trans
Il primo incontro
Maddytrvbs
22.05.2026 |
260 |
5
"La serata andò avanti così, tra eccitanti giochi orali, provai anch’io a leccarle il buchino, eccitante, ma immancabilmente finivo per riprendermi in bocca il suo bastone di carne..."
Secondo capitolo delle mie 'prime volte', ma prima di tutto lasciatemi ringraziare tutti quelli che mi hanno lasciato un commento o mandato un messaggio per farmi i complimenti sul primo racconto; non pensavo di avere un’anima da scrittrice!Vorrei anche fare una precisazione, visto il tono di qualche messaggio ricevuto; come non sono una mistress interessata a schiavetti o schiavette in adorazione dei miei piedi e/o tacchi, non sono nemmeno una sissy o aspirante tale, tantomeno esclusivamente passiva in attesa di essere farcita dal primo che passa.
Io inseguo il piacere mentale e fisico, senza l’uno, non ci può essere l’altro.
Per me prenderlo o darlo non ha importanza, lo considero solo un piacevole dettaglio per arrivare a godere come voglio io e ammetto di essere terribilmente egoista da questo punto di vista, come potrebbe confermare un’amica che mi diverto a far venire ALMENO un paio di volte, prima di ritenermi soddisfatta, non tanto perché raggiunge l’orgasmo dopo un paio di colpi, ma perchè mi diverte e mi da piacere farla godere e farla tornare a casa esausta, o un’altra che si definisce ‘frocetta passiva’, ma dalla quale amo farmi prendere in ogni posizione, senza aver mai ricambiato, non perchè non mi piaccia, tuttaltro! Semplicemente con lei mi diverto così.
Se scrivo prevalentemente dei momenti in cui rivesto il ruolo di passiva è perché sono attimi che esulano dalla mia vita di tutti i giorni e in quanto tali li ricordo con più nitidezza ed eccitazione.
Fine del lungo preambolo.
Dopo aver provato per la prima volta il piacere di salire su un paio di tacchi, passai mesi a fantasticare su un incontro con un’altra sorellina, ma era difficile passare dalla fantasia alla realtà, anche perché vedevo gli annunci corredati di foto e al loro confronto mi vedevo semplicemente un uomo vestito da donna che ancora usava la parrucca della sua amica, ma che non aveva mai nemmeno provato a truccarsi. Alla fine mi feci coraggio e saltai il confine tra immaginazione e realtà, fissai l’appuntamento con la mia compagna di giochi e attesi la sera con la stessa impazienza di un bambino che aspetta di scartare i regali sotto l’albero di Natale.
Mille domande nella testa, come mi sarei comportata? Mi avrebbe eccitato o sarei stata schifata? Non mi piacciono né gli uomini né le trans, come sarebbe stato con una sorellina?
Suonò il campanello, aprii la porta senza farmi vedere, ne vedere l’uomo che sarebbe entrato, rifugiandomi nel piccolo soggiorno dove ci saremmo viste; io ero già pronta, calze, perizoma, reggiseno, vestitino a rete, parrucca, mi rimaneva solo indossare i sandali mentre aspettavo che dal bagno uscisse la mia compagna di giochi. La sentii arrivare, annunciata dall’inconfondibile suono dei tacchi sul pavimento ed in pochi istanti mi si presentò davanti.
Ripensandoci oggi, non era bellissima; non era certo una modella, per i miei gusti il trucco eccessivamente pesante, ma la trovai bellissima, stranamente attraente ed eccitante.
Sapeva benissimo che quella era la mia prima volta, ero stata molto chiara su questo particolare; volevo provare, ero più che decisa, ma non ero assolutamente sicura che sarei riuscita ad andare oltre le presentazioni.
Si presentò, con molta gentilezza e comprensione, misurava ogni parola attenta a non esagerare per non farmi scappare, ma sorprendentemente per me, mi sentivo totalmente a mio agio in quei, pochi, abiti femminili davanti ad una sconosciuta.
Rotto il ghiaccio si fece più audace, si avvicinò e cominciò ad accarezzarmi le gambe, riempiendomi di mille complimenti per la mia pelle perfettamente liscia; timidamente mi chiese se potevo camminare, voleva vedere il mio sedere mentre sculettavo su quei tacchi, mi accarezzava ovunque, ma non ero ne imbarazzata ne intimorita, tutt'altro, mi lusingavano le sue attenzioni e senza nemmeno accorgermene, ero appoggiata al tavolo con le gambe leggermente divaricate, dandole così una piena visione del mio sedere.
