Lui & Lei
Pioggia e carne: secondo incontro 1parte
08.04.2026 |
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"Iniziai a spingere forte, il suono della pelle che sbatteva contro la pelle mescolato alla pioggia..."
Erano passati solo quattro giorni dal tetto del centro commerciale. Quattro giorni in cui non avevo fatto altro che pensare alla mano di Laura che mi segava mentre fingevamo di guardare il tramonto, al suo dito che leccava il mio sperma con quegli occhi da troia affamata. Le avevo scritto il giorno dopo: «Il prossimo round a casa mia. Vieni dopo il lavoro». Lei aveva risposto con un semplice «Ok» e un emoji con la linguetta. Timida nei messaggi, ma io sapevo già cosa nascondeva.Ore 18:10. Pioveva a dirotto, quel tipo di pioggia primaverile che batte forte sui vetri e fa sembrare il mondo fuori ovattato. Io ero in casa, appartamento al quarto piano in un palazzo tranquillo in periferia. Avevo messo un po’ di lo-fi in sottofondo, volume basso, quel beat rilassato che vibra appena. Indossavo solo un accappatoio grigio scuro, legato mollemente in vita. Sotto ero completamente nudo. Il cazzo già mezzo duro solo all’idea di lei che saliva le scale.
Suonò il citofono. Aprii senza dire niente. Due minuti dopo bussò alla porta.
Aprii.
Laura era lì, bagnata di pioggia. 1,60 di curve che facevano impazzire. Gonna corta di jeans che le fasciava il culo rotondo e alto, camicetta semi-trasparente bianca che, con l’acqua, aderiva perfettamente al pizzo nero del reggiseno. Il seno abbondante si intravedeva, i capezzoli già turgidi per il freddo o per l’eccitazione. Capelli biondi legati in una coda alta, qualche ciocca umida che le si appiccicava al collo. Occhi un po’ bassi, timidi, ma le labbra rosse socchiuse tradivano già la fame.
«Ciao…» disse piano, con quella voce un po’ incerta che aveva fuori dal letto.
Non risposi con le parole. La tirai dentro per un braccio, chiusi la porta e la spinsi contro il muro dell’ingresso. Il suo corpo curvy premette contro il mio. Sentii il freddo della camicetta bagnata sul petto nudo.
«Cazzo, Laura… sei venuta lo stesso con questo tempo.»
Lei rise nervosa, un piccolo suono tremante. «Non volevo aspettare.»
La baciai. Non fu un bacio dolce. Lingue che si cercarono subito, profonde, bagnate. Lei gemette nella mia bocca, un suono basso che mi arrivò dritto al cazzo. Le mie mani scesero sul suo culo, lo strinsi forte da sopra la gonna, tirandola contro di me. L’accappatoio si aprì un po’, il mio cazzo spesso e venato, già duro, premette contro la sua pancia.
Lei sentì e rabbrividì. «Marco… sei già nudo sotto?»
«Te l’avevo detto che non avrei perso tempo.»
Le sue mani scivolarono sotto l’accappatoio, mi accarezzarono la schiena, poi scesero sulle natiche. Timida fuori, ma dentro la porca stava già uscendo. Mi strinse il culo, le dita che sfioravano la fessura.
Ci spostammo verso la cucina senza smettere di baciarci. La pioggia batteva sui vetri, un rumore costante che copriva i nostri respiri pesanti. La luce era calda, arancione, dalla lampada sopra il tavolo.
La feci sedere sul bordo del tavolo della cucina. Lei rise di nuovo, nervosa. «Aspetta, la gonna…»
«Lascia stare la gonna.» Le aprii le gambe, mi inginocchiai tra le sue cosce. La gonna corta salì, rivelando il pizzo nero delle mutandine già bagnate. Non solo di pioggia.
Le abbassai le mutandine lentamente, le feci scivolare lungo le gambe tornite. Il suo odore mi arrivò subito: dolce, muschiato, femmina eccitata. La figa era gonfia, lucida, le grandi labbra carnose che si aprivano da sole.
«Porca troia, guarda quanto sei bagnata già,» mormorai, la voce profonda e rauca. «Sei una porca dentro, eh? Fuori fai la timida, ma questa figa vuole solo essere leccata.»
Lei arrossì, ma aprì di più le gambe. Mi mise una mano tra i capelli legati e spinse piano la mia testa verso di lei. «Allora leccami… se sei capace.»
Sorrisi contro la sua pelle. Iniziai piano. Lingua larga sulla figa intera, dal basso verso l’alto, raccogliendo i suoi umori. Lei sussultò. Poi mi concentrai sul clitoride, cerchi lenti, succhiandolo piano tra le labbra. Due dita entrarono facilmente nella figa calda e stretta, curvandosi a cercare quel punto ruvido dentro di lei.
Laura gemette forte, la testa reclinata indietro. «Ah… cazzo, Marco… sì, lì…»
Leccai più veloce, succhiando, le dita che pompavano con ritmo costante. Il suo sapore mi riempiva la bocca. Con l’altra mano le accarezzai il culo, un dito che sfiorava l’ano contratto. Lei si irrigidì un secondo, poi spinse contro il mio dito. Curiosa. Sperimentatrice.
«Vuoi anche lì, troietta?»
Non rispose con parole, solo un gemito più profondo. Infilai il dito medio lentamente nel suo buchetto stretto, fino alla prima falange. Era caldo, pulsava. Continuai a leccarle la figa con più foga.
Venne la prima volta così, sul mio tavolo della cucina. Il corpo che tremava, le cosce che mi stringevano la testa, un orgasmo lungo e bagnato che le fece schizzare un po’ di umori sulla mia barba.
Si riprese ansimando. Gli occhi lucidi. «Ora tocca a te.»
Si alzò, mi spinse contro il bancone. L’accappatoio cadde a terra. Il mio cazzo, spesso, venato, con la cappella grossa e lucida, svettava duro. 19 centimetri di carne depilata che pulsava.
Laura si inginocchiò. Timida all’inizio: baciò la cappella, leccò il liquido preseminale con la punta della lingua. Poi aprì la bocca e lo prese dentro. Caldo, bagnato. Scendeva piano, ma poi, con un respiro profondo, lo prese tutto. Un deepthroat spettacolare. La gola che si contraeva intorno alla cappella, il naso che toccava la mia pancia.
«Cazzo… sì, così, ingoialo tutto,» ringhiai, una mano tra i suoi capelli biondi. Tirai la coda, guidandola. Lei gorgogliò, gli occhi che lacrimavano un po’, ma non si fermò. La saliva che colava sul mento, sul seno abbondante che usciva dalla camicetta sbottonata.
La feci rialzare prima di venire. La girai, la piegai sul tavolo. Il culo curvy in alto, la gonna arrotolata sulla vita. Le aprii le natiche, leccai il suo buchetto del culo, lingua che entrava e usciva mentre due dita le scopavano la figa. Lei urlò di piacere, un suono soffocato contro il braccio.
«Sei una porca completa… ti piace farti leccare il culo come una troia?»
«Sì… oddio sì…»
La penetrai da dietro. Il cazzo entrò tutto in un colpo, la figa stretta che mi avvolgeva. Iniziai a spingere forte, il suono della pelle che sbatteva contro la pelle mescolato alla pioggia. Una mano le tirava i capelli, l’altra le stringeva un fianco. Lei spingeva indietro, ribelle, cercando di prendere il controllo del ritmo.
Venne di nuovo, più forte, le gambe che tremavano. Io rallentai, uscii, la feci girare e la baciai profondamente, assaporando il suo sapore sulla mia lingua.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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