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Seta notturna 2 - Il Corpo che Ascolta
Dandy67
01.02.2026 |
415 |
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"Appoggiò una mano sulla guancia e scese lentamente lungo il collo, fino all’apertura della camicetta..."
La stanza non aveva fatto rumore quando Cristiano vi era entrato, ma ora sembrava diversa.Non più soltanto un luogo, bensì una presenza.
La camicetta di seta gli aderiva addosso con una naturalezza che continuava a sorprenderlo.
Non stringeva, non imponeva una forma: seguiva, ascoltava.
Cristiano si allontanò lentamente dallo specchio, come se un movimento troppo brusco potesse spezzare l’equilibrio che si era creato. Ogni passo era misurato, nuovo. Il tessuto rispondeva con un fruscio leggero e discreto, come una conferma silenziosa.
Era sempre stato così, il suo corpo: ricettivo, attento.
Fin da bambino aveva percepito le sensazioni con una nitidezza insolita: il contatto di un tessuto, l’aria fredda sulla pelle, la durata di uno sguardo. Tutto lo attraversava con una chiarezza che non aveva mai saputo spiegare agli altri. Con il tempo aveva imparato a non parlarne.
Tra i ragazzi, quella attenzione non aveva spazio.
Il corpo doveva essere strumento, non ascolto.
Cristiano, invece, lo aveva sempre sentito come un luogo vivo.
Ora, nella solitudine della stanza, quella sensibilità smetteva di sembrare un difetto.
Si sedette sul bordo del letto. La seta scivolò sui fianchi con lentezza e il respiro gli si fece più profondo. Non c’era fretta, non c’era uno scopo. Solo il bisogno di restare lì, di capire cosa stesse accadendo senza forzarlo.
Un calore improvviso cominciò a salire dal bacino, una sensazione intensa che nasceva dal fondo della sua intimità. Il corpo reagì senza chiedere permesso, come se stesse reclamando attenzione.
Posò le mani sulle cosce. Il gesto era semplice, ma il corpo lo accolse come una novità. Le spalle si rilassarono, il bacino trovò un appoggio più morbido. Cristiano si rese conto che, per la prima volta, non stava correggendo i movimenti.
Non stava trattenendo.
Questo lo spaventò appena, non per ciò che poteva accadere, ma per quanto fosse facile.
Si alzò e tornò davanti allo specchio. La luce della luna disegnava una linea chiara lungo il profilo del suo corpo. La figura riflessa appariva composta senza alcuno sforzo. La grazia che aveva sempre cercato di ridurre ora si mostrava senza chiedere scusa.
Le labbra, così spesso notate dagli altri, apparivano diverse in quel contesto: non esibite, non cercate. Semplicemente presenti.
Cristiano inclinò leggermente la testa. Il riflesso fece lo stesso.
Appoggiò una mano sulla guancia e scese lentamente lungo il collo, fino all’apertura della camicetta. Intravide una forma nuova, un seno che sembrava chiedere di esistere.
Fu allora che comprese una verità sottile:
non stava diventando qualcun altro.
Stava smettendo di contrarsi.
Il nome tornò a farsi strada, senza urgenza. Non era un’etichetta, né una maschera. Era una possibilità.
Celenys.
Non chiedeva di sostituire Cristiano.
Chiedeva spazio.
Un rumore lontano, forse la casa che si assestava, lo fece voltare di scatto. Il cuore accelerò per un istante, poi si calmò. Era solo. Nessuno sarebbe rientrato. Nessuna porta si sarebbe aperta all’improvviso.
Quella consapevolezza lo protesse.
Cristiano si avvicinò alla finestra. L’aria notturna filtrò tra le tende, fresca. Chiuse gli occhi, lasciando che quella sensazione attraversasse la pelle.
Il corpo rispose con una presenza piena.
Non urgenza, non spinta: disponibilità.
Quando riaprì gli occhi, lo specchio alle sue spalle gli restituì un’immagine che non cercava più di correggere. Non era ancora una definizione, né una certezza.
Era un inizio.
La stanza non era più soltanto vuota.
Era abitata.
E la notte, appena cominciata, sembrava pronta ad ascoltarlo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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