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trio

Manuela


di -andreami-
17.07.2026    |    3.045    |    6 9.8
"Antonella si mette sotto di noi e inizia a leccare il mio culo, le mie palle e tutto ciò che può in quella strana posizione..."
“Sì, sì, così, tutto dentro” ansima Manuela, mentre la scopo a pecorina sulla mia scrivania. La pancia appoggiata al piano del tavolo, il culo all’aria davanti a me.
“Poi mi fai uno sconto” le sussurro.
“Sì, sì, ma continua così…” ansima.

Ma andiamo con ordine. Come ci siamo arrivati a scopare nel mio ufficio? E chi è Manuela?
Da qualche mese, stiamo lavorando all’aggiornamento di alcuni programmi aziendali. Per aiutarci è stata chiamata una società di consulenza. Manuela è arrivata fin dal primo giorno come capo progetto. Da subito mi ha colpito. Mi ha “fatto sesso” a prima vista.
Non è bella, ma ha un viso che ispira porcaggine. Molti uomini capiranno cosa intendo. La prima cosa che colpisce di lei è che sia alta, molto alta. Un bel culo sodo e rotondo, di solito fasciato in pantaloni attillati che non nascondono le mutandine “da nonna”. Si vedono bene perché quando cammina lo fa a passi lunghi ma molto lenti. Si ha tutto il tempo di ammirare il suo didietro. Quando parla tende a sussurrare. Capelli lunghi, mossi, che virano dal biondo al grigio, dipende se è passata dal parrucchiere o meno. Sulla sessantina. Qualche ruga sul viso e intorno agli occhi. E un naso decisamente troppo grande. Labbra sottili. Occhi chiari. Poco seno, accidenti. Non è certo la bellezza il suo forte. Le colleghe che lavorano con lei sono più belle… e giovani. Ma lei, lei è porca. Si vede.
E poi, a me, la sessantenne, in generale, fa ribollire il sangue e mi fa venire barzotto l’uccello.
Riunione dopo riunione, abbiamo iniziato a scambiarci sguardi sempre più vogliosi. Ma nei limiti della professionalità. Non so perché guardi più me degli altri colleghi. Alcuni sono decisamente più gradevoli. Forse perché sono l’unico dell’ufficio più alto di lei? Forse perché ha capito che mi imbarzotta?

Oggi si è presentata da sola, senza colleghe, perché avevamo solo una riunione di allineamento con i grandi capi. È arrivata intorno alle 9, come al solito. Vestito estivo floreale lungo fino alle caviglie. Scollato il giusto per intravvedere… nulla, il seno è decisamente piccolo. Una seconda, forse. Sandali con tacchi decisamente importanti per una già così alta.
Ci siamo messi subito a lavorare nel mio ufficio, per preparare la riunione. Il mio cubicolo ha le pareti di vetro, quindi non c’è privacy e non viene proprio voglia di fare pensieri porcellosi. Riunione finita. Mangiamo un’insalatona fatta arrivare in ufficio e riprendiamo a studiare le prossime mosse del progetto. Il tempo passa e non ci accorgiamo che i miei colleghi sono andati a casa. Alzo la testa dal pc, guardo attraverso i vetri.
“Ci hanno abbandonato tutti” esclamo.
“Da un po’” fa lei.
“Ah, non mi ero accorto di nulla” le sorrido.
“Capita, quando si lavora tanto” sorride anche lei.
“Cha facciamo, ci fermiamo qui e continuiamo la prossima volta? Organizziamo una call?” chiedo.
“Ma sì, fermiamoci qui. Vado in bagno e poi ti lascio chiudere l’ufficio”
Esce con il suo passo lento, il vestito svolazzante dietro di lei. Con questo abito il culotto si intravvede solo. Chissà se indossa le mutande della nonna anche oggi.
Spengo il portatile. Lo metto nello zaino. Mi appoggio alla scrivania in piedi, in attesa che torni. Eccola. Entra, lentamente, come sempre. Prende il suo portatile, lo ripone nella borsa. Si gira verso di me. Si avvicina. Un po’ troppo vicino per la mia professionalità.
“Aperitivo?” mi sussurra?
“Eh?” rispondo interdetto.
