tradimenti
la Cena aziendale di Natale 2023
07.03.2026 |
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"Testa di cazzo, scommetto che hai anche paura di scoprire che tua figlia non è tua, ma è mia, vero? E sai che ti dico? Che appena finisce questa riunione di merda, chiamo Annachiara e le chiedo..."
Un classico del mondo lavorativo è la cena aziendale.Dopo lo stop imposto dal Covid-19, il 2023, è l’anno in cui si ritorna alle vecchie abitudini, anche se ormai pallose e desuete, dove tra colleghi, capi e capetti, si fa sfoggio delle proprie abilità da leccaculo, nei confronti dei capi e della direzione aziendale.
Venerdì 15 dicembre, è il giorno stabilito per la cena, presso un noto Centro Agrituristico a cinque stelle, a pochi chilometri dalla città.
Per pura casualità, nella stessa sera, c’è la cena di Natale dell’azienda dove lavora mia moglie e caso vuole che questa volta, saremo separati, ognuno con i propri colleghi.
Arrivo sul posto insieme ad altre persone della mia sede, fatti i convenevoli, salutati tutti, capi, capetti, colleghi e consorti, viene servito un aperitivo, dove tra una chiacchiera e l’altra, si dicono sempre le stesse cose e si finisce tristemente per parlare di lavoro.
Con piacere rivedo persone che sono state assunte insieme a me, ormai tanti anni fa.
Tante colleghe che ho corteggiato, alcune con successo, altre meno, ma tra tutte loro, un posto speciale lo merita Annachiara, moglie di un mio collega che per un certo periodo, ho scopato assiduamente, mentre lui ci filmava e si faceva le seghe sul divano.
Sempre molto carina, ha superato da poco i quarantacinque anni, lui invece da comune impiegato che era, con una certa abilità adulatoria e con pochi scrupoli, è entrato nelle grazie del capo onnipotente ed è stato spostato dalla nostra sede periferica, alla sede direzionale.
Insomma, un bel lecchino!
Adesso quasi non mi saluta più, sto coglione!
Annachiara però è un incanto.
Abbiamo smesso la nostra frequentazione sessuale, senza che ci sia stato un vero motivo, ma essendo fedele al mio ruolo di bull, non ho mai chiesto spiegazioni e la cosa è finita così, anche se ho motivo di credere che sia stato lui a voler interrompere.
Annachiara, è molto amica della mia collega di stanza Federica, tra di loro si chiamano BFF (best friends for ever), è un modo di dire simpatico, molto usato tra i ragazzi e loro forse lo fanno per sentirsi ancora ragazze.
Federica, per gli amici “la Fede,” inevitabilmente sa molte cose di me, della mia vita privata e della mia vita coniugale e sono certo che sa tutto, anche di ciò che c’è stato tra me, Annachiara ed il marito.
Arriva il momento della cena e fortunatamente i posti ai tavoli non sono assegnati, così inizio a cercare un tavolo in cui ci sia qualche faccia amica.
La Fede, mi fa segno e mi indica un posto al loro tavolo.
Degli otto posti per tavolo, cinque sono impegnati da donne, uno lo occupo io e mi accomodo esattamente dove la Fede con sguardo ammiccante mi indica, come se volesse che stessi esattamente di fianco a quella persona; altri due colleghi si aggregano ed il tavolo è completo.
Annachiara e la Fede chiacchierano amichevolmente e ogni tanto si dicono cose a bassa voce. Vorrei essere un moscerino per sapere i loro segreti.
Noto che nei confronti della persona al mio fianco, c’è una certa deferenza da parte di tutti, e tutti quelli che passano la salutano.
Mi viene il dubbio, forse mi sono perso qualcosa, ma chi è questa tipa?
La Signora è una bella donna sicuramente over 55, molto curata e ben messa sotto tutti i punti di vista.
