Lui & Lei
La mia cliente è una gran maiala - parte 1
22.07.2025 |
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"E lì il mio vocabolario mostrò tutta la profondità nell'ambito della volgarità..."
Lo studio legale presso cui ho iniziato la mia carriera di professionista era una fantastica oasi di verde in un palazzo di vetro e marmo nel centro di Milano. Per chi è col carattere sanguigno come il mio abituarsi a clienti freddi, uomini d'affari e cause noiose dove si parla solo di numeri, è stato un peso enorme. Soprattutto mantenere una facciata di compiacenza con una clientela così snob e selezionata proprio non mi riusciva. Di certo non mi aspettavo che la mia routine venisse sconvolta da lei. Veronica.
Alta, bionda, caratteri tipicamente da donna dell'estremo nord, occhi color miele e una camminata sicura e fiera che sfidava ogni mia logica professionale. Si era presentata in studio senza appuntamento, sotto lo sguardo attento di tutti, fasciata in un abito nero troppo corto per un tribunale ma fin troppo audace per un ufficio. L'avevo conosciuta ad un aperitivo, presentata da una mia amica d'università e ovviamente non potei non notarla in tutto il suo fascino. Tutti nel locale non poterono fare a meno di notarla. Quella sera mi sembrò una sorta di 2.0 di Marilyn Monroe. Un misto tra una diva d'altri tempi e una tigre pronta ad azzannare chiunque. Abile nel parlare, colta, scherzosa al momento giusto, ironica e freddamente schietta. Le sue parole erano lame, non aveva mezze misure e per questo mi piacque subito, e ovviamente mi piacque anche il suo fisico dirompente, sinuoso, elegante e che emanava femminilità da ogni curva, specie con quel decolletè. Anch'io piacqui a lei, perchè per tutta la serata non fece altro che accarezzarmi il viso, darmi bacetti sulle guance e sulla fronte e dirmi quanto le piacessi: «Mio adorato bocconcino siculo, dove se stato finora? Non vedo l'ora di mangiarti tutto....prima o poi sarai mio» Quelle parole mi restarono impresse non so per quanto tempo...perchè anch'io lo volevo!
Ma torniamo ai giorni nostri.
«Avrei bisogno di un consulto... privato, molto privato», aveva detto, mordendosi il labbro inferiore con un’aria che faceva evaporare la formalità.
Rimasi alquanto sorpreso e incuriosito, le feci segno di accomodarsi e mandai in pausa la segretaria e l'altra collega.
«È una questione molto delicata», disse lei, accavallando sinuosamente e lentamente le gambe....come una scena di un famoso film immaginai già il peggio, ma le sue parole furono ancor più pungenti «Riguarda... certi miei impulsi. E le conseguenze legali che potrebbero derivarne»
Il suo tono di voce era un sussurro, fu una sorta di confessione fiume con rari momenti di assoluto silenzio. Lo sguardo era una trappola mortale perchè con i suoi occhi da una parte cercava conforto, dall'altro dava enfasi a racconti fin troppo coloriti ed espliciti.
Cominciò a raccontare situazioni che avrebbero fatto arrossire anche un giudice esperto: incontri fugaci con giovani amanti che andavano dai migliori hotel del centro di Milano ai più squallidi motel di periferia, uscite di car sex in parcheggi con partner da poco conosciuti, relazioni proibite con politicanti, con colleghi di suo marito -un pezzo grosso delle costruzioni- fantasie erotiche mai confessate, uscite lesbo con le amiche o con modelle raccattate alla fashion week, desideri di nuovi giochi estremi e nuove sensazioni forti da provare. Rimasi letteralmente a bocca aperta, pendevo dalle sue labbra e attendevo da lei un nuovo racconto, o una nuova situazione intrigante. Credo che parlò per almeno un'ora ininterrottamente raccontandomi storie che andavano oltre la normale voglia di sesso, oltre la normale trasgressione. Chiaramente lei aveva un problema a tenere a bada i propri impulsi. E a me tutta questa storia piaceva da morire. Mi piaceva immaginare lei intenta a fare la porca in giro per Milano, francamente avrei voluto esserci anch'io nei suoi racconti.
Ogni sua parola era un invito implicito, un lento sciogliersi del ghiaccio tra noi che mi lasciava perplesso, ma ovviamente ero eccitato da tanta sua sfrontatezza e disinvoltura nel raccontarla. In lei ho visto tutto l'erotismo che avevo incontrato negli anni precedenti, era una sorta di nave scuola, una maestra di vita degli incontri sessuali. Aveva praticamente vissuto tutte le sfaccettature del mondo erotico con la disinvoltura di una donna apparentemente normale ma con una voglia mai sopita di raggiungere ogni limite della goduria.
Ho cercato in ogni modo di restare professionale, ma la voce suadente di Veronica, la disinvoltura con cui parlava di certe situazioni, dei suoi giochi con molti player, di cene trasformate in orge infinite, praticamente mi stava svestendo pezzo dopo pezzo, ma soprattutto mi aveva fatto avere un'erezione che durava ormai da un'ora. E lei questo lo vedeva...
Ad un certo punto fece una cosa che mi lasciò attonito. Si alzò dalla sedia e chiuse a chiave la porta dell’ufficio.
«Pensi che potrei essere denunciata o comunque avere qualche problemino... per questo?» chiese, poggiando lentamente una mano sul suo petto.
Quello che aveva finito di raccontare avrebbe potuto mandare in frantumi la vita di coppia di chiunque, ma lei in particolare era veramente troppo esposta.
