trio
Il triangolo irregolare
27.10.2025 |
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"Nicole Salì su di lui, sarebbe potuto essere un 69 se non fosse che mise un lenzuolo a coprire la sua eccitazione..."
Il Locale
Lo schermo dello smartphone era una finestra su un mondo che Paolo non pensava esistesse. Per giorni, si erano scambiati messaggi, Nicole e lui. Lei era una donna di quarant'anni, sicura di sé e diretta, con un'energia che lui sentiva persino attraverso le parole. Parlava di potere, di desiderio, di ruoli. Voleva un'esperienza a tre con il suo compagno, Edoardo, e la sua fantasia era chiara: lei sarebbe stata la dominante, Paolo il sottomesso. Loro avevano una relazione solida e saltuaria da anni, gli disse, e ora volevano esplorare un nuovo gioco. Edoardo era scettico, ma disposto ad assecondare Nicole. Il loro primo incontro non prevedeva sesso, solo conoscenza.
Paolo entrò nel locale. Indossava un abito elegante e una camicia azzurra. Sotto il colletto della camicia, il collare che lei gli aveva chiesto di indossare. Il locale era abbastanza vuoto, nonostante la musica alta e il buio, Paolo di sicuro nonci sarebbe entrato in altre circostanze. Lì, in un angolo, c'erano loro, sorseggiando un gin tonic. Nicole lo salutò con un sorriso, un gesto che lo fece sentire subito a suo agio. Era vestita con un abito nero a mezza coscia, stivali con tacco che le slanciavano le gambe e calze a rete. Edoardo, più informale, indossava una camicia a quadrettoni. Paolo ordinò un gin tonic anch'egli e si sedette.
Paolo era affascinato. Si perdeva spesso a guardare le gambe e la scollatura di Nicole. A lei piaceva essere il centro del suo desiderio. Ogni tanto accarezzava Edoardo, che rimaneva in disparte, quasi un osservatore. In quel momento, Nicole decise di mettere alla prova la disponibilità di Paolo. Gli chiese di massaggiare le spalle di Edoardo, per aiutarlo a rilassarsi. Paolo obbedì. Le sue mani sciolsero la tensione nei suoi muscoli, un gesto che gli sembrò naturale.
Poi, l'aria si fece più densa. Senza preavviso, Nicole aprì un bottone della camicia di Paolo e gli strinse forte un capezzolo. Nessuno li notò. Paolo chiuse gli occhi, resistendo al dolore, finché lei non mollò la presa. Fu una fitta acuta, un'esperienza che si concluse con un'ondata di piacere, un'eccitazione che si mescolava al dolore. Era un test, e l'aveva superato. Finito il suo cocktail, lei posò le sue gambe sulle sue, mentre lui le massaggiava le mani, alternandole.
Prima di andarsene, Nicole chiese a Paolo di seguirla in bagno. "Ti imbarazza?" gli chiese, con un sorriso sornione. Paolo disse di no, e la seguì. Anche in bagno arrivava, attenuata, la musica e una luce soffusa lo illuminava. All'interno Nicole sollevò il vestito e si abbassò le mutandine. Mentre faceva pipì, quel suono era l'unico che si sentiva nel bagno mentre la musica era un sottofondo lontano. Quando ebbe finito, si alzò leggermente e si girò, chiedendogli di aiutarla a pulirsi. Paolo capì il suo desiderio. Si chinò, le leccò tra le gambe, sentendo prima un sapore acido, poi un sapore che lo eccitò. Leccó per un paio di minuti, che gli sembrarono interminabili, mentre lei gli stringeva forte i capelli in una mano. Era un'esperienza sensoriale totale: il sapore che diventava dolce, il rumore del suo respiro che si faceva più forte, il corpo di lei che si abbandonava a un piacere che lui gli stava dando. Poi si rilassò, staccandosi un po' da lui, poco prima che il piacere diventasse troppo intenso. Gli ordinò di rimetterle le mutandine. Uscirono dal bagno e dal locale. Prima di andarsene con Edoardo, lei gli disse solo che si sarebbero risentiti.
