Lui & Lei
Feathers
30.09.2021 |
2.949 |
5
"Brividi di eccitazione scorrono lungo tutta la mia schiena, sento un calore intenso al basso ventre, un uragano di emozioni così intense e devastanti da portarmi quasi all’orgasmo..."
Odio le piume. Le odio soprattutto quando le usa lui. Quando con esasperante lentezza le lascia scorrere sulla mia pelle, a torturarmi i capezzoli ormai turgidi e doloranti per l'eccitazione, percorrendo ogni centimetro del mio corpo con delicatezza e con movenze quasi reverenziali, fino a solleticare la mia intimità in modo fugace. Detesto quel tocco leggero, quasi impercettibile. La sensazione di essere sfiorata, ma non appagata.
E dannazione, lui ne è fin troppo consapevole. Il ghigno soddisfatto che gli si dipinge sul viso ad ogni mio gemito, ansito, respiro, preghiera per qualcosa di più. Quando mi inarco esigente e supplicante verso quel contatto inconsistente, mentre chiudo gli occhi gemendo per la frustrazione. Mi osserva, compiaciuto, nel momento in cui cado a pezzi sotto di lui.
La consapevolezza di essere poco meno di una marionetta nelle sue mani, un passatempo insignificante, mi dilania, mi distrugge.
Eppure non posso farne a meno.
Non posso fare a meno di lui e di quelle sue dannate piume.
Ripenso a quando tutto questo è iniziato, per un errore, una distrazione. Un insulso dettaglio, sfuggito durante una conversazione alla macchinetta del caffè. Una sciocca fantasia mi ha resa vulnerabile.
Non mi sarei mai aspettata che lui la realizzasse.
Ancora, e ancora.
Anche adesso, a distanza di mesi, lo sto osservando alla sua scrivania, e non posso non lasciarmi sfuggire un gemito frustrato, mentre lascia scivolare quella sua maledetta piuma ad accarezzargli pigramente le labbra, in un gesto così innocente e naturale, che nasconde invece la malizia di qualcuno che sa cosa vuole.
E lo ottiene. Sempre.
So che si è accorto del mio sguardo e ha sicuramente intuito il flusso dei miei pensieri. I suoi occhi brillano impercettibilmente, mentre le sue labbra si curvano trionfanti in un sorriso compiaciuto.
Lascia scorrere quel bianco strumento di tortura lungo il suo collo, fino all’incavo della spalla, avanti e indietro, con movimenti lenti e studiati. Con noncuranza, abbandona la piuma sul ripiano davanti a sé, voltandosi e inchiodandomi con lo sguardo. Gli occhi inscuriti dalla passione, celano la promessa di diabolici e frustranti supplizi.
Sarà una lunga notte.
Una voce mi riporta bruscamente alla realtà, facendomi sussultare.
“Mi hai chiamata?”
“Persa nel mondo dei sogni?”
Che bastardo! Sa di aver il coltello dalla parte del manico e gode nell’usarlo.
“Pensi di poterti concentrare sul tuo progetto, o è chiedere troppo?”
“Ogni suo desiderio è un ordine, Capo!"
Oh cazzo! Cazzo! Cazzo! Mi mordo la lingua maledicendomi per quell’uscita infelice. Dovrei seguire il consiglio di Carla, e pensare prima di parlare, ma lui è talmente... che non riesco a ignorarlo.
Tengo gli occhi fissi sulla scrivania, aspettando l’inevitabile condanna.
“Signorina! Suppongo sia inutile ricordarti chi è il tuo superiore. Ti aspetto più tardi nel mio ufficio. Alle otto, quando avrò finito la mia conference call”.
Mi limito ad annuire, nel tentativo di non rispondere nuovamente a tono.
Finalmente rialzo lo sguardo verso di lui. Sorride soddisfatto. Sa perfettamente che è colpa sua se mi ritrovo in questa situazione.
Ha ripreso in mano quella dannata piuma, che ora scorre nuovamente sul profilo delle sue labbra morbide. Soffoco un nuovo gemito, tornando a dedicarmi a quel dannato progetto.
Ma chi diavolo usa una piuma per scrivere oggigiorno? Non poteva comprarsi una stilografica come ogni manager che si rispetti?
