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Dr. Jekyll & Mr. Hide
16.04.2014 |
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"Il rumore della chiave che innesca la serratura, lo schiavaccìo della toppa e la sua immagine che appare da dietro la porta mi fa avere piacevoli sussulti, con grande sensazione di appagamento..."
Dr. Jekyll & Mr. HideL’appartamento è piccolo ma molto intimo.
Lo abbiamo scelto insieme dato che dovrà essere la casa che ci farà vivere la nostra vita parallela a quella che in realtà stiamo già condividendo con altre persone.
E’ il nostro rifugio dove possiamo raggiungerci ogni momento che possiamo liberarci dai nostri vari impegni di routine per stare insieme e ostentare la nostra vera natura.
Io, sono un uomo etero che ha una vita normalissima con un lavoro ed una famiglia. E qui tutto normale...ma la natura mi ha munito di particolari doti che mi portano spesso a sdoppiarmi e sentirmi a mio agio calandomi in sembianze femminili sia a livello estetico che spirituali.
Lei, è una donna etero anch’essa creatura normalissima ma perfetta a complemento per una coppia come la nostra con doti analoghe alle mie ma con desideri opposti, ovviamente.
Quel giorno mi ero liberato dal lavoro prendendomi un permesso, dato che lei avrebbe finito abbastanza presto la sua giornata lavorativa e ci siamo dati l’appuntamento attorno alle 19 proprio l,ì nel nostro rifugio.
Ero arrivato subito dopo pranzo attorno alle 14.
Fuori la giornata non preannunciava niente di buono, le nuvole erano plumbee e minacciavano pioggia.
C’era una leggera brezza che calava dalle colline e portava fragranze di muschio e pini selvatici.
Sono entrato in casa schiudendo una persiana che difende una porta a vetro ed apre su un balcone che da sulla strada, quella stessa dove ho l’auto parcheggiata.
Aperta anche la porta a vetro si trova il corridoio che taglia la casa in due. In fondo, di fronte all’entrata, una porta che apre in una camera, subito a sinistra di questa camera un bagno abbastanza piccolo ma molto confortevole, con una vasca anch’essa piccola ma a me molto cara visto che spesso aiuta a rilassarmi talmente, sino a finire di addormentarmi dentro sommerso quasi completamente dall’acqua.
Proprio davanti al bagno un’altra piccola cameretta che noi usiamo come nostro camerino, con un armadio privato dove riponiamo tutti i nostri capi d’abbigliamento ed oggetti particolari, e tutto quello che ci appartiene della nostra seconda vita vissuta assieme.
Invece appena entrati sulla sinistra, una cucina, anch’essa piccola con tutti gli accessori necessari ad una massaia, ma solo per due persone.
Sulla destra un piccolo salotto senza mobili ne tavolo, solo un grande divano rotondo tappezzato con stoffa di raso azzurra e invaso da almeno una dozzina di cuscini multicolori. Sotto un grande tappeto bianco di alto spessore realizzato in calda lana che dà impressione di un grande prato ricoperto di soffice neve, con un diametro che copre quasi tutto il pavimento della stanza.
Poi la cosa più affascinante di questa sala... un camino che la sua apertura prende quasi tutta una parete, acquisendo parvenze da bocca di drago.
Entro e chiudo la porta.
So che ho circa cinque ore di tempo prima che lei finalmente mi raggiunga, e so che devo fare abbastanza velocemente altrimenti tutto il fascino della sorpresa perderebbe sapore.
Immediatamente entro nel nostro camerino ed apro l’armadio dove tengo tutto il mio particolare abbigliamento.
Guardo attentamente i vari oggetti che ho a disposizione perché devo scegliere alcuni accessori da indossare con l’abito nuovo che ho acquistato proprio stamani per lei, per la sorpresa che le voglio fare.
Allora apro la busta con il capo acquistato, con il cuore che mi batte e la speranza che abbia indovinato la taglia, cosa mai facile da azzeccare.
Libero l’abito, lo scuoto con un colpo per stenderlo e l’appoggio sul mio corpo ancora vestito.
Mi guardo allo specchio ed una sensazione di rasserenamento mi pervade vedendo che dovrebbe essere azzeccato.