Paolo rimase a guardarli mentre si allontanavano come una coppia di innamorati.
La Cena
Qualche giorno dopo, Nicole scrive a Paolo e si autoinvita a cena a casa di sua, con Edoardo. Paolo accettò. Lei gli chiese di preparare una cena di buon livello e di procurarle dei doni: una tutina sexy e dei guanti trasparenti per lei, una catena con due mollette per capezzoli e un collare con guinzaglio per lui. Paolo aggiunse una cavigliera in argento, un dono per Nicole.
La sera della cena, Paolo preparò tutto: una vellutata di zucchine con gamberi rossi di Mazara del Vallo per primo e una tagliata di manzo con patate al rosmarino per secondo. Il tutto bagnato da prosecco e vini bianchi italiani. Nicole arrivò prima di Edoardo. Lo salutò con un sorriso soddisfatto. Paolo le tolse il soprabito, rivelando un bellissimo abito rosso, con scarpe con tacco e calze a rete. Anche lei aveva un regalo per lui: un grembiule. Voleva che lo indossasse. Ma prima gli ordinò di spogliarsi totalmente.
Paolo si tolse la cravatta, poi la giacca, la camicia e i pantaloni. Ogni capo che cadeva a terra era una piccola, pubblica umiliazione. Infine, si tolse le mutande, sentendo le sue guance arrossarsi, ma il suo corpo rispondeva al suo comando. Lei gli mise il grembiule. Servire la cena nudo, con solo un grembiule, era un'umiliazione che Paolo non si sarebbe mai aspettato. Ma l'accettò. Mentre aspettavano Edoardo, Nicole si fece portare un flute di prosecco. Gli ordinò di inginocchiarsi, di massaggiarle le caviglie e i polpacci, poi di leccarle la punta delle scarpe e il collo del piede. Paolo obbedì con gioia. Era il suo ruolo. Era un suo servitore, e il suo desiderio di piacerle era più forte di qualsiasi umiliazione. Sapeva che, anche se Edoardo non era ancora arrivato, il gioco era già iniziato.
Il campanello suonò. Nicole gli disse di non muoversi, di restare in ginocchio. Quando Edoardo entrò, lo trovò con la stessa faccia del primo incontro. Lo guardò con un certo disgusto trovandolo nudo ed in ginocchio, ma decise di recitare la parte richiesta da Nicole. Si levò la giacca, gliela lanciò dicendogli di appenderla e di portare anche a lui un calice sul divano, a fianco a Nicole. Così fece, con l'aggravio che mentre Paolo si stava alzando Nicole lo richiamò col guinzaglio. Paolo lo dovette fare a quattro zampe. Non era facile muoversi, ma riuscì comunque arrivare ad una sedia dove mise bene la giacca di Edoardo, per poi tornare al tavolino a fianco al divano e riempirgli un calice. Dopo averlo servito, Nicole gli chiese di toglierle le scarpe. Paolo eseguì con devozione. Lo sguardo di Nicole si posò alternativamente su di lui e su Edoardo, la eccitava mostrarle che aveva uno schiavo per lei. Paolo pensò fosse per questo che subito dopo lei gli chiese di togliere anche ad Edoardo le scarpe, cosa che lui eseguì con meno entusiasmo. Fortunatamente non gli chiese altro nei confronti di Edoardo, anche se Paolo sapeva che lei ci stava pensando. Edoardo comunque tagliò corto dicendo che aveva fame. Nicole lo autorizzò ad alzarsi per andare a servire al tavolo.
