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La mia prima volta (storia vera)
06.05.2026 |
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"Sentivo i suoi gemiti di piacere, mentre con l'altra mano continuava a forzare il mio buchetto ormai più rilassato e accogliente..."
Era una domenica di giugno di un'estate infuocata.Quella domenica, tranne me e Matteo, tutti gli altri amici della mia comitiva erano impegnati con lavori stagionali sui lidi balneari, i ristoranti della zona e i vari parcheggi privati.
Io ero l'unico che non lavorava, avevo appena compiuto diciannove anni e da poco frequentavo l'università.
Matteo, invece, faceva il meccanico e quindi la domenica era completamente libero anche perché non aveva una ragazza fissa.
Decidemmo quindi di andare al mare, ma le spiagge del mio paese erano come al solito affollatissime prese d'assalto soprattutto da persone provenienti dall'intera provincia.
Quindi io e Matteo optammo di andare su una scogliera a ridosso di un monte.
Un posto molto poco conosciuto ai più, praticamente sempre deserto, in quanto il percorso per raggiungerlo era veramente poco agevole, soprattutto se ti addentravi per alcune centinaia di metri.
Infatti, durante la camminata, solo all'inizio del percorso trovammo una coppia intenta a rilassarsi al sole.
Lui, un maschio sui 40, come pochi ne ho visti in vita mia.
Un vero stallone muscoloso, rasato, completamente depilato, con un costumino aderente che lasciava facilmente immaginare le dimensioni del suo attrezzo.
Non nascondo che quel maschio mastodontico fu al centro dei miei pensieri erotici per molto e molto tempo dopo.
Era una massa di muscoli, imponente. Sicuramente doveva essere un bodybuilder o un lottatore.
Insomma, uno di quelli che passano 24 ore al giorno ad allenarsi con i pesi.
Lei invece, una ragazza più giovane niente male che, come una vera geisha, stava spalmando una crema su tutto il corpo del suo uomo.
Quasi lo venerava, era evidente che era completamente presa dal suo maschio.
Massaggiava ogni centimetro del suo corpo, e faceva bene perché lui veramente meritava.
Lasciammo i due in intimità e io e Matteo continuammo a camminare senza incontrare più nessuno e dopo alcuni minuti trovammo finalmente un grande scoglio, completamente piatto, dove poter stendere comodamente i nostri teli.
Ci spogliammo e, poiché molto accaldati e sudati, ci tuffammo subito in acqua.
L'acqua era stupenda, ma Matteo dopo un po' risalì e si distese a prendere il sole.
Era fissato per l'abbronzatura.
Io lo seguii di lì a poco e mi distesi sul mio telo accanto a lui.
Eravamo praticamente attaccati.
Lui faccia al sole, io invece a pancia sotto con il braccio in alto, intorno la testa, che quasi mi nascondeva da lui, ma che mi dava comunque la possibilità attraverso uno spiraglio di guardare il suo splendido fisico.
Benché il sole fosse veramente molto forte, rimanemmo in silenzio così per una buona mezz'ora.
Matteo era il più grande di tutti i miei amici. Aveva venticinque anni e fisicamente sembrava anche molto più maturo della sua età.
Aveva un fisico scolpito, normalmente peloso, spalle larghe come un giocatore di rugby, pettorali definiti e cosce grosse, importanti.
Viso da macho e capelli ricci, sembrava un bronzo di Riace.
Spesso mi masturbavo la fighetta pensando a lui, mi faceva veramente impazzire dal desiderio e in quel momento ero molto felice di stargli così vicino.
Pensavo stesse dormendo, ma mi accorsi presto che mi sbagliavo, perché all'improvviso mi fece "Che belle spalle hai, chissà quanti toraci pelosi si sono appoggiati sulle tue spalle".
Io, un po' confusa, risposi di getto, senza pensarci due volte "Nessuno finora".
Mi accorsi subito di aver fatto un grosso errore.
Con la mia risposta avevo rivelato il mio essere frocio.
Matteo infatti fu felicemente sorpreso e forse non aspettava altro perché, con una fragorosa risata, mi disse "Bhe allora bisogna iniziare, perché aspettare ancora?"
E iniziò ad accarezzarmi la schiena, il fondoschiena, il culetto.
C'è da dire che Matteo era l'unico amico della comitiva che all'epoca scopava.
Aveva sempre voglia di sborrare per cui non si faceva problemi a scopare tutti, ragazze, donne, gay, travestiti.
Era attratto soprattutto da culetti lisci e bocche avide.
Spesso si vantava con tutti noi delle sue scopate, anche con uomini non più giovani.
Era proprio questo che mi aveva sempre trattenuta dal confidargli che mi sarebbe piaciuto molto farmi scopare da lui.
Avevo una tremenda paura di essere sputtanata con tutti, perché pensavo ingenuamente di nascondere bene la mia voglia di cazzi, ma mi sbagliavo e questo me lo confermò anche lui.
Continuando a massaggiarmi il fondoschiena Matteo mi disse: "Lo so che sei una puttanella vogliosa, l'ho sempre saputo e anche tutti gli altri lo pensano, perché a volte ne abbiamo parlato tra di noi".
Io ingenuamente cercavo di negare, di giustificare alcuni miei atteggiamenti, e cercavo di fermarlo, ma lui niente, anzi divenne anche un po' duro con me.
Matteo diventò quasi furioso e continuò incazzato a dirmi "Dai zoccola, non farmi incazzare, sono il tuo miglior amico. Non c'è niente di male. Lo sai che hai anche un bel culetto?" e dicendo ciò mi ritrovai le dita della sua mano a forzare il mio buchetto.
