trio
L'ultimo giorno
11.09.2025 |
3.101 |
9
"Forse per la prima volta avrà un orgasmo davanti a due perfetti sconosciuti, un uomo che non è suo marito e una donna peccatrice..."
Marrakech è caotica, colorata, polverosa e affollata. Un flusso continuo di persone, motorini sgangherati e magri asinelli carichi di qualsivoglia mercanzia che percorrono la Medina intrufolandosi di continuo in vicoli, fonduk e riad, scomparendo e lasciando spazio a nuovi passanti. Agli occhi di noi pochi turisti è un viavai travolgente, interessante e spossante al tempo stesso, che ci lascia quasi inebetiti e stravolti ogni sera. Durante il giorno visitiamo le principali attrazioni turistiche seguendo la nostra guida, che ci raccomanda di non perderla di vista o di fermarci senza avvisarla, attività anche questa di non poco conto visto che veniamo continuamente affiancati da giovani ragazzi senza arte né parte che ci parlano, ci distraggono, si offrono di sostituirsi alla nostra guida in cambio di una mancia. Nel tragitto i venditori di microscopici souk ci chiamano, ci invitano con insistenza a comprare qualcosa, ci promettono il prezzo migliore arrabattando poche parole in qualsiasi lunga, dal francese all'italiano passando per lo spagnolo, pur di guadagnare qualcosa. Tra europei ci riconosciamo immediatamente, tutti con lo zaino Invicta o il marsupio ben stretto, il cappellino per il sole, magliette a mezze maniche e Superga ormai impolverate e sporche. Fa caldo, l'aria è pregna di forti odori, soprattutto in prossimità dei mercati in cui le spezie coprono malamente il principio di carne avariata, mentre nell'area in cui trattano le pelli manca quasi il respiro. Cani e gatti girovagano tra i rifiuti o aspettando resti di cibo lasciati dai locali, che ad ogni angolo e ad ogni ora mangiano tajine e tanjia preparati in sgangherati bugigattoli. I bambini, sporchi e soli seppur piccoli, supplicano qualche moneta e la povertà è tanta, dilagante. Le donne, coperte da capo a piedi, non incrociano mai i nostri sguardi, ma quando mi passano a fianco sento quasi il peso del loro giudizio; sicuramente le mie braccia scoperte e i bermuda sopra al ginocchio sono oltraggiosi e sconvenienti per la loro mentalità.Eravamo stati informati di quanto il Marocco potesse essere uno shock culturale, il nostro agente di viaggio ci aveva chiesto a lungo se ce la sentissimo. Avevamo anche preso in prestito dei libri in biblioteca per studiare meglio la cultura e il modo di vivere e alla fine avevamo prenotato. Ora che siamo qui ci rendiamo conto che i libri hanno potuto solo in parte contribuire a prepararci all'aspetto ruvido, ma anche a quello più variopinto e sorprendente di questa città. La bellezza dei palazzi, i sofisticati ricami architettonici, i sapori speziati e gli occhi curiosi o stupiti di chi non ha mai visto un turista.
"Ciao tesoro, come stai? Sì, noi domani torniamo, è l'ultimo giorno. Ti ricordi di venire in aeroporto a prenderci vero? Bene, a domani." Una telefonata velocissima a nostro figlio, il grande, perché la scheda telefonica per chiamare l'estero esaurisce il credito solo a guardarla.
"Tutto ok, possiamo goderci l'ultimo giorno" informo mio marito.