E senza dire niente allunga una mano affusolata e con qualche rughetta verso la patta dei miei pantaloni. Il cuore mi batte in gola. La mano si appoggia alla patta. Il cazzo si indurisce piano. La sua mano lo sente crescere. La zip viene abbassata. Poi, aiutandosi con l’altra mano, mi slaccia cintura e bottone. Le mani abbassano l’elastico degli slip. Il cazzo scatta fuori, già completamente sull’attenti.
Nessuno dei due dice una parola.
La sua mano impugna l’asta e scappella piano il cazzo.
“Aperitivo?” chiede di nuovo.
“S-sì” balbetto.
Si inginocchia davanti a me. In tutto questo tempo sono rimasto appoggiato alla scrivania. E non riesco a muovermi. Mi abbassa alle caviglie mutande e pantaloni. Le sue labbra sottili baciano la mia cappella. Poi la lingua guizza fuori dalla bocca e assapora il glande. Scivola lungo l’asta e poi risale. La bocca si apre. Il mio cazzo sparisce dentro di lei. Sì, decisamente il naso è troppo lungo. Ma chi se ne frega! Senti come succhia. Ne deve aver visti diversi di uccelli la nostra consulente. Mentre nella testa si accavallano i pensieri, Manuela si stacca da me. Si rialza. Tiene saldamente in mano il cazzo, che continua a masturbare lentamente. Avvicina il viso al mio. Ci baciamo. Sento il mio sapore sulla sua lingua. Un bacio continuo mentre con la mano non si ferma.
Si allontana di qualche centimetro.
“Scopami” sussurra. “Anzi, leccamela”
“Oh, mi piace, sta cosa” mi esce.
Mi metto in piedi davanti a lei. La prendo per le spalle e la faccio girare con il sedere contro la scrivania. Le alzo la lunga gonna a fiori. Mutandine da nonna o no? Le sollevo la gonna fino alla vita. Mutandine non pervenute.
“Questa poi” mi viene da dire “tutto il giorno senza mutande?”
“Ma no, le ho tolte prima in bagno, scemo” e da una tasca del vestito tira fuori un paio di mutande bianche, da nonna!
“Brava, ma ora siediti sulla scrivania” le sussurro.
Appoggia le natiche nude al piano di legno. Le allargo le cosce con delicatezza. Mi inchino davanti a lei. Ammiro quello che ho immaginato spesso in questi mesi. Il pube è coperto da una leggera peluria grigia. Da lontano potrebbe sembrare depilata. La fessura è un taglio netto da cui spuntano timide le piccole labbra. Sembra quasi la fica di un’educanda, non di una sessantenne navigata. La cosa mi eccita ancora di più.
Bacio le cosce. Prima sopra, poi all’interno. E intanto risalgo verso la fica che sento essere caldissima. Sento il respiro di Manuela sempre più pesante. Alzo lo sguardo. Mi sta fissando. Poi piega il busto all’indietro, appoggiando i gomiti alla scrivania. Quando sono a pochi centimetri dalla fica, allungo una mano e con le dita la allargo leggermente. La lingua inizia a gustare i suoi umori. È già bagnatissima. Lecco e succhio il clitoride. Lei ansima sempre di più.
“Se continui così vengo subito” rantola.
“Allora rilassati e goditelo”
Si corica completamente sulla scrivania. Gli occhi chiusi per godersi ogni istante.
Torno a leccare, succhiare, passare la punta della lingua tutto intorno alle grandi labbra. Appoggio le mie labbra al suo pertugio e inizio a scoparla con la lingua. Per un attimo mi pare di scorgere un movimento in corridoio, Mi giro, nulla, solo la mia paura di essere scoperto da qualche boss. Torno a concentrarmi sul clito e lascio che siano le dita a penetrarla. Prima solo l’indice, poi anche il medio e infine l’anulare. La scopo per qualche secondo così, poi tolgo le dita fradice e le passo sul buchetto subito sotto. È elastico e il mio dito medio scivola dentro senza troppa resistenza. Hai capito la signora, le piace prenderlo anche in culo, penso. Mentre succhio il clitoride comincio a fotterla con l’indice nella fica e il medio nel culo. Non resiste molto.
“Sìììììììììì” gode strozzando un urlo “Sìììì”
Le lascio solo un attimo per riprendersi. Sono troppo eccitato.
“Succhiamelo” le ordino.
