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SONO MAGGIORENNE ESCI
Lui & Lei

Purezza


di Lustculture
04.07.2025    |    956    |    0 5.0
"Il bavaglio le stringeva un po’, ma rimase in attesa di quello che le sarebbe successo a breve..."
Pensava, continuando a camminare nervosamente lungo la strada deserta.
Le due e quarantacinque del pomeriggio, cielo nuvolo, aria di pioggia.
Non guardava da nessuna parte in particolare, continuava a fumare la sigaretta, sperando che ingoiare il fumo potesse in qualche modo farle scivolare via quel nodo allo stomaco che aveva già da qualche ora.
Si sentiva come ad un esame, cinque minuti prima di entrare davanti alla commissione, quando di colpo hai perso le tue certezze e non ti ricordi niente.
Sì, non si ricordava niente, non si sentiva sicura e soprattutto aveva perso coscienza di quello che era, una donna, un oggetto, una puttana come tante.
Era esattamente per quel motivo che faceva questo, era il suo modo di evadere dalla realtà, di sentirsi diversa dagli altri. Anche stavolta come le altre si faceva coraggio, dicendosi che quella sarebbe stata l’ultima volta, poi sarebbe cambiata, avrebbe messo la testa a posto e avrebbe almeno tentato di condurre una vita normale.
Ecco, il numero 45, un palazzo normale, abitato per forza da gente normale, il messaggio era molto chiaro, avrebbe trovato il portone aperto, la scala a destra, su per tre piani, seconda porta a sinistra, quella accostata.
Mentre le sue scarpe col tacco risuonavano sulle scale di pietra, aspirava gli odori del palazzo, in cerca di qualcosa di familiare che la rassicurasse; era ancora nervosissima.
La porta, esitazione, respiro profondo, è ora di entrare.
Luce molto soffusa, arredamento moderno, un misto di profumi da uomo di quelli costosi, no, non possono sicuramente essere persone cattive, saranno dei ricchi snob con qualche vizio particolare.
“ Vieni avanti, sul tavolino c’è qualcosa per te, prendilo e poi spogliati”- la voce di un uomo di 35,40 anni non di più faceva presupporre una certa cultura, motivo in più per tranquillizzarsi pensava lei, non sarebbe stato un problema fermare tutto se qualcosa non l’avesse convinta o se ci si fosse spinti troppo in là.
Si avvicinò al tavolo e prese la busta bianca con i soldi, circa la metà del suo stipendio di un mese da impiegata.
Li prendeva, giustificando la somma per quello che stava per fare, ma lei non lo faceva per soldi, quelli non erano un problema, solo un paravento per quella personalità sdoppiata, per quel vizio che ormai andava avanti da mesi.
Si spogliò, con la testa bassa, fissando il pavimento in legno. Rimase in slip e autoreggenti, una collanina di perle le mani dietro la schiena, gli occhi nervosi che cercavano disperatamente qualcuno in quella stanza.
La sagoma si fece più nitida ad ogni passo, ma il viso non era ancora chiaro, aveva la giacca e una camicia bianca aperta sul collo. Mentre i suoi occhi cercavano di indovinare la prossima mossa di quell’individuo, prima due, poi quattro mani cominciarono a palpeggiarla da dietro. Erano almeno tre quindi, tre maniaci pronti ad approfittarsi di una sperduta ragazzina indifesa, la scena che si immaginava le toglieva a poco a poco la paura, per far subentrare l’eccitazione.
Le mani si muovevano forti su di lei, intuiva che non sarebbe stato un rapporto dei più delicati.
Il terzo uomo di fronte a lei si avvicinò, la guardò e con una mano strinse il suo viso all’altezza della bocca, deformando un po’ le sue espressioni labiali; con l’altra mano passò sulle cosce per arrivare direttamente al suo sesso. Entrò con un dito, fece un sorriso quando constatò la sua eccitazione, fermò le altre mani e tutti e tre si misero di fronte a lei, guardando i leggeri segni rossi sul suo corpo.
“Vieni”- comanda uno dei tre,tirandola per un braccio verso la camera da letto.
Stanza bianca e spoglia, un letto di ferro battuto al centro, delle corde ai quattro lati.
“Sdraiati a pancia in su, troia, metti le mani indietro e allarga le gambe”- quell’appellativo la fece trasalire per un momento, si sentì insultata, ma contemporaneamente più eccitata ancora, fece subito quello che le era stato detto.
I tre la legarono senza troppa delicatezza, con una forbice le tagliarono le mutandine e con le mani le sfilarono le calze.
Lei si gira da un lato con la testa, intravede qualche oggetto su un mobile lì vicino.
I tre si spogliano e il più veloce salta sul letto e la penetra, così di colpo, senza preliminari, senza quasi toccarla, comincia a scoparla in maniera molto decisa; lei si lamenta con piccoli gemiti, ma quasi da subito comincia a godere.
