Lui & Lei
Il destino di Lucia
07.05.2026 |
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"Le piaceva mostrarsi: inarcava la schiena per esibire i seni, quelle splendide coppe di champagne, e il ventre piatto da ballerina..."
Lucia era una donna splendida, nata tra le case basse dei canali veneziani e le maestose ville palladiane. Credo che quel paesaggio unico le avesse forgiato l'anima: gioiosa, vivace, imprevedibile come una commedia di Goldoni. Ma Lucia era, soprattutto, una vera amante. Amava il cazzo con un’adorazione quasi sacrale; gli occhi le brillavano non appena lo vedeva, e il mio membro rispondeva con orgoglio a tanto compiacimento.Le bastava pochissimo per raggiungere il suo stato migliore. Quando iniziava a sbottonarmi i jeans, sentivo già il sangue pulsare con violenza contro la biancheria. Il glande scivolava via dal prepuzio, strofinando contro il cotone in un misto di bruciore e ardore insopportabile. Poi lei lo accoglieva tra le mani, con la cura che si riserva a un uccellino delicato, e lo avvicinava alla bocca.
La danza dei sensi
Sentivo il suo respiro caldo scaldare la punta, poi le labbra socchiuse si lasciavano lentamente penetrare. Erano serrate, sode intorno al glande, e scendevano lungo l’asta con una pressione modulata sapientemente, mai meccanica. Senza mai staccarsi, in un balletto ininterrotto di lingua e labbra, scendeva fino ai testicoli, stuzzicandoli, per poi risalire premendo con forza, come a voler spingere lo sperma a risalire il dotto. Proprio sul più bello si fermava. Faceva una pausa e lo fissava estasiata, ammirandone la forma, forse fiera del suo lavoro o forse solo perduta in quell'estetica virile. Quel suo sguardo mi mandava in estasi.
Non resistevo mai a tanta generosità. La disponevo in modo da poter affondare nel suo sesso e iniziavo a scandagliare con la lingua ogni piega della sua vagina. Sentivo le sue labbra inturgidirsi e il clitoride farsi strada con forza, quasi a gridare: "Ehi, sono qui!". Lo sfioravo, lo stuzzicavo, lo circuivo con colpi leggeri che diventavano via via più decisi, assecondando i suoi sussulti. L’esplorazione continuava finché lei non mi afferrava la testa, premendomi contro il suo sesso per guidarmi sui punti più sensibili. Inarcava la schiena, gridava, si dimenava in un crescendo selvaggio, finché non crollava sul letto, fradicio dei suoi umori.
Ritmi caraibici
Risalivo baciandole il ventre, un centimetro alla volta, fino ai seni sensibilissimi. Soffiavo sui capezzoli duri prima di perdermi nei suoi baci profondi e appassionati. Ma era solo il preludio. Eravamo arrapati da star male. La invitavo a girarsi e, quasi per inerzia, il mio cazzo era di nuovo dentro di lei. Iniziava una danza lunga e ritmata: il suo culo perfetto e le sue anche sembravano ballare la salsa. Ogni tanto uscivo per assaggiare ancora il suo sesso con la lingua, per poi tornare a riempirla d’un colpo.
Ci rotolavamo tra le lenzuola finché non prendeva il comando lei, in posizione cowgirl. Lì il ritmo diventava merengue. Era Lucia a dettare l'intensità. Le piaceva mostrarsi: inarcava la schiena per esibire i seni, quelle splendide coppe di champagne, e il ventre piatto da ballerina. Intanto, i muscoli della sua figa si serravano intorno a me in un abbraccio soffocante, un doppio movimento di morsa e risucchio che ci portava all'apice.
Uno, due, tre... quattro colpi assestati e il mio cazzo esplodeva dentro di lei con un fiotto incredibile. In quel momento, lei si staccava repentina, si fiondava con la bocca sulla mia asta e beveva tutto il seme rimasto, fino all'ultima goccia.
L’ultimo atto
Lei voleva un figlio. Io no, ne avevo già uno e mi bastava. Eppure, non riuscivo a sottrarmi a quella sorta di roulette russa; ogni volta restavo col dubbio, col timore delle conseguenze, ma la passione era tale che finivo sempre per lasciarle il mio seme dentro.
Dopo le vacanze di Natale, partì per una crociera ai Caraibi con un’amica per un corso di ballo. Mi mandò una foto: indossava la giacca e il cappello da ufficiale della nave, con quel suo sorriso stupendo. Al suo ritorno ci vedemmo in un hotel a Dolo. Ridemmo, parlammo, scopammo. Fu l’ultima volta. Quell’ufficiale le aveva lasciato un ricordo indelebile e lei aveva scelto la sua strada.
In fin dei conti, entrambi avevamo avuto ciò che volevamo. Ho sempre pensato che la nostra grande fortuna, e insieme sfortuna, sia vivere una volta sola. È stupido farlo nutrendo rimpianti. Que serà, serà...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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