Sotto le 20.15.
Ancora mi domando perché sono seduta qui, da sola, alla mia scrivania a fissare la porta chiusa del suo ufficio. Ok, forse la conversazione del pomeriggio può avermi, in qualche modo, convinta a rispettare l’appuntamento, ma non sono per nulla sicura di aver fatto la scelta giusta.
So perfettamente di essermi cacciata in un grosso guaio, ma non riesco in alcun modo ad uscirne. Ed è decisamente da escludere l’intervento di Carla! Figuriamoci Fabio poi... potrebbe venirgli un colpo solo al pensiero di un mio qualsiasi coinvolgimento con Matteo, figuriamoci se gli spiattellassi che sono la sua compagna.
Beh no, forse giocattolino sessuale potrebbe rendere meglio l’idea.
Resta il fatto che nel frattempo mi sono alzata, mi son fermata come un’idiota davanti alla porta, e non ho la benché minima idea di cosa fare o di cosa aspettarmi.
Faccio affidamento su tutto il leggendario coraggio che mi contraddistingue fin da bambina e busso.
Quando apro la porta sento il fiato mozzarsi in gola.
Lui è lì, seduto alla sua scrivania, che gioca distrattamente con il suo strumento di tortura preferito. Quella stramaledettissima piuma. I suoi occhi scuri come una notte senza luna mi incatenano a sé, mentre la sua voce sferzante inizia subito a provocarmi.
“Forse il tuo concetto di ‘puntualità’ ha bisogno di essere rivisto, non credi?”
“Lo so.”
“Devo farti inoltre notare che stai facendo degli straordinari non approvati?”
“So anche questo.”
Come se non fossi consapevole di essere in ritardo, e anche di parecchio, così come di cosa questo comporterà. Si vendicherà, mi torturerà sino allo stremo, fino al momento in cui non lo implorerò gemendo di avere finalmente qualcosa di più.
“Non pensi che potrei abbassare la tua valutazione annuale?”
“Non credo che lo farai.”
“Ne sei sicura?”
Un lampo di incertezza ha sicuramente attraversato i miei occhi, e lui l’ha visto. Lo intuisco chiaramente dalla soddisfazione che traspare in quegli occhi neri.
Dannazione, ogni volta che penso di aver indovinato una risposta, ecco che si inventa qualcosa di nuovo. Quell’uomo è dannatamente insopportabile!
“Correggimi se sbaglio. Ma poco fa, proprio in questo ufficio, mi era sembrato di sentirti dire che ogni mio desiderio è un ordine. O forse anche la tua memoria non è salda come si dice?”
Trattengo il respiro stupita, nell’impossibilità di realizzare immediatamente le sue parole, ma è solo un istante.
Cazzo! Ero certa che non avrebbe perso l’occasione di rinfacciarmelo. Gli ho servito questa notte su un piatto d’argento, e non posso stupirmene più di tanto. Sono una completa idiota! E lo sono ancora di più per aver dimenticato anche se solo per un momento chi ho davanti.
“E’ vero, l’ho detto.”
Lo vedo alzarsi e muoversi verso di me con movimenti sensuali e calcolati. Come può essere così dannatamente erotico? Mi concedo un attimo fugace per osservarlo.
Socchiudo gli occhi, prima di riaprirli e guardarlo aspettando l’ardua sentenza. Ho una vaga idea di quello che mi aspetta.
“Spogliati. Adesso.”
Bingo! Gli sorrido rassegnata, lasciando cadere il cardigan che indosso.
“Ogni tuo desiderio è un ordine… Matteo.”
Avverto distintamente il suo sguardo magnetico su di me. Segue con attenzione ogni mio gesto, scrutandomi, studiandomi, osservando ogni singolo indumento cadere a terra, a scoprire sempre più il mio corpo ormai vulnerabile.
So di essere arrossita sotto la forza dei suoi occhi. E so che se n’è accorto. Posso immaginare senza problemi il ghigno soddisfatto che deve essere comparso sicuramente sul suo volto.
“Bellissima...”
E’ praticamente un sussurro, ma sono certa di averla udito! Alzo sbalordita la testa, concedendomi di guardarlo ancora una volta.
