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La puttanella di zio Raffaele (storia vera)
16.09.2025 |
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"Strofinava la sua capocchia tra le mie natiche, poi cercava di entrare un pò, toglieva e rimetteva il suo cazzo nel mio culetto ripetutamente..."
Ero poco più che ventenne, andavo all'università e avevo già succhiato qualche cazzo nei bagni della facoltà. In verità non ero vergine ma fino a quel momento nel culetto avevo preso solo il cazzo del mio amico Matteo e quindi mi offrivo solo per fare pompe.
I ragazzi non mi dispiacevano affatto ma avevo una particolare predilezione per i maschi maturi e chi mi faceva veramente impazzire era mio zio Raffaele, il marito della sorella di mia madre.
Un maschio possente, cinquant'anni, moro, brizzolato, bello robusto, barba corta, peloso, brillante e affascinante.
Era il cosiddetto "chiavettiere" del paese che scopava tutti, gay, bsx, trav, donne, non faceva distinzioni specialmente in presenza di un bel culo liscio o di una bocca accogliente.
Faceva il rappresentante di ricambi per macchine agricole e il suo lavoro lo portava spesso in giro tra Lazio e Campania, quindi aveva tante occasioni per cornificare mia zia.
Lei lo sapeva ma era troppo innamorata di lui.
La sentivo spesso piangere e lamentarsi con mia madre che le consigliava di lasciarlo una volta per tutte ma lei non ne voleva sapere.
Zio Raffaele era al centro delle mie fantasie sessuali, mi masturbavo spesso il buchetto con vari oggetti pensando a lui.
Lo sognavo anche di notte ma non avevo mai avuto il coraggio di rivelargli che ero frocio e che amavo i cazzi.
Ogni estate per le vacanze con le rispettive famiglie andavamo in una piccola località della Calabria dove zio Raffaele aveva una grande casa.
Era l'estate del 90 quando finalmente riuscii a farmi scopare anch'io da lui, non dimenticherò mai quell’estate.
La mattina eravamo soliti scendere presto in spiaggia e, poiché era abbastanza vicino, tornavamo a casa per il pranzo.
Zio Raffaele nel pomeriggio era solito fare una pennichella mentre tutti noi tornavamo al mare.
Quel giorno non avevo molta voglia, quindi rimasi a casa a giocare un po' con i videogiochi e dissi agli altri che li avrei raggiunti dopo.
Era passata quasi un'ora e mi preparavo per tornare in spiaggia, ma nell'andare verso il bagno, passai davanti la camera di zio.
La porta era aperta e lui dormiva.
Wow che stallone era mio zio.
Era a pancia all'aria, bello come un Dio greco. Aveva degli slip bianchi molto aderenti che a stento riuscivano a contenere il suo grosso cazzo, forse stava sognando di sfondare il culo a qualcuno/a perché il suo cazzo era barzotto, quasi duro, tant’è che la cappella faceva capolino dall’elastico.
A quella vista non mi trattenni e in punta di piedi entrai in camera, con molta attenzione abbassai la testa verso il suo torace per sentire il suo odore.
L'odore di un vero maschio.
Baciai delicatamente un capezzolo e senza veramente toccarlo, sfioravo il suo corpo con le labbra e sentivo i peli del suo corpo solleticarmi il naso.
Mi ritrovai con la bocca vicinissima alla cappella e la baciai di impulso, aprii un po' le labbra e la presi in bocca.
Mmm un sapore fantastico.
Mi staccai quasi subito perché lui emettendo uno strano grugnito si mosse e si rigirò su di un fianco.
Io scappai letteralmente, avevo paura che si potesse svegliare e, visto il legame di parentela, temevo che avrebbe potuto raccontare tutto ai miei.
Mi chiusi in bagno e mi masturbai il culetto pensando al suo cazzo, poi tornai in spiaggia tremante e preoccupata, sperando che non si fosse accorto di nulla.
Infatti dopo un po' zio ci raggiunse, tranquillo e scherzoso come sempre e solo a quel punto mi tranquillizzai.
Era ancora l'inizio dell'estate e tutti i miei amici conosciuti in vacanza non erano ancora arrivati in paese per cui spesso la sera rimanevo a casa.
Una sera ero in giardino a guardare la TV e vidi tornare zio Raffaele da solo.
Mi disse che dopo la cena al ristorante, mio padre aveva incontrato alcuni colleghi in paese ed erano rimasti tutti in piazza a bere qualcosa al bar.
Lui aveva preferito rientrare perché in TV c'era una partita importante della sua squadra del cuore.
Mi chiese di cambiare canale e si accomodò sul divanetto accanto a me.
