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Nuova vita - CAP1
04.03.2026 |
1.788 |
7
"Alcune persone sollevarono brevemente lo sguardo mentre passava, cercando di capire chi fosse il nuovo arrivato..."
Capitolo 1Nuova vita
A venticinque anni, Giulio aveva già capito una cosa importante: il mondo non premia sempre i migliori. Ma lui aveva comunque intenzione di provarci.
Era alto, molto snello, con quello sguardo attento tipico di chi pensa costantemente un passo più avanti degli altri. Durante l’università si era distinto senza troppi sforzi apparenti. Era stato il migliore del suo corso di ingegneria gestionale, e per chi lo conosceva non era stata affatto una sorpresa.
L’intelligenza, per Giulio, non era qualcosa da esibire. Era semplicemente il suo modo naturale di stare al mondo.
Si era laureato a luglio e aveva trascorso l’estate davanti al computer, inviando curriculum e compilando application online. Voleva entrare in una società di consulenza: era quello il primo passo che immaginava per costruire una carriera solida, ambiziosa, forse persino brillante.
Ad agosto arrivò la prima vera opportunità. Un headhunter lo contattò proponendogli una selezione per una società di consulenza a Milano. I colloqui furono tre.
L’ultimo fu con il direttore della divisione, il dottor Brandinardi. Non si incontrarono di persona: il colloquio si svolse su Teams, in una videochiamata breve ma intensa. Dall’altra parte dello schermo Giulio vide un uomo sulla quarantina, forse qualcosa meno, con i capelli leggermente brizzolati e uno sguardo attento, difficile da interpretare.
La conversazione fu diretta, senza troppi giri di parole. Brandinardi faceva domande rapide, precise, come se volesse capire nel minor tempo possibile chi avesse davanti.
Il colloquio andò bene.
Qualche giorno dopo arrivò la risposta: Giulio era stato selezionato. Avrebbe iniziato con uno stage di sei mesi.
L’inizio era fissato per il primo settembre.
Questo gli lasciava ancora una o due settimane di libertà, probabilmente le ultime davvero spensierate prima dell’ingresso nel mondo del lavoro. Le trascorse al mare, nel suo luogo del cuore in Puglia, tra giornate lente e tramonti salmastri che sembravano sospendere il tempo.
Poi tornò a Milano.
Il primo settembre si svegliò presto. Si fece la barba con cura, completamente rasata: non gli era mai piaciuta la barba, né qualsiasi look che potesse sembrare trasgressivo. Preferiva l’ordine, la precisione.
Sistemò i capelli, di un biondo ramato naturale, e indossò il suo nuovo completo: blu, taglio molto slim. Una camicia azzurra perfettamente stirata, una cravatta blu scuro. Scarpe eleganti con stringatura alla francese e cintura nera coordinata.
Voleva essere impeccabile.
Quando uscì di casa incrociò il padre sulla porta, pronto anche lui per andare al lavoro. Si scambiarono un breve saluto.
Poi Giulio si incamminò verso la metropolitana.
Quando riemerse all’esterno della stazione, la piazza davanti a lui era già piena di movimento. Pochi passi più avanti si alzava l’edificio della società dove avrebbe iniziato a lavorare.
Non era un grattacielo, ma un grande palazzo moderno interamente rivestito di vetro.
Giulio attraversò la piazza ed entrò.
L’atrio era ampio e luminoso. Al centro dominava un grande banco reception in marmo chiaro.
«Buongiorno. Il suo nome? Chiese una receptionist»
«Sono Giulio. Ho un appuntamento con il dottor Brandinardi.»
La receptionist registrò il suo ingresso e gli consegnò un badge temporaneo.
«Settimo piano.»
Giulio ringraziò e si avviò verso gli ascensori.
Entrò nella cabina vuota e premette il pulsante 7.
Per qualche secondo rimase immobile. Poi notò lo specchio laterale. Si guardò.
Per un attimo ebbe la sensazione di osservare qualcuno che stava per entrare in una vita nuova.
Si impettì leggermente, raddrizzò la schiena e sistemò il bavero della giacca. Controllò la cravatta, perfettamente allineata.
Le porte si aprirono.
Settimo piano.
Giulio uscì.
Davanti a lui si apriva il grande open space della divisione. Il suono dell’ufficio lo colpì subito: telefoni, conversazioni a bassa voce, passi rapidi.
Si avvicinò al desk subito oltre la porta d’ingresso. Dietro la scrivania sedeva una segretaria sulla trentina.
Indossava un tailleur elegante con una gonna scura e una camicetta bianca dal tessuto leggero.
Quando Giulio si avvicinò, lei alzò lo sguardo dal computer.
«Buongiorno. Il suo nome?»
«Sono Giulio. Ho un appuntamento con il dottor Brandinardi.»
La segretaria prese il telefono.
«Buongiorno, direttore. È arrivato Giulio.»
Dopo qualche secondo riagganciò.
«Mi segua.»
Giulio la seguì lungo l’open space.
I suoi passi affondavano leggermente nella moquette, producendo un suono quasi ovattato. Nonostante il silenzio relativo, l’ambiente era tutt’altro che tranquillo. Intorno a lui si muoveva una specie di energia continua: persone che parlavano a bassa voce, telefoni che squillavano, qualcuno che attraversava rapidamente il corridoio con un laptop sotto il braccio.
Alla sua sinistra si apriva una lunga parete di vetrate. Da lì si vedeva Milano distendersi sotto il cielo chiaro del mattino: tetti, palazzi, traffico lontano. Per un attimo lo sguardo di Giulio si fermò su quel panorama.
Dall’altro lato, invece, c’erano le scrivanie. File ordinate di postazioni di lavoro, monitor accesi, fogli sparsi. Alcune persone sollevarono brevemente lo sguardo mentre passava, cercando di capire chi fosse il nuovo arrivato.
Giulio sentiva una leggera tensione nello stomaco.
Il suo sguardo, quasi senza volerlo, scese per un attimo verso i passi della segretaria che lo precedeva. Le gambe erano fasciate da collant neri eleganti e i tacchi scandivano il ritmo della camminata con un suono regolare sulla moquette.
Continuò a seguirla.
Dopo qualche metro la segretaria si fermò davanti a una porta di vetro satinato.
Bussò due volte.
Per un istante ci fu silenzio.
Poi dall’interno arrivò una voce profonda e ferma.
«Avanti.»
La segretaria aprì la porta e fece un piccolo passo di lato.
«Buongiorno, direttore. È arrivato Giulio.»
Poi si voltò verso di lui e gli rivolse un sorriso.
«Buona fortuna. E benvenuto. Io sono Vanessa. Per qualsiasi cosa, sono a tua disposizione.»
Giulio annuì leggermente.
Era la prima volta che avrebbe incontrato di persona il dottor Brandinardi, l’uomo che fino a quel momento aveva visto soltanto attraverso lo schermo di una videochiamata.
Fece un respiro.
Poi entrò nell’ufficio.
E in quel momento capì che la sua nuova vita stava davvero per cominciare.
La sua nuova vita era appena iniziata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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