Manuela si tira su dalla scrivania. Si siede. Ci guardiamo. Ci baciamo. Assapora i suoi umori dalla mia lingua. Mi prende la mano con cui la scopavo. Se la porta alla bocca e la lecca avidamente. Mentre continua a leccarla si inginocchia davanti a me. Smette di leccarmi la mano e prende in bocca il cazzo. Solo con la bocca, senza mani, stantuffa su e giù. Si scopa da sola la bocca.
Mentre Manuela è concentrata sul mio cazzo durissimo, fisso il corridoio in penombra. Il pensiero di essere beccati non mi ha lasciato un momento.
E avevo ragione. Ecco, qualcuno ci sta spiando. Scorgo un occhio che da dietro una colonna guarda nella nostra direzione. Anche se in penombra capisco subito chi è: Antonella, la signora delle pulizie. Quella che mi ha pulito l’uccello qualche giorno fa.
La cosa mi fa indurire ancora di più il cazzo, se possibile. Manuela continua a scoparsi la bocca stringendo con le sue mani affusolate le mie natiche. Non si è accorta di nulla. La mia fantasia invece galoppa veloce. Non posso perdermi un’occasione del genere.
Faccio un gesto con la testa nella direzione di Antonella. Le faccio capire di uscire dal suo nascondiglio e di venire davanti alla parete di vetro. Lei capisce. Tra porci ci si intende sempre. Esce dalla penombra. La mano destra infilata nei leggings neri d’ordinanza. Si stava masturbando, la maiala. Ora è nel cono di luce che esce dal mio ufficio. Ci guardiamo. Le fisso la mano. Capisce. Si abbassa i leggings. Indossa un perizoma nero. Abbassa anche quello. La fica è pelosa, ma una peluria corta e curata. Le faccio cenno di continuare a masturbarsi. Ora ho Manuela, ignara, che mi succhia il cazzo e Antonella davanti a me, separata dal vetro dell’ufficio, che si masturba. Devo fermare Manuela se no vengo subito. Le prendo la testa tra le mani. La scosto dalla mia asta, lucida della sua saliva.
“Chiudi gli occhi” le ordino.
Lo fa senza chiedere spiegazioni. Prendo la cravatta che mi ero tolto durante la giornata lavorativa. La metto sui suoi occhi e la lego dietro la nuca. Sì, naso decisamente troppo grande. Ma va benissimo così.
La faccio alzare e la faccio girare verso la vetrata, verso Antonella. Le abbasso la cerniera del vestito e lo faccio cadere ai suoi piedi. Non indossa il reggiseno. Non ne ha bisogno. Le piccole tette sono un po’ cadenti con i capezzoli turgidi che indicano Antonella davanti a noi.
Mi siedo sulla scrivania, le gambe ben divaricate. Prendo per i fianchi Manuela.
“Siediti davanti a me” e la tiro verso la scrivania. Si siede anche lei, tra le mie gambe. Il mio cazzo duro contro la sua schiena nuda.
Fisso negli occhi Antonella, che ricambia. Stando dietro Manuela, con le mani, le allargo le cosce. Espongo la fica dalla peluria grigetta alla vista di Antonella, che continua a masturbarsi in piedi strofinando le sue dita sul clitoride.
“Mmmm” è l’unico suono che esce dalla bocca di Manuela.
Prendo la sua mano destra. La appoggio sulla sua coscia. Ci metto sopra la mia, Incrociamo le dita. Piloto la sua mano verso il pube. Lei si lascia guidare. Le faccio passare le dita sul solco bagnato della fica. Poi con il mio medio spingo il suo dentro di sé. Sditaliniamo la fica di Manuela insieme. Fuori Antonella ha iniziato a fare lo stesso con la sua.
“Immagina il dito dentro di te come quello di un’altra donna” le sussurro all’orecchio, abbastanza forte però in modo che anche Antonella senta.
“Sì” annuisce.
“Ti piace avere le dita di un’altra dentro di te?”
“Sì, molto” ansima.
“L’altra ora ti guarda, mentre ti masturbi da sola” e mentre lo dico allontano la mia mano dalla sua “Falle vedere come ti masturbi con due dita”
“S-sì” Manuela infila anche l’anulare nella passera e si stantuffa piano.
Faccio un gesto con la testa verso Antonella. La faccio entrare nell’ufficio. Si mette davanti a noi. A circa un metro. Le indico la sedia dietro di lei. Antonella si siede. E capisce cosa voglio. Senza fare rumore si toglie le scarpe, i leggings e il perizoma. Mette le gambe sui braccioli. La fica ben in vista. Si infila due dita come sta facendo Manuela.