Abbiamo appena fatto colazione e questa giornata è dedicata al riposo, al meritato relax dopo i giorni frenetici trascorsi nella Medina. La nostra guida ci ha prenotato l'hammam e poi ci ha salutati, per queste poche ore rimaste ce la dovremo cavare da soli. Usciamo dal riad senza la fedele Kodak usa e getta, che oggi non ci servirà, e al suo posto prendiamo invece la cartina. Non è lontano e fortunatamente non ci perdiamo, superiamo il portone di legno ed entriamo. La guida ci ha parlato della lunga tradizione marocchina dell'hammam suggerendoci di provare quest'esperienza prima di lasciare il Paese, spiegandoci che nel rispetto della legge islamica ci sono due accessi separati per uomo e donna. Le donne vengono lavate con il sapone d'argan dal personale femminile, che gratta ed esfolia anche la pelle prima del bagno di vapore, mentre per gli uomini non è previsto alcun trattamento. Con una abbondante mancia al personale, la nostra guida ci ha assicurato che potranno chiudere un occhio e concedere a me e mio marito di fare questa esperienza insieme, anziché separati. In cambio, però, è rigorosamente vietato che lui parli o abbia qualsiasi tipo di interazione con la donna che si occuperà di me. Accettiamo le condizioni con le poche parole che riusciamo a scambiarci nel solito mix linguistico e dai gesti universali e ci avviamo all'interno dell'hammam, seguendo una donna velata. È semplice e spartano, ma l'atmosfera di pace che regna ci strega subito; una piccola oasi di silenzio e calma circondata dalla frenetica Medina aldilà del cortile interno. Noi ci sembra vero di non essere chiamati, strattonati, invitati a guardare e comprare e poterci finalmente rilassare. La donna velata ci conduce in una stanza facendoci intendere che è lo spogliatoio e che qui dovranno restare tutti gli oggetti personali. Ci spogliamo restando con il costume preventivamente indossato, il mio è rigorosamente intero e il più coprente che avevo. Quando usciamo, la donna è lì ad aspettarci e ci precede verso un'altra anticamera. Apre la porta della stanza del vapore posta su in lato e con le mani ci invita ad entrare. Restiamo soli qualche minuto.
"E adesso?"
"Boh!"
"Comunque un po' mi sento a disagio, forse dovevamo fare l'hammam separati. Mi sembra che non ci guardino di buon occhio."
"Stai tranquilla, se hanno accettato la mancia vuol dire che non è così grave" mi rassicura mio marito.
Il tempo di finire la frase ed entra un'altra donna. Il velo è più corto, le arriva alle spalle e non scende lungo il corpo per facilitarla nei movimenti, sotto indossa una specie di tunica a maniche lunghe che le arriva fino alle caviglie ed è scalza. Intuisco che sarà lei a lavarmi e prendersi cura della mia pelle nel momento in cui mi si avvicina con riverenza e un timido sorriso. È sensibilmente più giovane della donna di prima, da quello che posso notare tra il vapore avrà meno di venticinque anni e i lineamenti del suo viso sono dolci, in netto contrasto con gli occhi nerissimi e il viso olivastro. A gesti mi fa capire di sdraiarmi sulla pietra calda e bagnata dell'hammam, mentre con la spugna ruvida che ha in mano inizia a massaggiarmi. Mi rilasso quasi subito dopo questi giorni frenetici sotto il suo tocco deciso ma sapiente e chiudo gli occhi sorniona. Sento la mia permanente incresparsi con l'umidità, ma non mi importa perché sto davvero bene. Mio marito ci osserva, forse sta notando ora per la prima volta quanto siano diverse le donne europee da quelle arabe. Mi sorride e leggo una strana voglia nei suoi occhi, la stessa che di solito ci fa finire in camera da letto. Mi fissa come per confermare i miei pensieri e trasalisco leggermente, non vorrà trasgredire proprio qui? Seduto sulla panca in pietra di fronte a me, sposta lo sguardo su di lei e poi torna su di me... temo di iniziare a intuire le sue intenzioni. Mi fissa ancora e poi segue con lo sguardo i movimenti della ragazza che gli dà le spalle mentre è intenta a lavarmi, ignara delle fantasie che prendono vita nella mente di mio marito. Io resto sospesa tra il vigoroso scrub di lei e il tentativo di capire se mio marito vuole davvero dare seguito a questa follia.
