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trio

La mia cliente è una gran maiala - parte 3


di superfrank
02.11.2025    |    108    |    0 6.0
"I gemiti si mescolavano, i corpi si intrecciavano, e il ritmo diventava sempre più selvaggio..."
DESIDERI SENZA LIMITI

1. Lo Studio del Collega
Fu Veronica a mettermelo in testa.
«Il tuo collega, quello con gli occhi chiari. Gabriele, giusto? Mi piace come mi guarda. Pensi che potrebbe unirsi qualche volta a noi?»
Io la fissai un attimo, combattuto tra il senso professionale e un desiderio bruciante. Ma sapevo già che avrei ceduto. Con Veronica non riuscivo a dire di no e d'altro canto aveva ragione, Gabriele le sbavava letteralmente dietro.
Gabriele accettò la proposta con un sorrisetto complice ma sorpreso, abituato com’era ai giochi di potere tra colleghi, ma mai coinvolto in uno simile.
Lo studio stavolta era quello di Gabriele, più moderno, con luci soffuse e una sala riunioni in vetro opaco.
Veronica entrò con passo lento, e si fermò in mezzo alla stanza. Se ne stava sorridendo davanti a noi, sui suoi tacchi altissimi, indossando solo un trench nero. Lo aprì di scatto davanti a noi lasciandolo cadere a terra, era l'unica cosa che indossava, sotto non aveva niente, ma il suo corpo parlava, ci minacciava quasi, era completamente spoglio ma armato fino ai denti
Nuda, provocante, stupendamente desiderabile, con un sorriso da predatrice.
Gabriele sgranò gli occhi di fronte a cotanta bellezza, io mi morsi le labbra. Chissà dove mi avrebbe fatto arrivare stavolta, quali limiti avrei superato. Veronica sarebbe stata capace di tutto e quel che era peggio era il fatto che io non riuscivo mai a dirle di no. L'avrei assecondata comunque. Perchè sapevo dove mi avrebbe portato, perchè in fondo sapevo che avrebbe giocato dapprima con la mia eccitazione e poi mi avrebbe gratificato con un'immensa goduria, con l'estasi, con il piacere più profondo che l'uomo possa desiderare.
Lei ci prese per mano, ci fece sedere accanto sulla grande poltrona di pelle e poi si inginocchiò davanti a noi. Le mani abili, la bocca calda: ci provocava alternandoci, sfiorandoci, stuzzicandoci l'un l'altro.
In poco tempo fummo tutti e tre nudi, con lei inginocchiata che ci spompinava a vicenda strusciandosi i nostri cazzi sulla faccia e baciandoli avidamente. Le sue mani sui nostri petti, accarezzandoli, stringendo i nostri capezzoli..
Poi Veronica si alzò, salì con una gamba sul tavolo della sala riunioni e girandosi verso di noi si piegò in avanti.
Io mi avvicinai deciso a prenderla da dietro, mentre Gabriele si spostò davanti per darglielo in bocca. Lei ci accolse entrambi con una fame che andava oltre il fisico. I movimenti si sincronizzarono in un atto intenso, viscerale, dove ogni gemito era amplificato dall’eco dello studio vuoto.
Il clou arrivò poco dopo quando finimmo nuovamente sulla grande poltrona. Io seduto che la penetravo mentre lei stava a cavalcioni su di me. Veronica si girò verso Gabriele e con lo sgardo ammiccò facendogli segno verso il culo. Voleva una doppia penetrazione.
Gabriele la prese stretta da dietro e fu subito dentro. Anch'io sentii entrare il suo cazzo vicino al mio. Io le stringevo il viso tra le mani e le succhiavo i capezzoli, Veronica gemeva piano, godendo ad oghi colpo che ormai era perfettamente sincronizzato, completamente posseduta, completamente viva, piena di cazzi e piena di vita, come piaceva a lei.
Io e Gabriele venimmo quasi simultaneamente, mentre lei aspettò di vivere qualche momento finchè venne con un copioso squirt
Quando i suoi tremori terminarono, restammo lì, in silenzio, sudati, ansimanti. Lei si rialzò, si voltò e schiettamente disse:
«Credo che avrò bisogno ancora della vostra... consulenza legale congiunta», disse, ridendo piano. Si vestì e se ne andò.


