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Lui & Lei

Gualtiero e la contessa


di Eulalia
22.07.2026    |    32    |    0 8.0
"“Ti riempio il culo!” sottolinea gli ultimi colpi di anche che mi farciscono definitivamente..."
La contessa Vanfleeren é una delle migliori clienti del nostro resort.
Inizio e fine estate prenota per qualche giorno la suite a due stanze vista mare e con idromassaggio.
È una donna semplicemente bellissima con uno stile inconfondibile.
Quando attraversa la hall incede elegante accompagnata dall’ondeggiare dei suoi abiti ampi e morbidi. Sembra che i tessuti fluiscano attorno al suo corpo ridisegnandolo. Parla con voce garbata e bassa e io sono felice che il bancone della reception sia alto, perché mi viene duro ogni volta che mi rivolge la parola.
“Buongiorno Gualtiero”
“Bentornata contessa. Buongiorno signori.”
Viaggia accompagnata dai suoi due assistenti che condividono la suite con lei. Due trentenni palestrati belli come lei e altrettanto eleganti. Si prendono cura di lei come se fosse l’imperatrice dell’universo, non sorridono mai, ma basta un cenno del suo capo e loro sanno cosa fare. Si occupano di tutto.
L’ultima volta una delle cameriere ai piani mi aveva detto che gli assistenti si dividevano una camera e lei l’altra, perché pare abbia bisogno di calma per scrivere. Che cosa non si sa, perché non ho trovato da nessuna parte una scrittrice di nome Vanfleeren.
Come anche adesso uno depone sul banco i documenti, la carta di credito. Mentre l’altro manda via il fattorino, non senza avergli dato una lauta mancia, perché dei bagagli della contessa si occupano loro e nessun’altro.
Dopo nemmeno dieci minuti mi ritrovo la contessa di nuovo al banco, ma sola. Indossa un prendisole giallo un cappello a tesa larga dello stesso colore e un paio di occhiali ambrati. Il mio sospetto che non indossi null’altro viene confermata dalla domanda che mi fa
“Gualtiero, la spiaggia naturista c’è ancora vero?”
“Si certo, contessa, sempre al suo posto.”
“Bene, grazie. Se non vedi passare nessuno dei miei assistenti nel giro di dieci minuti, mandami per cortesia qualcuno con un telo e la mia crema solare.”
“Ma certo, contessa, a sua disposizione.”
Manca solo che faccia l’inchino alla Fantozzi, mi sento un leccaculo di prima categoria, interiormente genuflesso davanti a questa donna. Ma se proprio dovessi sporgere la lingua, le leccherei la fica e poi il culo.
“Nel caso, Gualtiero, trovi tutto in suite.” E mi scocca un sorriso smagliante che mi stende.
Il direttore compare alle mie spalle e sibila:” Vai immediatamente a prendere la roba, e prendi anche una sdraio di quelle comode, che altrimenti non ce la fai ad essere fra dieci minuti alla spiaggia naturista.”
“Ma direttore, ha detto di aspettare gli assistenti.”
“Gualtiero, sei un cretino. Obbedisci e basta!”
Scatto come un centometrista, mi fiondo alla suite che per altro è al pianterreno con accesso diretto alle spiagge e ai giardini.
Busso e mi apre uno dei due marcantoni. È in boxer. Un dio greco con gli attributi di un cavallo che mi porge la crema solare e il telo, é come se io fossi lo schiocco di dita della contessa. Mi chiude la porta in faccia senza proferire parola.
Passo dalla rimessa e perfettamente attrezzato con le mie scarpe inglesi che scricchiolano sulla sabbia mi avvio. Qui fuori fa un caldo bestiale con addosso la divisa da concierge, ma non importa, se la contessa si lamenta il direttore mi scuoia vivo.
“Grazie Gualtiero, giusto in tempo. Metti lì, per favore”
Indica in direzione delle dune praticamente attaccata al mare. Sdraio, telo con cuscino incorporato messi in posizione.
La contessa lascia cadere l’abito e rimane completamente nuda all’ombra del suo enorme cappello.
Le porgo la crema con lo sguardo rivolto in basso per discrezione, sulla retina l’immagine di quel corpo è impresso a fuoco. Meno male che sudo già per il caldo, così non si nota più di tanto.
“Gualtiero per cortesia, spalmami tu. Ovunque, tranne viso e mani che non le sopporto unte.”
