,» spiegò Paolo con un sorriso lascivo, «devi portarmi quella pallina in bocca. Come una cagnetta ubbidiente.»
​Un lampo di sfida attraversò gli occhi di Loredana, ma fu subito sostituito da una sottomissione ancora più profonda. Senza dire una parola, si avvicinò carponi allo stanzino, sollevando il posteriore in un'esibizione sfacciata di lussuria. Con un movimento rapido, afferrò la pallina rossa con la bocca, facendo attenzione a non farla cadere.
​Nello stanzino, Luca fissava la scena con orrore e fascino. Loredana era ridotta a un giocattolo sessuale nelle mani di Paolo, un oggetto di piacere privo di volontà propria. E lui, nascosto nel buio, era costretto ad assistere a quella degradazione, incapace di intervenire, ma anche incapace di distogliere lo sguardo.
​Loredana tornò da Paolo, la pallina ancora in bocca, un rivolo di saliva che le colava lungo il mento. Paolo la guardò con un'espressione di sadica soddisfazione.
​«Brava, cagnetta,» disse Paolo, accarezzandole la testa. «Ora lascia.»
​Al comando di Paolo, Loredana aprì la bocca e la pallina rossa cadde sul tappeto. Paolo la raccolse e la posò sulla scrivania, poi si voltò nuovamente verso Loredana.
​«Bene, ora che hai dimostrato la tua obbedienza,» disse Paolo con un sorriso malizioso, «serviti pure. La colazione è servita.»
​Era il segnale. Loredana si avventò nuovamente sul sesso di Paolo con un'avidità ferina, come se non mangiasse da giorni.
​Paolo, travolto dall'estasi, afferrò Loredana per la nuca con entrambe le mani, spingendole la testa a fondo con una forza bruta. Loredana gemette, tossì, sputò saliva e muco, ma non smise di pompare. Il suo viso era una maschera di piacere e sottomissione, deformata dall'intensità del momento.
​Nello stanzino, Luca sentì la sua eccitazione raggiungere il culmine. La vista di Loredana ridotta a quel livello di degradazione, il rumore umido della sua bocca, i gemiti soffocati, tutto contribuiva a accendere un fuoco nelle sue viscere che non riusciva a spegnere.
​Improvvisamente, il corpo di Paolo ebbe un sussulto. Un grido soffocato gli sfuggì dalle labbra, mentre il suo sesso eiaculava con forza nella bocca di Loredana. Loredana inghiottì tutto, fino all'ultima goccia, con un'espressione di puro appagamento.
​Quando Paolo si fu calmato, si staccò da Loredana con un sospiro di sollievo. Loredana, con il viso imbrattato di saliva, sborra e muco, lo guardò con un sorriso riconoscente.
​«Grazie, Paolo,» sussurrò. «Era delizioso.»
​Paolo la guardò con un'espressione di sadico trionfo. «Sei impresentabile, Loredana,» disse con un sorriso beffardo. «Vatti a dare una pulita stavolta, altrimenti qualcuno se ne accorgerà. E a proposito... il plug lascialo piantato nel culo. Ti darò io indicazioni su quando toglierlo, magari più tardi ti faccio il culo e voglio trovarlo già pronto.
​Loredana si alzò in piedi, pulendosi il viso con il dorso della mano. «Certo, Paolo. Come desideri.»
​Con un ultimo sguardo malizioso verso lo stanzino dove si trovava Luca, Paolo si sedette alla scrivania e iniziò a lavorare come se nulla fosse accaduto. Loredana si diresse verso il bagno, i suoi tacchi a spillo che echeggiavano nel silenzio dell'ufficio.
​Nello stanzino, Luca rimase solo nel buio, il cuore che gli batteva all'impazzata, la mente invasa da immagini e suoni che non avrebbe mai dimenticato. Aveva avuto le prove, sì. Ma a quale prezzo?
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