trio
Lo Scatto Perfetto
xDreamerx
02.09.2025 |
929 |
1
"Ogni mio movimento era uno scatto, ogni suo gemito era la conferma di un’immagine perfetta..."
Il profumo del suo caffè si mescolava all’odore della pioggia appena finita che entrava dalla finestra aperta. Ero lì, nella loro casa luminosa, con la mia fedele reflex al collo. Marco, un tipo simpatico e schietto, mi aveva invitato per qualche scatto artistico di coppia. Lei, Giulia, era timida all’inizio, uno di quei sorrisi che si concedono a fatica davanti all’obiettivo.Ma io so come fare. So come dosare le parole, suggerire una posa, un gioco di luce. So come far sentire una donna unica, osservata ma non giudicata, desiderata attraverso la lente. E con Giulia, funzionò alla perfezione.
Iniziammo in salotto, poi sulla terrazza bagnata. Marco era complice, la incoraggiava. “Vai, amore, sei stupenda”, diceva mentre io scattavo, catturando il rossore che le saliva dal décolleté al collo. La complicità tra loro era palpabile, elettrica. E io ne ero il catalizzatore.
Poi, quasi naturalmente, Marco propose: “Perché non proviamo qualcosa di più… audace? In camera da letto, forse? La luce è perfetta”.
Giulia mi lanciò un’occhiata, una domanda muta negli occhi scuri. Io annuii, un sorriso calmo sulle labbra. “Solo se ti senti a tuo agio.” La sua risposta fu un lieve, impercettibile cenno del capo.
In quella stanza, l’atmosfera cambiò. L’aria divenne densa, carica di un’intesa che andava oltre il semplice reportage fotografico. Io continuavo a scattare mentre loro si abbracciavano, si baciavano. I miei click erano l’unico suono, il ritmo di un rituale antico.
Poi smisi. Appoggiai la macchina fotografica sul comodino. “Basta per oggi,” dissi, la voce un po’ più rauca del normale. “Avete del materiale incredibile.”
Marco mi guardò, un sorriso furbo negli occhi. “E il servizio completo non finisce qui, vero?” Giulia era immobile, il respiro le si era fatto più veloce, lo sguardo fisso su di me, pieno di un’attesa bruciante.
Non ci furono molte parole. Un passo. Poi un altro. Le mie dita sfiorarono la sua guancia, tracciando la linea della sua mascella. Lei chiuse gli occhi e un brivido le percorse la schiena. Sentii Marco dietro di me, un’ombra soddisfatta che osservava.
Il primo bacio fu un’esplosione di sapori: il suo rossetto, il caffè, il sapore puro di donna. La bocca di Giulia si aprì sotto la mia con un gemito soffocato, le sue mani si aggrapparono alle mie spalle, affondando nella stoffa della mia maglia.
Le nostre lingue si cercarono, danzarono, mentre le mie mani finalmente esploravano ciò che avevo solo fotografato. La seta del suo reggiseno, la curva sinuosa dei suoi fianchi, il calore della sua pelle sotto la gonna. La feci tremare tra le mie braccia, una preda splendida e consenziente.
La spinsi dolcemente sul letto, il tessuto del copriletto fresco sotto le sue gambe. Marco si sedette accanto a noi, accarezzandole i capelli, baciandole la spalla, uno spettatore e partecipe al tempo stesso. Io, invece, ero l’ospite d’onore, l’artista che finalmente scolpiva non con la luce, ma con il tatto.
Abbassai la cerniera laterale della sua gonna e la feci scivolare via insieme alle sue mutandine di pizzo. I miei baci scesero lungo il suo collo, il suo sterno, il suo ventre. Quando la mia lingua trovò il suo clitoride, già duro e pulsante, lei gridò. Un suono libero, animalesco, che non si era permessa davanti all’obiettivo.
La divorai con lentezza sacrale, ascoltando ogni suo respiro, ogni suo spasmo. Le mie dita le aprivano le labbra, la mia lingua tracciava percorsi umidi e insistiti su quel punto preciso che la faceva impazzire. Sapevo esattamente come farla venire, l’avevo studiata attraverso il mirino, ne conoscevo ogni reazione, ogni fremito.
Sentii la sua mano affondare nei miei capelli, premere, mentre il suo bacino si sollevava incontro alla mia bocca in un ritmo sempre più disperato. I suoi gemiti erano una preghiera, un inno. Marco la guardava, eccitato dalla vista di sua moglie completamente perduta nel piacere che le stavo dando.
Quando sentii che stava per esplodere, mi fermai. Lei lanciò un lamento di frustrazione. Mi alzai, liberandomi dai miei vestiti con movimenti rapidi, mentre i suoi occhi, velati dalla lussuria, mi divoravano.
“Ti voglio dentro,” sussurrò, una supplica.
Non feci attendere né lei, né me. La penetrai con una spinta lenta ma profonda, riempiendola completamente. Il suo caldo mi avvolse, una morsa perfetta. Un grido strozzato uscì dalle sue labbra.
Iniziai a muovermi, un ritmo potente e regolare. Lei mi si avvolse intorno con le gambe, richiamandomi a sé più forte, più profondo. Ogni mio movimento era uno scatto, ogni suo gemito era la conferma di un’immagine perfetta. Non fotografavo più la sua bellezza, la facevo. La creavamo insieme, in quel sudore, in quei respiri affannati, in quell’unione feroce.
Marco ci guardava, toccandosi, il suo sguardo era parte integrante della nostra performance. Ma in quel momento, esisteva solo io e Giulia. Il fotografo e la sua musa. L’uomo e la donna.
Il mio ritmo divenne più veloce, più incalzante. Lei urlò il mio nome, non quello di suo marito, mentre un orgasmo violento la scuoteva, contraendo il suo corpo intorno al mio. Quella contrazione fu la goccia che fece traboccare il vaso. Con un ultimo, profondo scatto, le scaricai dentro tutto me stesso, il mio desiderio, la mia arte, il mio possesso temporaneo su di lei.
Rimanemmo così, uniti, ansimanti, coperti di sudore, il mio corpo sopra il suo che ancora tremava per gli spasimi del piacere.
Fu allora che aprii gli occhi e vidi Marco. Sorrideva, soddisfatto. In mano non aveva il telefono, ma la mia reflex. Il LED rosso della registrazione era acceso.
“Ora questo,” disse, con voce calma, “è davvero lo scatto perfetto.”
E io, ancora dentro Giulia, seppi che quella sera non sarei andato via a mani vuote. Avevo molto più di una semplice foto. Avevo un ricordo che nessuna immagine avrebbe mai potuto eguagliare, e la promessa di altri, futuri, servizi fotografici.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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