Gay & Bisex
Oltre lo sguardo
10.08.2025 |
224 |
5
"Non era esitazione, ma una scelta: farmi restare lì, intrappolata in quell’istante, con la consapevolezza che il passo successivo sarebbe stato inevitabile..."
Lui non smise di fissarmi, e il suo sguardo sembrava trattenere un comando che non osava ancora pronunciare. Quando lo sentii alle mie spalle, il calore del suo respiro mi attraversò la pelle come una scossa.«Seguimi», mormorò, con un tono che non lasciava spazio a esitazioni.
Mi sfiorò l’orecchio, lasciandoci sopra un calore umido e persistente. Poi la sua mano si chiuse sul mio braccio, guidandomi — quasi trascinandomi — verso il camerino.
Dentro, mi ordinò di indossare ciò che avrei trovato. Ubbidii, con il cuore che batteva così forte da sentirlo nelle tempie. Quando uscii, il suo sguardo scivolò su di me lentamente, come se volesse imprimere ogni dettaglio nella memoria.
Si avvicinò senza una parola, e il suo corpo sfiorò il mio con decisione. Le sue mani si posarono ai lati del mio viso, e il calore del suo respiro si mescolò al mio. Il suo bacio, deciso e invadente, era più un’imposizione che una richiesta, e ogni gesto comunicava un’unica verità: non intendeva lasciarmi il controllo.
Le sue dita scivolarono lungo il mio mento, costringendomi ad alzare lo sguardo.
«Così» disse, con un filo di voce che era più un ordine che un sussurro.
Si mosse attorno a me lentamente, come un predatore che misura la preda, e ogni passo era studiato per farsi sentire.
Sentii il muro alle mie spalle, freddo, mentre lui colmava lo spazio fra di noi. Le sue mani, ferme ma non violente, mi guidarono in una posizione da cui non avrei potuto arretrare.
Un respiro vicino al collo mi fece chiudere gli occhi, ma lui li riaprì con un tocco deciso, obbligandomi a non distogliere lo sguardo.
«Adesso farai esattamente quello che ti dico.»
Ogni parola era un peso che mi ancorava, e in quel momento capii che non c’era possibilità di fuga — e, forse, non la volevo nemmeno.
Un silenzio denso riempì il camerino, come se il mondo intero avesse trattenuto il respiro insieme a me.
Lui era così vicino che potevo percepire ogni minimo movimento del suo petto, ogni vibrazione della sua voce inespressa.
La sua presa si fece più salda, e in un solo gesto mi spinse appena indietro, quanto bastava perché la mia schiena trovasse di nuovo il muro.
I suoi occhi non mi lasciarono scampo, fermi e decisi, come se stesse aspettando un segnale invisibile.
E poi… si fermò.
Il suo volto a un soffio dal mio, le sue dita a metà di un movimento che non completò.
Non era esitazione, ma una scelta: farmi restare lì, intrappolata in quell’istante, con la consapevolezza che il passo successivo sarebbe stato inevitabile.
E fu in quell’attimo sospeso, a un respiro dalla resa, che capii di aver già oltrepassato il punto di non ritorno.
Il tempo riprese a scorrere tutto in una volta.
Con un movimento deciso, annullò lo spazio tra noi: il suo corpo si mosse come una forza inevitabile, avvolgendomi in un abbraccio che non chiedeva consenso ma lo dichiarava già con ogni gesto.
La sua mano trovò la mia e la strinse, non come una carezza, ma come un ancoraggio. L’altra mi tratteneva ancora sotto il mento, guidando il mio sguardo, impedendomi di fuggire anche solo con gli occhi.
Il calore che emanava era quasi opprimente, e il mio respiro si fece irregolare, corto, interrotto.
Lui non distolse lo sguardo neanche quando si avvicinò ancora di più, fino a che ogni respiro diventò comune, condiviso, come se l’aria stessa ci fosse tolta e ridata a ritmo alterno.
In quell’istante, non c’erano più rumori, odori, pensieri. Solo il battito — il mio e il suo — che si rincorrevano fino a diventare uno.
E compresi che qualunque cosa sarebbe accaduta da lì in avanti, ormai era già iniziata e xxxmaturoxxx la porterà avanti con decisione come solo lui sa fare.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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