Sento lo stomaco stringersi in una morsa dolorosa, mentre lo osservo avvicinarsi. Non l’avevo mai visto così. I suoi occhi, di solito così distanti, ora sono liquidi per la passione, illuminati da uno strano bagliore che mi provoca mille brividi lungo tutta la schiena.
Cazzo! Cazzo! Mi sento bagnata. E ancora non mi ha nemmeno sfiorata.
“Vale...” La voce ridotta a un bisbiglio roco, sensuale.
Trattengo a stento un gemito, mentre avverto un calore pervadermi al suono del mio nome.
Voglio baciarlo, assaggiare il sapore di quella lingua così irriverente, mordere e succhiare quelle labbra così spesso serrate in un ghigno sprezzante. Ma non posso farlo, so che mi allontanerebbe. È lui che gestisce il gioco, non io.
“Sul divano.”
Sono ferma, pietrificata, davanti al divano, indecisa se salirvi o meno.
Mi sento imbarazzata come se fosse la prima volta. I suoi occhi, la sua voce…
Sono talmente distratta da questi pensieri da non accorgermi nemmeno che lui è ormai dietro di me, fino a quando le sue mani non mi sfiorano i fianchi, cingendomi la vita e attirandomi verso di lui.
Il respiro caldo, leggermente affannato, mi solletica l’orecchio facendomi sorridere per quella sensazione così improvvisa e inaspettata.
Lo sento mormorare qualcosa che non capisco, prima di avvertire la ruvidezza della cravatta che mi avvolge gli occhi e intrappola il mio sguardo nelle tenebre.
“Sdraiati.”
A tentoni mi muovo allungando le mani verso lo schienale, cercando con le mani il cuscino sul quale lasciarmi andare. Tutti i miei sensi sono all’erta, impegnati a cogliere qualsiasi rumore, suono, bisbiglio, movimento, che possa farmi capire dove sia Matteo in questo momento.
Sento la pelle bruciare sotto il suo sguardo insistente. È da quando sono entrata nella stanza che mi sento letteralmente mangiare con gli occhi, e sono dannatamente nervosa. È tutto così insolito, lui è così diverso.
Finalmente mi abbandono sul divano, stringendo la stoffa tra le mani. So di aver iniziato a respirare in modo affannoso, ma questa situazione mi spaventa e mi eccita in un modo che non avrei mai creduto possibile. Di solito giochiamo a casa sua, e l’idea che i ragazzi delle pulizie possano entrare… meglio non pensarci.
Improvvisamente avverto il peso del suo corpo accanto al mio. Si mantiene a distanza, eppure il calore che emana, il respiro irregolare fuso con il mio, provocano piccole scariche di desiderio che non fanno altro che aumentare la mia eccitazione.
Riesco a percepire il movimento delle sue mani, fino a quando il tocco di una piuma raggiunge la mia pelle.
La sento scivolare titubante, leggera sul mento, sul collo, seguendo la linea della spalla.
Scende delicatamente lungo il braccio, fermandosi a giocherellare nella piega del gomito spezzandomi il respiro in un ansito trattenuto. Ma non è abbastanza.
Sembra quasi animata di vita propria, curiosa e implacabile, mentre percorre in modo reverenziale ogni singolo centimetro di pelle, fino alle dita, circondandole una a una, seguendone la forma affusolata fino ai polpastrelli, e poi di nuovo su, mentre risale lentamente verso l’origine di quel percorso lineare appena seguito.
Il mio respiro irregolare accompagna i fremiti del mio corpo. Piccoli brividi di piacere mi attraversano la schiena, aumentando solamente la mia eccitazione. Sono così bagnata e calda…
Cerco di far affidamento al mio autocontrollo, tentando di rallentare il respiro e placare le ondate di desiderio, di non cedere alla tentazione di inarcarmi verso quel tocco effimero, provando con tutte le mie forze a non implorare, esigere di sentire le mani di Matteo sul mio corpo, la sua bocca, la sua lingua al posto di quella fottutissima piuma.
Con gesti lenti e studiati la lascia scorrere sul mio seno, tracciando percorsi immaginari, evitando i capezzoli, ormai induriti e desiderosi di essere sfiorati, anche solo fugacemente, da quel delizioso strumento di tortura.