Guardo il flacone e guardo lei che mi aspetta a gambe leggermente divaricate con le braccia alzate.
Sono capitato sul set di un film di Alvaro Vitali? Tipo viaggio nel tempo?
Non posso farla aspettare in quella posizione scomoda.
È una crema spray. Spruzzo prima le braccia e spalmo bene così le può abbassare, poi passo alla schiena godendomi la scivolata sui fianchi. Le giro intorno e mi dedico al busto.
“Fammi bene i capezzoli che le scottature lì sono molto dolorose.” Ha due seni magnifici e pieni, mi soffermo sui capezzoli turgidi, spalmando bene la crema sulle areole e finendo con i due bottoncini fra pollice e indice.
Col pensiero continuo a ripetermi che sono un professionista, lei è una cliente capricciosa e che non mi interessa, il mio uccello di venticinquenne se ne frega e mi sembra che stia quasi ululando. Cerco di essere il più veloce possibile su pube e culo e mi inginocchio per dedicarmi ai polpacci e alle cosce. La mia verga si sta rivolgendo ad Amnesty International per essere liberato da questa ingiusta cattività. Ma il peggio è l’interno coscia, ho la fica a una spanna dagli occhi, bella, profumata, morbida e anche bagnatina, secondo me.

Mi devo spicciare che al mio palo stanno crescendo le gambe per infilarsi per conto proprio in questa fessura da cui pendono due labbrine lucide. Do un’ultima passata al culo e “Grazie, Gualtiero, sei stato fantastico.”
Non so come, ma riesco a rialzarmi. A mani giunte davanti al pacco, le dico con un mezzo inchino: “A sua disposizione, grazie, contessa.”
Appena raggiungo il primo pino marittimo, mi fermo e inizio a segarmi con gli occhi fissi su quella fica carnosa.
Duro trenta secondi. Mica posso tornare a lavorare con i coglioni che mi scoppiano.
I due assistenti mi stanno fissando mentre mi tiro su la zip.
Che figura di merda! Gli vado incontro per dir loro qualcosa, scusarmi, ma si girano senza una parola e si avviano alla spiaggia con tutto il necessario per la contessa.
Per tutto il pomeriggio ogni volta che vedo il direttore, ho paura che mi licenzi. Sono tre anni che lavoro qui, mi ci pago il master e io, coglione, ho messo a rischio tutto perché ho ragionato col cazzo.
Come faccio a essere così cretino? Tutta colpa di quella contessa gran troia, perché questo è quello che è: una gran zoccola! Cosa si aspetta da un ragazzo sano? Che rimanga lì impassibile davanti alle sue tette mentre le passo la crema sulla fica bagnata?
Non ci devo pensare, manca un quarto d’ora e finisco il turno alla reception.
Per fortuna arriva Arnaldo, facciamo il passaggio delle consegne e posso andarmene.
Squilla il telefono: “Gualtiero” mi chiama Arnaldo “È richiesta la tua presenza nella suite della contessa.”
Faccio il gesto dell’orologio, ma lui già risponde che vado subito.
“Dai Gualtiero, mancano ancora 5 minuti alla fine del tuo turno, te la cavi in fretta e via a casa.”
Mi sembra che quel corridoio porti al patibolo. Sicuramente i due bronzi di Riace le avranno detto della sega, e la cosa grave è che l’idea mi eccita ancora.
Mi prenderò la mia lavata di capo, implorerò pietà sperando che non lo dicano al direttore.
Busso e mi apre uno dei due con un asciugamano attorno ai fianchi. Ha un evidente erezione.
Borbotto un buona sera e lo seguo.
Trovo la contessa immersa nell’idromassaggio assieme all’altro assistente. Dall’acqua spunta un suo piede che risposa nella bocca dell’uomo mentre le massaggia il polpaccio.
“Buonasera Gualtiero.”
“Buonasera contessa.” Sono a testa bassa come uno scolaretto cercando di nascondere con le mani il mio cazzo che non ha paura di nulla e di nuovo alza la testa.
“Mimí e Cocó mi hanno riferito una cosa incresciosa.”
Ecco è giunta la mia ora.
“Mi hanno detto che hai avuto il coraggio di farti un seghino sbirciandomi da dietro ad un albero. Non ti vergogni!” Non alza nemmeno il tono, ma è più tagliente di un bisturi.
Annuisco e basta. Ormai il danno è fatto.