Capelli corti biondi, viso delicato, donna elegante e di classe, fisico con forme mediterranee, con “dècolletè” generoso, ad occhio direi una quarta misura abbondante e diciamo che un pensierino ce lo farei ben volentieri.
Prendo subito l’iniziativa e mi presento:
“Signora mi perdoni, mi sono seduto al tavolo e non mi sono ancora presentato”.
Ho catturato la sua attenzione e piacevolmente ci presentiamo.
Lei esordisce dicendo: “Federica mi ha parlato molto di lei, sa?”
“Ah, questo mi preoccupa, perché Federica sa molte cose di me”.
Fa una risata di circostanza e ribatte: “non abbia paura, parla benissimo di lei”.
Io guardo la Fede con sguardo interrogativo perché non ho ancora capito chi cazzo è questa tipa, fino a quando il collega che ho di fianco mi sussurra, mentre lei saluta il Direttore del personale che è venuto al nostro tavolo per ossequiarla; “occhio è la moglie del capo”.
Chiedo: “Ma il capo chi?”.
“Si ciao! Il capo, lui, l’amministratore delegato!”.
Il mio primo pensiero è: “che palle, adesso mi tocca a fare il valletto!”.
Invece durante la cena scopro una persona piacevole, una donna di cultura con cui si riesce a parlare di tutto, per fortuna posso contare sull’aiuto delle mie due supporters che tengono alto il morale e tra un brindisi e l’altro iniziano le danze.
Ormai l’alcol ha fatto la sua parte e tra un ballo e l’altro i tavoli si svuotano e tutti riempiono la pista.
Restiamo io e la Signora che ci asteniamo dal ballare e tra una chiacchiera e l’altra, la serata scorre in maniera gradevole.
Mi alzo e vado a prendere due drink.
Tornato al tavolo, sedendomi, nell’accavallare le gambe, sfioro con il mio piede destro, il suo piede sinistro, facendo un involontario piedino.
Attimo di terrore! La cosa può diventare molto imbarazzante e in una frazione di secondo devo decidere cosa fare, posso scusarmi e dire semplicemente “pardon”.
Potrebbe essere un modo per uscire dall’imbarazzo con classe, e invece?
Non dico un cazzo, resto zitto e la fisso dritta negli occhi, perché sono un figlio di buona mamma e colgo sempre le palle al balzo.
La Signora, sostiene il mio sguardo e inaspettatamente allunga il suo piede sinistro mantenendo il contatto fisico con me.
Sento che sto per cacciarmi in una situazione complicata.
La prima a parlare è lei e mi dice una cosa che più che alleggerire la situazione, va ad appesantire l’atmosfera tra noi, cercando quasi di farmi paura.
“Ti rendi conto che stai facendo piedino alla moglie del tuo capo?”.
A mio parere, è solo un modo per tastarmi il polso, per capire se sono il solito lecchino e piccolo uomo, come i tanti che circondano il marito.
A quel punto rilancio, cercando di essere il meno banale possibile:
“per me, è un grande piacere ed un grande privilegio, perché sei una donna molto attraente ed intellettualmente piacevole”.
Con il concetto di intellettualmente piacevole, ho fatto centro!
Le si illuminano gli occhi e mi fa un sorriso sincero … “mi avevano detto che ci sai fare”.
A quel punto vado in affondo e in maniera confidenziale le do del tu:
“Senti, potrei avere il piacere di invitarti domattina a colazione?”
“dai ma come? Così sfacciato?”.
“Bhè, ti sto solo invitando ad una colazione innocente, nulla di particolare”.
Conoscendo le abitudini del marito, a differenza di tutti gli altri, lui anche il sabato alle 08,30 è in ufficio fino ad ora di pranzo.
Tipico manager super impegnato che lavora h24 e che anche la domenica pomeriggio, si chiude nel suo studio per lavorare. Un uomo che vive per lavorare. Un uomo noioso e con pochi scrupoli che farebbe di tutto in nome del vile denaro.
