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La mia prima esperienza di mano


di Membro VIP di Annunci69.it lovebuttplug
22.12.2025    |    269    |    8 8.7
"Ero talmente larga e piena di lubrificante che ormai mi sentivo il perfetto oggetto del suo desiderio..."
Era metà novembre quando pubblicai un last minute. Avevo dentro di me la voglia di mettermi nelle mani di un vero uomo, di passare con lui dei bei momenti e di trasformarmi nella sua femmina. Il giorno precedente avevo già tentato la fortuna pubblicando un last, ma era stato un vero disastro: quasi 800 letture, zero proposte. Quella sera, pur di sentirmi desiderata, posseduta e un po' troia da qualche maschio, mi ero dovuta accontentare di un giro in un noto cinema porno del Veneto.
Sono cosciente che la mia figura femminile sia ormai in declino a causa dell’età, e so bene che sul sito Annunci69 ci sono molte mie simili più giovani, con fisici da far invidia a tante donne biologiche. Non per questo, però, mi reputo da buttare via. Così, l’indomani mattina ripubblicai speranzosa un nuovo annuncio.
Quel giorno l'attesa fu breve. Mi vidi recapitare un messaggio: "Ti ospito solo se vieni adesso". Erano circa le 8:30 del mattino, ma avevo una commissione importante a cui non potevo proprio rinunciare. Risposi che sarei stata disponibile, ma non prima delle 10:00. Pensai tra me e me: "Occasione persa".
Il tizio invece replicò: "Fattibile". Nella chat aggiunse subito: "Mi piacciono i culi molto larghi" e "Se non è largo lo allargo io, visto che cerchi un dominante". Capii da quelle poche parole che il mio interlocutore era una persona decisa, non uno dei tanti inconcludenti registrati sul sito. Piena di desiderio, gli risposi: "Appena mi libero ti ricontatto".
Alle 10:30 gli inviai un messaggio, temendo un "Mi dispiace, è tardi". Invece rispose: "Brava, vieni a servirmi". Lì ebbi la conferma che non era il classico cazzaro, ma un uomo che sapeva esattamente ciò che voleva. Nella breve chat che seguì, quando ormai gli avevo dato la mia parola, mi confidò di essere anche un fister. Gli risposi scherzando: "Spero che non ci sia solo il braccio e che non sia solo una sveltina". La sua replica fu secca: "Tu spera, e non sarà una sveltina".
Molti uomini non si rendono conto del tempo che una trav deve dedicare per prepararsi a un incontro. Radersi, depilarsi, fare la pulizia interna (e purtroppo a volte capita qualche sgradevole imprevisto), portarsi dietro il trolley con i vestiti, i trucchi, le parrucche, le scarpe. Al maschio basta abbassare la zip dei pantaloni ed è pronto. Io odio le sveltine. Una trav si fa in quattro: fa il possibile per piacere al partner, ma anche per piacere a se stessa. Capita purtroppo di incontrare uomini che, finita la preparazione, si fanno succhiare il cazzo, godono dopo pochissimo e ti lasciano a bocca asciutta.
Il tipo, senza troppi giri di parole, mi diede il suo indirizzo. Arrivata sotto casa sua lo avvisai. Mi rispose: "Scendo". Arrivò un uomo distinto, ben vestito, che mi squadrò da capo a piedi. Pensai subito: "Ora mi caccia". Invece aprì il portone e mi fece entrare nell'atrio. Chiamò l'ascensore e, mentre salivamo, iniziò a palparmi senza dire una parola. Rimasi immobile, in silenzio.
Arrivati al piano mi fece entrare nell'appartamento e mi indicò il bagno. Era una casa elegante, pulita, in ordine e priva di cattivi odori. Una volta pronta e truccata, mi incamminai verso il grande salotto dove lui mi stava aspettando, ancora vestito, sdraiato sul divano. Davanti al sofà c'era un poggiapiedi. Feci per sedermi accanto a lui, ma senza la minima esitazione mi ordinò di inginocchiarmi su quel pouf. Era abbastanza largo da appoggiare comodamente le ginocchia e alto circa 25 centimetri.
Assecondai la sua richiesta e mi ritrovai con i gomiti sul pavimento e le ginocchia sollevate, mettendo totalmente in mostra il mio sesso. Pensavo a un incontro più tradizionale, ma mi sbagliavo: mi ordinò di poggiare il viso a terra e di divaricare le natiche con le mani. Ero totalmente in balia di lui.
Iniziò una sessione lenta e inarrestabile. Sentivo le sue dita dentro di me, mentre l'altra mano mi massaggiava la zona delle ovaie e il clitoride, che in quel momento grondava umori. Mi porse le sue dita piene dei miei liquidi e io le leccai avidamente. Fu un massaggio prolungato, durante il quale ogni tanto mi invitava a spingere indietro contro la sua mano. Dalla posizione in cui mi trovavo riuscivo a vederlo inginocchiato dietro di me. Iniziò a spogliarsi e, rimasto nudo, vidi il suo membro erigersi.
Dopo un po' mi chiese: "Lo vuoi?". Ingenuamente, vedendo la sua erezione, pensai volesse possedermi. Risposi di sì. Di colpo, infilò l'intera mano dentro di me.
Inizialmente rimasi senza fiato e senza parole. Fortunatamente i massaggi precedenti mi avevano rilassata e l'inserimento non fu affatto doloroso; anzi, provai una sensazione di pienezza indescrivibile. Sentivo la sua mano farsi strada nelle mie viscere. Ruotava, stantuffava, poi estraeva l'arto per poi farlo rientrare a pugno chiuso senza alcuna resistenza. In quel momento capii di avere il culo largo proprio come piaceva a lui.
Sentivo che voleva spingersi sempre più in profondità, ma le mie viscere opponevano resistenza. Ad un certo punto, sempre con la mano dentro di me, mi ordinò di alzarmi e di camminare. Camminare sui tacchi in quelle condizioni mi faceva sentire sempre più piena a ogni passo. Arrivata alla porta d'ingresso, mi guardai nello specchio: vedevo che metà del suo avambraccio era sparita dentro di me. Era una sensazione da far girare la testa.
Avevo il cuore a mille e il fiato corto quando, all'improvviso, avvertii un forte disagio che sfumava nel dolore. Con la mano stava cercando di superare il secondo anello che dà accesso al colon. Lì il fister capì che doveva desistere: estrasse il braccio e mi ordinò di rimettermi in ginocchio per scoparmi. Ero talmente larga e piena di lubrificante che ormai mi sentivo il perfetto oggetto del suo desiderio.
Alla fine mi fece sdraiare a terra e, rimanendo in piedi, mi scaricò la sua sborra calda sul petto. Rimasi sul pavimento, inerme e coperta di sperma. Dopo essermi ripresa da quel turbinio di sensazioni, andai in bagno a ricompormi e a rivestirmi.
Al momento dei saluti mi disse: "Se vuoi essere trattata ancora così, sai dove venire".
Ora so dove andare.
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