Non era certo per ricevere altri complimenti, ma trovavo stranamente eccitante vedere come mi desiderasse e mi ‘divertiva’ alimentare quel desiderio, provocarla per farmi desiderare più di ogni altra cosa avesse mai desiderato.
Sembrava non aspettasse altro; si inginocchiò dietro di me cominciando a baciarmi le natiche, sentivo il suo respiro caldo sulla pelle mentre sussurrava parole incomprensibili, poi mi spostò il perizoma e cominciò a baciarmi il buchino…
Mai avrei potuto immaginare quanto grande fosse il piacere di quel tipo di attenzioni!
Fino a mezz’ora prima mi ero limitata a giocarci con un dito durante le ore davanti allo specchio, timidamente avevo provato anche il più piccolo dei dildi della mia amica, un piccolo vibratore dorato di plastica dura che lei usava per stuzzicare gli utenti durante i suoi show, immaginando cosa si provasse quando era un’altra persona a giocarci.
Quella sera invece, ero appoggiata coi gomiti sul tavolo, le gambe divaricate, le mani della mia compagna di giochi mi allargavano le natiche mentre la sua lingua danzava delicatamente sul mio ano; il mio respiro aumentò mentre mi sentivo assalire da vampate di calore, cominciai a gemere, le gambe stavano diventando molli, mi stesi col busto sul tavolo e con una desiderio mai provata prima, mi allargai ancora di più le natiche.
‘Ancora, non ti fermare, continua, ancora di più’, continuavo ad incitarla eccitata.
La lingua si concentrò sul buchino, persa in quel nuovo piacere mi godevo il suo inesorabile farsi strada attraverso l’ano, fino al momento in cui fui così rilassata e pronta, che la sentii dentro di me e cominciò un delicato dentro e fuori.
‘Sei aperta! Ti sei aperta!’, disse con eccitazione e stupore mentre mi accarezzava con un dito.
‘Non ti fermare, continua, lingua… dito… continua, non ti fermare’, balbettavo tra un gemito e l’altro.
Così fece, alternando la lingua al dito mentre cercavo di resistere all’impulso di lasciarmi andare e liberare quel urlo di piacere che trattenevo in gola.
‘È fantastico, ti allarghi sempre di più!’, continuava a ripetere mentre la incitavo ad andare avanti.
Il singolo dito ormai scivolava dentro senza problemi, sentirlo muoversi dentro di me era davvero travolgente, ma il brivido arrivò quando sentii appoggiarsi un secondo dito; ero vergine, il piccolo vibratore della mia amica non mi aveva ancora preparata ad accogliere due dita e sentire quel leggero fastidio dell’ano che si stira e finalmente si apre abbastanza per accogliere le sue dita, fece sì che l’urlo che da troppo tempo trattenevo, uscisse.
‘Ti ho fatto male?’, mi chiese preoccupata.
‘No! Vai avanti! Non ti fermare! Di Più! Tutto dentro! Di più!’, le risposi in preda al piacere.
Non ricordo per quanto tempo andò avanti, ricordo come se fosse ieri ogni emozione e sensazione provata, ma la cognizione del tempo non era una variabile di cui tenere conto, soprattutto la prima volta che qualcuna giocava dentro di me.
Le gambe tremavano, la gola bruciava, gemevo mentre le sue dita si muovevano dentro di me, mi sentivo… piena, ma non ancora ‘appagata’.
‘Di più, mettine un altro’, mormorai.
La mia amica ubbidì, di nuovo quel meraviglioso fastidio del mio ano che si stirava e finalmente accoglieva il tanto agognato terzo dito e di nuovo mi lasciai andare ad un urlo di piacere liberatorio.
Con tre dita dentro di me, finalmente mi sentivo sia piena che appagata.
‘Tesoro, sembri nata per accogliere cazzi nel culo’, mi sussurrava con una sorta di ammirazione mentre continuava a giocare dentro di me.
Quelle parole, che fino a qualche mese prima forse avrei considerato poco appropriate, in quel momento erano benzina sul fuoco del mio desiderio; da verginella inesperta a tre dita, soprattutto perché le dita della mia amica, non erano certo minute come quelle di una donna e soprattutto le nocche, ogni volta che scivolavano dentro di me, mi davano scariche di un piacere nuovo ed intenso che non volevo finisse.
Mi dette fastidio quando uscì, ero vuota e la cosa mi infastidiva non poco, non volevo sentirmi vuota, volevo che continuasse a giocare dentro di me, ma mi fece alzare e mi voltò.
