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Lui & Lei

La vicina Sofia


di mrlicker
15.03.2026    |    2.949    |    3 9.3
"Le mie palle sbattevano contro il suo clitoride ancora sensibile, facendola urlare di piacere..."
La pioggia picchiava sul tetto del condominio come se volesse sfondarlo. Erano le undici passate, io ero sul divano in boxer neri, luci basse, una birra tiepida in mano, quando il campanello suonò due volte, secche. Aprii la porta e me la trovai davanti: Sofia, la vicina del piano di sopra. Ventisei anni, capelli castani lunghi incollati alla faccia e al collo come una seconda pelle bagnata. Indossava un vestitino estivo bianco, ormai diventato completamente trasparente. Le tette medie e sode spingevano contro il tessuto, i capezzoli scuri e duri come sassolini che si vedevano perfettamente, circondati da un alone di pelle d’oca per il freddo. Il vestito le aderiva alla pancia piatta, all’ombelico, e scendeva fino alle cosce lunghe e abbronzate, lucide di pioggia. Tra le gambe il pizzo nero delle mutandine era fradicio, segnava la fessura della figa depilata con una precisione oscena.
«Cazzo, Luca… ho perso le chiavi in taxi. Posso entrare due minuti? Sto gelando da morire.» Aveva la voce un po’ rotta dal freddo, ma gli occhi castani mi guardavano in un modo che non era solo disperazione.
La feci entrare. L’acqua le colava dal collo in rivoli lenti che scendevano tra i seni, si fermavano un attimo sul bordo del vestito e poi continuavano giù, lungo la pancia, fino all’orlo. L’odore che portava con sé era irresistibile: pioggia fresca, pelle calda, un velo di profumo dolce che si mischiava all’umidità. Le diedi l’asciugamano grande che tenevo sempre in bagno. Lei se lo passò prima sui capelli, strizzandoli, poi sul viso. Ma invece di avvolgerselo intorno al corpo, lo lasciò cadere sul pavimento.
«Grazie… mi asciugo e sparisco» disse, però le sue mani andarono subito all’orlo del vestito. Lo sollevò lentamente, come se sapesse che la stavo guardando. Il tessuto bagnato si staccò dalla pelle con un rumore lieve, quasi un sospiro. Rimase in piedi davanti a me con solo le mutandine di pizzo nero, fradice, che le entravano tra le grandi labbra gonfie. Il tessuto era così trasparente che vedevo tutto: il clitoride già un po’ ingrossato che premeva contro la stoffa, le labbra interne rosa e lucide che spuntavano ai lati. Le cosce luccicavano di gocce che scendevano lente verso le ginocchia.
Non parlammo più. Il silenzio era rotto solo dal rumore della pioggia contro i vetri e dal mio respiro che si faceva più pesante. Mi avvicinai. Le presi il viso tra le mani e la baciai. Lei rispose subito, lingua calda e avida che entrava nella mia bocca, cercava la mia, la succhiava. Sapeva di pioggia e di qualcosa di dolce, forse il gloss che aveva ancora sulle labbra. Le mie mani scesero sul suo corpo: prima sui seni, li strinsi piano, sentii i capezzoli durissimi sotto i polpastrelli, li pizzicai leggermente facendola gemere nella mia bocca. Poi scesero sul culo sodo, rotondo, perfetto. Lo afferrai con forza, lo aprii, sentii il calore che emanava dalla sua figa già bagnata.
La spinsi sul divano, la feci sedere con le gambe aperte. Mi inginocchiai tra le sue cosce. Le mutandine le tolsi lentamente, facendole scivolare lungo le gambe lisce, centimetro dopo centimetro, fino a farle cadere ai piedi. La sua figa era uno spettacolo: depilata alla perfezione, le grandi labbra gonfie e aperte, lucide di umori e di pioggia, il clitoride turgido che spuntava come un piccolo bottone rosa. L’odore era intenso, dolce e muschiato, mi fece venire l’acquolina in bocca.
Le passai la lingua lungo tutta la fessura, dal basso verso l’alto, lentamente. Sapore caldo, salato, dolcissimo. Sofia gemette forte, una mano che mi afferrava i capelli. Le infilai due dita dentro, piano, sentendo le pareti calde e strette che mi stringevano subito. Le curvai verso l’alto, cercai quel punto ruvido e spugnoso che sapevo l’avrebbe fatta impazzire. Mentre le dita entravano e uscivano con un rumore bagnato e osceno, la lingua si concentrò sul clitoride: lo leccavo in cerchi lenti, poi veloci, poi lo succhiavo tra le labbra, lo tiravo leggermente. Sofia iniziò a tremare, le cosce che si stringevano intorno alla mia testa, i fianchi che si muovevano da soli contro la mia faccia.