Si ferma a giocare un po’ con il mio ombelico, aumentando impercettibilmente la pressione della mano, quel tanto che basta per farmi sfuggire un gemito frustrato dalle labbra.
Sento il divano sobbalzare appena. Quel bastardo sta sicuramente ridendo soddisfatto.
Dovrei pensare a una battuta acida da dire, ma il mio cervello è andato del tutto in cortocircuito nel momento stesso in cui quella dannata piuma ha sfiorato in un modo che non si può definire che indecente la mia intimità.
La sento scorrere pigramente sul clitoride, in un tocco quasi inconsistente e irreale, per poi scendere con esasperante lentezza lungo le labbra, accarezzandole e solleticandole lievemente.
Stringo le mani sulla pelle del divano, inarcando i fianchi alla ricerca di quelle sensazioni così effimere. La mano libera di Matteo mi appoggia nuovamente sulla seduta, impedendo ogni mio movimento.
Ringhio frustrata, maledicendo ancora una volta l’uomo che si sta divertendo con il mio corpo.
“Girati, Vale.”
“Matteo...”
Il tono della mia voce è petulante. Detesto sentirmi così, ma non posso negare il bisogno di sentirlo dentro di me, l’urgenza dolorosa di essere posseduta da lui.
“Ti voglio in ginocchio.”
Disorientata dal buio che mi circonda, mi giro cercando a tentoni una posizione comoda, guidata e rassicurata dalle mani di Matteo che gentilmente mi accompagnano nei movimenti.
Con delicatezza porta le mie fino allo schienale del divano, prima di accarezzare con gesti lenti e reverenziali la pelle nuda della mia schiena.
Mossa dall’istinto inizio a muovermi, arcuandomi verso quel tocco, dondolando il corpo in cerca di un contatto meno superficiale, più intimo e profondo.
“Matteo... ti prego...”
Nello stesso istante in cui la mia voce sussurra quelle parole, le sue mani interrompono la loro esplorazione, allontanandosi e privandomi del dolce calore che emanano. Sento ancora la pelle bruciare e una contrazione mi coglie di sorpresa, nonostante il disappunto.
“Non ancora, Vale. Non ancora.” Mormora al mio orecchio, baciandolo e leccandolo un attimo prima di risollevarsi.
Con calma studiata, allarga le mie gambe, aiutandomi a scivolare sulla superficie del divano.
Sono aperta in modo imbarazzante davanti a lui, completamente esposta e vulnerabile al suo sguardo.
Non riesco a trattenere un grido, quando avverto la sensazione della piuma sulla mia apertura. La superficie morbida e delicata che accarezza, in piccoli tocchi appena tangibili, lo spazio tra le mie gambe, sfiorandomi con movimenti circolari.
Passa sulle natiche, lambendo la pelle con più decisione, fino a risalire a quella piccola fossetta che ho sulla schiena, lì dove inizia il sedere, per poi continuare ancora più su, seguendo la linea della spina dorsale, sempre muovendosi in piccoli centri concentrici.
Si sofferma a giocare con la nuca, solleticando quel lembo di pelle vicino all’attaccatura dei capelli, seguita dalle orecchie, scendendo fino al mento, per poi tornare a giocherellare con le spalle, seguendo ogni minima tensione dei miei muscoli.
Stringo convulsamente il divano, piegando indietro la testa, quando la sua erezione si insinua tra le mie natiche, strusciandosi e muovendosi allo stesso ritmo della piuma.
Un ritmo lento, cadenzato, talmente erotico e sensuale da portarmi verso la pazzia.
Inizio a muovere il bacino all’indietro, andando incontro al membro congestionato dell’uomo alle mie spalle. Quello stesso che inesorabile continua la sua tortura, stimolando ogni singola terminazione nervosa del mio corpo, ogni cellula, a reagire secondo il suo desiderio.
Brividi di eccitazione scorrono lungo tutta la mia schiena, sento un calore intenso al basso ventre, un uragano di emozioni così intense e devastanti da portarmi quasi all’orgasmo.
Ma non è quello che lui vuole, non è ancora il momento.
