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Il primo incarico - CAP2
05.03.2026 |
1.330 |
6
"Ancora stava cercando di realizzare quello che era appena successo quando incrociò Vanessa nel corridoio..."
Il primo incaricoQuando Giulio entrò nell’ufficio del dottor Brandinardi, la prima cosa che notò fu la luce. La grande vetrata dietro la scrivania lasciava entrare il cielo chiaro del mattino e Milano si stendeva sotto come una città in movimento continuo.
Brandinardi era in piedi accanto alla scrivania. Dal vivo appariva più imponente di quanto Giulio ricordasse dalla videochiamata su Teams: i capelli leggermente brizzolati, lo sguardo diretto, quasi penetrante.
Non disse nulla per qualche secondo. Lo osservò.
Giulio sentì chiaramente il peso di quello sguardo su di sé, come se il direttore stesse valutando ogni dettaglio: il modo in cui stava in piedi, il completo perfettamente stirato, la postura rigida del primo giorno.
«Giulio.»
«Sì, dottor Brandinardi.»
Brandinardi fece un leggero cenno con la testa. «Benvenuto.»
La conversazione fu breve. Poche frasi, dirette, senza formalità inutili. Brandinardi gli spiegò che nei primi giorni avrebbe dovuto studiare il materiale dei progetti della divisione per capire come funzionava davvero il lavoro.
Poi indicò la porta. «Vanessa ti porterà alla tua scrivania.»
Giulio annuì.
Quando uscì dall’ufficio, Vanessa lo stava aspettando poco distante dal desk.
«Allora?» chiese con un mezzo sorriso.
«Direi bene.»
«Perfetto. Vieni.»
Lo accompagnò tra le file dell’open space fino a una postazione libera vicino a una parete di vetro. Sulla scrivania c’era già una pila di documenti.
Vanessa li indicò. «Questo è il materiale dei progetti su cui sta lavorando la divisione. Inizia da qui.»
I primi giorni passarono così. Giulio passava ore a leggere documenti, report, presentazioni. Cercava di capire la logica dei progetti, il modo in cui i consulenti strutturavano le analisi e le soluzioni per i clienti.
Spesso rimaneva in ufficio più tardi degli altri.
Verso sera l’open space si svuotava lentamente, ma di solito restavano ancora quattro persone: Giulio e altri tre consulenti.
Una sera, quando erano ormai le nove passate, comparve Vanessa con alcune scatole di pizza tra le mani.
«Direi che ve le siete guadagnate.»
Le appoggiò sul tavolo vicino alla loro area e tutti si avvicinarono. Seduti tra laptop aperti e fogli sparsi, mangiarono parlando di lavoro.
Fu in quel momento che Vanessa gli raccontò qualcosa in più su Brandinardi.
«È una persona molto determinata» disse. «Molto esigente.»
Fece una breve pausa. «Ma sa esattamente quello che fa e quello che vuole.»
Il giorno dopo Giulio si trovò davanti a un problema. In uno dei documenti c’era un’analisi che non riusciva a interpretare completamente. Provò a rileggerla più volte.
Alla fine si alzò e andò verso il desk.
«Vanessa, posso chiederti una cosa?»
Lei sollevò lo sguardo dal computer. «Dimmi.»
Giulio le spiegò il punto che non gli era chiaro. Vanessa lo ascoltò per qualche secondo, poi fece spallucce.
«Per questa cosa devi parlare con Brandinardi.»
Giulio rimase un attimo in silenzio. «Con lui?»
Vanessa sorrise. «Con lui.»
Qualche minuto dopo Giulio bussò alla porta dell’ufficio.
«Avanti.»
Entrò. Brandinardi stava guardando alcune slide sul monitor.
«Dimmi.»
Giulio spiegò il problema. Il direttore lo ascoltò senza interromperlo, poi fece scorrere rapidamente alcune slide sullo schermo.
«Lascia stare quello per adesso.»
Giulio lo guardò, sorpreso.
Brandinardi si appoggiò allo schienale della sedia. «Tra due giorni parto per New York.»
Fece una breve pausa. «Vieni con me.»
Giulio rimase in silenzio per un secondo. «New York?»
«Sì.»
Brandinardi tornò a guardare il monitor. «Abbiamo un incontro importante con un cliente. Durante il volo sistemerai alcune slide.»
Per lui la conversazione sembrava già finita.
«Va bene, dottor Brandinardi.»
Giulio uscì dall’ufficio. Ancora stava cercando di realizzare quello che era appena successo quando incrociò Vanessa nel corridoio.
«Tutto bene?»
Giulio la guardò. «Devo partire per New York.»
Vanessa lo osservò per un attimo, poi sorrise. «Sì.»
Fece una breve pausa. «Anch’io.»
Due giorni dopo erano seduti nello stesso volo diretto verso gli Stati Uniti.
Durante il viaggio Giulio lavorò sulle slide della presentazione che avrebbero dovuto usare il giorno successivo.
Quando l’aereo iniziò la discesa, Vanessa guardò fuori dal finestrino. Le luci della città si accendevano sotto di loro.
Si voltò verso Giulio.
«Benvenuto a Manhattan.»
Fece un piccolo sorriso. «Le cose serie si fanno a Manhattan.»
L’aereo toccò terra.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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