È un abitino da cameriera, quegli abiti classici da cameriere d’albergo, fatti in raso nero a mezza manica con la lunghezza della gonna a circa mezza coscia, molto attillato nella parte superiore e con un pronunciato decolté, addobbato di un piccolo grembiule ed una coroncina per i capelli in panno di colore bianco che stacca dal colore di fondo rendendo l’immagine tipo scolaretta.
Lo appoggio garbatamente, curandomi di non creare pieghe indesiderate, su una poltroncina in un angolo della stanza e mi immergo nell’armadio per cercare tutto il necessario per completare la figura.
Comincio subito con l’intimo scegliendo un minuscolo perizoma nero, con un triangolo frontale di tulle ricamato con qualche figura di strass, abbinandolo ad un reggiseno particolare, non tanto per la sua eventuale ricamatura, disegno o forma, ma per la sua struttura che permette di contenere due protesi di seno in lattice che mi possono far conferire una vera silouette da pura femmina, dal seno morbido ed abbastanza prosperoso.
Non posso non scegliere le mie calze preferite.
Nere velate, con la sua riga in stile vintage che abbino ad un corsetto basso, nero, tipo Vittoriano, che mi fascia la vita aiutandomi ad appiattire quello che l’età non più frizzante cerca di far notare sempre più.
Infine le scarpe, le mie scarpe per niente usuali dato un vertiginoso tacco di circa 12 cm le rendono insidiose, ma donano movenze e parvenze di famose modelle.
Quelle che scelgo sono nere, aperte, con lacci intrecciati sopra la fiocca del piede ed una fibbia con cinque brillantini inseriti che gira attorno alla caviglia.
Sistemo tutto assieme al vestito e comincio a spogliarmi.
Sono nudo nel bagno davanti al lavandino che mi guardo nello specchio.
Osservo attentamente, avvicinandomi, che la mia pelle non è più elastica e perfetta come qualche anno prima. Qualche rughetta si fa strada, ma sono contento della mia forma con la convinzione che possa ancora ben apparire ed essere apprezzato.
Intanto l’acqua, nella vasca dietro le mie spalle, emana vapori profumati mandando a richiami orientali.
Un bagno rigenerante e purificante ci vuole ed è quasi diventata una cerimonia che segna il passaggio fra me ed Anna.
Adesso comincio a sentire la trasformazione, sento che non ho più a dosso l’odore di uomo ed accarezzando il mio corpo, mentre mi spargo una crema, mi compiaccio per la sensazione che dà la mia pelle liscia.
Apro lo sportello di un armadietto vicino allo specchio e apparecchio la mensola sottostante di tutto il necessario per la preparazione del mio trucco.
Comincio a spargere il fondotinta, cercando di darlo molto omogeneamente da tutte le parti, usando assieme un correttore specifico per trucchi teatrali che nascondono molto bene l’ombra rimasta della barba rasa.
Poi mi passo la cipria per spengere l’effetto lucido, che toglie la naturalità alla pelle trattata. Subito dopo viene la parte che io non amo per la mia scarsa praticità.
Truccarmi gli occhi.
La matita per la riga nera che non viene mai simmetrica, l’ombretto che riesco a darlo abbastanza bene sulla parte destra ma negato ed andicappato sulla sinistra, ed il rimmel che a volte non comandando bene il movimento della mano, inesorabilmente si strofina nella mia pupilla provocando micidiali lacrimazioni.
Ma come ogni volta con un po’ di tempo a disposizione e tanta pazienza arrivo ad ottenere un discreto effetto.
Quella sera per i miei occhi avevo scelto un colore di sfumature azzurre.
Rimaneva da disegnare le labbra, le mie labbra, altro arduo compito.
Sono ancora lì davanti il mio amico specchio e con una matita per labbra di tonalità rosso acceso, comincio a disegnare il perimetro delle labbra che subito dopo riempio con un rossetto sempre di tonalità rosso acceso, aggiustando la loro forma naturale, per renderle più carnose ed evidenti. Preferisco rossetti indelebili perché poi restano più a lungo senza perdere in maniera rapida il suo effetto e aiuto la luminosità dello stesso con un’aggiunta di un gloss per renderle molto più lucide e brillanti.