Per carità massimo rispetto per gli assidui lavoratori ma le persone che non hanno una vita oltre il lavoro le trovo aride e tristi.
Vabbè cazzi suoi! Sapendo quanto guadagna, sono certo che gli va bene così.
Dopo un po di tira e molla, riesco a strappare un sì alla Signora; è fatta, domani mattina alle nove ci vediamo in un bel bar situato in zona periferica, in modo da evitare di incontrare persone conosciute.
Sabato 16 dicembre ore 09,00 – Incontro al bar.
Arrivo qualche minuto prima e resto in attesa.
Questi momenti prima di un incontro di questo genere sono i peggiori, perché vieni colto da mille dubbi e ti vengono in mente le cose peggiori.
“e se si presenta qui con il marito che figura di merda faccio?”.
“e se non viene e mi sputtana?”.
…Mentre sto pensando a qualche frase di rito per giustificarmi, cercando di contenere i danni, eccola che arriva e finalmente tiro un respiro di sollievo.
Si presenta in tenuta informale e sportiva, ma sempre curata e con stile.
Ci accomodiamo in saletta scegliendo un tavolo appartato e facciamo la nostra colazione, chiacchierando della serata precedente.
Non ce ne rendiamo conto ma sono già le dieci e trenta ed inizio a capire che deve andare.
Prima di congedarci, nuovamente allungo il mio piede verso di lei e cerco un contatto.
Prontamente mi rimbrotta: “eh ma allora?”.
Prendo subito la parola e ribatto, avviando il dialogo:
“Eh dai, sei una donna che merita di essere corteggiata!”.
“Si ciao! Oltre al fatto che sono la moglie del tuo capo e non dovrei nemmeno essere qui, ti faccio presente che sono una donna di 56 anni!
“56 anni, ce ne fossero di donne di 56 anni così”.
“Si si, tu sei bravo con le parole”.
“mi lasci il tuo numero?”.
“Cosa? Ma sei pazzo?”.
“O mi lasci il tuo numero, oppure martedì mattina ci rivediamo qui, stessa ora; scegli”.
“Ehi, è difficile tenerti testa, sei un tipo tenace, facciamo così, ci penso”.
“Ok, ma io come faccio a sapere se ci vediamo?”.
La sua risosta mi fa capire che questo è il momento di fermarmi: “so come trovarti”.
Martedì 19 dicembre ore 08,00 – Messaggio Whattsapp
“Buongiorno! Lavori oggi?
Il numero non è in memoria, non so chi sia a scrivermi, ma guardando l’immagine del profilo, capisco che è lei.
“Buongiorno! Se sei libera, posso prendere un paio d’ore di permesso”.
Mi risponde brillantemente e di conseguenza ci organizziamo: “Ok, altrimenti se vuoi posso mettere una buona parola e mi aggiunge una emoticon con la risata”.
“Spiritosa, ci vediamo li alle 9 allora”.
“ok a fra poco”.
Arriva al bar e oggi si vede che è in veste più formale, non so cosa faccia nella vita ma mentre sabato era in tenuta sportiva, oggi è elegante e sfoggia gran classe. Non puoi non notarla.
Rompo subito il ghiaccio e azzardo un complimento diretto e spudorato, per farle capire cosa deve aspettarsi da me:
“Complimenti, sei veramente figa!”.
“Ma dai smettila”.
Anche questa mattina il tempo scorre amabilmente in chiacchiere e tra impegni di lavoro e preparativi per il Natale, capisco che è molto impegnata.
Il fatto che abbia trovato il tempo per vederci mi fa molto piacere.
Mi racconta che tra le tante cose da fare in questi giorni, deve anche sistemare la villa in cui vivono nel periodo estivo, perché ormai da qualche anno, è lì che le piace trascorrere lì il Natale.
Siamo seduti l’uno di fronte all’altra e ad un certo punto, sento il desiderio di consolidare la nostra amicizia confidenziale.
