Lui & Lei
La motociclista in pelle nera
08.05.2026 |
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"Le mani iniziarono subito a scivolare sui suoi fianchi, sul suo sedere caldo e sodo sotto la pelle lucida della tuta..."
Le uscite in moto da solo, avendo una moto con due posti, hanno sempre un sapore particolare... certo, il secondo posto non è proprio comodissimo, ma forse è proprio questo il dettaglio che rende tutto più intrigante. E a dirla tutta... meglio lasciarlo così.Piccola parentesi prima di iniziare davvero.
Ho una Yamaha MT-07 e il posto dietro non è stato progettato esattamente per coccolare un passeggero. C’è quel piccolo sellino sacrificato che più che invitare qualcuno a sedersi... sembra una provocazione. Ma forse è proprio questo il bello.
Tempo fa, dopo aver conosciuto tramite questo sito una coppia con cui avevo solo scambiato messaggi — senza mai incontrarli perché non cercavano singoli — lessi che stavano organizzando un’uscita in moto verso Lago del Turano. Pensai che un giro da quelle parti avrei potuto farmelo anch’io... così quella domenica mattina partii da solo verso la stessa destinazione.
Curva dopo curva, mi fermai in un bar pieno di motociclisti. Ed è lì che la vidi...
Avrà avuto venticinque, forse trent’anni. Indossava una tuta di pelle nera aderente... ma più da locale sadomaso che da motociclista. Stivali altissimi, quasi da Catwoman, e quel tessuto lucido che stringeva ogni curva del corpo. Il seno, abbondante e provocante, sembrava quasi voler uscire da quella pelle nera troppo stretta per contenerlo davvero.
Provai a capire se fosse sola o in compagnia, ma sembrava aspettare qualcuno. E io, con la solita faccia tosta, mi avvicinai con una battuta vecchia e stupida chiedendole se stesse cercando qualcuno e se potessi aiutarla.
Lei mi guardò... sorrise appena... si spostò i lunghi capelli rossi dalla spalla e, mostrando quelle leggere lentiggini che le rendevano il viso ancora più malizioso, disse senza esitazione
“Ma quanti anni hai? Queste battute le faceva mio nonno...”
Rimasi fulminato. Pensai subito “ma che cavolo ho detto?”... poi però scoppiammo entrambi a ridere e ammisi senza vergogna che sì... ci stavo provando.
Mi raccontò che aveva appuntamento con alcune persone conosciute su Facebook, ma che erano in ritardo da più di un’ora e ormai si era stancata di aspettare. Continuammo a parlare un po’... e quasi senza pensarci le proposi di venire con me, visto che stavamo andando nello stesso posto e io ero solo.
Mi disse semplicemente “ok”.
E partimmo.
Curve veloci... rettilinei lunghi... accelerate improvvise. Sentivo le sue braccia stringermi sempre di più e io, lo ammetto, godevo soprattutto delle frenate... di quei suoi seni morbidi che sbattevano contro la mia schiena facendomi perdere lucidità.
Dopo un po’ mi chiese di fermarmi.
Ci fermammo in uno spiazzo poco distante dal lago. Scese dalla moto lamentandosi del sellino durissimo e disse che aveva il sedere distrutto. Così, tra una battuta e una scusa nemmeno troppo credibile, le chiesi se volesse un massaggio una volta arrivati.
Lei sorrise in quel modo che ti fa capire che ha capito tutto...
“Guidi bene... chissà se sai fare bene anche i massaggi.”
Ripartimmo e poco dopo ci fermammo in un ristoro lì vicino. Mentre mangiavamo continuava a mostrarmi distrattamente il seno, giocando con la zip della tuta e dicendo con aria provocante di essere sudata ovunque...
Ogni frase sembrava un invito.
A un certo punto mi disse che voleva tornare a casa. Le chiesi se non fosse presto, dicendole che potevamo andare ancora altrove...
Lei mi guardò negli occhi e disse soltanto
“Dammi retta... torniamo.”
Ripartimmo. Ma durante il tragitto iniziò a toccarmi... prima piano, poi sempre più apertamente, cercando con decisione la mia intimità. Guidare così era praticamente impossibile e fui costretto a rallentare parecchio.
Dopo qualche chilometro mi disse ancora di fermarmi.
Questa volta trovai un posto più isolato... nascosto... perfetto per lasciarsi andare senza occhi addosso.
Nemmeno il tempo di spegnere la moto che mi ricordò quel famoso massaggio. Io non esitai... le mani iniziarono subito a scivolare sui suoi fianchi, sul suo sedere caldo e sodo sotto la pelle lucida della tuta.
Eravamo sudati... eccitati... affamati l’uno dell’altra.
Le nostre mani entravano dappertutto, cercandosi senza più alcun freno. Il mio pene era duro da chilometri ormai... voleva entrare dentro di lei, voleva sentirla godere davvero.
Ma lì commisi l’errore più stupido possibile...
Non avevo preservativi.
Quando me ne resi conto mi crollò il mondo addosso. Come avevo potuto dimenticarli? Eppure ero uscito solo per un giro in moto... e con quel caldo magari si sarebbero pure rovinati...
Lei però, ancora ansimante e vogliosa, mi sussurrò che avremmo potuto usare le nostre bocche...
E così fu.
Il suo sedere era perfetto... tonico, caldo, leggermente sudato. La sua pelle aveva un sapore salato e dolce insieme, e la mia lingua voleva sentirla tutta, lentamente, profondamente...
Intanto lei divorava il mio pene come se fosse davvero l’ultimo sulla faccia della terra. La sua bocca saliva e scendeva senza fermarsi... sempre più avidamente... sempre più forte.
Fu un sessantanove spettacolare... io sotto e lei sopra... con la faccia completamente immersa nel suo nettare mentre le sue mani mi stringevano con fame.
Poco prima di venire mi sussurrò che lo voleva sul seno... dentro quella tuta nera ormai completamente aperta.
E così feci.
Si rivestì lentamente, con il mio seme ancora caldo sulla pelle... poi tornammo verso casa.
Non abitava a Roma ma verso Tivoli. Prima di scendere mi baciò... un bacio lento, sporco di desiderio ancora vivo.
Le chiesi il numero.
Lei sorrise appena e disse
“Se il destino vuole... ci ritroveremo tra le curve di qualche strada o davanti a un altro bar.”
Poi si voltò e iniziò ad andarsene.
Ma prima di sparire urlò da lontano
“Non sai fare i massaggi... ma con la lingua te la cavi davvero bene!”
E sparì così...
Ancora oggi penso a quella tipa incredibile. Chissà se leggerà mai queste parole... chissà se un giorno, nello stesso bar, tra il rumore delle moto e l’odore dell’asfalto caldo, non la rincontrerò davvero.
Di sicuro però... la prossima volta i preservativi non li dimentico.
Che fesso... ma vabbè... è andata così.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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