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trio

Il giovane vicino di casa


di savix
27.07.2026    |    851    |    4 9.8
"Quello che successe dopo sul divano fu solo nostro, intenso, consensuale, voluto da tutti e tre..."
Erano mesi che quel gioco ci accompagnava. A letto, sottovoce, avevamo iniziato a
nominare Riccardo, il nostro vicino, quel ragazzo giovane che fa l'infermiere. All'inizio lei
rideva, un po' imbarazzata, diceva di no. Poi ho notato che quando ne parlavamo, si
lasciava andare di più, più velocemente, più intensamente. E quando era davvero eccitata,
ammetteva che l'idea le piaceva, che la stuzzicava.
Fuori dalla camera da letto però, tutto cambiava. Se facevo una battuta vedendolo sul
pianerottolo, lei mi fulminava con lo sguardo e chiudeva il discorso.
Una sera decisi di invitarlo. Senza dirle nulla, invitai Riccardo a cena.
Quando entrammo, lei era in cucina con una maglia aderentissima, senza reggiseno, e dei
pantaloncini corti. Quando ci vide rimase sorpresa. Per un attimo pensai che sarebbe
andata a cambiarsi. Invece restò così. Si vedeva che era tesa, ma anche divertita dalla
situazione.
A cena l'aria era elettrica. Lei lo guardava di sottecchi, io la guardavo guardare lui. Lui era
educatissimo, un po' impacciato, non sapeva dove guardare ma era evidente che non gli
dispiaceva quello che vedeva. Lei bevve più del solito e la sua timidezza si sciolse un po'.
"Andate sul divano, vi porto il caffè" ci disse.
Quando tornò, si era fatta una doccia al volo ed era in accappatoio, corto, leggero. Si chinò
per posare le tazzine. Riccardo deglutì. Si vedeva che aspettava solo che tornasse.
Poi venne l'idea dei costumi. Il weekend prima ne avevamo comprati due. "Dai, falli vedere
a Riccardo, così ci aiuta a scegliere per la spiaggia."
Si alzò, già dentro al gioco anche se non voleva ammetterlo. Tornò con il bordeaux,
brasiliana. Le stava da dio. Poi uscì con il nero, micro perizoma e triangolino sopra. Era
mozzafiato.
Ci fu un secondo di silenzio pesantissimo. Lei mi guardò, capì dove volevo arrivare. Invece
di arrabbiarsi, mi sorrise. Un sorriso complice, finalmente.
Mi alzai, le andai dietro, la baciai sul collo e le sussurrai: "Sei bellissima quando ti lasci
andare". Le sciolsi il nodo del triangolino. Lei per istinto si coprì con un braccio, poi,
sentendosi dire da entrambi che era bellissima, lasciò cadere le braccia.
Fu lei, a quel punto, a prendere in mano la serata. Andò in cucina a prendere il limoncello,
libera, sicura. Tornò, ci versò da bere, si sedette vicina a me e mi baciò.
Quello che successe dopo sul divano fu solo nostro, intenso, consensuale, voluto da tutti e
tre. Per la prima volta in 15 anni di matrimonio la vidi lasciarsi andare in un modo
totalmente nuovo, senza freni, senza vergogna.
Quando Riccardo andò via, restammo noi due, abbracciati, ancora addosso il profumo e
l'eccitazione di quella sera, e facemmo l'amore tutta la notte, come non succedeva da
tempo.
Il giorno dopo suonano alla porta. È Riccardo, è tornato a prendere il caricatore
dimenticato. Lei è in cucina con una delle mie camicie bianche. Lui è impacciatissimo.
"Grazie per la serata. È stato diverso." Lei gli sorride, sicura: "È stato bello. Siamo stati
bene. Tutti e tre."
Passano due giorni. Una sera a letto, luci spente, lei mi dice: "Devo dirti una cosa senza
filtri. Quella sera non mi è passata dalla testa. Mi è piaciuto tanto. E ho una fantasia fissa.
Quella di provarci davvero. Fino in fondo. Con lui. Con noi."
Ne parliamo per un'ora. Di cosa ci eccita, di cosa ci spaventa, dei paletti. Decidiamo che se
deve succedere, deve succedere a casa nostra, insieme, senza segreti, e che in qualsiasi
momento chiunque può dire basta.
Così gli scrivo: "Ciao Riccardo, ti va se ripetiamo l'altra sera? Cena da noi venerdì, solo noi
tre. Ci è piaciuto stare con te." Lui risponde dopo dieci minuti: "Volentieri. Pensavo proprio
a voi."
Venerdì arriva. Lei si prepara con più calma, questa volta. Non per nascondersi, per
scegliersi. Un vestitino leggero, nero, corto. Quando mi vede guardarla, mi dice: "Stasera
voglio sentirmi libera di chiederti quello che voglio." Suonano alla porta. È lui. E da come ci
guardiamo tutti e tre appena entrati in salotto, capiamo che questa cena non sarà come quella prima
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