“L’altra ti sta guardando e ti copia” sussurro.
“Mmmmm” toglie le dita dalla fica e le avvicina al buco del culo. Antonella fa lo stesso. Iniziano a scoparsi il culo con le due dita fradice.
“E se non fosse una fantasia?” chiedo.
“Meglio” continua ansimando.
“Non avresti vergona a masturbarti davanti a un’altra?”
“No, l’ho già fatto” mi stupisce, ma fino a un certo punto.
“Anche davanti a una sconosciuta?”
“Sì, sì, come vuoi tu”
Le slego la cravatta. Apre gli occhi. Vede davanti a sé Antonella. Le gambe spalancate e due dita nel culo.
“Mmmmmm” è l’unica reazione. Ma il respiro affannoso sottolinea la sua eccitazione.
Le prendo la mano. La fermo. Estrae le dita e così fa Antonella. Con il mio aiuto se le infila nuovamente nella fica, copiata dall’altra. Giusto il tempo di bagnarle. Poi gliele faccio togliere. La faccio alzare. La avvicino ad Antonella. E conduco le sue dita verso la bocca della nostra ospite. Antonella lecca e succhia le dita fradice di Manuela.
“Ora tocca a me” annuncio.
Giro Manuela verso la scrivania. Gentilmente la faccio abbassare a novanta gradi con il busto sul piano. Le divarico bene le cosce. Mostro ad Antonella fica e culo di Manuela.
“Leccala” le ordino.
Antonella si alza e si mette in ginocchio dietro Manuela. La sua lingua guizza e scopa prima la fica e poi il culo. Avvicino il mio cazzo turgido alla chiappa di Manuela. Antonella lo prende in bocca. Due, tre colpi. Poi lo lascia e torna a leccare Manuela.
Faccio cenno ad Antonella di spostarsi un po’. Appoggio la cappella alla fica di Manuela e la penetro senza trovare resistenza. Antonella si mette sotto di noi e inizia a leccare il mio culo, le mie palle e tutto ciò che può in quella strana posizione.
“Sì, sì, così, tutto dentro” ansima Manuela
“Poi mi fai uno sconto” le sussurro.
“Sì, sì, ma continua così…” ansima.
Invece, da vero bastardo, mi fermo. Esco da lei e infilo il cazzo in bocca ad Antonella. Mentre me lo succhia, passo due dita sulla fica di Manuela. Le bagno per bene. E le infilo nel culo. Manuela ha un sussulto, per un attimo. Poi si gode le mie lunghe dita.
Prima che Antonella mi faccia venire, tolgo il cazzo dalla sua bocca e lo appoggio al culo di Manuela. La sento rilassarsi. Spingo piano tenendo stretto il cazzo alla base con la mano. Trovo un po’ di resistenza, ma subito la cappella scivola dentro e il resto lo segue senza problemi. Inizio a scopare lentamente quel culo sessantenne. È stretto, ma non troppo. Proprio una bella sensazione.
Mentre la scopo così, a novanta, sento Antonella che ansima. Giro lo sguardo verso di lei. È seduta per terra. Le gambe aperte. Due dita nella fica. Sta avendo un orgasmo.
“Mmmmmmmm” viene mordendosi le labbra.
Io continuo a scopare il culo di Manuela.
“Non so quanto resisto” dichiaro.
“Vi lascio finire tranquilli” sussurra con l’accento sardo Antonella. Raccoglie le sue cose, fa il giro della scrivania, stampa un bacio con lingua a Manuela prona e ansimante sulla scrivania ed esce dall’ufficio facendomi l’occhiolino.
Non resisto oltre. Sento il cazzo pulsare. Lo sente anche Manuela.
“Vienimi nel culo, dai” ansima.
E con un verso da cinghiale svuoto tutto il piacere dentro di lei.


PS: Mentre sto scrivendo questo resoconto Manuela è qui di fronte a me, lavora con un collega. Solo un vetro ci divide. È piegata in avanti, gioca con il ciondolo che ha al collo. Tra i capelli un fermaglio a farfalla. Oggi indossa dei jeans grigi e una camicia chiara con grandi fiori stampati. Il culo ben tornito, le tette piccole. Il naso grande.
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