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L’uomo perfetto che non deve chiedere mai
24.01.2026 |
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"Questo è solo l’inizio di una conoscenza che spero prosegua nel consegnarmi a lui e soddisfare ogni suo desiderio..."
Era un sabato pomeriggio come tanti.La pioggia cadeva senza convinzione, una di quelle piogge stanche che rallentano tutto. La casa era silenziosa, troppo. Mi muovevo tra le stanze senza scopo, come se stessi aspettando qualcosa che non avevo il coraggio di nominare.
Apro il sito quasi per abitudine. Non per fame, non per urgenza. Solo per curiosità, forse.
Scorro i profili distrattamente, finché uno mi ferma. L’immagine, il corpo, le parole. Tutto in lui cattura la mia attenzione.
Leggo il suo annuncio una volta, poi un’altra. Non perché non abbia capito, ma perché sento che parla direttamente a quella parte di me che di solito resta in silenzio.
Non promette miracoli, non ostenta. Si presenta. Affidabile, educato, rispettoso e che, al momento giusto, sa cambiare ritmo. Sa diventare deciso. Presente. Dominante, ma senza bisogno di urlarlo: lo lascia capire tra le righe, con naturale sicurezza.
Nei racconti che pubblica non c’è fretta ma l’indole dominante e rude esce prepotentemente al momento giusto. E nei feedback, una parola ritorna sempre, in forme diverse: trasformazione.
Qualcosa, dentro di me, si muove.
Non sono una persona esperta in questi mondi. Non ancora.
Nella mia vita di tutti i giorni sono altro: mi muovo dentro confini che conosco bene.
Eppure, da tempo nelle mie fantasie vive una figura precisa, un uomo che non chiede permesso, che guarda e capisce prima ancora che io parli. Uno che non si limita a desiderare un corpo, ma sa come immaginarlo, guidarlo, plasmarlo.
Leggendo Gary, ho la sensazione eccitante e scomoda che lui vedrebbe quella parte di me senza che io debba spiegarla. E che saprebbe trasformarla, farla diventare ciò che desidera e che desidero.
Chiudo gli occhi per un istante.
Lo immagino mentre legge me, come io sto leggendo lui. Non con voracità, ma con calma. Con attenzione. Come se già stesse decidendo cosa tirare fuori, cosa lasciare indietro, cosa farmi diventare.
Non penso subito al sesso.
Penso al momento prima.
A come mi parlerebbe.
A come mi plasmerebbe e mi farebbe abbassare lo sguardo senza neppure toccarmi. A quella sensazione nitida di essere vista più a fondo di quanto io stessa mi permetta.
Nella mia fantasia non mi spoglia di colpo.
Prima mi osserva. Mi corregge una postura, un gesto, una parola di troppo, un bacio appassionato.
Mi insegna a stare, a respirare, a sentire il mio corpo come qualcosa che può cambiare forma sotto uno sguardo sicuro per poi far uscire il suo essere dominante e si prende ciò che vuole e come vuole.
E io non resisto.
Non perché sono debole, ma perché, per la prima volta, posso finalmente non decidere io.
Riapro gli occhi. La pioggia continua. La stanza è la stessa.
Ma qualcosa, dentro di me, si è già mosso.
Rileggo ancora una volta il suo annuncio, poi apro il campo per rispondere. Le dita restano sospese sulla tastiera.
So che non posso scrivere tutto — e so che non serve.
Chi è come lui capisce dalle pieghe, non dalle dichiarazioni.
Scrivo poche righe, vere.
Non mi vendo. Non mi giustifico.
Lascio solo intravedere.
E mi complimento per la sua perfezione.
Quando invio il messaggio, non provo ansia.
Solo una calma tesa, come quando sai di aver fatto un passo che non potrai fingere di non aver desiderato.
Forse non risponderà.
Forse sì.
Ma comunque qualcosa è già successo:
per la prima volta non ho immaginato di diventare qualcuno.
Ho immaginato di lasciarmi diventare.
Non passa molto tempo: una notifica spezza il silenzio della stanza.
Un suono secco, discreto.
Eppure mi attraversa come una scossa.
È lui, Gary.
Apro il messaggio lentamente, quasi temendo di rovinarlo leggendolo troppo in fretta.
Le prime parole sono semplici, tranquille. Nessuna fretta, nessuna pressione.
Scrive con calma, ma con quella sicurezza che non chiede conferme.
Dice che ha letto ciò che ho scritto, che ha capito.
Sa cosa cerca, sa cosa vuole in un rapporto, e che io devo solo lasciarmi guidare.
Messaggio dopo messaggio, entra più a fondo.
Non con domande, ma con affermazioni.
Come se stesse già tracciando un perimetro intorno a me.
Scrive che non cerca qualcuno che giochi a essere donna.
Cerca qualcuno disposto ad ascoltare il proprio corpo mentre cambia.
Qualcuno che non debba correre, ma possa essere accompagnato.
Quelle parole mi fanno abbassare gli occhi.
Non so perché, ma sembra che davvero possa vedermi.
Poi inizia a descrivere.
Mi indica letture, mi spiega, mi mostra cosa intende.
Descrive il modo in cui mi vorrebbe davanti a lui: la postura, il tono della voce, il silenzio tra una frase e l’altra. Dice che prima di toccare vuole che io impari a sentirmi guardata.
Scrive: “Quando ordino, non devi perdere nulla, neanche una goccia dei miei liquidi.”
E io lo sento. Eccome se lo sento.
Con ogni messaggio mi accorgo che lo sto aspettando.
Non il prossimo uomo, non la prossima fantasia.
Lui.
Il modo in cui decide quando scrivere, cosa dire, cosa rimandare.
Senza rendersene conto, o forse sì, sta già guidando il ritmo del mio respiro.
Mi fa sentire donna.
Non come un’etichetta, ma come una verità.
avverto che non ha fretta di trasformarmi, che sa aspettare per modellarmi a suo piacimento e che mi dirà cosa fare solo quando sarò davvero pronta ad abbandonarmi sentendomi al sicuro al suo fianco.
Quando quel momento arriverà non avrò bisogno di chiedere.
Mi accorgo che sto sorridendo.
Un sorriso lento, caldo, quasi obbediente e compiacente
Gli dico che già mi fido e che sarò la sua frocia, obbediente e pronta a soddisfarlo.
Mi piace il suo modo di condurre senza alzare la voce.
Sento nascere un desiderio nuovo: non quello di prendere, ma di offrirmi.
Di farmi guidare.
Di soddisfarlo non per dovere, ma perché il suo desiderio sta diventando anche il mio.
Questo è solo l’inizio di una conoscenza che spero prosegua nel consegnarmi a lui e soddisfare ogni suo desiderio. Ed essere plasmata nella sua Tania pronta a obbedire e soddisfarlo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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