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Lui & Lei

La macchina


di Membro VIP di Annunci69.it wildchiana89
11.05.2026    |    13    |    0 8.0
"Il mio respiro caldo sul clitoride la fece sussultare, poi la lingua iniziò il suo lavoro..."
Era la nostra terza uscita. Ero letteralmente stregato da lei. Nelle sere precedenti avevo tenuto a freno l'istinto, restando quasi bloccato in un misto di rispetto e desiderio devastante. Ma quel pomeriggio, l'aria era cambiata.

Dopo l'aperitivo con gli amici, il tempo sembrava essersi dilatato. Era troppo presto per la cena, così ci ritrovammo a vagare in auto tra i profili dorati delle campagne. Fu lei a chiedermi di accostare in una piazzola seminascosta. Il calore del vino e l'elettricità tra noi stavano finalmente facendo il loro corso.

Quando rientrai in macchina dopo una breve sosta, la luce del tramonto la colpiva di taglio. Aveva una foglia tra i capelli; mi avvicinai con il pretesto di toglierla, ma le mie dita indugiarono, scivolando lentamente dietro l’orecchio. I suoi capelli erano fili di seta e oro, brillanti come il grano che ci circondava.

Non servirono parole. Ci baciammo e il mondo fuori sparì. L’eccitazione non era solo alta, era palpabile, un ronzio sottopelle. Si staccò un istante, il respiro corto, gli occhi lucidi di sfida: «Andiamo dietro, staremo più comodi».

Non me lo feci dire due volte. Mi fiondai sul sedile posteriore. Stavolta il "lupo" era sveglio e affamato. Iniziai a divorarle il collo con baci lenti, mentre la mia mano correva lungo i suoi fianchi, leggendo le curve del suo corpo come se stessi sfiorando un’opera d’arte proibita. La sua camicia, leggermente aperta, lasciava intravedere il seno. Un’immagine che mi mozzò il fiato.

Iniziai a idolatrarla con le labbra, risalendo dalla scollatura fino alla bocca. Le sfilai la camicia dai pantaloni e infilai la mano sotto il tessuto. La pelle era rovente. Quando le dita incontrarono i seni, sentii i capezzoli turgidi premere contro il mio palmo. Sentivo il mio desiderio pulsare, quasi doloroso, contro i jeans.

Mi fermai. La fissai negli occhi con un’intensità che le fece mancare il respiro. «Stasera sei mia», le sussurrai, non come un ordine, ma come una promessa inevitabile.

Un brivido violento le scosse la schiena. «Mi sa che stasera non andiamo a cena...», riuscì a malapena a rispondere.

Non la lasciai finire. La mia bocca tornò sulla sua, possessiva, mentre una mano le stringeva la nuca e l'altra liberava i bottoni dei pantaloni. Scivolai oltre l'ultimo ostacolo, infilando le dita nel suo intimo. Era già bagnata. Calda. Unica. Sentire quanto fosse pronta per me fu una scarica elettrica.

Iniziai a giocare. Il mio medio sfiorava l'ingresso, accarezzava le labbra bagnate, ma senza entrare. La tenevo in quel limbo di desiderio puro. Lei ansimava, cercava il contatto, ma io resistevo, godendo di quella tortura dolce.

Mi misi in ginocchio davanti a lei. Con uno scatto deciso le sfilai pantaloni e slip. Lei ebbe un sussulto di stupore e malizia: «Ma che fai?». La guardai dal basso, con il fuoco negli occhi: «Stasera sei mia, ti farò perdere la testa».

Allargai le sue gambe e vidi il paradiso. Tra il riflesso del tramonto e il calore dell'abitacolo, lei brillava come rugiada sull’erba. Iniziai a baciarle la pancia, poi l’interno coscia, risalendo con baci profondi, lentissimi. Sfioravo il suo centro con il respiro, poi mi allontanavo di colpo. La sentivo inarcarsi, sospirare, pregarmi senza parlare.

Finalmente, affondai. Il mio respiro caldo sul clitoride la fece sussultare, poi la lingua iniziò il suo lavoro. La stuzzicavo, la succhiavo, la tiravo dolcemente tra le labbra. Io godevo del suo piacere tanto quanto lei. Il mio corpo urlava per avere di più, ma volevo vederla cedere completamente.

Mentre la mia bocca la esplorava, presi le sue mani e le portai alla mia testa. Lei non capì subito ma le sue mani incominciarono a spingere delicatamente la mia testa verso di lei, aumentano un po la pressione ma sempre con timore cercando di affogare nel piacere che le stavo dando. I suoi gemiti erano musica.

Mi staccai un istante, solo per guardarla di nuovo: «Sei mia. Ti farò impazzire».

Entrai con le dita, con le dita lentamente verso l’alto, la tecnica era quella, quella giusta quella che difficilmente sbagliava un colpo, quella che oramai podroneggiavo come un marchio di fabbrica.

Era un oceano di calore.

Cominciai a muovermi con ritmo, premendo verso l’alto, proprio dove sapevo che l'avrei mandata in frantumi. Le dicevo quanto fosse bella, quanto fosse eccitante sentirla così bagnata tra le mie mani. La tensione salì fino al punto di non ritorno.

« lasciati andare, Fammi sentire tutto, sei con me…», le ordinai dolcemente.

Con la mano continuavo sempre più forte mentre io mi sollevai leggermente per baciarla, sul corpo, sul seno sul collo e sulla bocca, lei gemeva sempre piu forte, la mia mano non esitò e continuò sempre più forte.

Il suo corpo tremò in un orgasmo violento, inondandomi le dita mentre si apriva completamente a me. Rimase senza fiato per qualche secondo, poi mi afferrò per la maglietta, tirandomi a sé con una forza ferina: «Ma che cazzo mi hai fatto...». Mi trascinò sopra di lei, baciandomi come se volesse mangiarmi, per poi spingermi sedile…

Continua…
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