trans
Sara al cinema Porno
Bolognavoglia
20.05.2026 |
4.022 |
9
"«Dentro… tutto dentro! Sborrami nel culo, ti prego!»
Marco diede ancora qualche colpo bestiale, poi spinse fino in fondo e venne con un rantolo profondo..."
L’odore di muffa, popcorn stantii e sperma secco impregnava l’aria del cinema porno di periferia. Era quasi mezzanotte e la sala era mezza vuota: solo qualche sagoma solitaria che si toccava al buio. Marco, cinquantadue anni, pancia prominente ma ancora forte, sedeva in ultima fila con il cazzo già mezzo duro nei pantaloni. Guardava senza interesse due lesbiche sullo schermo quando una figura esile scivolò nella fila davanti a lui.Era giovane, forse ventidue anni. Capelli neri lisci fino alle spalle, trucco pesante: rossetto rosso acceso, occhi bistrati. Indossava una minigonna di pelle nera che copriva appena il culo, calze a rete e una canotta aderente che lasciava intravedere due piccoli seni finti. Un travestito. Un bel travestito.
Si sedette due posti più in là, accavallò le gambe e iniziò a far oscillare il piede. Marco lo fissava. Dopo qualche minuto il ragazzo si voltò, sorrise malizioso e sussurrò:
«Ti piace quello che vedi, nonno?»
Marco non rispose con le parole. Si aprì la patta, tirò fuori il suo cazzo spesso e già bagnato di pre-eiaculato, e cominciò a segarlo lentamente. Il travestito si morse il labbro.
«Cazzo… è grosso» mormorò. Si alzò, fece due passi e si inginocchiò tra le gambe di Marco senza chiedere permesso.
«Mi chiamo Sara» disse, guardandolo dal basso con quegli occhi da troia. «E tu sei venuto qui per farti succhiare da una puttana come me, vero?»
Marco gli afferrò la nuca. «Succhiamelo, Sara. E fai sul serio.»
Sara aprì la bocca e se lo infilò dentro fino in gola in un colpo solo. Il suono bagnato e osceno riempì la fila. Succhiava con fame, facendo roteare la lingua intorno alla cappella, sbavando copiosamente sul cazzo maturo.
«Mmmh… che bel cazzo da vecchio… sa di maschio vero» biascicò tra una succhiata e l’altra, mentre con una mano si toccava il cazzetto duro sotto la minigonna.
Marco gli spinse la testa più giù, scopandole la gola senza pietà. «Brava troia… prendilo tutto. Ingoia quel cazzo.»
Dopo qualche minuto la tirò su per i capelli. «Girati. Voglio vedere quel culo.»
Sara si alzò, si voltò e si chinò in avanti, appoggiando le mani sul sedile davanti. Sollevò la minigonna: niente mutande, solo un plug anale rosa che luccicava. Marco lo sfilò con uno schiocco e lo buttò per terra.
«Hai già il buco bagnato, eh?» ringhiò.
«Mi sono preparato prima di venire… volevo un cazzo vero stasera» rispose Sara, spingendo indietro il culo.
Marco sputò sulla cappella e spinse. Il grosso glande entrò con forza, allargando il buco stretto del ragazzo. Sara gemette forte, aggrappandosi allo schienale.
«Ahhh cazzo… è enorme… spaccami, dai!»
Marco gli afferrò i fianchi e affondò fino alle palle in un’unica spinta brutale. Cominciò a fotterlo con colpi pesanti, violenti, facendo sbattere i loro corpi. Il suono di palle contro culo riempiva la sala insieme ai gemiti di Sara.
«Ti piace farti inculare come una puttana in mezzo a tutti, vero?» grugnì Marco, schiaffeggiandole il culo.
«Sì… sì! Sono la tua troia… sbattimi più forte! Rompimi il culo!» urlò Sara, la voce rotta dal piacere.
Marco accelerò, pompando come un animale. Le afferrò i capelli e le tirò la testa indietro, scopandola selvaggiamente. Il plug rotolava per terra, dimenticato.
«Voglio riempirti di sborra» ringhiò.
«Dentro… tutto dentro! Sborrami nel culo, ti prego!»
Marco diede ancora qualche colpo bestiale, poi spinse fino in fondo e venne con un rantolo profondo. Fiotti densi e caldi schizzarono nel retto di Sara, che tremava e si toccava il cazzetto venendo a sua volta, sporcando il pavimento tra i sedili.
Rimasero così qualche secondo, ansimanti. Marco tirò fuori il cazzo ancora mezzo duro, sporco di sborra e lubrificante. Sara si girò, si inginocchiò e lo pulì con la lingua, guardandolo negli occhi.
«Grazie per la sborra, nonno… ne vuoi ancora? Ho tutta la notte.»
Marco sorrise, le accarezzò la guancia sporca di trucco sbavato.
«Alzati. Andiamo nei bagni. Voglio scoparti ancora… stavolta voglio sentirti urlare mentre ti riempio per la seconda volta.»
Sara si leccò le labbra.
«Andiamo. Sono tutta tua.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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