Allungo le mie gambe verso di lei e le passo intorno alle sue, cingendole sotto il tavolo.
Questa volta non dice nulla, ha semplicemente accettato il mio gesto e restiamo così “legati”, fino a quando non andiamo via.
Prima di salutarci le chiedo: “ti va se ti accompagno in villa e ti do una mano?”.
Mi fa uno sguardo con un sorriso malizioso e mi dice: “ehm, certo che tu sei proprio un tipo pericoloso”.
Venerdì 22 dicembre – La tenuta di campagna
Mi gira su Whattsapp la posizione, faccio il calcolo del percorso e vedo 40 km di strada.
Mi avvio lungo la statale verso sud e poi dopo qualche chilometro, inizio a salire in collina. Arrivato sul posto, mai mi sarei aspettato una vista del genere.
Lei aveva detto casa di campagna, in realtà è una vera e propria tenuta padronale di campagna, con tanto di uliveto e vigna. Una struttura imponente ed importante, antica e totalmente restaurata, integrata ad una costruzione più moderna ma sempre in stile country.
Pensavo di trovare la tipica casa estiva che viene vissuta solo due mesi all’anno, invece si tratta di una casa abitabile senza problemi anche nei mesi invernali, oltre ad essere finemente arredata con mobili e arredi pregiati.
Del resto, se sei il CEO di un’azienda che fattura più di cento milioni di euro, ti puoi permettere tutta questa roba.
Arrivo e parcheggio quasi davanti all’ingresso, lei mi aspetta sulla porta e mi accoglie con un bel sorriso.
Due parole di convenevoli e mi prepara un caffè con la moka, in una cucina molto grande, colorata, fatta in muratura, con piastrelle di ceramica pregiate, sicuramente provenienti dalla Costiera Amalfitana.
Ci accomodiamo in sala e su un divano che costa più della mia macchina, uno di quelli che si vedono spesso sulle riviste di arredamento e nelle pubblicità, ci accomodiamo per bere il caffè.
Le dico: “sai, quando mi ha detto che dovevi sistemare la casa di campagna, pensavo di trovare la solita villetta estiva, un po umida e trascurata; qui invece, vedo che per gestire questa struttura avete giardinieri e personale per le manovalanze, altro che casa di campagna!”.
Mi spiega che si tratta di una proprietà della sua famiglia che comunque viene vissuta tutto l’anno, perché comunque producono olio e vino, più altre piccole coltivazioni di frutti estivi come pesche e albicocche.
Parlando, dandomi le spalle, si avvicina al camino per spostare un ceppo di legna che arde.
È in ginocchio davanti al camino e decido che quello è il momento per farle una coccola.
Mi avvicino a lei e stando in piedi, mentre lei è ancora in ginocchio, rivolta verso il camino, le poggio le mani sulle spalle.
Sento il brivido che le percorre il corpo, per un attimo si irrigidisce ma subito allenta la tensione non appena faccio scorrere le mie mani lungo il collo.
Le tocco i capelli, scendo di nuovo sul collo e giù verso le spalle.
Le scappa un gemito, la sento vibrare, ma poi subito si riprende per dirmi: “ma che fai?”.
Non rispondo e continuo.
Si sta sciogliendo sempre più, con la mano sinistra le prendo il viso, lo giro verso di me ed inizio a baciarle il collo, salgo lungo la guancia e poi la bacio sulle labbra.
Con la lingua, vado a cercare le sue labbra e le scappa un altro gemito, ma nuovamente si riprende e cerca di tornare presente a sé stessa.
“dai fai il bravo, ti rendi conto? Sono una donna di 56 anni, madre di famiglia”.
Continuo a non risponderle, ignoro quelle che per me sono le sue finte obiezioni e torno a baciarla sul collo, mentre le scopro le spalle per baciarla anche li.
È una corda di violino, la sento vibrare sotto le mie mani.
La limono ancora, sento che sta allentando le barriere e poco alla volta si lascia andare.