Resta solo da laccare le unghie, funzione che quel giorno evito molto volentieri sempre per la mia scarsa praticità, sostituendola con l’applicazione di una serie di unghie finte che nei giorni precedenti lei mi aveva regalato perché le piacevano tanto.
Un po’ di colla e via...adesso le mie mani sono colorate e slanciate adatte alla serata che si preannuncia.
Prendo una mia parrucca bionda abbastanza lunga e la indosso sistemandola con colpi di spazzola.
Torno nella precedente stanza e comincio ad indossare gli indumenti.
Mi stendo il reggiseno dietro la schiena portandomi i lacci con il gancio sul davanti e lo chiudo. Lo faccio girare attorno al mio torace sino a quando non è centrato. Infilo le braccia nelle sue spalline elastiche fino a farle tirare sulle mie spalle. Mi scuoto un po’ i seni con le mani per dargli la massima forma di naturalezza.
Poi mi allaccio il corsetto, grande manovra, ma che con un po’ di esperienza si può raggiungere dei buoni risultati.
L’effetto che crea paga tutto l’eventuale sforzo occorso per metterlo.
Prendo una calza e con molta attenzione a non creare smagliature la ripiego nelle mie mani sino ad arrivare alla sua punta rinforzata.
Mi siedo alzo la gamba e dalla punta del piede comincio a spiegarla mentre risalgo la gamba attenta a non posizionare la riga posteriore storta e cercare di tirare più possibile la fibra perché non lasci brutte pieghe. In cima la unisco mediante i propri gancetti reggicalze al corsetto assicurandomi che sia ben tirata.
Ripeto per l’altra gamba e guardandomi, comincio a provare quella bellissima sensazione che molte volte vorrei sentire, ma il mondo di dovuta ipocrisia non mi permette.
Infilo il tanga attenta che il mio sesso sia disposto nella maniera migliore e meno visibile.
Adesso è il momento di indossare il nuovo abitino.
Dopo aver abbassato la sua cerniera posteriore lo faccio passare dai piedi tirandolo su per il mio corpo. La sensazione che mi provoca mentre mi strofina le gambe mi da un sussulto, creandomi una sorta di eccitazione, amplificata quando mi vedo nello specchio finalmente vestita.
Mi allaccio la cerniera ed immediatamente l’abito, stringendo il mio busto, porta in risalto il seno arricchendo la mia immagine. Mi giro, prendo i sandali, che indosso in un baleno e subito mi vedo come una Vatussa che domina il mondo dall’alto.
Per ultimo, ma non meno importante, prendo il cofanetto di bigiotteria dal quale scelgo due orecchini molto lunghi, con forma di grappolo d’uva con i suoi acini sostituiti da brillantini che li rendono luccicanti. Una fascetta di raso nera come girocollo con un ciondolo di forma e fattezza come i miei orecchini.
Sono stata abbastanza veloce!
Sono pronta in poco più di un’ora.
Un tempo quasi da record e ne ho circa altre quattro prima che lei arrivi.
Adesso mi sento la regina della casa sento tutto sotto controllo e devo continuare ad organizzare la serata a sorpresa per lei, che aspetto con trepidazione e che riuscirà a far diventare una magnifica serata anche per me.
Vado in cucina e da premurosa inserviente comincio a cucinare le pietanze che dovrò servirle per cena. Un menù che comprende una pasta di farfalline al salmone in tinta di caviale bicolore, una seconda pietanza di gamberi in guazzetto con contorno di insalata mista di stagione ed infine fragole affogate nel cioccolato, il tutto accompagnato da un ottimo vino Prosecco.
Mentre la cena è in cottura sposto il tavolo della cucina e lo dispongo nella sala, dietro il rotondo divano, apparecchiandolo come la serata richiede, addobbato anche di un piccolo bouquet di fiori ed una grande candela centrale. Accendo anche il fuoco nel camino preparando la base per mantenere una buona e calda fiamma per tutta la serata.
Il tempo passa e tutto procede nella maniera migliore.
Squilla il telefono! E’ lei....
