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Lui & Lei

La Tenda


di Membro VIP di Annunci69.it wildchiana89
24.02.2026    |    2.344    |    2 9.3
"Lei si abbassò e, nel mentre, con il dito esplorai la sua intimità, trovandola già caldamente bagnata e pronta..."

Era una comune Pasquetta, la classica e solita Pasquetta dei picnic e delle gite fuori porta. Era un periodo particolare, me lo ricordo bene. Lei era un’amica, di quelle dei gruppi, quelle amicizie un po’ così, con le quali condividi le avventure, le sbronze e forse qualcosa in più, ma che con la tua vita e i tuoi progetti non c'entrano assolutamente niente. Bionda, biondissima, platino, piccola e fuori di testa.
Incominciò tutto per caso, nel ridere delle cose stravaganti e deliranti che dicevo. Ci divertivamo, gli occhi si incrociavano sempre, si cercavano, e il sorriso era sempre in agguato.
Arrivò la solita Pasquetta. Quell'anno optammo per andare a casa di un amico che aveva un laghetto. Non so per quale motivo non andai a pranzo, ma mi diressi verso la comitiva nel primo pomeriggio.
Lei era lì, la vidi subito: seduta a terra, gambe incrociate, un paio di short bianchi dai quali in maniera goffa si intravedevano gli slip, t-shirt verde, occhiali e faccia annoiata. C'era montata anche una tenda, non so né da chi né perché.
Arrivai, feci le solite battute con tutti, la salutai; qualche birra, qualche cazzata. Nel frattempo gli altri si erano messi a giocare a calcio — come al solito, che palle. Eravamo rimasti in quattro a parlare: lei, io, un'altra amica e un altro ragazzo. Non so per quale incrocio fortuito di idee o di destino finimmo tutti dentro la tenda, e ci spostammo lì per bere, ridere e scherzare. L'altro ragazzo uscì a prendere un'altra birra e mi ricordo che puntualmente fu chiamato anche lui a giocare; non rientrò.
Noi eravamo rimasti in tre.
Loro due erano entrambe sdraiate; io uguale, ma di fianco, rivolto verso di loro. Il tempo passava. A un certo punto lei esclamò: "Ma tu non eri quello dei massaggi?".
Io rimasi di sasso, ma presi grinta e con nonchalance affermai: "Mi sembra che siano il posto e la giornata perfetta, non credi?". Lei sorrise e annuì.
Mi sollevai leggermente, mi inginocchiai a cavallo del suo sedere e incominciai a massaggiarla direttamente sotto la t-shirt. Iniziai dalla schiena, movimenti lenti, era quasi una carezza. Lei nel frattempo parlava con l'altra ragazza; non mi ricordo di cosa, non ascoltavo.
Aumentai la pressione, le mani passavano lungo i fianchi sino al fondoschiena; con i pollici mi soffermavo sulle fossette della schiena. Aveva una pelle morbidissima. Risalivo verso il collo e, a un certo punto, delicatamente, come se fosse niente, lei disse: "Sganciami il reggiseno, lo tolgo, mi dà noia". Obbedii. Tra i movimenti, l'atmosfera e il colpo di grazia del reggiseno, io ero eccitato, sì. Lei lo sentiva: la posizione aiutava il tutto, e i suoi short molto fini pure.
Continuai con il massaggio e incominciai a muovere leggermente il bacino, facevo in modo che il mio "amico" si strofinasse direttamente sul suo fondoschiena.
L'altra ragazza esclamò: "Vado a prendere una birra, non torno". I lembi dell'ingresso della tenda si muovevano leggermente per il vento.
Mentre continuavo le dissi: "Perché non ti metti a sedere, così continuo meglio?". Lei non se lo fece dire due volte. Aspettò che mi sollevassi e mi mettessi seduto, si alzò, si voltò verso di me, mi guardò e mi diede una piccola spinta sulle spalle come a dirmi: "Sdraiati". Si sistemò la coda e si sedette direttamente sopra di me.
