Cosa stai bevendo - 2 di _
Effee
15:33 — Perché?
15:33 — Perché voglio che a quel tavolo ci sia una cosa che sappiamo solo io e te.
Marco quella sera ha detto il mio nome sei volte. Le ho contate. Sei volte il mio dito è andato sul bordo del bicchiere, e lui mi guardava e non vedeva niente, e io ero seduta nella mia cucina con mio marito e mia figlia e non avevo fatto assolutamente nulla di male.
Non ero mai stata così sveglia in vita mia.
Quella notte a letto ho aspettato che Marco si addormentasse.
Ci ha messo cinque minuti, come sempre.
Io sono rimasta a fissare il soffitto con il petto che non si calmava. Continuavo a rivedermi seduta a quel tavolo, il dito sul bordo del bicchiere, mio marito che diceva il mio nome senza sapere che stava dando un ordine a qualcun altro. Sei volte. E ogni volta qualcosa dentro di me che rispondeva presente.
Ho aspettato che il suo respiro diventasse pesante. Poi ho spostato il lenzuolo di pochi centimetri, piano, come si sposta una cosa che potrebbe svegliarsi.
Quello che non riesco a spiegare — e ci ho provato dopo, con me stessa, molte volte — è che non stavo pensando a lui. Non so che faccia abbia. Non ho mai visto una sua foto, non so quanti anni ha, non so nemmeno se il nome con cui si firma è il suo. Non c'era nessun corpo nella mia testa.
C'era una parola.
Brava.
Ho stretto i denti sul labbro di sotto e ho tenuto l'altra mano piatta sul materasso per restare ferma. Era quella la parte insopportabile: dover stare immobile. Avere addosso una cosa che spingeva per muoversi e doverla contenere tutta dentro venti centimetri di lenzuolo e mezzo respiro.
Ho pensato a come me l'aveva scritta, quella parola. In fretta, senza aggiungere altro, come se fosse ovvia. Come se avesse constatato una cosa vera su di me e non ci fosse niente da discutere.
Il respiro mi è andato via a scatti e mi sono dovuta fermare due volte, ferma del tutto, con gli occhi chiusi, aspettando di sentire se Marco si girava. Non si è girato. Ho ricominciato più piano. Più piano è peggio.
Brava.
E mentre succedeva ho aperto gli occhi e li ho tenuti su di lui.
Questa è la cosa di cui dovrei vergognarmi, e la scrivo lo stesso: mio marito dormiva a venti centimetri da me, con un braccio piegato sopra la testa come da vent'anni, e io l'ho guardato in faccia fino alla fine senza fare un rumore.
Poi il soffitto, di nuovo. Le mani ferme sopra le lenzuola come una bambina che finge di dormire, e la caldaia che tornava a sentirsi.
Ho allungato la mano verso il comodino.
01:12 — Fatto.
01:13 — Lo so.
Ho posato il telefono a faccia in giù e mi sono girata su un fianco, e per la prima volta da mesi mi sono addormentata subito.
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23:50 — Basta fingere che questo riguardi le bevande.
23:52 — Lo so.
23:52 — Dillo tu. Voglio le tue parole, non le mie.
Ci ho messo undici minuti. Lui non ha scritto niente nel frattempo, e quel silenzio pesava più di qualunque insistenza.
00:03 — Riguarda il fatto che quando mi dici di fare una cosa io la faccio, e mentre la faccio sto bene come non stavo da anni, e non so cosa vuol dire di me.
00:04 — Vuol dire che sei sveglia. Non è complicato. La gente complica per paura.
00:05 — Ho una figlia.
00:05 — Lo so. Non ti chiederò mai niente che non puoi disfare. Ma smetti di usarla come scudo, non è onesto verso di lei.
È la cosa più sgradevole che mi abbia detto. È anche l'unica cosa vera che mi dicesse qualcuno da cinque anni.
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Le prime richieste che riguardano Marco sono, di nuovo, minuscole. Ed è qui che il gioco smette di essere un gioco, perché non mi allontanano da mio marito: mi ci spingono dentro.
21:12 — Stasera lo baci tu per prima. Sulla bocca, in cucina, non in camera. E non spieghi niente.
L'ho fatto mentre lui sciacquava una pentola. Si è girato con le mani bagnate e mi ha guardata con una faccia che non gli vedevo da anni. Sorpreso. Contento. Un po' scemo.
22:40 — Fatto. Ha reagito benissimo.
22:42 — Bene. Ricordati chi te l'ha fatto fare.
Ecco il chiodo, piantato con precisione chirurgica: da quel momento la felicità di mio marito passa attraverso un uomo che mio marito non sa che esiste.
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...segue?
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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