‘Sei una golosona’, mi disse, forse notando una smorfia di disappunto sul mio viso.
Non mi diede tempo di rispondere, si inginocchiò di nuovo in mezzo alle mie gambe, ero così eccitata che che il perizoma non riusciva più a contenere il mio cazzo, che spuntava scappellato e fradicio dall’elastico; spostò il perizoma di lato e lo prese tutto in bocca, ma tanto ero eccitata che la dovetti scansare immediatamente.
Si rialzò, disse qualcosa, ma non capii nulla, non l’ascoltavo, in realtà mi stavo già inginocchiando, accarezzai il pacco sotto alla stoffa e liberai il suo arnese; non era ancora completamente eretto, scoprii il glande lacrimante e lo presi in bocca tenendole delicatamente con una mano le palle e accarezzando il sedere con l’altra.
Difficile esprimere a parole la sensazione di sentirlo indurire tra le mie labbra, sentire quel bastone di carne, ormai duro, scorrere dentro e fuori dalla mia bocca, leccarlo per tutta la sua lunghezza, passare la lingua sul glande, prendere in bocca le sue palle, gustandomi il sapore di quelle lacrime di eccitazione che ogni tanto mi regalava.
Sarei andata avanti per ore, credo, ma mi staccò, protestò dicendo che succhiavo più di un aspirapolvere, altra benzina sul fuoco del mio ego, in fondo era il primo pompino che facevo.
La serata andò avanti così, tra eccitanti giochi orali, provai anch’io a leccarle il buchino, eccitante, ma immancabilmente finivo per riprendermi in bocca il suo bastone di carne.
Volle farmi godere nella sua bocca, protestando abbastanza vivacemente per la quantità spropositata di sperma, disse.
Fu incredibile portarla all’orgasmo, non ci impiegò molto, era parecchio eccitata anche lei, ma non me la sentii di farmi godere in bocca; seduta sul divano, schizzò sulla mia pancia e sul mio cazzo, ancora barzotto e la cosa mi eccitò a tal punto da prenderlo in mano e masturbarmi davanti a lei, mentre ancora godeva.
Si rialzò, quasi a voler andare in bagno, la fermai e le ripresi in bocca quel bastone di carne con ancora una goccia di sperma che pendeva e che mi si attaccò al mento.
Quel nuovo gusto, sentire quella goccia attaccata al mento, la mia mano stringere il mio cazzo impiastricciato del suo sperma era pazzesco; mi sdraiai senza mollare quello che avevo in bocca e, come se mi avesse letto nel pensiero, lei si sdraiò sopra di me regalandomi il mio primo 69 da sorellina.
Le sue gambe in parte alla mia testa, il suo sedere divaricato da accarezzare, quello che fino a qualche istante prima era un discreto bastone di carne, ormai aveva perso vigore, penzolava sopra il mio viso, ma non m’importava, me lo prendevo in bocca più che potevo facendola mugolare ogni volta.
Le incrociai le gambe dietro la testa, quasi a tenerla bloccata in quella posizione, la sentii allargare il sedere infilare due dita nel mio buchino ed allargarlo, come se lo volesse offrire ad un immaginario terzo cazzo per farmi scopare in quella posizione; era troppo ed esplosi di nuovo nella sua bocca, ansimando come se stessi annegando e gemendo ad ogni goccia del mio sperma che le usciva dalla bocca colando dentro il mio buchino, ancora allargato dalle sue dita.
Non urlai questa volta, avrei voluto, ma la bocca piena del suo cazzo me li impedì; lei non riuscii più a godere, oggi penso che sia stato meglio così, perchè in quel momento, forse non sarei riuscita a resistere alla tentazione di provare a sentire il suo sperma schizzarmi in bocca.
Finì così la mia prima esperienza; la mia amica si era già cambiata ed era uscita di casa, io ero ancora seduta sul divano, nel naso l’odore pungente del mio sperma mescolato al suo che ancora mi imbrattava la pancia e che quasi mi dispiaceva pulire, continuavo a toccarmi l’ano; era appiccicoso, ma viscido al tempo stesso, sporco del mio sperma, morbido, anche se entravo con due o tre dita, non facevo nessuna fatica, forse un leggero fastidio quando entravo, ma era davvero stupendo giocare così con le mie viscere sporche del mio stesso sperma.
Infine mi rialzai, guardai l'orologio; nel giro di un paio d’ore, ero passata dall’essere un uomo con fantasie “omo” ad un’aspirante sorellina desiderosa di riprovare il prima possibile quell’esperienza.
Maddy
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il primo incontro:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