Non ci stavo capendo niente. La guardai: quanto cazzo era fica. La presi per i fianchi, lei si chinò e incominciò a baciarmi. Infilai una mano sotto la t-shirt e con il palmo le stringevo un seno; sentivo il capezzolo duro contro il palmo, ci giocai un po' sfiorandolo con il dito. Erano piccoli e duri. Lei mi stava letteralmente cavalcando, io con l'altra mano la tenevo per il culo e accompagnavo i suoi movimenti. Si staccò leggermente e mi guardò; io la fissai come a dire "che diavolo fai?", e invece le dissi:
"Così, con tutti fuori mentre giocano, è ancora meglio".
Lei sospirò. Si spostò come per allontanarsi, strisciò verso le mie ginocchia, allungò le gambe e si sfilò gli short sino alle caviglie, togliendoli solo dal piede sinistro. Un piccolo spiraglio di sole entrava nella tenda, sentivo una leggera brezza e le voci degli altri che giocavano fuori; era da film.
Mi sbottonai velocemente i pantaloni e li abbassai leggermente. Presi al volo il condom, lo misi alla velocità della luce. Lei si abbassò e, nel mentre, con il dito esplorai la sua intimità, trovandola già caldamente bagnata e pronta. Lei completò l'opera: mi prese in mano e mi guidò dentro di sé con un sospiro di sollievo che si trasformò in un gemito sommesso.
Sentii il paradiso. Lei era così: bella come quel sole di aprile, folle come una tenda in mezzo a altre venti persone. Incominciò a cavalcare sempre più veloce. Io portai le mani dietro, le tenevo leggermente aperto il culo e assecondavo i suoi movimenti spingendola e tirandola a me. Sentivo tutto il cazzo dentro. Affondavo le dita nella carne a ogni affondo. Godevo del suo godimento.
Il ritmo aumentò. Le dissi con voce sicura, guardandola negli occhi: "Voglio sentire quando vieni", appoggiandole una mano sul collo. Una stretta sicura ma non forte, un gesto di possesso che la fece fremere. Ad ogni movimento mi sentivo parte di lei.
"Lo senti dove è?"
Lei annuì, incapace di parlare, con il viso arrossato e lo sguardo perso. Eravamo al limite. Non reggevo più, stavo per venire. Volevo che fosse epico, così mi giocai l'asso: "Fammi sentire che vieni!", le ordinai.
Ero partito con il conto alla rovescia, era questione di secondi. Sentii un suo ultimo movimento più violento e di scatto chiuse le gambe stringendo le ginocchia; digrignò i denti, strinse forte gli occhi e si sollevò di colpo. Mi aveva inondato letteralmente. Nello stesso istante venni anch'io; in un lampo di calore venimmo entrambi.
La girai facendola appoggiare di schiena, allungai la mano e la penetrai con le dita, con movimenti rapidi e decisi, cercando quel punto esatto che la faceva tremare. Iniziai velocemente, pensai: "Dovrebbe essere quello il punto". Giocai ancora l'asso mentre era mezza tremolante ed esclamai: "Quando te lo dico io!". Diedi un paio di scossoni, sicuri ma delicati, e le dissi: "ORA!". Lei esplose di nuovo. La accompagnai mettendole una mano sotto il collo.
Dopo un lungo istante di silenzio, si riprese con un sorriso malizioso ed esclamò: "Mi ci vuole una sigaretta e mi sa tanto che mi devi accompagnare a comprare una tenda". Io pensai fosse per il fatto che era bagnata; lei intendeva che andava rifatto...
Ce ne furono altri di campeggi, ma poi lei partì per la Spagna. Lei era un'amica, di quelle dei gruppi, quelle amicizie un po' così con le quali condividi le avventure, le sbronze e forse qualcosa in più, ma che con la tua vita e i tuoi progetti non c'entrano assolutamente niente.
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