Ci sdraiamo sul tappeto davanti al camino.
Un tappeto persiano gigantesco di almeno sei metri per quattro, un altro pezzo di arredo che costa più della mia macchina!
Inizio a spogliarla, cercando di slacciarle la camicetta, il suo seno molto generoso, al solo tocco di una bretellina, esplode fuori dal reggiseno, scoprendo due grandi capezzoli già belli turgidi
Ho il cazzo duro che mi scoppia nei pantaloni e lei se ne è accorta, perché è lì che mi sta guardando.
Mi alzo, slaccio la cintura, sbottono i pantaloni e tiro giù tutto sedendomi sul divano.
Lei gattona verso di me, afferra il mio cazzo con due mani e poi lo avvinghia con la bocca, spompinandomi con gusto e facendomi sentire la lingua sulla cappella.
Si posiziona tra le mie gambe in ginocchio e mi spompina a lungo.
Mi piace molto non tanto per il pompino che mi sta facendo quanto per il fatto che ogni tanto le scappa qualche gemito e questo mi fa capire quanta voglia abbia e quanto se lo stia gustando.
È arrivato il momento di sbatterla!
La faccio andare giù con la schiena sul tappeto, la spoglio totalmente nuda e affondo la mia testa tra le sue gambe.
La assaporo, è bagnata e vogliosa e sta godendo.
Mi tolgo maglia e camicia e sono totalmente nudo anche io, le tiro su le gambe verso l’alto e mi preparo a penetrarla.
Lei dice: “oh mamma aiuto! Vuoi farlo in questa posizione? Non sono più una ragazzina”.
Non posso più fermarmi e la rassicuro: “Non ti preoccupare, quando ti vuoi fermare e cambiare posizione, me lo dici, ma adesso ti devo prendere così!”
Lei non fiata e la penetro agevolmente, facendomi strada nella sua fica, ormai bagnatissima.
La sto sbattendo con foga e ardore; la Signora apprezza e gode con gusto e passione.
Dopo una decina di minuti circa, mentre la sto sbattendo a gambe per aria, poggiate sulle mie spalle, mi chiede di fermarmi:
“Oh ti prego aspetta, non ce la faccio più in questa posizione, te l’ho detto che non sono più una ragazzina… Mamma mia, questa l’avrò fatta l’ultima volta almeno venti anni fa” e scoppia in una gustosa risata.
L’aiuto a tirarsi su e la faccio accomodare sul divano.
Da sola, si posiziona a pecora poggiando il busto sullo schienale del divano, è un chiaro invito e senza farmi pregare monto subito a cavallo.
Me la sto sbattendo a pecora, tenendola stretta per quelle grandi tette che ballano ad ogni mio colpo.
Ci sto dando dentro di brutto e più la sento godere, più mi eccito, aumentando la forza dei colpi.
Sto per sborrare, ma ho il desiderio di venirle in bocca, esco subito, ma l’uscita veloce mi fa schizzare in maniera incontrollata ed inizio a sborrarle un po sulla schiena, un po sul divano, qualche goccia su tappeto ma riesco a sfilarmi di lato, alla sua sinistra, le prendo la testa con due mani e la indirizzo con la bocca verso il mio cazzo sborrante.
Con le mani le guido i movimenti della testa ed affondo il più possibile in gola.
Sento che la sto soffocando e che le va la sborra di traverso, mi fermo. Le do il tempo di riprendersi.
La coccolo: “scusami stavo perdendo la testa”.
Ancora una volta mi risponde brillantemente: “un altro po e mi facevi una gastroscopia” e scoppia di nuovo in una simpatica risata.
Mi adagio di schiena sul divano, mi sale sopra a gambe aperte schiacciandomi le sue grosse tette sul petto.
Il mio cazzo entra facilmente nella fica e ricomincio di nuovo a sbatterla, gustandomi i suoi capezzoli e le sue super bocce.
