trio
GIOVANNA
21.07.2026 |
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"Le dissi di non pensare male, che l’avrei chiamata il giorno dopo e che poteva rifletterci con calma..."
Ho quarantasei anni e, tutto sommato, non li sento. C’è chi dice che non li dimostri nemmeno. Con il tempo ho imparato a conoscermi meglio, a riconoscere i miei desideri e a vivere con più libertà ciò che un tempo avrei forse soltanto immaginato. Insomma, il cazzo mi piace sempre tantoDa circa un anno frequento Mario, un uomo di cinquantacinque anni portati con disinvoltura, curato, sicuro di sé, con quella presenza fisica che non ha bisogno di annunciarsi. Io non ho mai avuto la stessa dedizione per la palestra, ma le mie morbidezze, a detta di mio marito, di Mario e di qualche amico fin troppo sincero, sono parte del mio fascino. Qualcuno aggiunge che sia soprattutto la mia audacia a rendermi difficile da dimenticare altri si espongono maggiormente e l’attribuiscono alla mia troiaggine.
Mi è sempre piaciuto il linguaggio diretto, il turpiloquio purché usato con intelligenza. C’è un modo di eccitare una donna un’arte un tempismo per essere volgari ed eccitanti e Mario lo conosce bene.
Con il tempo lui e mio marito Di sono diventati amici. Mario viene spesso a cena da noi e, davanti ai nostri figli, assume un ruolo impeccabile, quasi familiare. A volte ci concediamo dei fine settimana insieme; l’ultimo lo abbiamo trascorso nella sua villetta, una casa appartata con una piscina riparata dagli sguardi.
Quel pomeriggio, poco dopo pranzo, avrebbe dovuto raggiungerci Giovanna, una mia amica che ho sempre considerato estranea a certi mondi e a certe libertà.
In passato, io e mio marito ci divertivamo a osservare le altre coppie chiedendoci se, dietro l’apparenza ordinaria, si nascondessero segreti libertini simili ai nostri. Di Giovanna, però, ero certa: non apparteneva a quell’universo.
Ha quarantaquattro anni, è magrissima, divorziata, con figli ancora piccoli e qualche tensione irrisolta con l’ex marito.
Arrivò puntuale. Io infilai in fretta il costume e mi avvolsi nel pareo, uno scappellotto amorevole a Mario che sonnecchia nudo sulla sdraio per svegliarlo e ricordargli che era il momento di rendersi presentabile.
Dopo i saluti e le prime frasi di circostanza, Giovanna mi fece una domanda alla quale non avevo pensato quando l’avevo invitata: dove fossero mio marito e i ragazzi.
In effetti, vista dall’esterno, la scena poteva apparire insolita: una donna sposata, in piscina, con un uomo che non era suo marito.
Risposi un po’ presa alla sprovvista, spiegando che i ragazzi avevano altri programmi e che Di li aveva accompagnati.
Parlammo del più e del meno. La invitai a entrare in acqua e continuammo a chiacchierare immerse nella quiete del pomeriggio.
Mario, nel frattempo, si muoveva con naturalezza intorno a noi. Indossava uno slip da bagno aderente, il suo culo tonico ed il cazzo non ordinario risaltavano sotto la stoffa tesa. Giovanna cercava di non guardare troppo, ma ogni tanto il suo sguardo tradiva una curiosità che non riusciva del tutto a nascondere. Io me ne accorsi e le sorrisi; lei ricambiò, appena imbarazzata.
Quando uscimmo dall’acqua, Mario ci porse gli asciugamani con un gesto da cavaliere e poi si allontanò per prepararci qualcosa di fresco da bere.
Mi rivolsi a Giovanna con tono leggero, dicendole che il reggiseno bagnato mi dava fastidio. Non aspettai davvero una risposta: lo sciolsi con naturalezza, come se fosse il gesto più semplice del mondo lasciando libere le tette ed i capezzoli turgidi.
