Lui & Lei
LASCIARSI ISPIRARE DA UN QUADRO
CavaliereSKT
17.04.2026 |
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"Ma in quel buio, ogni dettaglio diventava amplificato: il fruscio di quella cosa morbida, la pressione leggera di dita sulla pelle, il sussurro di un comando pronunciato troppo piano per essere..."
Parte IPer poter osservare al meglio, con la lampada di Wood, le crettature della tela e i restauri subiti nel corso degli anni dal dipinto, la stanza era avvolta da una penombra calda, rischiarata soltanto dal tremolio di una candela sul comodino. Lei, la proprietaria dell'opera d'arte, respirava piano, quasi in attesa.
L'appassionato esperto d'arte, ad un tratto, distolse la propria attenzione dal quadro e dedicò le sue attenzioni alla splendida proprietaria di questo. Prese dalla sua borsa un nastro di seta nera portandola agli occhi di lei. Mentre il tessuto di seta scivolava sulle palpebre immergendola in un buio dolce e avvolgente, l’aria profumava di candela e di prosecco appena versato.
Con la vista annullata, ogni senso si fece più acuto: il rumore di un passo sul parquet, il fruscio del cordone di seta che sfiorava il polso, il vestito che cadeva al pavimento lasciandola solo con un completino intimo che valorizzava il suo corpo con raffinata audacia, il contatto improvviso delle lenzuola fresche contro la pelle nuda.
Le mani, delicatamente ma con fermezza, furono legate alla spalliera del letto. Non c’era violenza, ma un patto silenzioso, una fiducia assoluta che rendeva tutto più intenso.
Il tempo sembrava dilatarsi. Ogni respiro divenne attesa, ogni lieve sfioramento una promessa. Una carezza sul collo, lenta, come un segreto sussurrato senza parole. Un bacio vicino all’orecchio, dove il calore dell'alito si confuse con un brivido improvviso.
In quella costrizione scelta e voluta, il corpo non era più suo: apparteneva al gioco, al desiderio, alla danza invisibile tra controllo e abbandono.
E nell’oscurità della benda, ogni sensazione brillava come una scintilla.
Parte II
Il cordone di seta sul polso non stringeva, ma ricordava ad ogni respiro che non poteva muoversi come avrebbe voluto. Quella coercizione scelta la costringeva ad abbandonarsi, a fidarsi completamente al suo anfitrione.
Sentì un passo avvicinarsi al letto. Il silenzio era rotto soltanto dal battito del suo cuore, troppo veloce per fingere indifferenza. Poi, una voce bassa, vicina all’orecchio:
— “Ti fidi di me?”
Un brivido le percorse la schiena. Non poteva vederlo, e proprio per questo ogni parola le arrivava più intensa, più profonda.
— “Sì…” mormorò, quasi senza riconoscere la sua stessa voce.
Un qualcosa di morbido le sfiorò la pelle, percorrendo il braccio fino al collo, indugiando sul profilo delle labbra, spostandosi e attardandosi sui seni turgidi dal piacere e poi giù, e ancora giù, fino al suo monte di Venere. Non era un bacio, non ancora: era un accenno, un invito. Il tempo sembrava fermarsi tra quel “quasi” e ciò che ancora non accadeva.
Poi, improvvisamente, il calore di un bacio lento, deciso. E subito dopo la distanza, come un gioco crudele: darle e toglierle nello stesso istante.
La candela sul comodino proiettava ombre tremolanti, e ogni ombra sembrava un segreto da scoprire. Il vino lasciato a metà emanava un profumo dolce, che si mescolava al ritmo dei respiri.
Lei, legata e bendata, non vedeva nulla. Ma in quel buio, ogni dettaglio diventava amplificato: il fruscio di quella cosa morbida, la pressione leggera di dita sulla pelle, il sussurro di un comando pronunciato troppo piano per essere ignorato.
In quel momento capì che non si trattava di cedere il controllo, ma di trasformarlo in un gioco di affidamento totale, in cui l’abbandono diventava la sua forza più grande.
...continua...
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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