Paolo servì loro il primo e il secondo. Restò in piedi a guardarli. Nicole qui lo trattava come un cameriere, salvo che voleva essere sempre chiamata "Padrona" quando le parlava, cosa che Paolo poteva fare solo in risposta a sue domande. Loro discutevano tra di loro, commentavano il cibo, lo richiamavano duramente quando il bicchiere di Edoardo restava vuoto. Lì, Nicole gli chiese dov'era la catenella con le pinze per i capezzoli. Paolo la portò e le diede un brivido freddo, il metallo toccava la sua pelle. Lei la regolò in modo che stringessero forte e poi gliela mise su entrambi i capezzoli. Faceva male, ma era sopportabile. Più doloroso quando Edoardo, con un sorriso malizioso, volle testarla tirandola un po' la catenella. Il dolore fu una fitta acuta che costrinse Paolo a trattenere un sospiro, le sue braccia si irrigidirono e i muscoli si tesero. Edoardo rise, soddisfatto.
Paolo servì loro il dolce. A quel punto Nicole gli disse che poteva mangiare anche lui, naturalmente a quattro zampe. Lo invitò a riempire due ciotole, una per il cibo, da mangiare direttamente con la bocca e l'altra in cui poteva versare del vino. Lo invitarono a mangiare, e lui lo fece mentre lo deridevano. Edoardo notò che era eccitato, probabilmente Nicole se ne era già accorta. "Vediamo se si eccita di più così", disse Nicole, bagnando il suo piede nella ciotola del vino e invitandolo a succhiarlo dalle sue dita. Era così, ma la cosa piacque anche a Nicole che ripeté il gesto altre volte, mentre Edoardo era andato in bagno. Quando Edoardo tornò si sedette sul divano, mentre Nicole andò in camera da letto a prepararsi. Edoardo notò anche la cavigliera, gli disse ad alta voce che aveva fatto bene. Edoardo intanto gli chiese di servirgli di nuovo da bere. Quando glielo portò, gli indicò di inginocchiarsi lì davanti. Paolo era distante da lui un paio di passi. Lui era rilassato, con una mano si stava toccando tra le gambe, guardava Paolo con quell'aria di disgusto che gli aveva già riservato e guardava Nicole nell'altra stanza. Non la vedeva ma sapeva che doveva essere bellissima nella sua nuova tuta, con i guanti trasparenti. Proseguì fino a quando lei disse "sono pronta". Lui si alzò, prese il guinzaglio che Paolo aveva al collo e lo portò nella stanza da letto. Lo lasciò lì ai piedi del letto mentre baciava con foga Nicole, la sollevò, lei con le gambe attorcigliate intorno a lui. La buttò sul letto, si tolse la camicia. Lei gli mise le caviglie sulle spalle mentre lui si apriva i jeans, si abbassava le mutande e la penetrava. Era un rapporto forte, lo erano le spinte di Edoardo, così come Paolo notò come Nicole stringesse strettamente le lenzuola con le mani mentre si lasciava scappare gemiti.
Il rapporto andò avanti per alcuni minuti, poi Edoardo uscì e colse l'occasione per spogliarsi totalmente. Nicole si mise a sedere sul letto, gli occhi brillavano di eccitazione. "Paolo, avvicinati", gli ordinò. "Obbedisci, succhialo." Paolo sapeva che poteva essere nel gioco, e che se voleva continuare a giocare doveva farlo. E forse era anche curioso di farlo, così si inginocchiò. Era un comando che non poteva ignorare, si mise in ginocchio di fronte a lui, mentre Nicole lo guardava dall'alto. Era un atto di totale sottomissione, un'umiliazione che lo faceva sentire al centro di un gioco perverso. Paolo tremava, ma le sue labbra obbedirono, sentendo la consistenza di lui. I sapori erano nuovi, forti, ma lui si impegnò, come se fosse un compito da svolgere. Sentiva le mani di Edoardo sulla sua testa, spingergli il cazzo giù nella gola. Il respiro di Edoardo si fece più profondo, mentre Nicole si alzava e si avvicinava, baciando con foga le labbra di Edoardo mentre Paolo continuava il suo compito. Dopo alcuni minuti, Edoardo si staccò da lui. "Bravo schiavetto", gli disse Nicole, con un sorriso soddisfatto. "Ora sdraiati sul letto."
