trio
Il giorno in cui smisi di sentirmi sulla
Fuoco_dentro
19.07.2026 |
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"Eppure, ancora oggi, quando incontro una coppia che si guarda con quella stessa complicità, mi viene un dubbio..."
Non saprei dire come ci sono arrivato.Ricordo soltanto una strada, il rumore del vento e poi una luce, diversa da tutte quelle che avevo visto sulla Terra. Quando riaprii gli occhi mi trovavo in un luogo che sembrava appartenere a un altro universo. Il cielo aveva sfumature color ambra e blu, gli alberi sembravano respirare e l’aria aveva un profumo capace di calmare qualsiasi pensiero.
Camminai senza una meta, incuriosito da quel silenzio così vivo.
Fu allora che li vidi.
Erano seduti sotto un albero immenso, uno accanto all’altra, senza parlare. Non ce n’era bisogno. Bastava osservare i loro occhi per capire che comunicavano in un modo sconosciuto agli esseri umani. Lui le sorrideva con la serenità di chi aveva trovato il proprio posto nel mondo. Lei ricambiava con uno sguardo capace di illuminare l’intero paesaggio.
Quando mi avvicinai non mostrarono alcun timore.
«Ti stavamo aspettando», disse lui.
Rimasi senza parole. Non li avevo mai visti.
«Su questo pianeta», aggiunse lei con un sorriso, «gli incontri non avvengono per caso.»
Mi invitarono a sedermi con loro. Il tempo sembrò rallentare fino quasi a fermarsi. Parlammo di tutto: della Terra, delle paure, dei desideri nascosti, di ciò che spesso non si ha il coraggio di raccontare a nessuno.
Scoprii presto che quel mondo aveva una regola molto particolare.
Lì nessuno cercava di possedere qualcuno.
Le emozioni venivano condivise, mai trattenute. La felicità di uno diventava naturalmente quella degli altri. Era un modo completamente diverso di vivere le relazioni, libero da gelosie, competizione e apparenze.
Più passavano le ore, più mi rendevo conto che non ero capitato su un pianeta fatto di creature straordinarie.
Era straordinario il loro modo di guardarsi.
Lui riusciva a capire ogni emozione di lei ancora prima che affiorasse sul suo volto. Lei aveva una sensibilità capace di accogliere chiunque senza farlo sentire un estraneo. Insieme erano qualcosa che non avevo mai incontrato prima: due persone che non brillavano una più dell’altra, ma che diventavano luce proprio perché unite.
Camminammo lungo sentieri che sembravano disegnati dai sogni. Attraversammo laghi immobili come specchi e colline dove il vento portava melodie sconosciute. Ogni tanto ci fermavamo semplicemente ad ascoltare il silenzio, e anche quello sembrava avere una voce.
Mi accorsi che, senza quasi rendermene conto, avevo smesso di sentirmi ospite.
Facevo parte di quel mondo.
Ogni sorriso diventava contagioso. Ogni abbraccio aveva il potere di cancellare il peso dei giorni trascorsi sulla Terra. Era come se quel pianeta insegnasse che la vera ricchezza non fosse ciò che si possiede, ma ciò che si è disposti a condividere.
Quando arrivò il momento di ripartire, provai una strana malinconia.
«Tornerai?» domandò lui.
Sorrisi.
«Se riuscirò a ritrovare la strada.»
Lei scoppiò a ridere.
«La strada non esiste.»
«E allora come si torna qui?»
Mi guardò negli occhi con la stessa dolcezza con cui mi aveva accolto.
«Non devi cercare un luogo. Devi trovare persone che abbiano il coraggio di vivere con lo stesso cuore.»
Mi risvegliai all’improvviso, nel mio letto, convinto di aver sognato.
Eppure, ancora oggi, quando incontro una coppia che si guarda con quella stessa complicità, mi viene un dubbio.
Forse quel pianeta esiste davvero.
Forse non è così lontano.
Forse è nascosto dentro quelle persone rare che riescono a trasformare un giorno qualunque in un ricordo che non smetterai mai di custodire.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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