Si tira su con la schiena per stare più comoda ed ho lo spazio per infilare una mano sotto, in modo da titillarle il clitoride.
Ecco, ora sta impazzendo e mi cavalca furiosamente, mentre con l’altra mano le stimolo un capezzolo.
Sta dando di matto, gode come se fosse una giovincella in calore e in pochissimi secondi raggiunge l’orgasmo, urlando liberamente e senza ritegno vicino al mio orecchio sinistro, tanto che il mio timpano ha fischiato per qualche secondo.
Ci concediamo un po di relax, lei è ancora su di me e chiacchieriamo.
Mi chiede come sto, se sono tranquillo ed io faccio lo stesso con lei, dandole un bacio sulle labbra e mordendole il labbro inferiore.
Questo segno di passione la stuzzica e riaccende il desiderio, evidentemente non ancora sopito.
Mi fa notare che ho il cazzo ancora durissimo!
Mi chiede: “ma lui non riposa mai?”.
“No, finché mi stai sopra tutta nuda, lui non riposa!”.
Mi scatta l’embolo dell’ignoranza, ho il cazzo durissimo e la cappella gonfia, lei è ben disposta a continuare e quindi la prendo quasi di peso, la faccio mettere nuovamente a pecora, con i gomiti poggiati sullo schienale e con la coppella inizio a sondarle il buco del culo.
Non si ritrae, ma ha paura: “Fai piano, è una parte del corpo che non riceve da tanto tempo, talmente tanto che potrei essere tornata vergine!”.
Scoppia nuovamente nella sua tipica risata di gusto; è una donna spontanea e di spirito ed ha sempre la battuta pronta, è talmente coinvolgente e simpatica che per qualche secondo, mi distoglie dalla mia ceca ignoranza.
Subito mi riprendo e ribatto: “Vorrà dire che ti sverginerò come se fosse la prima volta!”.
Affondo la cappella nel culo ed entro deciso!
Lei accusa con un urlo e inizia a regolare il respiro, io resto immobile.
Le guardo la schiena e le chiappe che vedo da dietro, tenendola stretta per i fianchi e osservo il mio cazzo con la cappella che è scomparsa nel suo culo.
È il momento di agire!
Inizio a farmi strada. Un centimetro, due centimetri, ora urla ma non è un urlo di dolore.
Non mi chiede di fermarmi e neanche mi frena ritraendosi o cercando di limitare i miei movimenti.
Capisco che sta cercando insieme a me la strada giusta.
Si è affidata e mi lascia fare.
Mi sento elettrizzato e soddisfatto dalla fiducia che sta riponendo in me e voglio essere all’altezza.
Continuo, ed accenno una uscita per poi rientrare, lei urla nuovamente di piacere.
Mi eccita sentirla urlare così e continuo, ora sono parecchio dentro ed inizio la vera azione di sbattimento del culo, tenendola con la mano sinistra per i capelli.
In quella posizione inizio a notare molte cose della casa e del giardino che inizialmente mi erano sfuggite e riconosco in veranda, il luogo dove vengono organizzate alcune riunioni che noi comuni mortali vediamo solo in conference call.
Mi viene da pensare a quello stronzo del marito, che fa e disfa e decide le sorti di molte persone, immerso nel benessere e nella ricchezza.
Uno che guadagna forse venti o trenta volte quello che guadagniamo noi comuni mortali e che dopo il lokdown, ha lasciato a casa dodici persone, con la scusa della pandemia, quando poi invece a fine anno, abbiamo visto che i bilanci sono stati chiusi in attivo e addirittura con un incremento del 22%, rispetto all’anno precedente.
Che bastardo! E po lo stronzo sarei io perché scopo le mogli dei colleghi?
Sto già pensando alla prossima riunione su ZOOM; ho qualche sassolino nella scarpa che mi toglierei volentieri e se non avessi bisogno di questo lavoro, gli direi volentieri:
“allora boss, bello il tappeto persiano di sei metri per quattro che hai in soggiorno, complimenti ottima scelta!”.