Tuttavia non attese la mia risposta. Con un balzo me la ritrovai accanto alla scrivania, chinò la testa e iniziò a baciarmi...
"E' arrivato il momento di mangiarti bocconcino mio..." disse sussurrandomi all'orecchio e mordicchiandolo con vigore.
Mi baciò con foga e con la lingua cerco la mia sciogliendo in un attimo sia la cravatta che le mie resistenze.
Mi sentii risucchiato in un vortice sensuale fatto di mani, gemiti e desideri. In un attimo il mio desiderio di essere protagonista dei suoi giochi sessuali si era trasformato in realtà. Mi sembrava di vivere in un sogno.
Lei si muoveva con la sicurezza di chi conosce ogni segreto del piacere e non teme di usarlo. Le sue mani mi spogliarono di ogni indumento e anche della mia professionalità. Si lanciò con voglia sopra il mio cazzo ed iniziò a succhiarlo con quelle labbra morbidissime e gonfiate dal filler come una vera professionista, ero così preso dalla foga e lei era così esperta che dovetti trattenere la sua testa per farla rallentare altrimenti sarei venuto subito.
Un attimo dopo le sfilai quel vestitino che fasciava ogni sua curva di quello splendido corpo, e con sorpresa scoprii che non indossava mutandine ed era già tutta bagnata. Fui inondato dal profumo misto della sua figa e dei suoi umori e del costoso profumo che il povero marito cornuto le aveva comprato, o forse glielo aveva comprato qualche suo amante. Come mia consuetudine non riuscii a fare a meno di leccargliela e quando la mia lingua incontrò quegli umori per me fu l'estasi. Ci ritrovammo presto avvinghiati. Chiaro che lei mi piaceva, era una donna affascinante, prosperosa, bellissima in viso. Chiaro pure che quei racconti mi avevano fatto eccitare all'inverosimile e la voglia di scoparla era fortissima e lei ne era consapevole. Lei sapeva che mi avrebbe condotto lì dove anche lei avrebbe voluto.
Senza che incontrasse la mia minima resistenza in un attimo si girò di schiena e fu molto risoluta nel chiedermi:
"Voglio essere scopata da dietro. Voglio che mi monti come una vacca: Voglio sentire le tue palle dentro di me..."
Ci volle davvero poco, in un attimo il mio cazzo fu dentro quella figa scivolosa e umida e iniziai a scoparla da dietro come lei voleva e come io volevo. La vista da dietro era spettacolare. Un culo disegnato che sembrava un cuore rovesciato.
"Dimmi davvero quello che pensi di me" disse d'un tratto. E lì il mio vocabolario mostrò tutta la profondità nell'ambito della volgarità. Le dissi: "Sei la puttana più troia che conosco. Sei una vacca sfondata, sei la cagna lurida di tutti e di quel povero cornuto di tuo marito". E lei: "Sì, dimmelo ancora, fammi sentire quanto sono troia"
"Sei una scrofa infame, una sgualdrina sfondata in ogni buco, sei la mia prostituta preferita, la più grande succhiacazzi che conosco. Sei una maiala lurida rotta in culo, sei una schifosa cagna golosa di sborra e piscio".
"Ti prego, dimmelo ancora, insultami così, dimmelo che sono una gran vacca". Ed io l'accontentai ancora.
"Si una zoccola succhiacazzi. Sei una fottuta troia di neri. Sei il più gran puttanone di Milano. Sei sfondata in culo. Sei una sucaminkia schifosa. Hai le cosce sempre aperte e la figa slabrata..."
Rimasi sorpreso anch'io dalle mie parole. Quelle parole però, quel turpiloquio spinto, la facevano impazzire e il suo ritmo accelerò ad ogni nuovo insulto. Ed io godevo nel vederla godere.
Scopammo per un tempo indefinito, non so nemmeno quanto durò quell'amplesso, il mio cervello era completamente preso da lei e dai movimenti del suo corpo. D'un tratto mi disse: "Scopami il culo. Voglio che mi scopi il culo e che mi vieni dentro. Lo voglio troppo. Sborrami dentro il culo". La accontentai, il mio cazzo si infilò dentro il suo culo con un facilità sorprendente. I muscoli del suo sfintere cedettero dietro ad un gemito appena appoggiai la punta. Iniziai a scopare forte da dietro e mentre le strigevo con le mani i fianchi lei si muoveva a ritmo verso di me affinché i miei colpi la penetrassero più profondamente. Venni copiosamente e mi fece quasi male, fu un flusso che lei sentì distintamente e che le scatenò un orgasmo simultaneo.
L'ufficio si era trasformato in una scenografia di un film hard, un set di pelle contro pelle, di odori forti di sborra mista agli umori del suo deretano, di sussurri tra le carte legali e i nostri corpi intrecciati sul divano in pelle nera. Non c’erano più regole professionali, solo la voglia di esplorarsi e darsi senza pudore. Mi disse che le avevo toccato le corde giuste, quelle della sua porcaggine interiore e che non vedeva l'ora di riprovare.
Alla fine, mentre ci rivestimmo tra i respiri ancora affannati, Veronica si voltò con un sorriso malizioso.
«Penso che mi servirà ancora qualche... consulenza.»
E così, io capii che quella cliente non sarebbe mai stata come le altre e che avrebbe messo a dura prova tutte le mie regole professionali e tutte le mie certezze sul sesso e sul mio autocontrollo
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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