Paolo si sdraiò sul letto, un mix di umiliazione e di piacere, sapendo che aveva superato un altro test. Nicole Salì su di lui, sarebbe potuto essere un 69 se non fosse che mise un lenzuolo a coprire la sua eccitazione. Si sdraiò su di lui come se fosse un letto. Paolo capì che il suo compito era leccarla, mentre il cazzo di Edoardo si avvicinava. Ne sentiva l'odore, il contatto, sfiorava spesso il suo viso e la sua lingua mentre la penetrava. Erano colpi molto forti, ci rifletté anche perché Paolo non fa mai sesso così forte. Ogni tanto sentiva le unghie di Nicole sul suo corpo, per via dei colpi di Edoardo.
Edoardo ad un certo punto uscì da Nicole, si vedeva che era molto eccitato. La girò mentre lui si masturbava. Lei era preparata, conosceva quei gesti che avrà già visto innumerevoli volte. Lo guardò mentre lui veniva. Lo fece con numerosi fiotti di sperma che la colpirono sul collo, sul seno, sull'ombelico. Lei si accasciò, provata e felice. Lui in pochi secondi in realtà prese i suoi abiti e sparì in bagno. Paolo rimase sdraiato, guardava Nicole sentendo ancora il suo sapore sulle labbra. Passarono alcuni minuti, Edoardo era ancora in bagno, quando Nicole si sollevò, aveva lo sguardo felice ed eccitato. Passò le mani sul suo collo, sul seno, raccolse lo sperma di Edoardo e lo spalmò sul viso di Paolo. Paolo chiuse gli occhi, era una cosa che non si sarebbe mai aspettato. Ne sentì distintamente l'odore ed il sapore, anche se Nicole evitò le sue labbra. Proprio in quel momento ritornò Edoardo nella stanza, era vestito. Baciò Nicole sulla bocca, le disse che era stanco e che andava a casa, tanto Nicole sapeva come cavarsela.
Nicole si sollevò dal letto. Il suo corpo era un dipinto di desiderio e appagamento, la sua pelle ancora segnata dalla passione. "È ora", disse con un sorriso soddisfatto. Si avvicinò a Paolo, che era ancora sdraiato, e gli indicò un preservativo sul comodino. "Indossalo".
Quando si sedette su di lui, il suo gesto non era un ordine, ma un invito silenzioso. Con le mani, lo guidò, posizionando la sua bocca e la sua lingua tra le sue gambe. Paolo obbedì, sentendo il sapore di un'umiliazione che si scioglieva in una forma di amore. Lei si abbandonò contro il suo viso, le sue gambe tremavano di piacere. Quando fu pronta, si sollevò e lo guidò, lentamente, su di lei.
Sentiva la rete della sua tuta contro la sua pelle. La prendeva piano, in un modo diverso da Edoardo, il modo di Paolo. I suoi movimenti erano lenti e carichi di devozione, un ritmo che faceva gemere Nicole di piacere, un gemito che non era di dolore, ma di pura beatitudine. Lei aveva le mani sui fianchi di Paolo, e ad ogni spinta si abbandonava sempre di più, fino a quando Paolo non venne dentro di lei.
Nicole sorrise ed invitò Paolo ad andare in bagno, a pulirsi il viso. Quando Paolo tornò Nicole si stava vestendo, in realtà teneva sotto la tutina. Si chinò per aiutarla ad allacciarle le scarpe. Si offrì di accompagnarla all'auto, dista poche centinaia di metri, ma piove e Nicole si stringe a Paolo sotto l'ombrello. Non è una vera conversazione, si sente più il rumore della pioggia e dei tacchi di Nicole. Quando arrivarono davanti l'auto, Nicole lo baciò sulla bocca, posò le labbra su quelle di Paolo. Gli disse ciao e sorridendo salì in auto, mentre Paolo la guardò partire rimanendo fermo.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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