Ora mentre veniva scopata in quel modo, vede le altre due figure che le si avvicinano.
Uno dei due si mette a cavalcioni sui sui seni, la prende con una mano per i capelli e con l’altra comincia a schiaffeggiarla prima piano e poi sempre più forte, fermandosi solo quando i suoi gemiti diventavano urla di dolore.Fu a quel punto che la sua bocca venne profanata dal sesso duro del secondo uomo, che entrò deciso e forte, quasi soffocandola.
L’altro guardava la scena ai piedi del letto, pensava a quella bella puttanella scopata a dovere dai due uomini.
“Girate questa troia a pancia in giù, adesso le faccio il culo.”
I due si staccarono prontamente, e dopo averla slegata la girarono, mettendola a quattro zampe.
Prima di offrirla al loro amico, però la sculacciarono a dovere, insultandola e infilandole le loro dita a turno nel suo ano.
Lei era come sospesa, inerme, sentiva a volte il dolore, ma era più impegnata a vedere dall’alto quella scena, provava un certo compiacimento nel vedersi così, una troia pagata per essere scopata a piacimento da un gruppo di uomini affamati e senza riguardi nei suoi confronti, più in basso di così forse non poteva andare.
Il terzo si mise sul letto e dopo una rapida occhiata al suo culetto arrossato, parti con una serie di poderosi schiaffi sulle natiche, che la fecero urlare molto più forte di prima.
Uno dei due spettatori la imbavagliò con una stoffa ruvida, trasformando le sue urla in gemiti soffocati.
Il suo carnefice del momento la penetrò violentemente da dietro, lei provò un dolore fortissimo e rimase stupita di come in tutta quella scena estrema potesse trovare anche piacere.
La penetrazione durò una manciata di lunghissimi minuti poi, un fiotto caldo la inondò.
Rimase senza forze e si accasciò sul letto, gli occhi sbarrati e una certa sensazione di sollievo.
Fu slegata, rigirata e legata nuovamente, stavolta mani e piedi. Il bavaglio le stringeva un po’, ma rimase in attesa di quello che le sarebbe successo a breve.
Il tizio si alzò, lasciando il posto ad un’altra sagoma che riprese nuovamente a scoparla.
Pensava che fosse incredibile, ma si sentiva più tranquilla, in quella posizione, il piacere era sempre molto forte, ma in qualche modo era a suo agio.
Quando il secondo tizio venne, lo fece sulla pancia e sui seni, si alzò per lasciare il posto all’ulimo che si sdraiò di fianco vicino al suo sesso . Cominciò a penetrarla con due dita e pian piano, continuò ad osare, fino a quando non entro con tutte e cinque le dita.
Sopravenne di nuovo quella sensazione di dolore e piacere mescolata all’idea di essere inerme, legata mani e piedi e imbavagliata, chiuse gli occhi mentre l’uomo la scopava con la mano intera.
Uno degli altri due si avvicinò alla sua faccia, chiedendole nervosamente e ironicamente se stava godendo e subito ricominciò a prenderla a schiaffi, sulle guance.
Tolse la mano dal suo sesso e con una rapida mossa, le tolse il bavaglio, infilando il suo pene nella bocca.
Entrava e usciva, anche lui violento e nervoso, lei si sentiva soffocare, si aspettava che di lì a poco lui venisse.
Invece si tolse, la slegò e chiamo gli altri due compari, che salirono sul letto.
Ora il gioco consisteva nel passarsela da uno all’altro per qualche minuto, in quel lasso di tempo, ognuno faceva quello che voleva.
Lei adesso era un giocattolo sbattuto di qua e di là, qualcuno la penetrava, addirittura uno la baciò sulla bocca, quasi in maniera tenera.
Vennero tutti e tre quasi contemporaneamente, sul suo corpo e sul suo viso, il trucco ormai completamente disfatto, la stanchezza cominciava a farsi sentire.
Ma la stanchezza non era la sensazione predominante, cominciava a ritornare alla realtà, cominciava ad arrivare il pentimento, un malessere mescolato alla confusione, vedeva l’immagine di una donna pura, dedita alla famiglia e ai figli.
Si immaginava in una cucina di campagna a preparare piatti antichi, immaginava un cane sdraiato che muoveva la coda per salutarla.
Questo doveva fare per sentirsi così, era quello il prezzo da pagare per apprezzare le gioie più semplici… un peso enorme da portarsi dietro, una condanna che chissà dove l’avrebbe portata prima o poi.
Aprì gli occhi e guardava in silenzio i tre uomini che si rivestivano.
“Adesso noi ce ne andiamo, vedi di lavarti, poi chiuditi la porta dietro e non farti più vedere, stronza…”
Rimase sola, al buio, nuda, spogliata di tutto, sola…
Si alzò rimase seduta sul letto, cominciò a piangere…
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