Mi avvisa che sarà da me una mezz’ora prima con una voce calma ma desiderosa di raggiungermi. Sono felice ma un po’ preoccupata perché mi rimane poco tempo per controllare la mia opera organizzativa!
Allora passo alla rivista di tutto.
La parte culinaria è a posto, la parte atmosfera è ok, io sono presentabile, ci siamo su tutto.
Sono quei minuti che ti fai scorrere tutto nella testa, cerchi di rivedere tutto e di vedere tutto quello che potrà accadere cercando di ovviare in anticipo a qualsiasi imprevisto, consapevole che tutto non si può prevedere.
Il rumore della chiave che innesca la serratura, lo schiavaccìo della toppa e la sua immagine che appare da dietro la porta mi fa avere piacevoli sussulti, con grande sensazione di appagamento quando vedo la sua espressione di piacevolissima sorpresa. Chiude la porta, si avvicina con passo leggero sorridendo facendomi subito intuire che ha capito già tutto e dimostrandomi i complimenti per la mia piacevole sorpresa.
Dopo un tenero bacio torno ai fornelli e lei scivola via a prepararsi per la sua serata con me.
Passa il tempo ed io non me ne rendo conto.
Sono al fornello che sto salando l’acqua, mentre bolle per la pasta, quando sento un movimento di passi cadenzati da battiti di tacchi e la sua mano che delicatamente si posa sul mio sedere, mentre il suo dito medio comprime leggermente la parte più sensibile di quel punto facendomi capire cosa pensa e cosa desidera.
Mi giro e la rivedo.
Illuminata, rilassata, cambiata!
Veste una camicetta bianca, abbastanza trasparente dalla quale, la luce artificiale della lampada che la illumina di fianco, traspare la forma del suo morbido e sodo seno. Bianca è anche la sua gonna a tubino con uno spacco non troppo sfacciato che apre sul lato della sua gamba sinistra, mostrando una parte della coscia ad ogni passo che disegna. Ha calze nere molto velate con una riga tempestata di strass che montano dal tallone per tutto il suo polpaccio artisticamente scolpito. Questa splendida statua di Venere ha come piedistallo un decolté di pelle bianca con zeppa appena pronunciata che favorisce la postura nella camminata con tacchi vertiginosi.
Provo a spiegarle la mia sorpresa, ma lei come sempre, in perfetta simbiosi, mi dice che ha già capito tutto e che non importa che dica altro, chiedendomi solo di fare quello che voglio perché solo così per lei sarà una bellissima e piacevole serata.
E’ ora di cena e la invito a sedersi al tavolo in sala.
L’accompagno e le porgo la sedia per farla accomodare.
Le si cala e guarda attorno mentre io accendo la fiamma alla candela davanti a lei.
Lei continua a guardarsi attorno e rimane piacevolmente rapita dall’atmosfera che sta assaporando con i suoi occhi molto dolci, sereni e vivaci.
Comincio a servirle le pietanze come una vera cameriera di sala sa fare e ad ogni portata, mentre ricamo il suo piatto di colorato cibo, la sua mano si insidia sotto la mia gonna accarezzando le mie gambe velate sino alle natiche nude, creandomi inizi di erezione ed eccitazione irrefrenabile.
Ogni volta che le servo una pietanza mi fa sedere davanti a lei e mi invita a mangiare con lei.
Ogni suo boccone ha una scossa erotica, movimenti di bocca e di lingua che riportano a immagini spinte di malizioso sesso mente un suo piede, liberato dalla provocante scarpa, raggiunge i miei, cominciando a sfregarmi le gambe, facendomi accapponare la pelle dalla scioglievole sensazione dello strofinio delle calze che coprono la nostra pelle, sino a salire all’incrocio delle mie cosce per cominciare a massaggiare il mio pene.
Cresce così sempre più il desiderio di essere sua, di essere presa per essere oggetto dei suoi sfrenati desideri ed essere usata per sentire il suo godimento accompagnarsi al mio.
Davanti a lei adesso un vassoio con le fragole accomodate, ricoperte di tenero cioccolato.
Mi chiama e dice di sedermi sulle sue gambe, ed io teneramente e servizievolmente la assecondo.