Giovanna rimase per un attimo sospesa, incerta se distogliere lo sguardo o sorridere. Scelse un sorriso timido. Proprio allora tornò Mario, accolse la scena con un commento divertito e si avvicinò con confidenza baciandomi le tette rendendo l’atmosfera improvvisamente più densa.
Lei apparve imbarazzata, ma non fuggì subito da quella tensione inattesa. Dopo qualche esitazione, mi chiese direttamente se io e Mario fossimo amanti.
Le raccontai qualcosa di me e della mia vita privata, delle mie esperienze sessuali senza girarci troppo intorno ma scegliendo con cura le parole. Parlai della complicità con mio marito: lo scambismo, Cap d’Agde, i figli, il cuckoldismo successivo, i partner di gioco condiviso con mio marito ed in solitaria. Dei nostri accordi, delle esperienze condivise e di quella libertà adulta che, da fuori, può sembrare provocazione e invece per noi è equilibrio.
Giovanna ascoltava stupita. Era curiosa, intimidita, forse anche attratta da un racconto che non si aspettava da me. Una insospettabile amica si rivela invece una zoccola libidinosa. Mario si era avvicinato alle mie spalle e partecipava alla conversazione con una presenza silenziosa e complice sdraiato dietro di me appoggiato alla mia schiena ed al mio culo cingendomi da dietro con le sue braccia.
Le proposi, quasi per gioco, di uscire insieme quella sera: una cena e poi un salto in un locale particolare, giusto per bere qualcosa.
Lei si prese un momento. Voleva capire. Mi chiese che tipo di locale fosse.
Le spiegai che si trattava di un club privè, un posto dove l’atmosfera era più libera, l’abbigliamento più sexy e ricercato ma dove nulla accadeva senza desiderio e consenso. Un luogo in cui ci si poteva semplicemente guardare intorno, parlare, sentirsi diversi per una sera.
Quando mi domandò cosa intendessi per abbigliamento più audace e sexy, le mostrai il vestito che avevo scelto e le scarpe alte con il tacco vertiginoso a stiletto ed il plateau, quasi più un invito che un accessorio.
Giovanna sgranò gli occhi e disse che non avrebbe potuto venire, perché non aveva nulla del genere. Io le risposi che non importava: poteva indossare qualunque cosa la facesse sentire a suo agio, oppure prendere in prestito qualcosa da me.
Alle mie spalle percepii Mario super eccitato. Le sue mani scivolarono sulle mie tette strizzando i capezzoli strappandomi un gridolino. Il suo gesto lascivo fu troppo impulsivo. In un attimo superò quella linea sottile che stavo cercando di mantenere.
Fu come se l’incanto si spezzasse. Giovanna arrossì, si alzò di scatto e, con una scusa fragile, disse che doveva andare. Il suo disagio era chiaro.
Mi ricomposi coprendomi con il pareo trasparente. Le mie tette ed i capezzoli mostravano chiaramente la mia eccitazione mentre lei raccoglieva le sue cose. Lanciai a Mario uno sguardo severo, di quelli che non hanno bisogno di parole.
La accompagnai all’auto e cercai di rassicurarla. Le dissi di non pensare male, che l’avrei chiamata il giorno dopo e che poteva rifletterci con calma.
Lei mi salutò annuendo. Non sembrava del tutto chiusa continuava a guardare le mie tette ma neppure pronta. Rimasi a guardarla andare via, chiedendomi quale sarebbe stata la mia prossima mossa per portarla nel mondo trasgressivo e libertino e trasformarla in una troia come me.
Tornai indietro lasciando teatralmente cadere il pareo e slacciando gli slip, il cazzo di Mario mi aspettava e doveva farsi perdonare. Dopo ore a sentirlo duro poggiato sul culo finalmente lo avrei abbracciato nella mia fica sbrodolante di umori.
Elle
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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