L'incontro era già iniziato e nel guardare la partita zio si dimenava e mi strattonava come se ci fosse pure lui in campo e io ero uno dei suoi avversari.
Poiché la sua squadra era in svantaggio le imprecazioni e le offese volavano come niente.
Io vicino a lui subivo i suoi schiaffi sulle cosce per l'incazzatura che scagliava contro gli avversari.
Il divanetto era piccolino, ma lui incurante, seduto, aveva le gambe divaricate e avendo i bermuda la sua coscia pelosa spingeva contro la mia procurandomi piacevoli sensazioni, ma nello stesso tempo strani brividi, per cui avevo timore che potesse accorgersi di ciò che provavo.
Fortunatamente mi propose di bere qualcosa di fresco e quindi mi alzai per andare a prendere qualcosa in frigo.
Ritornai con una bottiglia di analcolico, ci versammo un bicchiere e mi rimisi seduta vicino a lui questa volta con l'intenzione di godermi senza paure il suo contatto fisico.
La partita era quasi terminata e lui era un po' più tranquillo perché il punteggio era di parità, quando, all'improvviso, per un gol mancato dagli avversari, fece uno scatto e rovesciò sui suoi bermuda bianchi il bitter rosso contenuto nel suo bicchiere.
Le imprecazioni arrivarono alle stelle, infieriva contro la squadra avversaria ma si preoccupava soprattutto per ciò che avrebbe detto la moglie per essersi sporcato i pantaloni.
Quindi lanciato via il bicchiere, si alzò velocemente e si tolse il bermuda, me li passò e mi disse di sciacquarli sotto la fontanella del giardino.
Io così feci, intanto lui si era asciugato con un telo da mare e accertatosi che la macchia dai pantaloni era praticamente sparita, si tranquillizzò, verso’ un altro bicchiere di analcolico e si mise di nuovo comodo sul divanetto accanto a me.
Aveva indosso solo gli slip e vederlo li, vicino a me quasi nudo mentre spingeva la sua coscia contro la mia, fece si che la mia eccitazione diventasse incontenibile.
Ma mi stava provocando? Pensai tra me e me.
Mille altri pensieri mi balenarono per la testa. Che faccio? Mi alzo e vado via? Oppure gli tocco il cazzo e confesso di volerlo?
Non ebbi il tempo di decidere…
“Che succede?” mi fece lui, “Ti sento turbata”...e prendendo la mia mano se la portò sul cazzo “Lo vuoi?” e scoppiò a ridere
“Zio che fai” dissi io facendo la santarellina e cercando di tirare via la mia mano “Dai non scherzare”.
Ma lui niente, teneva forte la presa e premeva la mia mano contro il suo cazzo invitandomi a fargli un massaggio.
Gli stava venendo duro, lo sentivo.
“Dai puttanella di zio, prendilo in mano, lo so che ti piace il mio cazzo. Pensi che non me ne sia accorto l'altro giorno quando sei entrata in camera mia e lo hai preso in bocca?” e fece una gran risata.
“Fino all'altro giorno non avevo capito che sei una frocia, dai fammi vedere quanto sei brava con un vero cazzo” e dicendo ciò lo tiro' fuori dagli slip duro come il marmo.
“Dai puttanella, ho voglia di sborrare, fammi sborrare”.
Bhe io cercavo di fermarlo “Dai zio smettila, potrebbero tornare i miei” ma ormai ero stata sputtanata e, anche se facevo finta di non cedere, capii che era tutto inutile quindi cominciai a massaggiargli il cazzo e a masturbarlo.
Lui era voglioso, eccitato al massimo.
Il suo cazzo era veramente bello, duro, perfetto, aveva una capocchia rosso fuoco che sembrava proprio una prugna.
Mi mise un mano in testa e mi spinse contro il suo cazzo “Bacialo puttana, prendilo in bocca, succhiami il cazzo zoccola”.
Io non aspettavo altro, il mio sogno si stava finalmente realizzando.
Presi in bocca il suo cazzo delicatamente, lo leccavo e lo facevo scivolare fino in gola ma poiché era veramente grosso non ci riuscivo e mi provocava conati di vomito.
“Ma lo sai che sei bravina? Secondo me ne hai succhiato parecchi di cazzi, puttanella” e cominciò a spingermi con forza il suo cazzo in gola.
“Devi migliorare però, le vere troie lo prendono tutto fino in gola, puttanella che sei”.
Era un toro infuriato, eppure non aveva bisogni arretrati da placare perché sapevo che scopava mia zia tutte le sere.