Mi osserva mentre una sua mano continua a massaggiare le mie natiche con il solito dito che strofina il mio forellino adesso voglioso. Con l’altra prende una fragola e se la infila nella sua bocca tenuta a metà dai denti. Si avvicina a me portando la fragola a ridosso delle mie labbra che io apro velocemente per assecondarla mordendo la metà di quel frutto dalla sua bocca.
Il gesto si ripete per più volte, e tra ogni boccone lei mi penetra con la sua lingua per cogliere tutto il sapore della mia bocca.
Vediamo il fondo del vassoio quando lei mi dice che deve assentarsi per un attimo e che sarebbe tornata in pochissimo tempo.
Nell’attesa torno momentaneamente a impersonare la classica cameriera cercando di sparecchiare e riassettare un po’.
Riappare e mentre sto sistemando le ultime cose sul tavolo si sdraia su di un fianco sul morbido divano ordinandomi di servirle un bicchiere di Prosecco che vuole bere insieme a me.
Lo verso in un flute.
Scende fresco, frizzante, pieno di vive bollicine come l’atmosfera che si è instaurata intorno a noi e lo porgo a lei. Mi prende il braccio che la sta servendo e tirandomi porta a sedermi accanto e di fronte a lei. Beve un sorso di quel nettare frizzante poi lo porta alla mia bocca facendone versare una piccola quantità nella mia.
Ritira il bicchiere e lo adagia più in la in terra.
Con le sue mani prende il mio volto e lo porta a far combaciare le nostre labbra mischiando il nostro sapore di vino trasformato dal dolce dei nostri palati.
Io la abbraccio e con una mano comincio a slacciarle i bottoni della sua camicetta per conquistare il tatto del suo seno, accarezzandolo con delicata decisione, strofinando delicatamente i suoi induriti capezzoli. Lei sa che a me piace molto il suo seno e mi agevola togliendosi la camicetta ormai diventata inutile ed ingombrante.
Mi fa stendere accanto a lei perché possa baciarle con facilità le sue labbra il suo collo ed il suo seno, mente la sua mano ha tirato in alto la mia gonna mostrando tutto il mio culetto assaporato dalla sua mano che massaggia con cura, mentre ad ogni orbita compiuta, si sofferma sul mio forellino con il suo dito che, con forza sempre più decisa, cerca di farsi spazio per poter penetrare nel suo caldo interno.
Sento il suo forte desiderio di avermi.
Lo sento dal suo crescente respiro, e dai suoi movimenti di leggera contorsione, avvicinandosi e strofinandosi al mio corpo.
Con una mano le accarezzo le gambe che cercano il mio contatto, arrivo alla cerniera della sua gonna e la faccio scorrere verso il basso aprendola.
Capisce di liberarsene.
Con fare da capace contorsionista in un attimo la gonna finisce al bordo del divano scivolando sul tappeto.
E’ li … Davanti a me … Quasi completamente nuda fra le mie mani, libera da indumenti, ma ancora in possesso delle sue scarpe le sue sensuali calze sorrette da un reggicalze stile anni 50 ed uno slip dal quale però prende forma una protesi di membro di vogliose parvenze.
Mentre continuo ad accarezzarle le gambe salgo con la mia mano sino a sentirmela piena di quel membro che tratto con la stessa frenesia come sua protuberanza naturale. Comincio a far scorrere la mia mano su e giù facendo fregare la base di quelle mutandine, che sorreggono il fallo, sulla sua vagina creandogli godimento, nello stesso modo come lei sta trattando il mio uccello indurito ed allungato, adesso nella sua massima misura.
Mi giro su me stessa portandomi nel senso opposto al suo in modo che i nostri membri possano essere presi con la bocca. Sto raccogliendo tutto il suo fallo bagnandolo bene con la saliva mentre il mio dito sta massaggiando il suo grilletto bagnato penetrandola ogni tanto sino a scomparire tutto dentro la sua figa, cercando di fargli percepire la sensazione di godimento che sentirebbe ricevendo il pompino che le stavo facendo.
Sensazione a me invece molto chiara sotto i colpi del suo palato sul mio uccello.
