Lui & Lei
Antonella
13.07.2026 |
1.912 |
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"“Mi prendi della carta igienica o resti lì a fissare il tuo capolavoro?”
L’aiuto a pulirsi da me..."
Antonella non è tanto alta, ha i capelli biondo rossiccio, grandi occhi azzurri, le guance un po’ tonde e un culetto rotondo che i leggings neri non riescono a nascondere, anzi.Antonella ha un’età indefinita, ma direi tra i quaranta e i cinquanta. Comunque, portati bene.
Antonella la vedo tutti i giorni, per qualche secondo. Giusto il tempo di un saluto, mentre io arrivo e lei se ne va.
Antonella è la signora delle pulizie nell’ufficio in cui lavoro.
Antonella mi lancia degli sguardi come se… come se me lo volesse succhiare fino a svuotarlo tutto nelle sue guanciotte capienti.
Con Antonella non è mai successo nulla.
Almeno fino a oggi.
Di solito quando arrivo in ufficio trovo le pulizie già fatte. A quell’ora Antonella sta finendo di sistemare le sue cose nello stanzino delle pulizie e poi se ne va passando davanti alla mia porta. Mi saluta tutta sorridente ogni mattina, con quello sguardo da “fottimi”.
Da quando ho scoperto che ha chiesto a una sua collega, che lavora da noi da più tempo, se sono sposato, ho capito che forse forse qualcosa si può fare. A meno che sia una di quelle tipe che con gli sposati non vogliono giocare. Quindi lo sguardo da “fottimi” diventerebbe da “fottimi se solo…”.
Stamattina sono arrivato in ufficio un po’ prima. Il caldo di questi giorni estivi non mi fa dormire benissimo. Mi sono svegliato presto e piuttosto di rimanere a rigirarmi nel letto sono venuto al lavoro. A quest’ora l’ufficio è silenzioso. Diversi colleghi sono già in ferie. E altri arriveranno fra un’oretta. Sistemo le mie cose alla scrivania e accendo il computer. Seno lo stimolo della pipì. Intanto che aspetto che parta il pc vado in bagno. Il nostro bagno è composto da antibagno con un paio di lavandini alla sinistra della porta e tre cubicoli con i servizi veri e propri davanti.
Apro la porta del bagno. Antonella sta pulendo i lavandini. Maglietta blu della ditta delle pulizie e leggings neri a metà polpacci, come sempre. Ai piedi scarpe da ginnastica.
“Buongiorno” la saluto.
“Ciao” mi fa guardandomi dal riflesso nello specchio.
“Torno dopo?” chiedo.
“No, no, fai pure”
“Ok… e scusa per il disturbo”
Entro nel cubicolo più lontano dai lavandini. All’improvviso un pensiero. Entro, accosto la porta, non la chiudo.
Slaccio la cintura, il bottone dei pantaloni. Abbasso la zip e l’elastico dei boxer. L’uccello è un po’ barzotto all’idea della porta socchiusa. Lo prendo in mano e lo scappello lentamente. Fuori sento scorrere l’acqua del lavandino che sta pulendo Antonella. Il pensiero va a lei. Mi appoggio alla parete del bagno. Chiudo gli occhi e la immagino in ginocchio davanti a me che me lo prende in bocca. Immagino il cazzo che cresce nella sua bocca. Invece cresce nella mia mano. Mi masturbo sempre più veloce. Finché faccio caso che non sento più scorrere l’acqua. Apro gli occhi. Guardo verso la porta. Dalla fessura intravedo il viso di Antonella, i suoi occhi azzurri fissi sul mio cazzo duro. Sorride. Alza lo sguardo.
“Non ti fermare” mi sussurra con il suo accendo sardo.
Un po’ imbarazzato, ma neanche troppo, riprendo a masturbarmi. Lentamente.
Antonella apre un po’ di più la porta, per vedere meglio.
Mi giro completamente verso di lei. Abbasso i pantaloni e i boxer ai piedi. Mi masturbo. Ci guardiamo. La mia mano va su e giù, sempre più veloce.
Antonella si infila nel cubicolo. Chiude la porta alle sue spalle.
“Spostati un attimo” mi ordina.
Mi appoggio al muro. Lei passa oltre. Abbassa completamente il copri water e ci si siede. Mi giro verso di lei. Ci guardiamo, poi lei abbassa lo sguardo sul mio cazzo durissimo.
“Continua, hai un bel cazzo”
“Grazie” balbetto.
Continuo a masturbarmi.
Ci guardiamo. Si toglie la maglietta e la lascia cadere a terra. Indossa un reggiseno nero, semplice. Direi una terza, forse. Le sue mani vanno dietro la schiena e il reggiseno finisce sopra la maglietta.
Ha i capezzoli turgidi, l’areola piccola e scura.
“Non ti fermare” mi incita.
Continuo a masturbarmi.
“Mi dai una mano?” chiedo.
“No, oggi no” mi risponde “al massimo così” e dicendolo si tocca i seni, poi i capezzoli. Li strizza piano. Poi torna a toccarsi i seni. Lentamente. È tutto così eccitante.
Mi masturbo sempre più veloce.
“Non resisto”
“Non devi, vienimi sulla tette” e si alza le tette tenendole unite. Mi guarda con i suoi occhioni azzurri. Quelli che dicono “fottimi”.
Mi avvicino. Il cazzo sulle sue tette. Vengo. Un fiotto di sborra la colpisce all’attaccatura del collo. Cola sulle tette. Il secondo spruzzo cade direttamente sul seno. Ci guardiamo.
Tiene sempre i seni con le mani, in modo che non coli troppa roba per terra. Il mio cazzo a pochi centimetri da lei. Gocce di sborra ferme sulla cappella. Senza che abbia il tempo di reagire la sua bocca avvolge l’asta. Pulisce con lingua gli ultimi rimasugli di godimento. Poi si stacca da me.
“Mi prendi della carta igienica o resti lì a fissare il tuo capolavoro?”
L’aiuto a pulirsi da me.
Ci ricomponiamo. Poi lei socchiude la porta. Nessuno. Esce nell’antibagno. Riprende a lavare i lavandini. Esco sconvolto dal cubicolo. Mi lavo le mani. Apro la porta dell’antibagno.
“Buon lavoro” mi viene da dirle.
“Grazie” mi fa lei con il suo accento “a domani, allora”.
“A domani” le rispondo, già con il cazzo barzotto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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