trio
blackout nell'ascensore panoramico a Bangkok
Curiosoio
13.07.2026 |
645 |
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"Un rivolo denso di sborra mista a sudore le cola lungo l’interno delle cosce, brillando sotto la luce..."
L’ascensore di vetro sale lento verso il cielo notturno di Bangkok, stipato di turisti e ragazze e ragazzi asiatici che ridono piano.Il profumo dolce di gelsomino e sudore leggero riempie l’aria calda.
Io sono schiacciato contro la parete di fondo quando le luci tremolano e tutto precipita nel buio assoluto: blackout improvviso e totale.
L’ascensore si ferma con un sussulto, siamo sospeso nella notte.
Dai vetri panoramici vediamo la città intorno a noi spegnersi. Non so perché ma qui le luci di emergenza evidentemente non sono obbligatorie come da noi, siamo al buio.
Intorno a me sento respiri accelerati, corpi che si sfiorano nel buio completo.
Una mano morbida e piccola mi sfiora il fianco, esitante.
Sento dire dalla ragazza proprio di fronte a me, con un sussurro: "Tutto ok."
Il suo corpo magro preme leggermente contro il mio mentre la folla si stringe ancora di più.
Il calore della sua pelle attraverso la camicetta leggera mi fa rabbrividire.
Sento il suo respiro caldo sul collo, il battito del suo cuore contro il mio petto.
Nel buio profondo, ogni tocco diventa elettrico, proibito.
Il condizionatore emette un ultimo rantolo e si spegne.
Il caldo umido di Bangkok invade la cabina di vetro, rendendo l’aria densa e appiccicosa.
Non c’è segnale per i cellulari, nessuna possibilità di chiamata: siamo completamente isolati, sospesi nel buio e nel silenzio rotto solo dai nostri respiri.
Sento la piccola mano della ragazza thailandese davanti a me premuta tra noi.
Ogni respiro fa salire e scendere i suoi seni morbidi contro il mio petto, mentre il caldo aumenta sempre di più.
Sento le sue dita tremare leggermente, indecise se ritrarsi o restare.
Il calore inizia a imperlarci la pelle, facendo aderire i vestiti leggeri ai corpi.
Lentamente faccio scivolare la mia mano lungo il fianco, fino a sfiorare appena le sue dita.
Il contatto è leggerissimo, eppure sento un brivido attraversarla.
Lei ha un profumo dolce e delicato, come vaniglia, e pelle scaldata dal sole.
La ragazza non ritrae la mano; al contrario, le sue dita tremanti si aprono appena, sfiorando il dorso della mia in una carezza timida e curiosa.
Il buio ci avvolge completamente, rendendo ogni sensazione amplificata: il suo respiro accelerato sul mio collo, il battito del suo cuore contro il mio petto, e quel contatto innocente che sta diventando sempre più pericolosamente piacevole.
Il mio sesso diventa durissimo, pulsando proprio contro le nostre mani unite.
Lei non si ritrae. Lascia che il palmo prema piano contro la stoffa tesa dei miei pantaloni, muovendo le dita di pochi millimetri, esplorando timidamente la mia eccitazione con curiosità crescente.
Approfittando del buio e a causa del caldo soffocante, mi sbottono la camicia.
Lei si sposta impercettibilmente fino a mettere il suo capezzolo a contatto con la mano che armeggia con il bottone. Mi chiedo se è un caso, dovuto solo all’affollamento dell’ascensore, o se invece è un movimento volontario. Indugio sul bottone e nel cercare di levarlo dall’asola sento il suo capezzolino turgido, piccolo ma durissimo tra le mie dita sotto la stoffa bagnata della sua. Scendo al bottone successivo, sfiorandole l’ombelico e poi l’ultimo bottone che è poco sopra il suo sesso. Indugio, muovo le dita, apro la camicia.
Sento il suo respiro farsi più corto, mentre la mano continua a premere dolcemente sul mio sesso duro.
"Ti piace? Ti piaccio?" mi sussurra in inglese con voce tremula e bassissima, quasi un soffio caldo, sul mio orecchio.
La sua mano rimane premuta contro il mio sesso duro.
Rispondo con un respiro profondo, spingendo appena il bacino contro la sua mano: "Sì… mi piaci moltissimo."
E poi le chiedo: "Ma non hai caldo?" e lei: "Sì tantissimo, quasi quasi sbottono anche io la camicia tanto siamo al buio chi se ne accorgerebbe?"
"Lascia, faccio io." Le dico.
Con due mani le sbottono lentamente la camicetta di raso, partendo dal bottone più in basso, con un dito le accarezzo la pelle completamente bagnata di sudore e risalgo. Quando arrivo all’ultimo bottone le scanso la camicetta, la apro e le dita sfiorano i suoi due capezzolini eccitati che svettano senza l’aiuto del reggiseno, che non porta! Muovo la camicia per farle aria e ad ogni movimento indugio su quei bottoncini duri.