Sento il suo fallo con la mia bocca e mi immedesimo talmente che mi sembra di sentirlo pulsare e crescere.
Questo mi spinge a rigirarmi verso di lei e sussurrargli: “ Ti desidero, voglio essere tua “.
Lei si alza sulle ginocchia e mi fa assumere la posizione di 90 gradi.
Si avvicina dietro di me e con una mano mi prende un fianco. Con l’altra si prende il fallo e lo indirizza verso il mio forellino facendolo scivolare delicatamente dentro le mie viscere vogliose.
Adesso la sento che si sta impadronendo del mio corpo, sento il suo grande piacere che si trasforma in gemiti e sospiri mentre il suo bacino ondeggia facendo scomparire e riapparire la verga dalla mia “fica”, adesso umida e allargata.
Si abbassa sul mio corpo fino a far appoggiare il seno sulla mia schiena e con la mano arriva a prendermi l’uccello ancora indurito e pronto per essere masturbato con decisione.
E’ un turbinio di sussurri e sorde urla mentre un piacevole turpiloquio accompagna i nostri piaceri della carne.
La sua eccitazione cresce a dismisura sino al culmine nella sua soddisfazione della sua ambiguità portandole il desiderio di avere adesso altre sensazioni.
Arretra da me e si toglie le sue mutandine con la protesi del fallo. Mi fa sdraiare e si porta sul mio corpo in maniera sotto sopra, riprendendo il mio uccello con la sua bocca, facendolo entrare ed uscire con voracità ineguale.
Sto tremando dal forte godimento che mi provoca mentre ho le sue gambe velate che racchiudono la mia testa e vedo il suo voglioso fiorellino ondeggiare sul mio viso.
Le prendo il bacino e lo abbasso verso di me portando la sua figa sulla mia bocca che apro immediatamente, facendo roteare la mia lingua con modi veloci tra il suo clitoride e le morbide labbra, sorseggiando il nettare del suo piacere che comincia a sgorgare sensibilmente.
All’unisono ci fermiamo.
Lei si sdraia accanto a me io invece mi sposto andandole in fondo ai suoi piedi sollevandoli con le mie mani. Sono in ginocchio e comincio ad avanzare verso di lei sotto le sue gambe sino a portarmi ad essere con il mio ventre a contatto con il suo caldo sesso. Le sue gambe divaricate e alzate ai miei fianchi ed io che dolcemente invado il suo culetto con tutta la mia voglia materializzata e vestita di pelle che porta ancora di più ad innalzare la soglia di eccitazione da lei provata e scaricata con l’aiuto delle sua mano, che tratta il suo sesso con modi gentili e delicati, senza farsi perdere niente che il suo corpo possa regalargli. Io continuo a prenderla con decisione mentre faccio presa al suo seno facendovi perno per le mie ondulazioni, nutrito dal dolce sapore della sua mano che raccoglie la sua essenza e la porge ripetutamente alla mia bocca.
Sento il cambio di godimento che le provoco quando la mia penetrazione cambia l’organo di lei.
Adesso il mio movimento di bacino si è fatto veloce sento la sua figa molto bagnata ed accaldata pulsare attorno al mio uccello. Mi cresce il fiato e sto cominciando a sentire la classica sensazione di pervasione, mentre vedo il volto di lei trasformato dal piacere.
Le sue pupille grandissime la bocca semiaperta da cui escono gemiti ritmati, il ventre che ha scossoni e vibrazioni sotto ogni mia sferzata mentre con le sue mani tiene le mie calde e sudate chiappe stringendomele e graffiandomele con le unghie.
È il momento che ci unisce e ci fa dividere....di colpo arretro e balzo in ginocchio, sedendomi appoggiato sul suo petto, mentre lei si fa suo, con un gesto deciso, il mio uccello che sotto le sferzate della sua mano, improvvisamente ma aspettatamente esplode di piacere, inondandole il viso e la bocca assetata di quella mistura che ipoteticamente, due persone in una, hanno saputo generare.
Mi accascio dal piacere accanto a lei stringendoci in una morsa di baci mentre il fuoco che arde nel camino, continua a raccontarci la sua storia…
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