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Prima volta sui tacchi


di Membro VIP di Annunci69.it Maddytrvbs
18.05.2026    |    2.457    |    12 9.9
"Provavo ogni tipo di posa che potesse mettere in evidenza ciò che più mi piaceva di quella figura nello specchio e ad ogni nuova posa, era una vampata di calore che mi sconvolgeva i sensi..."
Spesso mi chiedono come e quando ho cominciato ad essere Maddy, come è nata la mia passione per calze e tacchi e com’è stata la mia ‘prima volta’; visto che giugno si avvicina e con lui il mio decimo compleanno sui tacchi, ho pensato di mettere nero su bianco una serie di ‘prime volte’.
Era il 2015, frequentavo una ragazza che per lavoro si esibiva in una videochat erotica e non si faceva problemi a girare per casa in abiti da ‘lavoro’ anche con me presente; non sto a spiegare i mille motivi per i quali non abbiamo mai avuto un rapporto che andasse oltre la semplice amicizia, io avevo la mia vita, frequentavo altre ragazze con cui facevo del sano sesso e lei aveva la sua, frequentava i suoi amici con i quali, presumo, ogni tanto facesse sesso.
Era davvero bella, alta più o meno come me, 1,75mt, anche fisicamente non ci discostiamo molto come costituzione, praticamente lo stesso numero di piede; al tempo ovviamente questa cosa era oggetto di prese in giro da parte sua, in fondo ero un uomo che fisicamente era simile a lei, non ero certo il classico maschio palestrato e più d'una volta, nel nostro prenderci in giro a vicenda, le avevo detto che in realtà, se mai avessi provato a vestirmi da donna, sarei stata sicuramente più figa di lei, perchè avevo i piedi più longilinei, mentre i suoi erano a papera, senza contare che il mio sedere era più tondo del suo.
Probabilmente furono questi momenti goliardici tra di noi che mi fecero scattare la curiosità di provare, unita alla profonda ammirazione che provavo per la sua figura, una ragazza alta, totalmente depilata, in intimo sexy piuttosto che abiti succinti, autoreggenti e sandali con tacco a spillo di minimo 12cm.
Era giugno, lei era andata dai genitori per una settimana ed io, tornando dal lavoro, passavo a dare da mangiare ai suoi due gatti, quel giorno però non riuscivo a trovarne uno, un po’ preoccupata, magari avevo lasciato la porta di casa socchiusa ed era scappato, cominciai a cercarlo in tutta casa, per ultima la camera da letto.
Eccolo il fuggitivo, bello tranquillo appollaiato sulla poltrona e sotto di lui un vestitino a rete azzurro, un perizoma e delle autoreggenti; la mia amica era figa, ma di sicuro l’essere ordinata non era una delle sua qualità.
Fu esattamente in quel momento che mi scattò la molla, perchè non provare le sue calze?
Tolte scarpe, calzini, jeans e boxer presi quel paio di autoreggenti, nere velate, 20 denari con balza alta comprati insieme la settimana prima da Calzedonia.
Non era certo la prima volta che tenevo in mano un paio di calze da donna, ma… era una nuova emozione, stranissima, mi sentivo quasi ‘fremere’, era giugno, ma il caldo che sentivo alla bocca dello stomaco facendole frusciare tra le mia dita, non era certo dovuto al clima estivo.
Quasi con religiosa riverenza cominciai ad arrotolare la prima calza in mano, misi dentro la punta del piede e cominciai a tirarla su, fino al momento in cui sistemai la balza sulla coscia.
Ripetei il gesto con la seconda gamba, mentre le vampate di calore alla bocca dello stomaco aumentavano sempre di più ed infine, sistemata anche questa balza, feci qualche passo assaporando il suono del leggero fruscio di quando facevo sfregare le coscie, mi voltai e mi guardai allo specchio.
Orrore!!!
Quello che vedevo era uno spettacolo orribile!
