Lui & Lei
La mia cliente è una gran maiala - parte 2
01.11.2025 |
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"Con le dita passavo e ripassavo i contorni delle piccole labbra e ogni tanto mi soffermavo sul clitoride, duro e sensibilissimo ad ogni tocco..."
Lo studio legale di diritto internazionale presso cui collaboravo si trovava all’ultimo piano di un palazzo signorile, ampie vetrate e vista sul centro di Milano. L’arredamento interno era sobrio, prettamente maschile: pareti grigio scuro, scaffali di legno scuro pieni di codici e fascicoli. Nellla mia stanza privata vi era anche un divano in pelle nera nell’angolo e una grande scrivania in vetro dietro cui mi rifugiavo quando volevo tenere le distanze. Ma da quando Veronica era entrata nella mia vita — o meglio, nel mio ufficio — quella scrivania non era più un confine sicuro.Era passata una settimana dal quel primo incontro. Ci eravamo scambiati qualche messaggino di convenevoli, ma niente di che. Avevo ripensato a ogni parola, ogni gesto, ogni sguardo. Le labbra di Veronica, la sua pelle liscia come seta, il modo in cui si era lasciata andare tra le mie braccia come se sapesse che io aspettavo quel momento chissà da quanto tempo
Poi, il lunedì successivo, tornò.
Nessun preavviso. Solo il rumore deciso dei suoi tacchi sulla moquette, la porta che si apriva di scatto, e quel profumo: caldo, speziato, erotico che inondó ogni angolo dello studio.
«Ti sono mancata, vero?» disse sorridendo, senza nemmeno aspettare la mia risposta.
Veronica indossava un tailleur color crema, elegantissimo e provocante allo stesso tempo. La gonna era corta abbastanza da lasciare intravedere le autoreggenti, il blazer appena abbottonato su un reggiseno di pizzo visibile ogni volta che si chinava. Tacchi da capogiro, ovviamente. Trucco evidente ma non pesante. i Suoi capezzoli erano visibilmente turgidi e non lasciavano troppo spazio alla fantasia.
Mi alzai in piedi, ma prima ancora che potessi dire una parola, Veronica attraversò la stanza e si gettò addosso, le sue braccia si avvinghiarono al mio collo. Le sue labbra cercarono le mie con fame, e in pochi secondi mi trascinò sul divano.
«Non ho dormito per giorni, sai? Mi sono toccata continuamente rivivendo il nostro primo incontro» sussurró, slacciandosi la preziosa cintura. «Pensavo solo a come sono stata bene con te, a come ci incastriamo bene. A come mi hai fatta sentire. Tu sai come prendermi anche solo con le parole, e che parole...tutto ciò che mi hai detto quella sera ha continuato a farmi bagnare ogni volta che ci ho ripensato. Quelle parole forti, spregevoli, erano dirette alla parte di me più nascosta, a quella me voluttuosa e desiderosa di godere e sprofondare nell'abisso dell'eros»
Anch'io ci avevo pensato, anch'io mi sono dovuto masturbare più volte rivivendo quella scena.
La presi tra le braccia con forza. Le mie mani esplorarono le curve dei fianchi, risalirono sotto la giacca fino a toccarle i capezzoli, strappando un gemito dalle sue labbra. Anche questa volta lei non indossava nulla sotto la gonna, e quando si sedette a cavalcioni su di me la realtà si piegò sotto l’urgenza. Era venuta con un bel plug nel culo. Uno di quelli che hanno una specie di brillante. Un brillante rosa che le faceva brillare e dava luce a quel fantastico fondoschiena.
«Chiudi a chiave» sussurrò lei, mordendomi l’orecchio. «Oppure no. Fammi sentire quanto mi desideri. Qui. Ora. Voglio correre il rischio di essere scoperti»
Io obbedii, nemmeno ci pensai, chiusi la porta solo con un calcio e mi lasciai andare del tutto ai suoi voleri e alla mia voglia di prenderla un'altra volta. Diciamocelo pure, Veronica creava dipendenza, una volta provata sapevo che non sarei più riuscito a fare a meno di lei. Quella donna mi mandava veramente il cervello in frantumi.
Il ritmo fu subito frenetico, come se entrambi dovessimo compensare quei giorni di reciproco desiderio represso. Veronica si muoveva sopra di me con una sensualità istintiva, mi baciava selvaggiamente, mentre io la stringevo forte con le mani ansimando contro la pelle del suo collo.
Ogni suono sembrava amplificato: il respiro, i gemiti, il fruscio della pelle contro la pelle, il lieve cigolio del divano sotto di noi. L’ufficio era immerso nella penombra, con solo un raggio di luce filtrato dalla veneziana che accarezzava i nostri corpi seminudi.
Con le mani cercai la sua figa, bagnatissima e profumata. Dio quanto mi era mancato quell'odore, quel profumo di figa misto a Chanel. La annusai ripetutamente perchè quell'odore mi restasse impresso e più volte mi leccai le dita per assaporare il suo sapore. Lei rispose subito ai miei tocchi, anzimando ad ogni tocco più deciso. Con le dita passavo e ripassavo i contorni delle piccole labbra e ogni tanto mi soffermavo sul clitoride, duro e sensibilissimo ad ogni tocco. Piano piano mi feci strada con le dita, cosa alquanto facile vista la quantità di umori che uscivano. Prima il medio, poi anche l'indice. Cercai con delicatezza il punto a cui lei rispondeva con fremiti, accarezzando ogni centimetro di quel canale umido, piegai leggermente le dita e iniziai delicatamente a massaggiarla. Ogni tanto col pollice massaggiavo tutt'intorno al clitoride e le davo colpetti con la punta della lingua mentre lei rispondeva ai miei tocchi con gemiti e tremori. Ogni tanto stringeva le gambe.
Vederla così ansimante e assorta mentre le davo piacere con le mani era una goduria anche per me. I miei movimenti cominciarono ad essere più veloci ed anche i suoi gemiti si fecero più insistenti
"Continua, ti pregoooo!!! Sto venendo!!! Fammi venire così!" Non riuscí nemmeno a finire quelle parole che il suo corpo si mise a vibrare come se fosse attraversato da una scossa. Lanciò un grido che sicuramente fu sentito da tutto il palazzo... fortunatamente era già ora di pranzo ed erano tutti fuori.
Ripresasi da quel momento di estasi mistica in cui era piombata a sorpresa si buttò sul mio cazzo. Cominciò a succhiarlo con vigore facendomi sentire i colpetti di lingua sul glande. Ogni tanto lo mordicchiava e scendeva fino alle palle con le sue morbidissime labbra rigonfie di filler. Era un pompino fantastico e in poco tempo mi lasciai andare ad una sborrata che schizzò quasi fino al soffitto.
Ci baciammo e restammo abbracciati, io ancora vestito a metà, con i pensieri confusi e il cuore che batteva forte.
«Non voglio parlare di problemi legali oggi,» disse lei, giocando con il nodo della mia cravatta. «Voglio solo perdermi in questa follia. Con te.»
Io la guardai. C’era qualcosa in quella donna che mi destabilizzava. Un potere sensuale che mi rendeva vulnerabile e succube ma al tempo stesso vivo come mai prima.
«Hai intenzione di trasformare ogni incontro in questo? In teoria questo sarebbe uno studio professionale» Chiesi, ancora senza fiato.
Lei rise, lenta, profonda.
«Solo se tu sei disposto a farmi… perdere il controllo ogni volta.»
...e mentre lo diceva aprì nuovamente le gambe mostrandomi la sua splendida figa ammiccando sensualmente, e a quel punto capii che il controllo lo faceva perdere lei a me!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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