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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

M.


di Lustculture
04.07.2025    |    118    |    0 8.0
"Lei si era quasi dimenticata di lui, in quel momento non riusciva neanche a trovargli una collocazione in quella situazione..."

M.

Era ancora presto ed era rimasta svogliatamente davanti al computer nel suo negozio…
A volte malediceva l’orario continuato, un sacco di tempo perso ad aspettare i clienti, sicuramente impegnati in qualche bar per uno spuntino al volo o incollati ai computer.
Spesso, però, era molto compiaciuta di rimanere un po’ da sola nel suo negozio…
Si guardava intorno, qualche volta dava uno sguardo agli ultimi completini che erano arrivati, li teneva in mano, tastando la qualità dei tessuti e se li immaginava addosso…
Quel giorno, però era rimasta seduta, a ciondolare tra i vari siti internet, in mezzo a quella strana solitudine, davvero insolita per un affollato centro commerciale.
Improvvisamente il suo sguardo si proiettò fuori dalle vetrine, aveva avuto l’impressione che ci fosse qualcuno, ma non vide nessuno…sentiva solo le voci delle signore delle pulizie che chiacchieravano animatamente in lontananza…
Cominciò a vagare un po’ con i suoi pensieri, guradò la sua sagoma atletica in uno dei tanti specchi dentro il negozio, si piaceva molto vestita così, una gonna nera molto attillata, che metteva in mostra le sue forme, i collant neri che avvolgevano le sue gambe lunghe e affusolate…quelle scarpe con il tacco, che circondavano con un laccetto le caviglie…
Una camicetta bianca aperta sul collo e un filo di perle, completavano l’opera…
Si eccitò.
Non si chiese il perché, non aveva pensato a niente di particolare, successe e basta e non si fece troppe domande.
Si accarezzò il collo e poi le gambe, stava pensando seriamente di masturbarsi, poi si diede un contegno e continuò a guardare il computer in quella pace che sarebbe durata probabilmente ancora un’oretta o forse più.
Il silenzio fu rotto ad un certo punto dal suono elettronico della porta, che segnalava la presenza di un cliente.
Chiuse il computer e si alzò, per andare a vedere chi fosse.
Si trovò davanti due persone, una donna sui quaranta, bella, molto raffinata e sicura di sé.
Quest’ultimo particolare lo aveva notato dal suo portamento, dai suoi gesti e dal modo in cui aveva salutato…
Di contro, il suo partner, non dava affatto l’idea di una persona particolarmente intraprendente: alto, bello e sicuramente più giovane di lei, ma dall’aria molto insicura, quasi sottomessa.
La signora si diresse verso uno scaffale, da dove tirò fuori una guepière in tulle, molto raffinata e altrettanto seducente.
Lei la guardò avviarsi verso le cabine prova, la immaginò dentro quell’abito, si immaginò quei due a letto insieme.
Si avvicinò alla cabina prova e attese che la signora si cambiasse. Nel frattempo, esaminò il ragazzo, che aspettava con le mani incrociate che la sua partner uscisse.
Lei accennò a un cordiale sorriso, lui lo ricambiò, con timidezza, quasi con la paura di essere scoperto.
Dalla cabina la signora avvertì che avrebbe aperto la porta di lì a poco, informandosi se per caso ci fosse qualun altro all’interno del negozio oltre loro tre.
Lei, si guardò intorno e, compiaciuta, rispose negativemente alla sua domanda; si stava incuriosendo e tutto questo la stava intrigando.
Molte cose non quadravano molto.
I due non erano sicuramente colleghi, era escluso che fossero madre e figlio, oppure solo amici…
L’orario era insolito e la calma della signora faceva presagire che non avesse i minuti contati per tornare dalla pausa pranzo.
La sua mente fu attraversata da alcuni flash, per un attimo ebbe anche un po’ paura, ma era troppo curiosa di sapere come sarebbe andata avanti quella situazione.
La signora aprì la porta.
Era davvero bella, la guepière lasciava poco spazio alla fantasia, ma dava un ulteriore tocco di classe a quella donna.
Oltre a quello, indossava solo un perizoma nero, davvero sensuale, che metteva ancor di più in risalto un fisico quasi perfetto…
La donna lanciò un’occhiata al ragazzo, che si limitò ad annuire, poi si rivolse a Lei, che si complimentò della scelta. La donna, rimanendo dentro la cabina, fece un lento giro su se stessa, mostrando le sue grazie ai due spettatori…
Lei aveva evidentemente cambiato espressione, facendo trasparire un imbarazzo che veniva sovrastato da un’eccitazione crescente. Si avvicinò alla donna, con la scusa di esaminare meglio la vestibilità del capo e sfiorò per un attimo quella pelle vellutata.
Quella vicinanza le provocò una scarica di brividi che fu accentuata da quel profumo dolciastro della donna.
Cercò una scusa qualsiasi per non interrompere quella situazione che si faceva via via sempre più intrigante.
E la scusa arrivò da sola…suonò il telefono e Lei, promettendo di tornare subito, andò nel retro del negozio a rispondere.
Non accese la luce, rispose, era un fornitore che la informava sulle consegne del giorno dopo.
Lei ascoltò svogliatamente, attenta ai rumori che provenivano dall’altra stanza…
Aveva paura di perdere tempo, non voleva che i due di là se ne andassero, voleva memorizzare ancora un po’ quel corpo così sensuale…