Inutile era la mia opposizione "Ti prego Matteo no, dai ti prego", lui continuava ad infilare le sue dita nel mio buchetto. Una, due, tre dita.
Matteo allora si abbassò il costume e mi mostrò il cazzo già quasi duro e ridendo mi disse "Lo vedi come sto? Dai puttanella fammi sborrare, fammi vedere come lo succhi", poi con una mano mi prese la testa, mi tirò verso di lui, e mi ritrovai con il suo cazzo in bocca.
La voglia di succhiare finalmente quel cazzo bellissimo era tantabe quindi mi lasciai andare e mi mostrai ubbidiente "Ok, ok, però promettimi di non raccontarlo a nessuno" gli dissi.
Lui con un sorriso fece cenno di si con la testa e io mi fiondai a leccare le sue grosse palle e succhiare quel cazzo maestoso.
Benché inesperta, Matteo sembrava apprezzare molto il mio pompino.
Con una mano in testa mi dava il ritmo, mi faceva scivolare il cazzo fino in gola ma lentamente, molto lentamente.
Con la bocca producevo parecchia saliva e a lui piaceva tantissimo.
Il bastardo se la godeva.
Sentivo i suoi gemiti di piacere, mentre con l'altra mano continuava a forzare il mio buchetto ormai più rilassato e accogliente.
Matteo era diventato il porco che immaginavo fosse e mi disse "Lo sai che sei brava? Continua così vai. Trattienilo tutto in gola" e dicendo ciò mi bloccò la testa contro il suo ventre provocandomi conati di vomito.
Stavo continuando a godermi il suo cazzone in gola, quando Matteo ridendo mi fa "Che ne dici di prenderlo un po' nel culo?".
Io impaurita, mi staccai velocemente dal suo cazzo. "Nooo dai ti prego no. Non l'ho mai preso, ho paura".
Avevo veramente un po' paura a prendere quel grosso cazzo. Fino ad allora avevo fatto solo qualche pompino nei bagni dell'università, quindi mi ribellai. "No, non voglio, ti prego no".
Lui si incazzò veramente di brutto e con fare quasi violento mi disse "Stronza, smettila di fare la santarellina. Ti voglio inculare, capito? Lo so che lo vuoi anche tu, faccio piano tranquilla e poi se non la smetti subito racconto tutto agli altri. Capito zoccola?".
Me lo ritrovai improvvisamente addosso.
Le sue gambe circondavano le mie e con le mani bloccò le mie braccia.
Ero ormai sopraffatta da lui.
Matteo era completamente disteso su di me.
Sentivo il suo imponente peso su di me.
Il suo torace premeva contro le mie spalle e, nel mentre, continuava a tranquillizzarmi sussurrando nel mio orecchio che avrebbe fatto piano e che mi sarebbe piaciuto molto.
Sentivo il suo cazzone tra le mie chiappe.
Quel pezzo di carne duro mi provocava una sensazione strana ma molto piacevole.
Iniziò a muoversi delicatamente.
Simulò un inculata senza penetrarmi. Massaggiò il buchetto con il suo cazzo. Sentivo le sue grosse palle solleticare le mie.
Era veramente molto bravo, tantoché iniziai a rilassarmi, e lui se ne accorse.
Matteo: "Ti piace, vero? Troia?".
Io mi tranquillizzai "Sii, veramente tanto".
Matteo allora allentò la presa, mi lasciò le braccia, prese il suo cazzo in mano e appoggiò la cappella contro mio buchetto, forzando delicatamente per entrare.
Sentivo un po' di dolore ma era bravo, ci sapeva veramente fare il porco del mio amico.
Infilava il suo cazzo per un paio di centimetri e si fermava, lo tirava fuori e incurante delle mie grida lo affondava nuovamente, e ancora, e ancora.
Ogni volta qualche centimetro in più dando modo al mio buchetto di adeguarsi a quell'ospite sconosciuto.
Fu bellissimo quando riuscì ad affondare il suo cazzo tutto dentro il mio buchetto.
Cominciò finalmente a scoparmi come voleva.
Era veramente molto eccitato, lo sentivo dai suoi gemiti, dai suoi grugniti.
Sembrava praticamente un animale.
Mi stava piacendo molto e, nonostante il dolore che provavo, avevo deciso in quel momento che dovevo subire.
Si, capii in quel momento che ero una troia sottomessa e che era mio compito soddisfare quel maschio così virile.
Quindi lo incitavo.
"Sfondami porco ti prego" gli dicevo.
Lui mi prese in parola.
Matteo diventò un vero toro, mi scopava e parlava "Puttana ti piace? Sei un puttana vero? Sei la mia puttana? Dillo che sei la mia puttana".
Io: "Siii sono la tua puttana, sfondami più forte, ti prego".
Divenne un martello pneumatico e io sentivo solo piacere ormai.
Matteo: "Lo sai che sei una troia rottainculo adesso? Lo sai che da ora in poi il tuo culo lo userò ogni volta che ne avrò voglia puttana?".
Io godevo solamente.
Non proferivo parola. Solo gridi di godimento.
E lui al massimo dell'eccitazione mi disse "Zoccola ti sborro in culo, posso?"
Senza nemmeno ascoltare la mia risposta Matteo allora accelerò il ritmo e con voce affannata, eccitata mi disse "Tieni puttana, ecco la sborra zoccola" e gridando come un animale mi sborrò nel culo.
Stanco e felice, rimase su di me e dentro di me per alcuni minuti, poi si alzò e si tuffò in acqua.
Io rimasi li, distesa come mi aveva lasciata, con il buco dolorante sporca di sborra e qualche goccia di sangue.
Da quel giorno, e per alcuni anni, Matteo mi diede cazzo e sborra ogni volta che poteva.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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