“E in più mi hanno detto che hai un cazzino piccolo, non come quello.”
E mi indica quello fuori dall’acqua che si era liberato dell’asciugamano mostrando una sberla di nerchia che avrebbe fatto apparire piccolo qualsiasi normodotato. Un cazzo in tiro talmente bello e dalle forme scultoree, che viene proprio voglia di toccarlo per capire se è vero o finto.
“Gualtiero, non ci posso credere, me lo devi mostrare.”
“Ma contessa!”
“Se vuoi chiamo il direttore per chiedere l’autorizzazione?”
Stronza di una ricattatrice di merda, e inizio a calare la zip.
“Mimí, per favore.”

Mimí si mette alle mie spalle e con un unico movimento fluido mi cala pantaloni e boxer. Non richiesto mi sfila la cravatta, sbottona la camicia e mi ritrovo spogliato con la punta di quel cazzo che dardeggia intorno al mio culo.
Non contento, si abbassa e mi slaccia le scarpe, per liberarmi dei pantaloni arrotolati attorno alle caviglie.
Tempo 30 secondi e sono nudo come un verme davanti a questi tre.
Mimí e Cocó mi fissano con un mezzo sorriso.
“Gualtiero, leva le mani che non vedo nulla.”
Obbedisco e mi guardo l’uccello teso decorato da una goccina brillante in punta. In effetti rispetto ai due assistenti sembra piccolo, ma giuro di essere normodotato. Avevo fatto ricerche in internet e sono solo lievemente al di sotto della media.
La contessa mi fa segno di avvicinarmi al bordo dell’idromassaggio.
“In effetti è un cazzino, non proprio un microbo, ma pur sempre un cazzino.”
Si sporge dall’acqua e se lo infila in bocca succhiandolo come un’idrovora.
Sborro.
Come uno scolaretto, vengo in un istante. Le vengo in bocca schizzando tutta la voglia repressa della giornata.
Leccandosi le labbra commenta: „Un proiettile, piccolo e veloce. Avrei avuto in mente altro a dire il vero.”
Pur avendo goduto come un riccio, mi sento umiliato da quello sguardo.
“Occupatevene.” Ordina agli assistenti.
Cocó dalla vasca prende possesso del mio cazzo moscio come uno straccetto, lo lecca e lo pulisce con molta attenzione distribuendo baci sulle cosce, mentre Mimí mi bacia le spalle e il collo appoggiandomi il suo bastone fra le chiappe.
“Sono etero!” cerco di ribellarmi.
“Tu sei giovane,” ribatte lei, “lasciati andare e fammi vedere qualcosa di interessante. Hai bisogno dell’autorizzazione del direttore?”
Solo il pensiero mi terrorizza, ho bisogno di questo lavoro. Chiudo gli occhi e il mio cazzo cresce con le cure di questi due.
Io sono etero, lo so, ma una bocca è una bocca, le mani rimangono mani, chiudo gli occhi e mi lascio andare a questo massaggio delicato, preciso. Fatico a stare in piedi con la pelle così infiammata da queste carezze, vorrei lasciarmi andare, dimenticare che sono due uomini. Ma è impossibile visto il palo che separa le mie natiche.
“Siate gentili con Gualtiero, che ho dei desideri da realizzare con lui.”
Lo dice mentre emerge dalla vasca in tutta la sua bellezza. Non riesco a finire di guardarla, perché Mimí mi prende la mascella, mi obbliga a girare il volto per baciarmi tenendomi abbracciato con una morsa d’acciaio.
Forse dovrei ribellarmi, forse lo devo considerare uno stupro, ma la contessa prima di infilare la sua dolce lingua fra le nostre bocche mi loda “Bravo il nostro Gualtiero, ti è anche cresciuto un po’ l’uccello, sembra più grosso adesso.”
È una sega lenta quella che fa lei, lenta che finisce nella bocca di Cocó. Abbiamo tutti il respiro corto mentre le nostre lingue si allacciano e finalmente riesco ad allungare una mano per agguantare una di quelle meravigliose tette.
Per tutta risposta mi trascina verso uno dei letti. La contessa ci si butta sopra e spalanca le cosce mostrandomi la sua fica rosa e pulsante, ma soprattutto fradicia.
Credo di non avere bisogno di istruzioni e mi avvicino a carponi per dare una prima leccata dal basso verso l’alto fino a risucchiare la sua nocciolina. Vengo premiato da un meraviglioso gemito della contessa. Do il meglio di me, incoraggiato dalle mani e dalle lingue di Mimí e Cocó.