La piuma è ormai un ricordo, buttata da qualche parte, forse sul pavimento. Ha infatti sostituito quell’oggetto infernale con le sue mani e la sua bocca. Accarezza frenetico la mia pelle, mordendola e marchiandola, mentre i movimenti del suo bacino diventano sempre più frenetici.
Siamo entrambi al limite, e non voglio che finisca così.
“...dentro...”
Deglutisco a fatica, cercando di parlare tra i gemiti.
“... dentro... Ti voglio dentro di me...”
Le mie parole devono aver avuto l’effetto sperato, perché lo sento scostarsi per recuperare un preservativo che è di sicuro sul tavolino accanto a noi.
Sento le mani lavorare velocemente, il suono della bustina che viene aperta, la sensazione delle sue dita che solleticano la mia apertura prima di scivolare all’interno, senza perdere ulteriore tempo. Inserisce un dito e poi un altro, seguiti subito da un terzo. Non è gentile, eppure sento fitte di piacere esplodere per quell’irruenza.
Vibro di anticipazione quanto estrae le dita e si posiziona, penetrandomi con un’unica spinta lenta ma decisa.
La sensazione di pienezza che mi pervade accende tutto il mio essere. Mi sento bruciare, divorare dalla passione, mentre mi spingo verso di lui per fargli capire che sono pronta, che lo desidero, lo voglio.
Con le dita afferra la cravatta che mi cela gli occhi, tirandola con violenza, fino a farmi piegare la testa verso l’alto, lasciando scoperto il collo, che attacca famelico con le sue labbra, mordendolo e lenendolo con la lingua.
Con gesti impazienti slega il nodo dietro la nuca, facendola scivolare per terra.
“Voglio vederti. Voglio vederti mentre urli il mio nome.”
La voce roca, rotta dall’eccitazione e spezzata dal respiro frenetico. Le sue mani si muovono sul mio seno, sui fianchi, sulla schiena, mentre con la bocca traccia percorsi immaginari lungo le spalle.
Questa notte sembra volermi portare alla pazzia più del solito. Mi penetra con vigore, ma allo stesso tempo lentamente, prima di ritrarsi fino a uscire quasi del tutto, per poi penetrarmi di nuovo.
A ogni spinta si avvicina, sempre di più, a quel particolare punto dentro di me, lo sfiora appena, prima di tirarsi indietro e subito tornare a riempirmi.
Non riesco più a respirare, schiava di queste sensazioni travolgenti. Le sue mani, ormai ferme sui miei fianchi, mi impediscono di andargli incontro e aumentare il ritmo.
“Matteo...”
Avverto la mia voce, come se non mi appartenesse. Una preghiera, un lamento continuo.
Lo sento ansimare nel mio orecchio, mentre incrocia le sue dita con le mie, appoggiandosi al muro per sostenersi e intensificare le spinte.
Ripeto il suo nome come un mantra, voltandomi verso di lui per un bacio. Desidero sentire quelle labbra sulle mie, le nostre lingue intrecciate, il suo sapore così particolare, mentre mi avvicino all’orgasmo più sconvolgente che abbia mai avuto.
E finalmente avverto il mio corpo irrigidirsi e abbandonarsi all’ondata di piacere travolgente, i muscoli che si contraggono involontari attorno al suo membro, portando anche lui all’estasi.
Restiamo in quella posizione per svariati minuti, cercando di calmare i nostri respiri. Un suono brusco ci riporta alla realtà. Non ho idea di che ore siano, ma è sicuramente molto tardi perché sentiamo qualcuno tentar inutilmente di aprire la porta dell’ufficio.
Quando finalmente l’estraneo si arrende e si allontana, ci alziamo entrambi dal divano ridendo nervosamente. Ci rivestiamo ridacchiando ancora, fino a quando Matteo non decide che non siamo più in pericolo di essere scoperti e apre la porta.
Uno sguardo rapido al corridoio ci conferma che siamo soli e pronti per lasciare finalmente l’edificio.
Mentre usciamo noto con la coda dell’occhio un piccolo bagliore argentato accanto al divano. E’ un pezzettino della bustina del preservativo…
Beh, sarà interessante sapere se domani sarà ancora lì oppure no. Una piccola vendetta potrò meritarla anche io, no?
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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