«Luca… oh cazzo… così… non fermarti…» ansimava, la voce rotta.
Accelerai le dita, le spingevo dentro con forza, le tiravo fuori bagnate dei suoi umori. La lingua vorticava sul clitoride senza pietà. Il suo corpo si irrigidì di colpo. Le gambe le tremavano violentemente, la pancia si contraeva. Un gemito lungo, strozzato, quasi un urlo soffocato.
Poi esplose.
Uno squirt caldo e potente le schizzò fuori dalla figa in un getto continuo, dritto sulla mia lingua e sul mento. Era caldo, trasparente, con un sapore leggermente dolce. Un secondo getto, più forte, mi colpì dritto in faccia, mi bagnò il collo, il petto, colò fino ai boxer. Sofia si inarcava sul divano, le dita che graffiavano i cuscini, la bocca aperta in un urlo silenzioso, gli occhi rovesciati all’indietro. La figa le pulsava visibilmente, spruzzava ancora, ondate su ondate, bagnando tutto: il divano, le mie mani, le mie braccia, il tappeto sotto di noi. L’odore di lei riempiva la stanza intera, umido, vivo, sporco. Le cosce le tremavano incontrollabili, i muscoli interni si contraevano intorno alle mie dita mentre l’ultimo getto più debole le usciva tra le labbra gonfie, scivolando lento lungo il culo.
Non le diedi nemmeno il tempo di riprendere fiato. La girai a quattro zampe sul divano, il culo alto e rotondo, la figa ancora aperta e gocciolante di squirt e umori. Mi abbassai i boxer. Il cazzo mi pulsava, venoso, la cappella gonfia e lucida di precume. Glielo strofinai tra le labbra bagnate, su e giù, sentendo il calore che emanava. Sofia gemette di nuovo, spinse indietro il culo contro di me.
«Ti prego… mettimelo dentro…»
Spinsi tutto in un colpo solo. Era strettissima, caldissima, ancora contratta dagli spasmi dello squirt. Le pareti della figa mi strinsero come un pugno caldo e bagnato. Iniziai a muovermi piano, assaporando ogni centimetro, poi sempre più forte. Il bacino sbatteva contro il suo culo con schiocchi bagnati e ritmici, ogni colpo faceva uscire un po’ dei suoi umori che colavano lungo le sue cosce lisce. Le mie palle sbattevano contro il suo clitoride ancora sensibile, facendola urlare di piacere.
«Più forte… sfondami, Luca… usami…» ansimava, la voce spezzata.
Le afferrai i capelli castani bagnati, li tirai indietro come redini mentre la scopavo con violenza. Il ritmo era brutale adesso: colpi profondi, secchi, che la facevano sobbalzare. Le infilai una mano sotto, le stuzzicai il clitoride con due dita mentre continuavo a sbatterla. Sofia urlò di nuovo, il corpo che si contraeva intorno al mio cazzo. Sentivo un altro orgasmo montare dentro di lei, la figa che pulsava e si stringeva.
Venni dentro di lei con un ringhio profondo. Schizzi densi, caldi, potenti, uno dopo l’altro, riempiendola fino in fondo. Continuai a spingere lentamente mentre svuotavo tutto, sentendo il mio sperma mischiarsi ai suoi umori e allo squirt precedente. Quando uscii, il suo culo rimase alto, la figa rossa e gonfia, spalancata. Un rivolo denso e bianco colava lento dalla sua apertura, scendeva lungo le grandi labbra, lungo la coscia, gocciolava sul divano già fradicio di squirt.
Sofia si girò piano, il viso arrossato, gli occhi lucidi di piacere e sfinimento. Si passò due dita tra le gambe, raccolse un po’ del mio sperma misto ai suoi umori e se le portò alla bocca. Le leccò lentamente, assaporando tutto, con un sorriso sporco e soddisfatto.
«Domani sera… porta le chiavi di riserva» disse con voce rauca, ancora ansimante. «E non azzardarti a farmi meno di così. Voglio sentire di nuovo come mi fai squirtare e poi come mi riempi.»
Rimase lì, nuda, sporca di sperma e dei suoi stessi umori, bellissima e distrutta, mentre fuori la pioggia continuava a cadere senza sosta. Io la guardavo, il cazzo ancora semi-duro, sapendo già che non avrei chiuso occhio quella notte.
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