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Il fidanzato porco della mia amica


di Membro VIP di Annunci69.it Biancafemme
01.10.2025    |    7.439    |    9 9.6
"Io lo desideravo più di chiunque altro, e lui godeva con me come non riusciva con nessuna..."
Lo avevo sempre desiderato. Fin dal primo giorno in cui lo vidi con quella tuta aderente che non lasciava spazio all’immaginazione, con quel pacco che sembrava esplodere, mi si accese dentro una fiamma proibita. Non era solo bello, non era solo maschio: era l’uomo della mia amica, e questo rendeva tutto ancora più eccitante.

Ogni volta che lei mi raccontava delle loro notti insieme, delle sue prestazioni, io mi mordevo le labbra. Immaginavo, sognavo, mi facevo divorare da quella fantasia. E col tempo iniziai a giocare.

Buttavo lì battute innocenti: «Oddio, si vede che ce l’hai enorme» dicevo ridendo, come se fosse uno scherzo.
A volte, scherzando, lo toccavo proprio lì, un colpo leggero, una carezza mascherata da gioco. Lei rideva, convinta che fosse solo ironia. Ma io sentivo i suoi occhi, i suoi sorrisi di lato: lui sapeva benissimo cosa stavo facendo.

Passarono settimane così, tra provocazioni sottili e silenzi carichi. Fino a quella sera d’inverno.

Eravamo sul divano, io in mezzo a loro, con una coperta pesante che ci teneva al caldo. Lui in pigiama, con un pacco di patatine appoggiato proprio sul pacco. Io infilai la mano nella busta e subito lo sfiorai. Era caldo, duro, vivo. Il cuore mi esplose nel petto. Tornai a prendere altre patatine, ma la mia mano scivolava sempre più giù, sfiorandolo di proposito.

Lui restava immobile, guardava il film come se niente fosse, ma il suo respiro si faceva più pesante. La coperta era il nostro segreto: la mia amica rideva e commentava le scene, ignara, mentre io lo facevo gonfiare sotto la mia mano.

A un certo punto lui mosse appena la coperta, e con calma tirò fuori il suo segreto. Senza distogliere lo sguardo dallo schermo, prese la mia mano e la posò su di lui. Era enorme, duro, venoso, pulsante. Io tremavo, ma iniziai a muovermi piano, stringendolo sotto la coperta. Lui godeva in silenzio, godendo come un dannato, e il rischio di essere scoperti rendeva tutto ancora più proibito.

Finché il suo corpo non tremò, e in pochi istanti esplose, riempiendomi la mano sotto la coperta. La mia amica continuava a ridere, ignara, mentre io mi mordevo le labbra con il cuore in gola.



Nei giorni dopo lui non disse nulla. Si comportava come se non fosse accaduto niente. Ma i suoi occhi, quando si posavano sui miei, dicevano tutto. Era nato un gioco segreto. Ogni volta che ci incontravamo, c’era un tocco rubato, uno sguardo trattenuto, una scusa per sfiorarmi.

E poi arrivò il primo vero incontro.

Una domenica, a casa della mia amica, lei dovette uscire di colpo. «Torno tra mezz’ora» disse. Restammo soli, io e lui. Il silenzio era pesante, elettrico. Lui si alzò, venne a sedersi accanto a me, e senza una parola mi prese la mano, guidandola di nuovo sul suo pacco già duro. Questa volta non c’erano coperte, non c’era testimone. Solo noi due, finalmente liberi.

La sua mano salì lungo la mia gamba, fino a trovarmi caldissima e pronta. Mi guardò negli occhi, con quel sorriso sicuro e proibito, e sussurrò: «Stavolta siamo soli».
Non resistemmo. I nostri corpi si cercarono, si incastrarono con la fame accumulata in settimane di silenzi. Ogni carezza, ogni gemito era un segreto che ci legava sempre di più. E quando mi prese con tutta la sua forza, capii che non avremmo più potuto fermarci.

Da quel giorno diventammo amanti.

Con la mia amica continuavamo a fingere: ridevamo, parlavamo come sempre. Ma appena lei si voltava, c’era un tocco rubato, una mano che scivolava sul mio fianco, un sussurro all’orecchio. Bastava poco per farci impazzire.

Ci vedevamo di nascosto, ovunque fosse possibile: sul divano mentre lei era in un’altra stanza, in macchina in un parcheggio buio, persino in bagno durante una cena con amici. Ogni volta era diverso, ogni volta più intenso, ogni volta più proibito.

Il rischio era la nostra droga. Il segreto, il nostro legame. Io lo desideravo più di chiunque altro, e lui godeva con me come non riusciva con nessuna.

E così, per tanto tempo, restammo amanti: nascosti, complici, divorati da un piacere che sapevamo sbagliato ma che non avremmo mai voluto smettere di vivere.
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