Mentre continuava a scoparmi la bocca sentii la sua mano sulla mia schiena scivolare nei pantaloncini e toccarmi il culo. Il suo dito mi solleticava il buchetto, avevo un po' di paura di cosa sarebbe potuto succedere pure perché preoccupata per il rientro dei miei.
“In culo lo hai già preso?” mi disse lui.
Io non potevo rispondere con la bocca impegnata “Secondo me si, ce l'hai stretto ma non strettissimo, voglio sfondarti anch'io adesso”.
Mi liberai la bocca e risposi “Zio ti prego, stasera no dai, fin'ora ho preso un solo cazzo e tu ce l'hai veramente grosso, ti prego”.
“Stai zitta zoccola, non preoccuparti, non ti farò male” e si alzò, mi prese per un braccio e mi trascinò in casa.
“Vieni con me, andiamo in camera mia, voglio il tuo culo adesso".
Io lo imploravo ma lui niente.
Avevo veramente un po' di paura, ero seria in quel momento.
Avevo paura di lui perché sembrava un toro infuriato e temevo potesse farmi veramente male.
Avevo paura del suo grosso cazzo e infine avevo paura che i miei rientrassero mentre mi scopava.
Mi trascinò al piano di sopra, in camera sua, aprì qualche cassetto e prese un perizoma della zia.
“Tieni, metti questo” posizionò una poltrona vicino alla finestra e disse “preparati poi mettiti a pecora e guarda fuori se arriva qualcuno, io torno subito” e uscì dalla stanza.
Dopo pochi secondi lo vidi nel parcheggio giù in cortile cercare qualcosa in auto.
Stava succedendo tutto molto velocemente per cui non capivo perfettamente cosa volesse fare.
Rientrò frettolosamente in camera e io pronta a pecora con la testa quasi fuori la finestra continuavo preoccupata a controllare che non arrivasse nessuno.
“Bravissima, a pecora come piace a me.
"Hai proprio un gran culo troietta”.
Si mise dietro di me e sentii qualcosa di duro e gelido che premeva contro il mio buchetto. Lanciai un piccolo gridolino di dolore e piacere insieme “Stai tranquilla, ti sto solo lubrificando un po’, ti farò godere, te lo prometto”.
Detto ciò avvertii che la sua capocchia premeva contro il mio buchetto, cercava di penetrarmi lentamente con dolcezza, ma ero stretta e allora comincio' a lavorarci un po'. Strofinava la sua capocchia tra le mie natiche, poi cercava di entrare un pò, toglieva e rimetteva il suo cazzo nel mio culetto ripetutamente.
Ogni affondo qualche centimetro in più.
Il bastardo di mio zio ci sapeva veramente fare.
Provavo un pò di dolore ma era tutto molto sopportabile.
“Zio ti prego, fai piano, ti prego” e lui ridendo come sempre “Dai tranquilla, non ti faccio male. Dimmi un pò, lo vuoi il cazzo di zio? Dimmelo che lo vuoi altrimenti ti lascio così a bocca asciutta e dico ai tuoi che sei una frocia rottainculo”.
Non credo che avrebbe mai attuato la sua minaccia ma in quel momento volevo veramente essere posseduta da lui
“Si zio rompimi il culo ti prego, voglio il tuo cazzone nel culo, sfondami come fai con le tue troie, ti voglio".
Non finii nemmeno di parlare che lui affondò i suoi 23 centimetri tutti dentro in un solo colpo.
Wow, in quel momento sentii un dolore atroce ma fortunatamente durò veramente pochissimo.
Cominciò a pomparmi sempre più forte, sempre più velocemente, era troppo arrapato “Che puttanella che sei, ti piace il cazzone di zio? Ti piace prenderlo in culo puttana?”.
Io godevo veramente tanto, posseduta dall'uomo dei miei sogni.
“Sei stupenda troietta di zio, hai un gran culo e da adesso questo culo è mio. Dillo che è mio, zoccola, voglio sentirtelo dire”.
“Si zio, questo culo è tuo, sfondami ancora, ti prego, non ti fermare”.
Lui incitato dalle mie parole mi pompava sempre più forte e io godevo come una troia, godevo tanto e non volevo che finisse più.
“Sei una puttana lo sai? Da oggi ti scoperò solo io. Ok? Rispondi troia” “Sto per sborrare, ti riempio” e sentii tanta crema calda riempirmi tutta.
Poi tolse il suo cazzo dal mio culo, mi fece mettere in ginocchio e pretese che gli pulissi la capocchia con la lingua.
Da quel giorno, e per alcuni anni, sono stata la puttanella di zio Raffaele e ogni occasione era buona per farmi rompere il culo da lui.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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