Il velato delle calze non copriva assolutamente i peli, ma era innegabile che quel piccolo rituale mi avesse eccitata a tal punto che dal boschetto in mezzo alle gambe, spuntasse il mio cazzo eretto e bagnato; per quanto abbastanza disgustata da quell’immagine, chiusi gli occhi, mi sedetti sulla poltrona, incrociai le gambe strusciandole delicatamente tra di loro e mi masturbai godendo di quella nuova sensazione fino a venire copiosamente sul pavimento.
Mentre pulivo e sistemavo tutto, mi ripromisi di rifarlo il giorno dopo, ma facendomi trovare ‘pronta’ per la calza velata, così prima di rientrare a casa, mi fermai a comprare la crema depilatoria.
Il giorno dopo, uscita dal lavoro, tornai a casa e mi depilai completamente; a parte i capelli, le ciglie e le sopracciglia, non avevo nessun pelo sul corpo e vedermi così, nuda e totalmente liscia, allo specchio, di nuovo mi eccitò come un’adolescente in piena tempesta ormonale.
Rivestita in fretta e furia, mi diressi a casa della mia amica in preda ad un’eccitazione assurda, sistemati i gatti mi chiusi in camera sua e di nuovo il rituale delle calze.
Lo ricordo come se fosse ieri, le vampate di calore che partivano dalla bocca dello stomaco, il respiro sempre più affannoso mentre mi sistemavo il pizzo della balza, quei pochi passi fatti per sentire di nuovo il piacere delle gambe avvolte nel nylon mentre le cosce sfregano.
Sulla poltrona c’era ancora quel completo di pizzo nero, perizoma e reggiseno… il reggiseno fu semplice indossarlo, ma il perizoma fu abbastanza complicato, non è certo fatto per contenere un pene in piena erezione, ma che sensazione travolgente che dava quel sottile lembo di stoffa che si intrufolava tra le natiche e che premeva sul mio buchino!
Aprii il suo armadio, mi ricordavo che una volta mi disse di aver dovuto prendere una parrucca con capelli lunghi, mossi e neri, per un gioco di ruolo, la presi e andai in bagno a sistemarmi, non volevo ancora vedermi a figura intera.
Tornata in camera vidi la scarpiera, non esitai un secondo, la aprii e presi quel paio di sandali che mi erano sempre piaciuti, un tacco a spillo da 14cm con plateau; li indossai, mi stavano alla perfezione e provai ad alzarmi in piedi.
Definire precario l’equilibrio è un eufemismo, barcollavo peggio di un’ubriaca, ma riuscii ad arrivare davanti allo specchio e fu uno shock.
Mi innamorai, letteralmente mi innamorai di quella figura totalmente depilata, slanciata in intimo di pizzo nero autoreggenti e tacchi a spillo dai lunghi capelli neri riflessa dallo specchio; mi eccitavano le sue gambe affusolate avvolte nelle calze, mi girai e trovai irresistibile quel sedere tondo e sodo impreziosito dal triangolino in pizzo che spuntava poco sopra le natiche, si divideva in due strisce sottili di stoffa che giravano sui fianchi e si ricongiungevano davanti in un triangolo in pizzo dal quale spuntava un pene dal glande scoperto e bagnato.
Continuavo ad ammirare quella persona nello specchio, sarò ripetitiva, ma amavo ogni singolo dettaglio di quella figura, mi sentivo una piccola feticista, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo dalle mie gambe e dai piedi; adoravo e adoro ancora oggi, la linea del mio piede in un sandalo, vedere le dita nella calza, la pianta che si alza fino al tallone arrampicato sul tacco, mi eccita.
Provavo ogni tipo di posa che potesse mettere in evidenza ciò che più mi piaceva di quella figura nello specchio e ad ogni nuova posa, era una vampata di calore che mi sconvolgeva i sensi.
