La Dea che Chiedeva Conferma agli Uomini
ttraveller
Ci sono donne che entrano in una stanza e la stanza se ne accorge.
Non per come sono vestite. Non per come si muovono.
Per come occupano lo spazio.
La Perla era così.
Sontuosa. Giunonica. Bellissima.
Una di quelle donne che non hanno bisogno di essere perfette per essere desiderate, perché il desiderio non nasce dalla perfezione ma dalla presenza.
Eppure la Perla passava la vita a comportarsi come qualcuno che aveva ricevuto in dono un tesoro e non aveva mai creduto che fosse suo.
La sua tragedia non era il corpo.
Era lo sguardo.
Perché non riusciva a vedersi con gli occhi con cui il mondo la guardava.
Così raccoglieva conferme.
Uomini. Sguardi. Desideri. Messaggi. Promesse.
Come una mendicante che nasconde una corona sotto il mantello.
L'ho vista travolgere persone senza rendersene conto.
L'ho vista accendere stanze intere.
L'ho vista diventare il centro di ogni attenzione.
E l'ho vista, pochi minuti dopo, dubitare ancora di sé.
Come se tutto quello che aveva appena ricevuto fosse falso.
Come se ogni prova dovesse essere rifatta da capo.
Ancora.
E ancora.
E ancora.
Quando ci siamo incontrati è stato fuoco.
Non quello dei film.
Quello vero.
Quello che ti fa perdere il senso delle proporzioni.
Quello che ti fa credere che il tempo abbia improvvisamente cambiato velocità.
Ci siamo presi senza cautela.
Senza strategia.
Senza difese.
Io ero mente.
La Perla era incendio.
Io cercavo significati.
Lei viveva il momento.
E forse è stato proprio questo a renderci irresistibili l'uno all'altra.
Eravamo ciò che all'altro mancava.
Ma c'è una cosa che ho capito troppo tardi.
Alcune persone non cercano amore.
Non cercano nemmeno sesso.
Cercano conferma.
E la conferma è una droga terribile.
Perché dura pochissimo.
Così poco da costringerti a cercarne subito un'altra dose.
La Perla voleva essere la preferita.
La più desiderata.
La più cercata.
La più ricordata.
Ma c'è un problema nel voler essere la preferita di tutti.
Per diventare davvero speciale per qualcuno, prima o poi devi rinunciare al giudizio degli altri.
Devi smettere di candidarti a regina di ogni regno.
Devi scegliere.
E scegliere significa perdere qualcosa.
Lei non voleva perdere nulla.
Voleva il desiderio senza il prezzo del desiderio.
Voleva l'esclusività senza rinunciare all'universalità.
Voleva essere scelta senza smettere di essere disponibile all'approvazione del mondo.
E così il meccanismo si rompeva sempre nello stesso punto.
Come un orologio difettoso.
Come una maledizione.
Come il serpente che si morde la coda.
Perché gli uomini che la affascinavano davvero erano uomini impossibili da possedere.
Uomini dominanti. Liberi. Abituati a vivere il desiderio senza catene.
Li desiderava perché erano forti.
Poi soffriva perché erano liberi.
E cercava di trasformare quella libertà in qualcosa che potesse appartenerle.
Ma la libertà, quando la chiudi in gabbia, smette di essere ciò che ti aveva fatto innamorare.
Così tutto finiva nello stesso modo.
Passione.
Possesso.
Conflitto.
Distruzione.
Ragnarok.
E poi di nuovo da capo.
Come se il finale fosse già scritto nel momento stesso in cui la storia iniziava.
La cosa più dolorosa è che non credo abbia mai capito quanto fosse amata.
Non amata nel senso romantico.
Amata nel senso più raro.
Vista.
Compresa.
Desiderata per ciò che era.
Non per ciò che mostrava.
Non per il personaggio.
Non per il ruolo.
Non per la maschera.
La Perla passava la vita a trasformarsi in qualcosa che pensava gli altri volessero.
Più sexy.
Più provocante.
Più desiderabile.
Più irresistibile.
Senza accorgersi che la parte più bella era proprio quella che cercava continuamente di nascondere.
La guerriera.
La bambina.
La donna fragile.
La donna che aveva paura di non essere abbastanza.
E allora oggi, se dovessi descriverla, non direi che era una donna bellissima che si credeva brutta.
Sarebbe troppo semplice.
Direi che era una dea che passava la vita a chiedere agli uomini se fosse una dea.
Senza capire che la domanda stessa era la sua ferita.
Perché una dea non ha bisogno di convincersi di esserlo.
E nessun uomo, per quanto la desideri, potrà mai guarire una ferita che ogni mattina ricomincia davanti a uno specchio.
Forse è per questo che le nostre strade dovevano separarsi.
Da parte mia le ho donato le cose che avevo da offrire: passione, amicizia, presenza e parole sincere.
Anche quando erano scomode.
Anche quando ferivano.
So di aver perso un'amante straordinaria.
E forse aveva ragione lei.
Forse sono soltanto un mezzo uomo.
Ma sono un mezzo uomo ateo.
E non adoro né dèi né dee!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per La Dea che Chiedeva Conferma agli Uomini:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