Qualcosa di gelido cola lunga la fessura del mio culo, seguito da un massaggio piuttosto invasivo del mio ano.
Non sono pronto, non credo di volerlo.
“Rilassati, Gualtiero. Diteglielo anche voi ragazzi.”
“Tranquillo” ha parlato per la prima volta uno dei due e lo fa affondando il dito nel mio culo.
Lo muove pure. Un piccolo movimento rotatorio che mi lascia a bocca aperta sulla fica fradicia.
Si aggiunge un secondo dito e gemo con la lingua che si fa strada fra le piccole labbra.
“Mi sa che gli piace.” Dice l’altro.
Premendomi la testa fra le cosce la contessa aggiunge: “Ve l’avevo detto che era una troietta come voi due.”
Non so cosa stia entrando e uscendo dal mio ano, devono essere almeno tre dita. Sono terrorizzato da questo inesorabile piacere. Ho il cazzo che vibra come un’antenna e mi rendo conto di essere pericolosamente a pecorina.
Alzo la testa un momento:” Non l’ho mai preso in culo!” Vuole essere una precisazione, ma suona come una richiesta. Mi rendo conto di desiderarlo, vorrei essere sbattuto mentre lecco questa fica. Il mio mondo etero collassa nel preciso istante in cui la contessa ordina: “Cocó, pensaci tu, aprilo come una cozza!”
Due mani mi divarico le natiche, delle cosce aderiscono alle mie da dietro. Una terza mano sull’osso sacro, sono paralizzato nell’attesa.
Respiro il profumo di questa meravigliosa fica e sento questa cosa grossa che mi si appoggia. Per ogni respiro che faccio una spintarella. Lo sento che il mio culo sta per rompersi, voglio avvisare e in quella con una spinta più forte passa la cappella. Mi scappa un grido per il bruciore che sento.
“Zitto, puttanella, che passa subito!”
Le mani sui fianchi mi guidano in un lento avanti e indietro che mi sto godendo a occhi chiusi. Non ci posso credere questo palo nel culo mi piace da morire.
Uno schiaffo sul culo mi risveglia da questa specie di trance.
“Quella troia della contessa vuole il tuo cazzo!”
Ho perso del tutto la bussola. La contessa è sotto di me, impugna il mio uccello in direzione fica.
Una stoccata nel mio culo mi fa affondare in questa fessa spalancata sotto di me.
È l’istinto che mi fa muovere, fotto la contessa e mi scopo il culo. Mi muovo come un indemoniato, non capisco più da dove arrivi il piacere. Sento solo che cresce dalla radice dei coglioni come uno tsunami. Non mi distrae nemmeno la nerchia venosa che mi si infila in bocca, sono partito per la tangente.
In questo tetris di cazzi la contessa la contessa esplode in un megaorgasmo singhiozzando tutto il suo piacere, sento il pilastro nel mio culo che spinge per farmi affondare ancora di più. “Ti riempio il culo!” sottolinea gli ultimi colpi di anche che mi farciscono definitivamente.
Ma il colpo di grazia è “Il bevi tutto, zoccola!”
La sborra calda e densa che mi scivola in gola accompagna quella che riverso nella fica rovente della contessa.
Ci accasciamo tutti sul letto.
“Bravo, Gualtiero.” Dice la contessa. “Puoi andare.”
Vorrei rimanere lì ancora fra quei corpi, ma capisco di essere solo il loro gioco.

Lungo il corridoio verso la reception mi chiedo come farò adesso? Dove troverò tutto quello che ho provato stasera?
Sono tutto indolenzito, ma mi si è aperto un mondo.
Alla reception mi accoglie Arnaldo:” Cazzo, Gualtiero, ma ci hai impiegato una vita, ricordati di mettere gli straordinari. Ti ha fatto proprio il culo, eh!”
Se solo Arnaldo sapesse.
Mentre doppio il bancone sono io che studio il suo di culo, perché quello non me l’hanno fatto provare stasera.
“Grazie, che mi hai ricordato gli straordinari, sono davvero esausto stasera. Magari andiamo a farci una birra uno di questi giorni.” E io cercherò di farmi il tuo culo.
“Si, dai, volentieri. Buonanotte.”
Diventerò proprio una troia in cerca di cazzi.
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