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Lui & Lei

La ragazza senza nome


di Nunno
13.09.2025    |    2.446    |    3 9.3
"” La sabbia non rendeva la posizione comoda, le ginocchia iniziavano a bruciarmi, ma non me ne importava: la scopavo senza sosta finché la sentii irrigidirsi e poi bagnarsi copiosamente sotto..."


Circa un anno fa, quando su Telegram c’era ancora la funzione “persone nelle vicinanze”, mi capitò di conoscere una ragazza delle mie zone. Ricordo che era simpatica. Scambiammo qualche messaggio, ma non sembrava particolarmente interessata e io lasciai perdere.

Un mese fa, però, annoiato, mi ritrovai a scorrere i vecchi contatti su Telegram e la rividi. Non resistetti alla tentazione: “Ma sì, proviamo a scriverle” pensai. Naturalmente non si ricordava di me — dopo un anno era normale — ma questa volta decisi di essere chiaro sin dall’inizio. Niente convenevoli, niente illusioni: le feci capire subito che non cercavo chiacchiere ma sesso, senza complicazioni. Lo feci con un paio di battute maliziose e, visto che lei reggeva il gioco, le mandai una foto osé.

La sua risposta fu diretta, quasi disarmante: “Ah però… quando me lo dai?”
A quel punto non avevo più dubbi: ci fissammo un incontro per la sera stessa, in una spiaggia di Anzio che conoscevo bene.

La giornata trascorse lenta, con quella strana tensione che sale piano piano e ti accompagna finché non arriva l’ora dell’appuntamento. Non nego che fossi agitato: non sapevo chi si sarebbe presentato davvero, se la ragazza delle foto fosse reale o una sorpresa ben diversa. Alle 22, in quella penombra interrotta solo dalle luci lontane della strada, vidi arrivare un SUV nero. Si fermò, le portiere si aprirono e ne scese una ragazza bionda, formosa.

Ci salutammo e ci incamminammo verso la spiaggia. Indossava una lunga gonna bianca e un top verde scuro che lasciava intravedere le curve del seno. Cercai di rompere il ghiaccio con qualche parola, ma capii subito che non aveva molta voglia di parlare. Non era lì per quello.

Mentre camminavamo, con il suono delle onde come sottofondo, mi avvicinai e le posai la mano aperta sul sedere. Lei non protestò, anzi sorrise. Quel gesto fu come un segnale silenzioso che mi diede il via libera.

Arrivati in un punto più appartato stendemmo un telo sulla sabbia e ci sdraiammo. Lei, con un movimento naturale, si appoggiò con la schiena contro di me, guardando il mare. Avevo capito perfettamente: era lì solo per scopare.

Le baciai il collo e l’orecchio, lasciando che il respiro caldo la sfiorasse, mentre le mani si infilavano sotto il top. Lei gemette piano, si mosse contro di me e prese la mia mano per guidarla direttamente sul suo sesso già umido. Restammo così per un po’: io alle sue spalle, il mio cazzo duro che premeva contro la sua schiena e le mie dita che scivolavano dentro quella fessura calda e sempre più bagnata.

Poi la feci sdraiare e lei spalancò subito le gambe in un invito esplicito. Con calma le abbassai il perizoma e mi trovai davanti a una fica curata, con labbra proporzionate e un clitoride già teso. Mi chinai su di lei e iniziai a leccarla piano, assaporandone l’odore e il sapore intenso. Lei gemette, e presto cominciò a muovere il bacino contro la mia bocca, quasi a scoparsi il mio viso. La sua voglia era evidente, la sua ansia di godere palpabile.

Dopo una lunga mezz’ora di piacere dedicato a lei, ero gonfio e duro, incapace di resistere oltre. Mi sdraiai accanto a lei, tirai fuori il cazzo e lei non esitò: se lo prese in bocca con avidità. Non era certo inesperta: prima si concentrò sulla cappella, succhiandola lentamente, poi lo inghiottì sempre più a fondo finché sentii le sue labbra arrivare fino alla base. Intanto le mie dita non smettevano di lavorarle la fica, ormai fradicia.