2. I Bagni del Tribunale
Era il giorno dell’udienza. Io e Veronica ci eravamo incontrati nell'atrio del tribunale per discutere della causa che lei aveva in corso: un contenzioso patrimoniale con l'ormai ex compagno.
Indossava un tailleur grigio stretto, gli occhiali da vista e un’aria sorprendentemente innocente che tradiva ogni cosa che avevamo fatto insieme. Non risucivo a togliere gli occhi di dosso, la ammiravo, la desideravo e in fondo la temevo. Cercavo di concentrarmi sulla strategia legale, ma lei non me lo permetteva.
«C’è troppa tensione, Frank», sussurrò con la voce tremolante mentre camminavamo verso l’aula. «Sai cosa mi aiuterebbe a rilassarmi?» Il mio cervello già fantasticava, ma non avrei mai creduto di cedere ai suoi desideri, in quel contesto poi. Mi tirò per la mano come un bambino, mi guidò fuori dal corridoio principale e ci infilammo nei bagni del piano inferiore, quelli vicini all'archivio, quasi sempre deserti.
Chiuse la porta a chiave. In un attimo, si inginocchiò davanti a me, tirandomi giù i pantaloni, e cominciò a succhiarmelo con lentezza, guardandomi negli occhi. Io mi appoggiai al muro, trattenendo il respiro. Lei era veloce, brava, famelica.
Poi d'imporvviso, quando ormai ero assorto in quella piacevole goduria, si alzò, si voltò e si piegò sul lavandino, alzò la gonna corta e abbassò le mutandine di pizzo fino alle autoreggenti.
La presi subito, fui dentro in un attimo in quella figa che già colava, iniziai a scoparla con forza, mentre lei si mordeva il pugno per non gridare. I miei colpi erano rapidi, urgenti, stavo con l'ansia di fare tardi in udienza, avevo il timore che ci avrebbero potuto scoprire, ma quella situazione per me risultò particolarmente eccitante. Il piacere esplose violento e silenzioso, simultaneo. Un lucubre bagno freddo che sembrava diventato una calda camera da letto.
Quando uscimmo, pochi minuti dopo, Veronica si sistemò gli occhiali, si passò la mano tra i capelli e mi sorrise:
«Ora sto bene, posso affrontare qualsiasi giudice»



3. L’Amica
La settimana dopo, Veronica si presentò allo studio con un’altra donna. Alta, mora, occhi verdi. Si chiamava Giada, e diceva di essere ex collega di Veronica, benchè non avesse profferito quasi alcuna parola il suo sguardo e i suoi vestiti succinti dicevano già tutto.
«Giada è molto… curiosa», spiegò Veronica, poggiandosi alla mia scrivania. «Le ho parlato di te. E vorrebbe… partecipare alle tue consulenze.» disse ridacchiando.
Io non ebbi nemmeno il tempo di rispondere. Giada senza tanti convenevoli si avvicinò e mi baciò il collo, mentre Veronica si era già inginocchiata davanti a me. Le due donne mi spogliarono lentamente, come se fosse parte di un rituale.
Sembrava un film. Ogni volta sembrava un film. Quando Veronica entrava nel mio studio la reltà superava la fantasia e i sogni diabolici di un uomo prendevano letteralmente forma.
Il divano dello studio diventò ancora il nostro alcova prediletto. Giada si sdraiò a pancia in giù sporgendo la testa oltre il bracciolo, io balzai su di lei e la presi da dietro mentre Veronica strusciava la sua figa sul suo viso, le mani tra i capelli dell’amica e la lingua di questa a cercare le sue piccole labbra. I gemiti si mescolavano, i corpi si intrecciavano, e il ritmo diventava sempre più selvaggio.
Poi si scambiarono di posto: Veronica finì sopra di me, cavalcandomi con furia, mentre Giada mi baciava sul petto e sulla bocca, stimolandomi in ogni modo. Poi Giada si posizionò a gambe aperte sulla mia faccia, così che potessi leccarla di sotto mentre lei baciava l'amica con ampii movimenti di lingua. Fu una goduria pazzesca, un orgasmo fortissimo per me.
L’ufficio si trasformò in una tempesta di piacere e desiderio, tre corpi mossi da un’unica voglia, senza pudore, senza pause.
Alla fine, esausti, rimanemmo distesi sul divano, avvolti l’uno nell’altro.
Veronica accarezzò il mio petto e disse piano:
«Questa… era solo una prova generale. La prossima volta, penseremo ancora più in grande». Ed io già tremavo al solo pensiero.
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