Attaccò e girandosi per ritornare in negozio, si bloccò.
Davanti all’entrata del magazzino aveva intravisto la sagoma della donna, che si era rivestita alla buona. Era lì in piedi, con una mano su un fianco e l’altra appoggiata alla gamba.
“Non credo che tu debba dire niente, cara, ho letto i tuoi occhi…se per caso mi fossi sbagliata, non hai che da uscire di qui e noi andremo via.”
“Credo di non aver capito”, rispose Lei con voce finta e giocherellando con la sua collana, ma rimanendo immobile.
La donna entrò nel buio magazzino e si avvicinò. Trattenne con le mani le spalle di Lei e la esaminò con uno sguardo profondo.
Avvicinò il suo viso a quello di Lei, senza sfiorarlo, ma alla giusta distanza perché i due respiri si potessero incrociare…
Lei chiuse gli occhi e si lasciò toccare da quelle mani così sicure, che, in breve tempo, erano arrivate in mezzo alle sue gambe.
“Ero sicura di non sbagliarmi”, disse la donna e le sbottonò la camicetta.
Ora, mentre una mano era rimasta in mezzo alle sue gambe, l’altra palpava con decisione uno dei suoi due seni, prima stringendolo forte nella mano, per poi passare solo al capezzolo.
Le fece togliere la camicia e il reggiseno e si concentrò con tutte e due le mani sui suoi seni.
Lei andò indietro con la testa, chiudendo gli occhi.
La donna le alzò la gonna, le abbassò i collant fino a sotto le ginocchia e le mise nuovamente una mano sul sesso, sfregando la stoffa dello slip che indossava sulle labbra e sul clitoride.
Lei era bagnatissima, l’odore del suo sesso si spargeva intensamente nella stanza buia…
Cominciò a toccare la donna, prima sul viso, per scendere poi rapidamente sul collo e ancora sui seni grossi e sodi.
Quell’unione saffica durò per qualche minuto, poi la donna si fermò e chiamò il ragazzo, che nel frattempo era rimasto di là.
Lei si era quasi dimenticata di lui, in quel momento non riusciva neanche a trovargli una collocazione in quella situazione.
Non era necessario.
Ci avrebbe pensato quella donna.
Lui arrivò, con l’aria sottomessa e si abbassò i pantaloni, come gli fu ordinato.
Lei notò con piacere il suo attrezzo, che era già pronto ai voleri della sua padrona.
La donna si chinò, le tolse le scarpe e finì di sfilarle i collant e gli slip.
Si rialzò e si mise dietro di Lei, le passò le mani sui fianchi e salì, fino a chiuderle ad uncino tra braccia e le spalle.
Ora Lei era bloccata.
“Scopala, avanti, scopa questa troietta..”
Lui obbedì, si avvicinò e la penetrò con decisione e con sicurezza, in piedi.
Lei ebbe un sussulto, il suo sesso era grosso e si muoveva dentro con molta disinvoltura, aiutato sicuramente dai suoi umori che aumentavano ogni secondo che passava.
Lui la stava scopando a dovere, ma Lei si accorse che non la stava facendo godere.
Lui era solo un attrezzo, era il mezzo che la donna usava per completare la sua dominazione.
Non era lui a farla godere, era la donna, che usava il suo cazzo come prolungamento del suo corpo.
Da quando era entrata, Lei era rimasta quasi ipnotizzata da quella figura femminile così portentosa.
La donna aveva preso possesso subito della sua mente e adesso si stava scopando il suo corpo.
Lui continuava, la donna le torturava i capezzoli e le leccava il collo.
“La troia sta godendo, scopala più forte avanti…”
Lui obbedì, aumentò il ritmo e l’intensità.
Lei venne in un fiume di eccitazione, si trovò posseduta da quella strana creatura androgina che la toccava con quattro mani e e la baciava con due lingue, non riuscì a trattenere i suoi spasmi, si sentì di colpo le gambe cedere…
La donna la lasciò delicatamente scivolare sul pavimento freddo, si ricompose, ordinò al ragazzo di rivestirsi e uscirono dalla porta.
Lei rimase in uno stato di semi-incoscienza, sentì a malapena il suono della porta che confermava la definitiva uscita dei due dal negozio…
Rimase nell’oscurità, sentiva il freddo marmo del pavimento sulle sue gambe nude, sentì ancora il calore nel ventre, socchiuse gli occhi e si fece cullare ancora per un po’ dal profumo della donna che ancora aleggiava nell’aria…
Si rivestì, uscì dal magazzino ed entrò in bagno per ricomporsi…
Tornò davanti, in negozio.
Camminò tra gli scaffali, guardando fuori dalle vetrine.
La gente cominciava a popolare il centro commerciale.
Arrivò alle cabine prova, trovò la scatola vuota della guepière. Sopra c’erano dei soldi, una somma più alta rispetto al prezzo dell’abito.
Si fermò a pensare.
Pensò al gioco della donna.
Era stata chiamata più volte troia da quella donna, probabilmente quei soldi in più rappresentevano il suo prezzo, forse quella donna era passata più volte da quel negozio e l’aveva notata.
Forse quella donna l’aveva notata e aveva deciso di averla.
Forse aveva deciso che Lei sarebbe stata la sua troia per un momento.
Una donna così non avrebbe mai chiesto un parere, avrebbe solo preso quello che voleva nel momento in cui lo voleva.
I soldi erano la parte finale del perverso gioco che era stato architettato.
In ogni caso, Lei non si fece grossi problemi, aveva accettato il ruolo che le era stato imposto con consapevolezza, aveva goduto moltissimo.

Buttò via la scatola vuota, chiedendosi se avrebbe mai più rivisto quello strano duo…
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