Gay & Bisex
Vecchio Porco
06.09.2025 |
9.124 |
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"Mi ricomposi, lui si pulì la bocca con il dorso della mano e mi guardò con un sorriso complice..."
Era un caldo sabato d’estate, uno di quelli che ti prosciugano la voglia di fare qualsiasi cosa. Il condizionatore ronzava, io ero spalmato sul divano mentre gli amici se la spassavano al mare. Zero voglia di affrontare l’afa, finché, girovagando online, mi tornò in mente quel posto a Lavinio mare, tra le dune e il boschetto, noto come carsex.Il ricordo di quella volta con un’amica mi accese subito: il suo pompino tra gli alberi, e un tizio in lontananza che si segava come un pazzo guardandoci. Pensai: quasi quasi faccio un salto, magari becco qualcuno.
Doccia veloce, costume, t-shirt, e giù in spiaggia. Tra famiglie, bambini e urla, avanzai fino alle dune. Lì vidi un uomo di mezza età, robusto, cappellino calcato in testa, che si muoveva con aria sospetta. Io, finto bagnante annoiato, camminavo avanti e indietro. Lui mi teneva d’occhio, non c’era dubbio.
Decisi di infilarmi nel boschetto. Lì dentro il caldo lasciava spazio a un’ombra fresca e avvolgente, le sterpaglie proteggevano la visuale, gli alberi facevano da tetto naturale. Al centro un grosso tronco caduto: mi ci sedetti sopra, aspettando.
Dopo poco, eccolo. Si era addentrato anche lui. Rimaneva a distanza, fermo, ma gli occhi erano incollati su di me. Voleva un segnale. Allora aprii i pantaloncini, tirai fuori il cazzo e iniziai a lavorarmelo piano, con movimenti ampi e decisi, lasciando che potesse intravedere bene il ritmo della mia mano.
Il fruscio delle foglie secche annunciò il suo avvicinarsi. Finché non me lo trovai davanti.
«Bella giornata, eh? Qui almeno si respira.»
«Già,» risposi, senza fermarmi, «è un piccolo paradiso.»
Il suo sguardo era fisso sul mio cazzo ormai teso, lucido in punta. «Vedo che ti diverti.»
«Abbastanza… vuoi continuare tu?»
Gli si illuminarono gli occhi. Fece un rapido giro con lo sguardo, si avvicinò e allungò la mano. Il suo palmo caldo sostituì il mio, stringendomi bene l’asta, scorrendo su e giù con ritmo deciso. Sentivo la sua eccitazione nella presa.
Notai la fede al dito. Quella vista mi fece scattare un brivido.
«Sei sposato?» sibilai, guardandolo dritto negli occhi. «Tua moglie lo sa che vai in giro a segare altri cazzi?»
Lui sgranò gli occhi, balbettò qualcosa, ma ormai era dentro al gioco. Io, intanto, gli slacciai i jeans e gli tirai fuori il cazzo. Era moscio, mi disse che era impotente. Nonostante ciò, volli giocarci, stringendolo e scuotendolo un po’, giusto per fargli provare la sensazione. Nel frattempo la sua mano sul mio cazzo si faceva sempre più abile, come se stesse pompando con anni di esperienza alle spalle.
Dopo un po’ mi chiese, con voce roca, se avessi un preservativo: voleva succhiarmelo. Ne presi uno dal portafoglio, lo srotolai sul mio cazzo duro e ci sistemammo. Lui seduto sul tronco, io in piedi davanti.
Cominciò con piccoli colpi di lingua, che mi fecero tremare le gambe: passava dal glande al frenulo, indugiando sul buchino da cui già usciva una goccia di liquido trasparente. Poi, senza esitazione, mi inghiottì tutto il cazzo. La sua bocca era calda, umida, la gola sorprendentemente profonda.
Gli mettevo le mani sulla testa e iniziavo a scopargli la bocca. Lui si lasciava guidare, gemendo soffocato, stringendomi le chiappe con forza per portarmi ancora più dentro. Il rumore del risucchio si mescolava ai suoi sospiri rotti, e ogni tanto si fermava a leccarmi le palle, a succhiarmele piano, prima di tornare a ingoiarmi tutto.
A quel punto persi ogni freno: affondavo con colpi d’anca sempre più forti, lo usavo come una vera e propria troia di bocca, e lui ci godeva.
«Ti piace, vecchio? Eh? Così la prendi tutta?» gli ringhiai.
Lui annuì con lo sguardo perso, gli occhi lucidi e pieni di desiderio.
La tensione esplose all’improvviso. Con un grugnito venni forte, scaricando una quantità abbondante dentro il preservativo, tanto che sentii il lattice gonfiarsi. Restai un attimo fermo, ansimando, la testa che mi girava.
Mi ricomposi, lui si pulì la bocca con il dorso della mano e mi guardò con un sorriso complice. Lo salutai e uscii dal bosco, accendendomi una sigaretta davanti al mare.
Poco dopo lo rividi: passò accanto a me, fingendo di niente, e tornò a pattugliare le dune. Feci finta di non notarlo, ma dentro ridevo: vecchio arrapato, non ti basta mai.
E infatti, non molto dopo, vidi un altro uomo inoltrarsi nel boschetto. E subito dietro di lui, il mio compagno di poco prima, col passo di chi era già pronto a farsi il secondo round della giornata.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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