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L'Incontro e la Scoperta


di Vizibollenti
03.05.2026    |    2.853    |    8 9.6
"Sentii il suo membro pulsare contro le mie pareti interne e poi un’ondata di calore liquido e denso che mi allagò le viscere..."
Il ghiaccio nel mio bicchiere si era sciolto da un pezzo, ma io continuavo a farlo ruotare, troppo nervoso per bere davvero. Intorno a noi, il brusio del locale sembrava un rumore di fondo distante. Elena era seduta di fronte a me, una gamba accavallata che dondolava appena. Indossava un tubino di seta scura che accarezzava i suoi fianchi morbidi e maturi, ma il mio sguardo finì per scivolare più in basso.
Portava dei sandali neri con un tacco a spillo vertiginoso che tendeva i muscoli del polpaccio. Non riuscivo a staccare gli occhi dalla curva del suo collo del piede, nuda e vellutata, che emergeva dai listini sottili. Quella vista, così elegante eppure così carica di una promessa carnale, mi fece seccare la gola.
«Sei silenzioso, Marco» disse lei, con un mezzo sorriso che le illuminava gli occhi. «A cosa pensi?»
«A quanto sei bella,» risposi, con una sincerità che mi sorprese. «E a quanto mi sento fuori posto. È la prima volta che non so cosa dire.»
Lei allungò una mano sul tavolo, sfiorandomi le dita. «Non servono grandi discorsi. Mi piace come mi guardi.» Si sporse in avanti, abbassando la voce. «Ti andrebbe di andare via? Casa mia è vicina.»

Appena varcata la soglia, Elena mi spinse con dolcezza contro la porta chiusa. «Fidati di me» sussurrò.
Iniziò a baciarmi il collo mentre le sue mani scivolavano sotto la mia maglietta, svestendomi con calma e baciando ogni nuovo lembo di pelle che esponevo. Poi fece scivolare giù la zip del suo vestito.
Vederla svestirsi fu un colpo al cuore. Quando slacciò il reggiseno, apparve un seno alto e sodo, dalle forme così impeccabili e simmetriche da tradire chiaramente la mano della chirurgia estetica. La pelle era tesa e liscia, coronata da capezzoli piccoli, rosa e perfetti, che sembravano disegnati tanto erano proporzionati a quella rotondità artificiale ma magnifica.
Aiutai a sfilarle l'ultima parte di seta e vederla lì, davanti a me, fu come assistere a un’alba. Non c’era nulla di "sbagliato"; c’era solo una bellezza complessa, fatta di contrasti meravigliosi tra la grazia di quel corpo femminile e la sorpresa del suo membro turgido e fiero. La mia timidezza evaporò, sostituita da una curiosità famelica.

Elena si stese sul letto, le braccia abbandonate sopra la testa. Mi inginocchiai tra le sue gambe, sentendo il cuore battere contro le costole. Iniziai a baciarle l'interno delle cosce, risalendo con lentezza.
Quando la mia bocca trovò il suo sesso, lei ebbe un sussulto profondo. Assaggiai il suo sapore intenso, un mix salino e dolciastro che mi inebriò, e usai la lingua con una pressione piatta e costante. Elena intrecciò le dita nei miei capelli, guidando la mia testa, spingendo il proprio membro contro il mio viso. «Sì... Marco, proprio così...» mormorò inarcando la schiena.
Risalii con il corpo, volendo sentirla tutta contro di me. Elena mi aiutò a indossare il preservativo, poi mi posizionai sopra di lei e affondai lentamente. Iniziai a muovermi con spinte lunghe e profonde, godendomi il suono umido e ritmico dei nostri sessi che si scontravano. Vedevo Elena sotto di me, con quel seno perfetto e quei capezzoli così piccoli che sembravano gemme sulla pelle; sentivo il suo respiro farsi sempre più corto e l’eccitazione salire, mentre lei guidava il proprio membro con la mano.
All'improvviso Elena inarcò la schiena e urlò il mio nome, esplodendo in un orgasmo violento e stringendo le gambe attorno alla mia schiena. Il suo sperma schizzò abbondante, imbrattandole la pancia e arrivando con qualche goccia calda fin sulla rotondità di quei seni perfetti. Mi fermai un istante, incantato da quella visione, poi mi chinai e, con una timidezza che la fece sorridere, passai la punta della lingua su quelle gocce candide, assaggiandole mentre continuavo a baciarle la pelle vellutata.