Si alza. Sdraiata sulla pietra sotto le mani sapienti di questa giovane e innocente donna, resto paralizzata da questa sua rischiosissima decisione. Lo supplico con gli occhi spalancati di fermarsi, di non fare cavolate, ma con due passi ci raggiunge e si posiziona in piedi a fianco a lei. La ragazza sussulta e istintivamente si ritrae un po', senza però staccare la spugna dal mio corpo. È visibilmente in imbarazzo, forse quasi impaurita, ma non ha il coraggio di allontanarsi; come se fosse abituata, in quanto donna, a non potersi sottrarre al volere di un uomo. Un uomo in questo caso seminudo, solo con un costume addosso, europeo e non musulmano, che si trova decisamente troppo vicino per quelli che sono gli standard culturali e religiosi del Marocco. Per cercare di tranquillizzarla, mi sollevo piano piano seduta per provare a frappormi tra loro due e le sorrido con una serenità che, a dirla tutta, in questo momento non appartiene nemmeno a me. Mi risuonano nella testa gli avvertimenti della nostra guida sulla rigidissima legge che punisce contatti tra uomo e donna non sposati, a maggior ragione tra donne marocchine e uomini stranieri. Mio marito, invece, è così incosciente da sfiorare la sua tunica con il dorso della mano all'altezza del braccio e il suo costume è già vistosamente gonfio e tirato dall'erezione. Per un attimo dimentico il pericolo che stiamo correndo e immagino con desiderio il suo pube peloso che tante volte si è insinuato tra le mie cosce. Istintivamente le prendo la mano con benevolenza e la guido sinuosamente nella risalita del mio corpo partendo dalle gambe, dove si era bloccata con la spugna. Mio marito le accarezza ora una spalla e poi la schiena sopra il tessuto, mentre la mia mano si intreccia a quella di lei fino a raggiungere il mio bacino. Sorride anche lei, timidamente, ma sorride e questo mi rincuora. Inizio a pensare che forse si può fare e intanto allargo leggermente le gambe. Mi allungo verso di lei e la bacio con dolcezza sulle labbra per non esagerare; i suoi occhi increduli e curiosi al tempo stesso mi raccontano di donne private di sensualità e di desideri nascosti, sopiti o peggio affogati in ciò che la religione proibisce. Mi lascio andare, in fin dei conti è il nostro ultimo giorno in Marocco. La bacio ancora, questa volta un po' più a lungo e sento l'eccitazione percorrermi. Mio marito capisce e coglie l'attimo, cingendola da dietro e appoggiandole con dolcezza l'erezione tra i glutei. Sussulta ancora, ma il sorriso accennato che le si dipinge sul viso ci fa capire che apprezza. Sospira e i tratti del suo viso olivastro si rilassano, socchiude gli occhi scuri e mi piace immaginare che la tunica inizi a starle stretta. Avvolti dal vapore dell'hammam, io e mio marito viviamo la nostra fantasia della ragazza marocchina, forse berbera, di cui non sappiamo nemmeno il nome e con cui comunichiamo solo grazie al linguaggio dell'eros. In un'azione spontanea e congiunta, le premo la mano tra le mie cosce e ansimo con il costume bagnato di eccitazione mentre mio marito spinge ancora di più il suo membro durissimo contro i suoi glutei e con il braccio la avvinghia arrivando ad accarezzarle il pube sopra la veste. Forse il suo clitoride freme, sotto tutti quegli strati di indumenti. Forse sta sperimentando un piacere intenso e proibito. Forse per la prima volta avrà un orgasmo davanti a due perfetti sconosciuti, un uomo che non è suo marito e una donna peccatrice.
Una luce improvvisa. Si spalanca la porta dell'hammam. Un urlo.
Oggi è il nostro ultimo giorno in Marocco. Nostro figlio, il grande, ci viene a prendere all'aeroporto come da accordi al telefono. Siamo diventati nonni nel frattempo e il mondo in questi quarant'anni di reclusione dev'essere proprio cambiato. Chissà lei come sta...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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