Lui & Lei
Sconosciuta al buio del parcheggio
01.04.2026 |
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"Lei si teneva alle mie spalle e cavalcava con violenza, le tette che mi sbattevano in faccia..."
Mezzanotte passata da poco. Il parcheggio sterrato vicino alla scogliera era deserto, illuminato solo dalla luna. Ero uscito per prendere aria e fumare una sigaretta in pace.La sua macchina era ferma a una ventina di metri dalla mia. Finestrino abbassato. Dentro c’era lei: capelli lunghi neri, occhi azzurri che brillavano nel buio, corpo atletico alto un metro e sessantacinque e due tette enormi, quinta abbondante, che tendevano la maglietta leggera.
Ci guardammo. Lei abbassò subito lo sguardo, timida. Io mi avvicinai.
«Tutto bene?» le chiesi appoggiandomi al tettuccio.
Parlammo due minuti di niente. Poi, senza giri di parole, le dissi: «Se vuoi salire da me… siamo soli qui.»
Lei esitò un secondo, poi prese la borsa, scese e salì sul sedile del passeggero della mia auto. Appena chiuse la portiera, l’aria diventò elettrica.
La baciai. Lei rispose, prima piano, poi con fame. Le mie mani salirono subito alle sue tette. Gliele strinsi forte da sopra la maglietta.
«Cazzo, che tette che hai…» ringhiai.
Le alzai maglietta e reggiseno in un colpo solo. Due tette enormi e sode saltarono fuori. Le succhiai i capezzoli mentre lei gemeva. Le infilai una mano sotto la gonna: le mutandine erano già fradice. Gliele spostai di lato e le passai due dita sulla figa gonfia.
«Sei zuppa, porca…» le dissi all’orecchio.
Reclinai il suo sedile, le alzai la gonna fino alla vita e le tolsi le mutandine. Mi abbassai tra le sue gambe aperte e le diedi una leccata lunga e lenta dalla figa al clitoride. Lei sobbalzò.
Iniziai a divorarla sul serio: lingua piatta sul clitoride, poi dentro la figa, poi di nuovo sul clitoride. Le infilai due dita e le mossi forte mentre succhiavo. Lei mi afferrò i capelli e spinse il bacino contro la mia faccia.
«Più forte… leccami tutta… sììì!»
La timidezza era sparita. Venne violentemente, stringendomi la testa tra le cosce e bagnandomi tutta la bocca.
Quando rialzai la testa, lei aveva gli occhi azzurri pieni di lussuria.
«Adesso tocca a me» disse con voce roca.
Mi slacciò i jeans e tirò fuori il mio cazzo duro da 19 centimetri. Sgranò gli occhi.
«Porca puttana… è enorme.»
Si abbassò e me lo prese in bocca senza esitare. Succhiava con forza, usando la lingua sotto la cappella, mentre con una mano mi segava la base e con l’altra mi massaggiava le palle. Spinse fino in gola, strozzandosi, con la saliva che colava ovunque. Mi guardava dal basso con quegli occhi azzurri mentre mi faceva il pompino più porco della mia vita.
Non resistetti. La tirai su per i capelli.
«Voglio scoparti. Hai un preservativo?»
Lei annuì, frugò velocemente nella borsa e me ne passò uno. Me lo infilai mentre lei si toglieva completamente la maglietta, restando con quelle tette enormi che ballavano. Si mise a cavalcioni su di me, abbassò la gonna fino ai fianchi e si calò lentamente sul mio cazzo coperto dal lattice. Sentii la sua figa calda e bagnata che mi inghiottiva centimetro dopo centimetro.
«Ahhh… cazzo che grosso…» gemette mentre arrivava fino in fondo.
Iniziai a spingere dal basso, forte. Lei si teneva alle mie spalle e cavalcava con violenza, le tette che mi sbattevano in faccia. Le schiaffeggiai il culo.
«Sei una troia esibizionista, eh? Ti piace farti scopare in macchina dove potrebbe passare qualcuno?»
«Sì… sì, cazzo… mi eccita da morire… scopami più forte!»
La feci scendere e la misi a quattro zampe sui sedili reclinati. Da dietro le entrai dentro con un colpo solo, fino in fondo. La presi per i capelli lunghi neri come redini e iniziai a martellarla. Il rumore delle mie palle che sbattevano contro la sua figa riempiva l’abitacolo.
«Prendilo tutto, troia… spingi indietro.»
Lei ubbidiva a ogni cosa. Quando le infilai un dito nel culo mentre la scopavo da dietro, venne di nuovo urlando.
Alla fine la girai supina, le alzai le gambe sulle mie spalle e le entrai dentro di nuovo in posizione missionaria. La sbattevo con forza, guardandola negli occhi azzurri, il preservativo che scivolava dentro e fuori dalla sua figa fradicia.
Dopo qualche minuto sentii che stavo per venire.
«Sto per esplodere…» ringhiai.
Lei capì al volo. Si staccò velocemente, mi tolse il preservativo con un gesto deciso e si abbassò sul mio cazzo.
«Vieni nella mia bocca» disse con voce sporca.
Mi prese di nuovo in gola, succhiando con forza e guardandomi negli occhi. Non resistetti più di dieci secondi. Le afferrai i capelli e le scaricai tutto in bocca: fiotti caldi e abbondanti che le riempirono la lingua. Lei gemette intorno al mio cazzo, ingoiando tutto senza tirarsi indietro, continuando a succhiare piano mentre io finivo di svuotarmi.
Quando rialzò la testa, aveva le labbra lucide e un sorrisetto soddisfatto.
«Avevo proprio bisogno di questo…» sussurrò, pulendosi un angolo della bocca con il dito.
Le accarezzai una tetta pesante e risposi: «Anch’io.»
Non ci scambiammo i numeri. Non ce n’era bisogno. Era stato solo un incontro di mezzanotte vicino al mare, sporco, intenso e perfetto.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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