Dopo qualche istante, Elena si scostò con un sorriso complice. «Ora tocca a me prendermi cura di te,» sussurrò. Si portò tra le mie gambe e la sua bocca mi accolse con una suzione intensa che mi portò subito al limite.
Ma Elena non aveva ancora finito. Prese del lubrificante e si mise a cavalcioni su di me, dandomi la schiena. Mi incantai a guardare la curva delle sue natiche mentre lei usava le dita per prepararmi. Mentre lei lavorava su di me, io mi allungai in avanti e presi di nuovo tra le labbra il suo cazzo. Volevo sentirla ancora. Assaporai di nuovo il gusto intenso dello sperma di lei, rimasto sul glande dopo il primo orgasmo; un sapore che mi eccitò fino a farmi tremare.
Quando fu soddisfatta della mia reazione, Elena si girò e si distese sopra di me, posizionandosi alla missionaria. Mi guardò dritto negli occhi e guidò il proprio membro contro la mia apertura. Ebbi un sussulto violento mentre lei spingeva per entrare del tutto: sentii la mia pelle tendersi al limite, un’invasione calda che mi toglieva il respiro. Potevo percepire distintamente la sagoma della sua verga che distendeva ogni muscolo interno, finché non arrivò alla base, regalandomi una pienezza mai provata.
Elena iniziò a spingere con affondi lenti e profondi. Ad ogni affondo, contraeva con forza i muscoli del basso ventre per irrigidire ancora di più il suo membro dentro di me; la sentivo diventare quasi d'acciaio, espandersi in modo prepotente fino al limite estremo della mia capienza proprio quando raggiungeva il fondo. Mentre lei mi riempiva, una consapevolezza bruciante mi attraversò la mente: stavo infrangendo ogni regola che conoscevo eppure non mi ero mai sentito così vivo.
Si chinò su di me, sfiorando il mio orecchio con le labbra. «Lo senti, Marco? Lo senti il mio cazzo dentro di te?» mi sussurrò con una voce che era una carezza calda. «Ti piace, vero?»
«Sì...» risposi timidamente, quasi un soffio, mentre affondavo le unghie nelle sue braccia.
«Guardami, allora,» disse lei, intrecciando le mie mani alle sue sopra la mia testa. Sollevai la testa, vedendo il suo sguardo predatore ma colmo di luce. Vederla godere mentre mi possedeva così, guardandoci negli occhi, spazzò via ogni residuo di vergogna.
Mentre continuava a penetrarmi, Elena avvolse il mio pene con la mano stimolandolo con ritmo, creando un doppio stimolo, interno ed esterno, che mi fece vedere le stelle. Con un grido soffocato, venni con un getto potente e improvviso che colpì entrambi: il mio seme schizzò sul mio petto, sul suo ventre e risalì fin sul suo viso, bagnandole una guancia e l'angolo della bocca.
Nello stesso istante, Elena si irrigidì sopra di me. Sentii il suo membro pulsare contro le mie pareti interne e poi un’ondata di calore liquido e denso che mi allagò le viscere. Fu una sensazione di invasione totale; mi sentivo marchiato dal suo seme caldo che mi riempiva, un peso dolce e proibito.
Mentre lei restava ancora dentro di me dopo l'orgasmo, immobile e pesante, sentivo il calore del suo seme che mi allagava internamente. Quella massa calda e fluida rendeva la mia prostata iper-sensibile, quasi elettrica; ogni minimo sussulto del suo corpo o la semplice pulsazione del suo membro che iniziava a rilassarsi provocava dentro di me delle contrazioni spasmodiche e involontarie. Era un piacere residuo, sordo e profondo, che prolungava l'estasi ben oltre il momento del culmine, facendomi tremare le gambe mentre cercavo di trattenere tutto quel calore dentro di me.
Quando finalmente lei si sfilò per collassare al mio fianco, emisi un gemito per il senso di vuoto. Restai immobile, percependo distintamente il mix denso dei nostri umori che iniziava a colare fuori, mentre la mia prostata, resa iper-sensibile da quel calore, continuava a mandarmi spasmi elettrici involontari ad ogni minimo sussulto.
Elena restò immobile per un istante, poi si sollevò leggermente sui gomiti. Vedendomi fissare il suo ventre imbrattato dal mio sperma, sorrise maliziosa. Prese la mia mano e la guidò sulla sua pancia, raccogliendo con le mie dita quella sostanza appiccicosa, per poi spingermele contro le labbra.
«Ho visto che ti piace il mio...» sussurrò guardandomi dritto negli occhi, «forse ti piace anche il tuo...»
Aprii la bocca per leccare le mie stesse dita, assaporando il gusto acre del mio piacere unito al calore della sua pelle. Poi lei mi guardò con una dolcezza infinita, passò un dito sulla propria guancia raccogliendo l'ultima traccia di seme e lo portò alla bocca, ripulendolo con la punta della lingua.
«È stato bellissimo... mi hai regalato tutto te stesso senza riserve, Marco.»

«Marco...» sussurrò lei dopo un tempo indefinito, la voce roca. Si sdraiò accanto a me, tirando su il lenzuolo. Sentivo la sua pelle nuda contro la mia e una pulsazione sorda tra le mie natiche che mi ricordava, insieme al calore che ancora sentivo dentro, ogni secondo di quello che era appena successo. Mentre cercavo di riprendere fiato, sentii qualcosa di liscio e sapiente sfiorarmi il sesso tra le cosce. Erano i piedi nudi di Elena. Sotto la coperta, iniziò a stimolarmi usando la curva dell'arco plantare e le dita; anche senza i tacchi vertiginosi che mi avevano incantato al bar, i suoi piedi nudi si muovevano con la stessa identica malizia elettrizzante che mi aveva stregato poche ore prima. «Ti sei già ripreso?» mi chiese a bassa voce, baciandomi la tempia. Annuì piano, mentre il mio corpo rispondeva già a quel nuovo tocco. Tutto il peso che mi portavo dietro era scivolato via. Per la prima volta, stavo finalmente respirando.
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