Immaginando la sua risposta: “e lei come fa a sapere che ho un tappeto persiano in soggiorno?”.
Sempre io: “ha presente la parte più vicina al camino? Ci sono ancora delle macchioline? No perché ci ho sborrato sopra!”.
“e il divano? Quello figo che costa come un Rolex Daytona, il divano che si trova sulle più importanti riviste di arredamento?”.
“Si proprio quello davanti alla finestra di fronte al camino”.
“Ecco si, guardi mi spiace ma mi è scappato di sborraci sopra anche su quello!”.
“ah Boss mi permetta un’ultima cosa, perché immagino che lei si stia domandando come sia possibile tutto ciò! Ha presente sua moglie? Ecco si, non solo le ho sborrato sopra, ma anche dentro!”.
“Vaffanculo pezzo di merda che non sei altro!”.
Ma non è finita, ne ho anche per il marito di Annachiara che adesso siede alla destra del Boss:
“e tu coglione e cornuto che non sei altro che cazzo guardi?
L’unica cosa buona nella vita che hai fatto, è stato sposare Annachiara e poi non sei capace neanche di scopartela!”.
“Stronzo che non sei altro, sei solo un lecchino e uno schiavo del tuo padrone che ti comanda come un cagnolino da salotto”.
“Ti facevi le seghe mentre io a Annachiara scopavamo e ci facevi anche le foto, ma poi quando lei si è rifiutata di andare con altri, perché aveva paura e non si sentiva a suo agio, hai deciso che il gioco era finito. Testa di cazzo, scommetto che hai anche paura di scoprire che tua figlia non è tua, ma è mia, vero? E sai che ti dico? Che appena finisce questa riunione di merda, chiamo Annachiara e le chiedo di vederci, così le faccio ricordare cosa vuol dire farsi una vera scopata!”.
Questo è quello che mi sarebbe piaciuto dire, ma in perfetto stile Ragionier Fantozzi, devo portare a casa lo stipendio e mi accontento di quello che ho, scopandogli la moglie.
A proposito della moglie!
Questa divagazione, mi ha portato a sconnettere il cervello dalla situazione in cui mi trovo e mi rendo conto improvvisamente, sentendo le urla della Signora che ci sto dando dentro di brutto.
Mi accorgo che in maniera meccanica, la sto sodomizzando brutalmente e non so neanche da quanto tempo.
La vedo riflessa nel vetro della finestra, mentre la tengo per i capelli, con la bocca apertissima verso l’alto e con il viso quasi deformato dai colpi forti dell’inculata!
Decido di fermarmi.
Sono fermo, lascio la presa dai capelli, esco pianissimo, lei geme e si lamenta e quando sono fuori, la sento afflosciarsi priva di energie, come se non avesse più la forza di stare dritta.
È andata giù come un ramoscello, non so dire per quanto tempo l’ho inculata così brutalmente, non me ne sono reso conto, ora è tutta rannicchiata sulla seduta del divano.
Mi sento un po in colpa, la copro con il mio corpo in un avvolgente abbraccio, la stringo forte e la bacio lungo la schiena e sulle spalle.
La sento rincuorata, si accoccola e si fa più sotto verso di me, in modo da farsi coprire dal mio corpo il più possibile e mi sussurra che ci sono andato pesante.
Le chiedo scusa, una, due, tre volte!
In quel momento intimissimo in cui stiamo ritornando in noi stessi, mi dice:
“Scopi come un animale ma non ti si può dire niente, perché sei dolce ed affettuoso”.
“Mi farai fare il Natale senza potermi sedere!”.
Anche questa volta, non ha perso occasione per esternare il suo senso dell’umorismo, nonostante il culo dolorante, posso solo immaginare il dolore ed il bruciore, ma devo ammettere che non ho potuto fare a meno di ridere di gusto insieme a lei.
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