Dopo qualche minuto, con un lampo negli occhi, si staccò e mi sussurrò: “Scopami.”
Quella parola mi fece impazzire. Indossai un preservativo e mi misi sopra di lei. Mi accolse con un gemito profondo, avvinghiandosi al mio culo per spingermi ancora più dentro. Mi mordeva il collo e, con la voce rotta dall’eccitazione, mi implorava: “Spaccami la figa.”

La sabbia non rendeva la posizione comoda, le ginocchia iniziavano a bruciarmi, ma non me ne importava: la scopavo senza sosta finché la sentii irrigidirsi e poi bagnarsi copiosamente sotto di me. Rallentai, lasciandole assaporare ogni secondo del suo orgasmo. Quando si riprese, mi fece fermare e disse che ora voleva pensare lei a me.

Mi tolse il preservativo, si mise sopra di me e iniziò a giocare con la cappella, avvolgendola con la lingua. Con una mano mi stuzzicava le palle mentre con l’altra mi pompava con decisione. Era esperta, sensuale, instancabile. Quando mi vide sul punto di esplodere, accelerò invece di fermarsi: capii che non aveva problemi a ingoiare. E infatti mi lasciai andare in un orgasmo animalesco, spingendole la testa con la mano per affondare fino in fondo, mentre lei inghiottiva tutto.

Quando ci ricomponevamo un po’, tirai fuori uno spinello che avevo portato e lo accesi. Fumammo insieme, passandocelo di mano in mano, mentre la sua altra mano non smetteva di giocare con il mio cazzo che già tornava in erezione. Senza dire nulla, si chinò di nuovo su di me e ricominciò a succhiarmelo con voracità. Tra un tiro e l’altro, il mio cazzo spariva nella sua bocca vellutata.

Poi si mise a pecora, guardandomi sopra la spalla con uno sguardo che era già un invito. Indossai un altro preservativo e la presi da dietro. La sua carne morbida attutiva i colpi e mi permetteva di sbatterla con forza, senza freni. Ad un certo punto mi accorsi di una luce poco distante: un uomo ci stava osservando con il cellulare in mano. Ci fermammo d’istinto. Lui, senza dire nulla, si voltò e se ne andò. Ma lei, invece di spaventarsi, si eccitò ancora di più. “Peccato che sia andato via. Glielo avrei succhiato volentieri.”

Quelle parole mi incendiarono. Ripresi a scoparla con più foga, dicendole: “Chissà, magari potevamo succhiarlo insieme.” Lei non rispose, si piegò di più, tremante di piacere, e venne con un orgasmo violento che la lasciò esausta.

Di nuovo mi fece sdraiare, si tolse il preservativo e tornò a finirmi con la bocca. Questa volta, con voce roca, mi disse: “Magari quel tizio voleva succhiarti il cazzo insieme a me. Adoro fare pompini a due bocche.” Quelle parole bastarono: esplosi per la seconda volta, e ancora una volta lei bevve tutto con avidità.

Rimanemmo distesi a fumare e a chiacchierare. Mi confessò di essere bisessuale e che in passato aveva fatto giochi a tre sia con uomini che con donne. Mi propose di organizzare qualcosa insieme in futuro.

Nonostante fossi stremato, non smise di provocarmi. Mi prese di nuovo il cazzo in mano, iniziò a succhiarlo, e in poco tempo mi ritrovai a indossare un terzo preservativo. Questa volta la presi con le gambe spalancate sulla sabbia, guardandola in viso mentre la scopavo. Ma ormai il vento, il freddo e la sabbia che mi graffiava le ginocchia rendevano tutto difficile. Dopo pochi minuti, lei lo capì: senza dire una parola, mi tolse il preservativo e mi fece godere ancora una volta nella sua bocca, fino all’ultima goccia.

Quando ci rivestimmo e tornammo al parcheggio, ci salutammo con naturalezza, quasi come se nulla fosse. Ma mentre la vedevo allontanarsi, dentro di me pensai: “Ma come cavolo si chiama?”

Ancora oggi ci sentiamo, anche se gli impegni ci impediscono di vederci spesso. Proviamo a organizzare incontri con altri uomini o donne, ma sul litorale non è affatto semplice. Eppure ogni volta che la sento, riaffiora quella notte in spiaggia, con le onde come compagne e il suo corpo caldo tra le mie mani.
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