Mi sentivo accaldata, poco alla volta esploravo quel nuovo corpo, mi accarezzavo le gambe per godere del piacere del nylon sotto le dita, il sedere liscio come il velluto, mi massaggiavo tra le gambe, sfiorando appena il cazzo sempre più bagnato.
Non mi sentivo femmina, ma impazzivo di desiderio per quella figura femminile ancora in fase embrionale, priva di trucco e di qualsiasi cosa a cui adesso non posso fare a meno, come lo smalto rosso su piedi e mani, il rossetto e un minimo di trucco sugli occhi.
Immersa nell’esplorazione di quella figura che tanto mi eccitava, avevo totalmente perso la cognizione del tempo e solo la luce che ormai calava mi fece tornare un po’ con i piedi per terra.
‘Sei davvero figa, Maddy’, dissi con orgoglio ed eccitazione, coniando in quel preciso momento quello che è da sempre il mio nome.
Liberai il cazzo spostando il perizoma di lato, una grossa goccia trasparente stava colando lentamente dalla punta, passai due dita sul glande, era viscido, bagnato, le portai sulle labbra e le leccai, gustandomi per la prima volta il mio sapore.
I fremiti aumentarono nel momento in cui mi venne spontaneo chiedermi se anche quello di un’altra sorellina avesse avuto lo stesso sapore o magari c’erano differenze, nella mano destra stringevo il cazzo, lo sentivo pulsare, mi sdraiai, allargai le gambe e con la mano sinistra cercai istintivamente il buchino.
Era liscio, chiuso e stretto, ma lo sentivo contrarsi ad ogni pulsazione del pene; raccolsi un po’ di saliva col dito medio e cominciai a massaggiarmi delicatamente fino a quando non entrai.
Non nego che già in passato avevo provato a masturbarmi introducendo un dito nel sedere, ma quella sera fu una cosa totalmente nuova e illuminante.
Mi persi nelle mie fantasie, appena salita sui tacchi, già mi immaginavo inginocchiata davanti ad una sorellina mentre le scoprivo il pene duro e glielo prendevo in bocca, mi immaginavo sdraiata in un letto in un 69, provavo ad immaginare cosa significasse sentirsi penetrata e alla fine venni in uno degli orgasmi più intensi che abbia mai avuto, sentivo degli schizzi caldi che mi cadevano sulla pancia e mi eccitava da morire questa sensazione e non mi fermai.
Il mio buchino mi stava dando un piacere nuovo, sentirlo contrarre attorno al dito mentre godevo, era… travolgente e non volevo rinunciarci; non ricordo per quanto tempo andai avanti a masturbarmi, ma quando smisi ero totalmente stravolta, boccheggiavo e avevo la gola secca, lo sperma mi solleticava i fianchi colando lentamente mentre nella mano destra ormai era rimasto poco o nulla dell’erezione di qualche minuto prima, ricordo bene però la sensazione quasi sgradevole di togliere il dito.
Era solo un dito, ma averlo levato mi faceva sentire ‘vuota’, però mi accontentai, per quella sera era già stato bellissimo così e in fondo la mia amica sarebbe stata fuori casa ancora tre giorni, avevo ancora un po’ di tempo per provare nuove cose, compreso il piccolo dildo che usava ogni tanto come ‘aperitivo’ per i suoi show in cam.
Dieci anni ormai sono passati dal mio battesimo, la mia amica non la vedo e non la sento più da diversi anni e ovviamente non uso più la sua roba, ma piano piano, sono riuscita a farmi un piccolo guardaroba tutto mio, che durante un periodo di pausa ho buttato via per poi ricominciare da capo, dal dito sono passata ad un dildo piccolo piccolo, per poi aumentarne la misura, fino ad un rapporto completo con una sorellina, ad un rapporto a tre, ogni tanto mi diverto anche con due dildi insieme, ma la cosa che ancora più mi piace di essere Maddy, è l’eccitazione che provo quando mi vedo nello specchio, la stessa di quella prima volta.
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