La sua mano diventa più audace. Le dita scivolano lentamente lungo la mia erezione tesa attraverso i pantaloni, movimenti che potrebbero sembrare casuali… ma non lo sono.
Sento il suo respiro accelerare contro il mio orecchio.
"Sento qualcuno dietro di me…" Dice con voce tremante. "Preme forte… sento il suo rigonfiamento sul culo."
Il suo corpo si irrigidisce un istante, poi si spinge ancora di più contro di me, come a cercare protezione o semplicemente più contatto.
"Ti piace o ti da fastidio?" Le chiedo piano, la bocca vicinissima al suo orecchio, mentre la mia mano risale a coprirle dolcemente un seno nudo, il pollice che sfiora il capezzolo durissimo.
Lei rabbrividisce contro di me, il respiro spezzato.
E aggiungo: "Se non ti piace dimmelo, ci penso io, se ti piace porta una mano dietro e giocaci come stai facendo con me e raccontami cosa senti."
Nel buio totale osa confessare a bassa voce: "Nel buio sì… alla luce non lo farei mai, ma adesso sono eccitata."
Le rispondo piano, con le labbra che le sfiorano l’orecchio: "Approfitta del buio allora!"
Mentre parlo passo lentamente la lingua sul suo lobo, leccandolo con dolcezza, assaporando il suo sapore salato.
La sento fremere violentemente contro di me.
La sua mano, ancora premuta sul mio cazzo duro, stringe appena.
Lentamente sposta l’altra sua mano dietro di lei, verso quel corpo sconosciuto che la preme.
Si avvicina al mio orecchio e dice: "Sento… un cazzo duro. È piccolino ma molto duro. Sta premendo proprio tra le mie natiche… si muove piano, come se stesse cercando di entrare tra le gambe."
Il suo corpo inizia a fremere forte contro il mio mentre lo dice.
Aggiunge: "Mi sta strusciando… e io sono bagnata da morire."
La sua mano davanti continua a massaggiarmi con più decisione, come se quel racconto la stesse eccitando ancora di più. Evidentemente sta facendo la stessa cosa al fortunato dietro di lei.
Le sussurro all’orecchio, con voce bassa e calda:
"Se ti piace… gioca con entrambi i cazzi. Qui non torna la luce prima di un’ora. Fa caldo. Divertiti."
Poi, più piano: "Cosa vuoi?"
La ragazza thailandese rimane un attimo immobile, il respiro corto.
Sento il suo corpo tremare di eccitazione mentre assimila le mie parole.
La sua mano dietro di lei continua a muoversi, mentre quella davanti stringe più decisa il mio sesso attraverso i pantaloni.
"Voglio… sentire entrambi," mormora infine, la voce rotta dalla vergogna e dal desiderio.
Inizia a muovere lentamente la mano sul mio cazzo, mentre l’altra esplora con più sicurezza il rigonfiamento che la preme da dietro.
I suoi piccoli seni nudi strusciano contro il mio petto sudato a ogni movimento.
"Deve essere il cazzo di un mio collega… era qui prima." Mi bisbiglia all’orecchio, la voce emozionata e un po’ sorpresa.
"È piccolino ma durissimo… che faccio?"
Sento il suo corpo fremere mentre lo dice. La sua mano stringe il mio cazzo con più forza, quasi cercasse supporto. La mano dietro stringe il cazzetto che preme.
Le bacio il collo bagnato e le rispondo piano, con tono complice: "Gioca con lui… fai su di lui gli stessi movimenti che fai su di me."
La mia mano scende lungo la sua schiena fino a posarsi sul suo culo sodo, spingendola leggermente contro il collega dietro di lei.
Lei fa un piccolo gemito soffocato e obbedisce.
Inizio a sentire il suo bacino muoversi lentamente, strusciando tra i due cazzi: uno piccolo e durissimo dietro, il mio grosso e pulsante davanti.
Con il cuore che batte forte, le sollevo lentamente la gonna leggera fino alla vita, scoprendo le sue cosce lisce e umide.
"Abbassa la zip del tuo collega!" Le dico all’orecchio con voce autoritaria ma dolce. "E anche la mia." Aggiungo.
Lei esita solo un secondo, poi la mano dietro di lei si muove. Sento il rumore metallico della zip che scende nel buio.
Un attimo dopo il suo corpo ha un piccolo sussulto: evidentemente ha tirato fuori il cazzo duro e piccolo del collega. Fa lo stesso con il mio.
"Cosa vuoi che ti faccia alle tette?" le chiedo piano, mentre le mie dita le stringono e massaggiano i seni piccoli e sodi, pizzicandole i capezzoli durissimi.
Lei ansima, la voce spezzata: "Toccali… strofinali… tutti e due…."
Dal seno scendo con entrambe le mani sul suo culo sodo e caldo, lo afferro bene e lo apro lentamente il più possibile.
Poi, con dolce fermezza, la spingo indietro verso il collega dietro di lei.
La sento irrigidirsi e poi tremare mentre il cazzo piccolo e durissimo del ragazzo inizia a scivolare tra le sue natiche aperte.
"Che senti?" le chiedo all’orecchio, la voce bassa e carica di eccitazione, mentre continuo a tenerle il culo spalancato.
"Sento… la punta che mi preme sul buchetto…" Ansima lei, quasi incredula.
"Si sta strusciando… è tutto bagnato di sudore… mi sta spingendo dentro piano."
Il suo corpo è in fiamme. La sua mano davanti stringe il mio cazzo con forza, mentre viene lentamente penetrata dal collega dietro di lei nel buio totale.
"Ma non porti mai le mutandine?" le chiedo. E lei: "No, tanto non si vede, così sono eccitata di nascosto tutto il giorno."
"Brava… fatti scopare il culo", le sussurro roco all’orecchio, "ma non fare rumore."
La spingo ancora un po’ indietro, aiutandola a prenderlo più a fondo.
Lei soffoca un gemito contro il mio petto, il corpo che trema.
"Ti piace sentire il mio cazzo?" le chiedo, premendo la mia grossa erezione contro il suo ventre. "Lo senti come è grosso? Dimmi… dove lo vuoi?"
La ragazza ansima piano, quasi senza fiato, mentre il collega dietro di lei comincia a muoversi con più decisione dentro il suo culo stretto.
"Lo voglio… dentro di me." Mormora con voce rotta dal piacere.
E aggiunge: "Voglio il tuo cazzo grosso nella figa… ti prego."
Il suo corpo era completamente schiacciato tra noi due, sudato, tremante e sempre più eccitato.
"Se lo vuoi… prendilo." Le dico con voce bassa e calda, spingendo il bacino in avanti.
Lei non se lo fa ripetere.
Si alza leggermente sulle punte dei piedi, guida la grossa cappella tra le sue labbra bagnate e scivolose, poi si abbassa lentamente.
Sento il suo calore stretto avvolgermi centimetro dopo centimetro mentre viene penetrata contemporaneamente da entrambi.
"Oh cazzo… è enorme." Dice contro il mio collo, il corpo scosso da brividi mentre cerca di abituarsi alla doppia penetrazione.
È bagnatissima.
Sento il suo seno piccolo e sodo, completamente bagnato, strusciare contro il mio petto, mentre gocce di sudore caldo dalle sue tette cadono direttamente sul mio cazzo duro, rendendo ogni spinta ancora più scivolosa e bagnata.
Si muove piano tra noi due, impalata dal cazzo del collega nel culo e dal mio nella figa fradicia.
Ogni movimento fa colare altro sudore e umori lungo le sue cosce.
"Sto per venire…" Ansima contro il mio orecchio, la voce rotta e disperata, mentre stringe forte le mie spalle e accelera i movimenti tra i due cazzi.
Le stringo forte i capezzoli tra le dita, torcendoli e tirandoli mentre l’orgasmo la travolge.
"Sta’ zitta!" Le ordino piano all’orecchio, soffocando i suoi gemiti contro il mio petto.
Il suo corpo si irrigidisce violentemente, scosso da spasmi intensi.
La figa le si contrae fortissimo intorno al mio cazzo, mentre il culo stringe quello del collega.
Tra un respiro spezzato e l’altro riesce a sussurrarmi: "Vieni dentro… riempimi."
E subito dopo, nella sua lingua, mormora la stessa cosa al collega dietro di lei, con voce tremante di piacere.
Sento il piccolo cazzetto nel culo pulsare dentro di lei.
Faccio tre belle schizzate profonde dentro la sua fica stretta, riempiendola mentre lei trema ancora per l’orgasmo.
Quasi nello stesso momento, il collega le viene nel culo con almeno dieci schizzi caldi e abbondanti, gemendo contro la sua schiena.
Lui si allontana lentamente, lei rimane premuta contro di me, il respiro affannoso.
Poi alza il viso, cerca le mie labbra nel buio e le bacia con passione, la lingua che si intreccia alla mia.
"Voglio sentire in bocca il tuo sapore e il mio." Dice contro le mie labbra, la voce ancora rotta dal piacere. E senza aspettare risposta si china come a raccogliere qualcosa da terra. Lentamente si mette in ginocchio davanti a me e prende il mio cazzo ancora duro e bagnato tra le sue labbra morbide, iniziando a succhiarlo con avidità.
Sentiamo il motore dell’ascensore ripartire con un ronzio.
Lei si alza di scatto, tirandosi giù la gonna in un gesto frenetico.
La luce torna improvvisamente, illuminando la cabina. Si riabbottona la camicia, approfittando degli sguardi ancora non abituati alla luce degli altri passeggeri. Lo stesso faccio io.
Un rivolo denso di sborra mista a sudore le cola lungo l’interno delle cosce, brillando sotto la luce.
Mi guarda per un secondo con gli occhi ancora pieni di desiderio e vergogna.
Le porte si aprono all’ultimo piano, sulla terrazza panoramica.
Lei esce per prima, camminando con le gambe leggermente strette, prima di sparire tra la folla di turisti, si volta un’ultima volta e mi regala un piccolo sorriso complice.
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